L’ALLEGRA COMPAGNIA

Photo by Pierperrone

Fabrizio, io e te dobbiam parlare.

E anche tu, Giorgio, perchè non ti fai più sentire?

E… e tu, Josè? Perchè non mi scrivi più?

Stai sempre lì, con Franz e Cesare e Fernando…

Mi pare di esser solo, certe volte…

La tua voce, Jim, e il tuo colore, Pablo…

Oddìo, come posso viver ormai così?

Vorrei parlarvi, avervi al fianco, uscir con voi…

Scherzare un poco e cazzaggiare, si cazzeggiare insieme un poco.

Come non abbiamo fatto mai.

Non ci siam potuti incontrare ancora tutti insieme.

E anche con tutti gli altri amici che qui non sto a ricordare…

Certo, vivete tutti in casa mia…

Con Renè e Pablo e Cònstantin e Federico…

Si, vivete tutti nella mia grande casa.

Allegra, spesso, aperta, libera, spaziosa…

A volte è troppo piccola, si, troppo piccola anche per me soltanto…

Ma con voi, certo, io sto bene. Il tempo mai non muore…

Non ci siam potuti mai incontrare tutti insieme…

Un gran ricevimento, una festa, un happening…

Una rimpatriata, un bicchier di vino rosso, il sugo grasso e il fritto unto…

Oh, si, come dici, Syd? Una bella sigaretta?

E perchè no? Accavallando le gambe sul tavolino buono, là, in salotto.

Oh, come dev’esser  bello avervi tutti quanti insieme, un giorno…

Quando mi chiamerete io forse esiterò e non correrò subito, lì, da voi.

Perderò tempo, ancora, qui, a salutare gli altri amici, i cari, i passanti ignari…

Si volteranno un poco, curiosando, poi gireranno, certo, dall’altro lato il capo…

Ed io un poco tremerò, come scosso da un freddo vento…

Un soffio gelido mi darà la spinta e cadrò… planando lentamente…

E poi piano a voi mi volgerò e salutando a questa parte m’incamminerò con passo incerto.

Come dici, Pier Paolo, amico caro? Mi chiedi perchè l’esitazione?

Mah, non so, tu mi potresti ben rassicurare. E’ che non sono certo assai di niente.

Dibito. Domando. Chiedo. Indago…

Provo a riguardar di là, dal buco che s’è aperto adesso in cielo.

Ma cosa c’è lassù? C’è davvero un gran teatro dove state tutti insieme?

Io vi mescerò il bicchiere, mentre voi discutendo animatamente, deciderete sul mio da farsi?

E se non fosse poi così?

E i cattivi? Tutti quei demòni che ci han rubato il sangue, la pelle e poi la vita, dove son finiti, mai, quei miseri derelitti?

L’han messi laggiù, in fondo, a patire fra le fiamme, le meritate pene dell’Inferno?

E se io non meritassi la vostra agognata compagnia?

Che ne sapete mai, voi, dei miei mille delitti consumati nella vita misera quaggiù?

Delitti di pensiero, d’ignavia, di pigrizia.

Come potreste perdonarmi, mai, voi, ch’avete illustrato, invece, il tempo nostro?

Non c’è memoria in cui non si specchi l’opra vostra.

Perchè mai dovreste far bisboccia con uno come me?

Sol perchè in vita io v’amai?

Generosi, sareste, allora. E in grossa compagnia.

In tanti, infatti, io v’amai. E spesso vi cercai per comprender il senso d’esser vivo.

E voi, allor, mi rispondeste. E’ questo che un pò mi dà fiducia.

Se mi rispondeste ieri, perchè non dovreste farlo poi?

Or però salutar vi devo. Ritorno ai casi insulsi dalla vita d’ogni dì.

Un pò di noia, il calar del sabato, la tazza del the bollente che lentamente s’è vuotata…

In cielo, indifferente, lascia la sua scia… un volo immaginario… un sogno… una goccia impertinente

Sono nuvole, bianche e nere. Come noi, passeggian, di passaggio.

Un saluto ancora, cari amici. Vi prego s’aspettarmi.

Sarà bello se vorrete, un dì, accogliermi tra voi.

A me non costa nulla immaginar la vostra compagnia…

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