BELLA CIAO (FIABA DEL SOGNO)

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BELLA CIAO (FIABA DEL SOGNO)

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3 thoughts on “BELLA CIAO (FIABA DEL SOGNO)

  1. Proseguo il commento qui..
    Questo racconto mi ha fatto pensare alla “guerra di Piero” di De Andrè. Altra situazione, certo, ma in un certo senso vi sono alcuni simbolismi e sensazioni comuni.
    La figura del giovane che racconta e del cacciatore le sento come rappresentaive della voglia di libertà e del potere nella nella sua peggiore accezione (ma ce n’è forse una positiva? …nota polemica, lo so… :-))
    Ma è bella l’atmosfera che delinei nella prima parte, quanto è struggente quella della seconda parte. e poi quel canto che continua in lontananza, che non si ferma… non si ferma mai…quegli ultimi pensieri…
    Però poi mi viene anche un’altra lettura, forse la morte dell’uomo è simbolica nel senso che rappresenta la morte di un uomo sognato che diventa un uomo reale in un mondo sognato e improvvisamente vero.
    Abbraccione🙂

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  2. Si, un poco l’atmosfera della guerra di Piero, c’è.
    Una canzone che non amo molto, però. Ma devo spiegare meglio.
    E’ perfetta, bellissima, commovente.
    La storia di un uomo gentile che non riesce ad essere un soldato vero. Che non può ammazzare così, a sangue freddo.
    E che si chiama con il mio nome.
    Io non ci sono mai riuscito a non “odiare” quella canzone, a non commuovermi, a non rimuoverla.
    Troppo vera e troppo triste.
    Eccolo là, lui, il vero poeta.
    La poesia perfetta (per me).

    Questo racconto, questa fiaba, questo sogno.
    O forse questo incubo.
    O forse questa liberazione….
    Bella ciao, amica mia, era, è, una liberazione, un sogno, un ricordo, una nostalgia…
    Ieri sera l’ho sentita cantare in tv e mi è venuto il magone.
    Ma un magone di nostalgia, soprattutto, per tutto quello che sarebbe potuto essere e che invece ormai non può più essere.
    E’ questo, il cacciatore.
    Questo comprendere improvviso che ormai è cambiato il mondo.
    Ormai ci sono nuovi punti cardinali.
    Destra, sinistra?
    Cosa significa?
    L’eco di lontani canti e bandiere rosse.
    Non ci sono più.

    Ma, amica mia carissima, non siamo rimasti senza ideali e senza cuore.
    Certo, abbiamo il cuore che sanguina, ma in quel cuore c’è ancora quel sogno, quell’illusione, quell’utopia, quella liberazione…
    Ma forse in questa liberazione… con questa liberazione ci dobbiamo liberare anche di luoghi comuni sorpassati, di incrostazioni che sanno di vecchio.
    E se lo facciamo… sentiamo male al cuore.
    E quel cuore batte solitario, mentre gli altri cantano, lontano, laggiù…

    Cara Patrizia,
    lo so, non sono chiaro.
    Parlo per mezze frasi.
    Ma so che tu riesci a capirmi.
    Non è disillusione, nè cedimento, non è disincanto, nè cinismo, e neanche qualunquismo o qualsiasi altro ismo.
    Mia cara Patrizia.
    Penso di avere descritto esattamente quello che sento, quello che sentiamo in questo periodo.
    I passaggi del racconto sono tutti vivi allo stesso tempo.
    Io li ho un poco ordinati cronologicamente, da un passato più indietro ad un presente successivo.
    Ma in realtà sono i sentimenti che abbiamo nel cuore.
    Il concertone, ieri sera, in tv, era questo, per me.
    Il ricordo dei concerti, il ricordo di ciò che è stato anni addietro, di tante “bella ciao” cantate in coro, fin da quando avevo appena una quindicina d’anni.
    Ne abbiamo parlato proprio con il mio amico (Enzo) con cui abbiamo passato la vacanza, in questi giorni passati, il 25 aprile, a Urbino, dove c’era un altro palco, con i ragazzi, giovani, che suonavano e bevevano birra… e non eravamo noi…

    Ma quel ricordo, Pat, non è una lacerazione, non è uno strappo lasciarli andare quei ricordi?
    Non fa male come uno schiaffo accorgersi che da quei palchi di allora sono passati quasi 40 anni?
    Non è un colpo, una fucilata, uno sparo?
    Ma non è un assassinio, quello.
    E’ una lotta naturale.
    Non parlo di un killer, nel racconto.
    Un cacciatore è un’altra cosa.
    Forse sono io il cacciatore.
    Forse è il tempo, il killer.

    Ma sono forse morto, Patrizia mia?
    Ti sembro morto?
    Neanche per sogno.
    Leggero, attaccato alle mie bandiere fatte di foglie di papavero. Surreali abbastanza da prendere le distanze giuste dalle bandiere rosse che non ci sono più.
    Io guardo, e canto, continuo a guardare e a cantare.
    Bella ciao.
    C’è solo una cosa che cambia, fra un quadro del racconto e l’altro.
    Nel primo ci eravamo presi la città.
    Nell’ultimo siamo soli.
    Ecco. E’ tutto qui il riassunto. In questa differenza.

    Un bacio.
    Piero

    PS. Ricopio tutto di là. Perchè penso (spero) di avere risolto il problema dei commenti. Ti voglio a casa mia. Di là, adesso, si sta più freschi e ti voglio offrire un bel the (oh, come mi piacerebbe sorseggiarne uno con te per davvero!).

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  3. Patrizia, ho rimosso il collegamento a google +
    Fai un altro tentativo per i commenti?
    Se ti chiede la password di google, prova ad entrare con quella tuo account.
    Oppure, guarda che qui su wordpress forse hai usato una userid ed una password diversa da google. Prova ad usare quelle di wordpress.
    A volte capita anche a me, qui sopra, su wordpress, se non mi connetto per più giorni, che poi mi chiede la passwordo di google, ma vuole la sua/le sue, quelle di wordpress.

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