CANZONE DEL PULCINELLA

Foto by Pierperrone

Foto by Pierperrone

Primo giorno dell’anno nuovo.
Siamo qui.
In terra, che più in terra non si può.
Fatti di ciò che siamo.
Poca consistenza, molti timori, qualche speranza.
E sogni.
Illusioni, considerazioni, aspirazioni, delusioni, disperazioni.
Siamo di carne.
E di qualcos’altro che chiamiamo spirito.

Primo giorno dell’anno nuovo.
Alla prima pagina di un nuovo libro.
Molte parole immaginate.
Domande vecchie e nuove.
Risposte, poche.
Siamo carne e sangue e materia?
Siamo fragili, deboli, soli, impauriti, fuggitivi?
Siamo, siamo, ancora, tutto questo?
Siamo anche qualcosa in più, anche se non osiamo.
Così, suggerisce, una risposta malcelata.

Primo giorno dell’anno nuovo.
Davanti allo specchio silenzioso.
Una lametta nuova scivola piano.
Vapori e odori si mescolano, il mattino, a festa.
Una nuova maschera, nel vetro, si compone.
Una nuova voce.
Un canto, un sorriso, la vita.
Siamo e non siamo ancora forse noi stessi?
Domanda, quella, signora sinistra, senza vergogna.
Il silenzio, garbatamente, risponde ossequiando.
Ma io non intendo.

Primo giorno dell’anno nuovo.
Piccole cure, scaramanzie, superstizioni.
Riti propiziatori, preparazioni, accondiscendenze.
Credenze vane.
Speranze.
Nuove, la biancheria, la lametta, la maschera.
Nuova la voce.
Nuova la canzone che canta, sfrontatamente, lo specchio in cui mi perdo.
Una pagina bianca, tabula rasa, nuova promessa di vita.
Pur’essa, l’anima, ritrovata, si rinnova.
Candida e immacolata, oggi, si veste a nuovo.
La memoria di ieri, soltanto, intrusa, s’intromette.
E importuna.
E, mentre trasalisco, io indietro, di scatto, volgo il guardo.

Primo giorno dell’anno nuovo.
Nuovo il sole, alto là nel cielo.
E nuovo nel cielo, brilla là, l’azzurro.
Assassino, che ha ucciso, senza cuore, la notte opaca!
Sterminati i giorni passati.
Oscuro oceano inquieto.
Minaccioso e ribollente.
Il tempo, indietro a me, s’ingorgoglia.
E in gola la voce annega, mentre canto.
Si strozza la canzone.
In mille rantoli si spegne.
E il silenzio alfin m’inghiotte.

Primo giorno dell’anno nuovo.
Primo punto cardinale d’una complessa rosa dei venti.
Di possibilità e occasioni.
Che coglieremo.
E che pure ci lasceremo sfuggire.
A tentoni, ci moviamo, in questo nostro mare ancora inesplorato.
Ciechi marinai.
Inesperti nella rotta.
Con il nuovo sestante in mano.
Sulla candida superficie gorgogliante s’apre, distratta, una nuova bianca scia.
Una ferita.
Un taglio che sanguina vita immacolata.

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