SBAGLI

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OLTRE LA LINEA

Alzare gli occhi al cielo e fissarlo intensamente.
Sostenere con lo sguardo il peso suo, a lungo, fieramente.
Cos’altro è mai la vita, se non quest’arduo sforzo quotidiano?
Poi… mentre miro fissamente, vaga, vedo planar l’ombra d’un gabbiano.
E con quella – sperdutamente inseguo il volo suo – veloce divaga il senso mio.
Cosa mai vedrà un gabbiano da lassù, mi domando, alzandomi, dal cielo curiosando?
Un gabbiano ha gli occhi grandi d’un gabbiano. Occhi gialli e neri. Scorgon giù la vita!
Fiori, colori, forme diradate. Immagini imperfette, altezze digradanti, sfumature e sfuocature…
Sbagli! O son io ch’a fuoco non so metter gli strumenti rossi e gialli posti sul becco d’un gabbiano?

2 thoughts on “SBAGLI

  1. Il gabbiano da lassù vede la vita, sfocata, piccola, imperfetta. Poi, quando atterra la vede per come è, nelle sue meraviglie perfette e nelle sue brutture. Ma che ne sappiamo noi di come vede un gabbiano. Forse nemmeno quando atterra riesce a vedere la cose come sono veramente.
    E noi da quaggiù, cosa vediamo del cielo, cosa ci sfugge, cosa i nostri occhi non riescono a percepire? E di quaggiù? Sappiamo davvero guardare le cose come sono veramente? Sappiamo davvero guardare la vita com’ è veramente?
    Forse siamo tutti come gabbiani….quando guardiamo il cielo ci perdiamo in esso e diventiamo gabbiani perchè la nostra mente vola e sogna…e vede una vita diversa. Poi torniamo giù e…chi lo sa cosa vediamo? Come lo vediamo? Ognuno di noi ha una sua visuale che solo lui conosce.
    Però…abbiamo sempre il cielo!
    Ciao Piero…un abbraccio

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  2. Bella la tua risposta, amica mia.
    Mettersi nei panni d’un gabbiano e… sapere di dover vedere con altri occhi.
    Anche da esseri umani la vita ci mette alla prova ogni momento e ci chiede di vedere con altri occhi.
    A volte non sappiamo farlo.
    Questo… contrasto, questo corto circuito mi incuriosisce, mi preme, mi porta a fondo delle cose…
    Altre volte è dai nostri stessi occhi – dove gli occhi è la metafora (anzi, credo, la metonimia) per dire noi stessi – che dobbiamo distaccarci, dai nostri “collaudati” modi di vedere, di credere e di pensare.
    Metterci da un altro punto di vista…
    Metterci in altri panni.
    Essere altro da noi stessi.
    Si può?
    A me piace dire di me che “sono multiplo”, lo dico con ironia, ma anche seriamente…
    Come metafora funzionano queste foto.
    Molte sono foto sbagliate, mosse, sfuocate.
    Ma poi ci ho lavorato un poco sopra e anche con quelle si può dire qualcosa…
    (Ma, poi, chissà? Le foto dicono qualcosa? Mah, forse. Io penso di si. Ma glielo lasciamo dire in silenzio, solo con i suoi colori, o le sue ombre misteriose, il suo misterioso mondo privo di segni verbali…)

    Un abbraccio,
    Piero

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