SALVATORE (Una storia p. 5)

Marc CHAGALL – GIACOBBE LOTTA CON L’ANGELO (1963)

Salvatore lo conoscete.
E’ un ragazzo come tanti.
Proprio oggi fa vent’anni.
E’ il suo giorno.
La vita festeggia il suo anniversario.
La sua venuta al mondo, la sua incarnazione, l’inizio di una nuova era.
Chissà se lui ci pensa a cosa vogliano dire parole così importanti… “venire al mondo”!
Per lui oggi è solo festa.
Ma uno che si porta addosso un destino come una croce, ci dovrebbe pensare…
“Venire al mondo” sono parole che non hanno un significato come un altro.

Maria, oggi, è un pò più matura.
Non dico oggi, in questo giorno ch’è speciale per Savatore.
Ma oggi, oggi come adesso.
Un “ormai”, visto il tempo che è passato.
E si vede.
La bimba leggera, venuta al mondo come una farfalla dolce e spensierata, che sapeva sfiorare in volo la cattiveria della vita, oggi s’è fatta donna vera.
Amante esperta e consumata.
Conosce il mondo e dal mondo è infetta.
Secerne peccato e conosce il peso della colpa.

Salvatore adesso frequenta l’università.
Ha la testa piena d’ideali.
Guarda il cielo e sente il suo richiamo.
Pensa a un mondo d’uomini tutti uguali.
Cammina per le strade con la testa un pò distratta, sempre immerso nei pensieri solitari.
Conosce molta gente, ma di amici veri, quelli ne ha pochi per davvero.
Porta nel cuore le ferite profonde della vita.
Quelle che rendono diversi tutti gli altri.
Oggi è uscito pensando a chissàcchè.
Voleva rendere il mondo un pò migliore.

Il rossetto sulle labbra di Maria è un pò più denso, oggi.
E’ del color rubro del sangue caldo.
Adesso ha preso anche il sapore denso dell’amore.
Quello venduto a poco ai bordi delle strade.
Il marciapiedi ha bruciato la sua vita.
E il rossetto divampa come i fuochi nella notte.
Uomini ingordi han divorato, poco a poco, la sua anima gentile.
E su quel manichino senz’abiti in vetrina, il sorriso s’è spento piano piano.
Inghiottito da mille pene sotterranee.
Dove s’è perduta l’acerba innocenza spensierata.

Salvatore s’è messo in tasca il suo giornale quotidiano.
Lotta continua, il Manifesto, poco importa, la protesta proletaria.
Lui vuol redimere l’intera umanità.
La colpa è quella d’esser vivi, diversi, col peccato che pesa sull’anima immacolata.
Esser diversi, giovani, angeli innocenti è una condanna da espiare ogni giorno.
Aver degli occhi che guardano lontano è guardar negli occhi fissa l’ingiustizia.
E’ una malattia che ha contagiato il mondo dappertutto.
Volerla curare fa del medico il colpevole.

Quella verde gemma di bimba sbarazzina è maturata al sole troppo in fretta.
Sotto le mutandine candide di filo la pelle s’è fatta carne e ha preso il vivido riflesso rosso dell’amore.
Il succoso frutto delle forme femminili sente i morsi, adesso, dell’intimo vorace di nera seta col filo tagliente che scorre fra le natiche rotonde.
Maria s’è fatta donna, ora.
E vende il sesso per trenta miseri denari.
E se non fuma più, come allora, quand’era bimbetta di quartiere, adesso conta ancora i giorni vuoti dentro a un bar, quand’arriva miserabile la sera.
Solitaria.
Chissà se crede d’essere infelice?

Giuseppe, l’impiegatuccio dal cuore buono che aveva dato il suo nome al figlio del peccato, presto, s’è stancato.
Se n’è andato.
E’ durata poco la loro storia.
Lui, grigio travet in tutto.
Soprattutto nella vita.
Non aveva aveva retto il peso del fantasma dell’angelo maledetto.
Quel fantasma gli abitava diritto dentro il petto.
I suoi pesanti passi stanchi, nelle notti senza fine, gli martellavano la testa.
Ma quel demone dai riccioli dorati aveva ancora la sua stanza nella testa di Maria.
Un fantasma con due case.
Una sola fatale creatura che si porta addosso due miserabili.
Il cherubino con la spada infuocata dell’amore fuggitivo
E il cupo dèmone crudele.

Salvatore era rimasto a vivere con lei.
Madre snaturata per il mestiere, ma con cuore grande assai veramente.
Degli anni della scuola non si dice un bel granchè nel solito libro di storia della strada.
Qualche anno ripetuto da svogliato e qualche amico perso un pò di qua e un pò di là.
Forse ha sempre amato anche la musica.
E forse gli è sempre piaciuto starsene in disparte a guardare fisso il cielo.
Lassù, dove il buio si tinge d’infinito.
Là,dove invisibile s’espande l’eterna melodia degli angeli infelici.
Lì, lo sapeva, abitava l’angelo suo padre.
Quello coi riccioli dorati.
Quello ch’in una mattina di tiepido sole malato, annunciò a Maria la venuta al mondo del figlio del peccato.
La carne della carne, il figliuol dell’uomo, messo nel ventre d’una bimba immacolata.

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5 pensieri riguardo “SALVATORE (Una storia p. 5)

    1. Cara Fausta, la realtà e l’irrealtà sono solo modi di dire…
      Sicuramente ci sono facce della realtà che non immaginiamo neanche, le lasciamo lì, senza neppure provarci a farle venir fuori…
      E non parlo di cose esoteriche, misteri o chissà chè.
      Io dico anche del quotidiano più pratico, nel quale (sul quale) spesso ci fermiamo alla superficie…

      Ma c’entra questo con questa storia?

      Un abbraccio

      Piero

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  1. Maria continua la sua vita, rassegnata quasi ad essere quel che è. Lei è così e probabilmente si sente infelice se ripensa a come era e a come è…o forse no, forse ha accettato quella sua strada come qualcosa d’ineluttabile. Doveva andare così, la sua strada era quellla… Ma non sa Maria o non si rende conto, perchè nessuno gliel’ha mai detto, che lei è molto di più. E’ molto di più perchè ha cresciuto quel figlio da sola e l’ha cresciuto bene. Gli insegnato a sognare e a provare rabbia- Forse gli ha infuso anche un po’ del sui destino mentre lo faceva nascere. Forse una parte di quel destino di dolore non ha potuto evitarglielo e già lo si vede nella scuola che lo rifiuta, nella sua solitudine, nel suo essere diverso. Ma Maria sa, che proprio da lì, Salvatore deve partire, Vent’anni e un inizio…il proseguo dirà che ne sarà di queste vite, immerse nel mondo, Un mondo che è forte, più forte di loro…Ma il tempo dirà, che ne sarà di queste vite.
    Maria vola alto, più in alto del suo angelo, più in alto dell’omuncolo su cui è inciampata. Maria sogna…per quel figlio amato…
    Una figura femminile grandiosa Piero, davvero… e scritto da un uomo, non può che sorprendere, piacevolmente.
    Un grande abbraccio

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  2. Cara Patrizia,
    alla fine dovrò montare tutti i pezzi in un unico mosaico, un blog dedicato a questa storia.
    Una storia tutta umana.
    La storia di noi tutti, che noi tutti comuni mortali viviamo in questo mondo.
    Le figure “grandiose” (uso la tua parola, affettuosamente sproporzionata per la mia Maria) sono proprio quelle che attraversano il quotidiano senza che nessuno le veda neanche.
    Marie come la mia ce ne sono tante, basta mettersi nell’angolo a guardarle.
    Ecco, fai conto che io mi sia messo proprio a guardare.
    Maria, Salvatore, Giuseppe, l’angelo biondo…
    Loro vivono.
    Io racconto.

    Un bacio, Pat!
    Piero

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