OBAMA – 45^ PRESIDENTE degli STATI UNITI

“…

Ma nonostante le nostre differenze, molti di noi condividono certe speranze per il futuro dell’America. Vogliamo che i nostri figli crescano in un paese dove abbiano accesso alle migliori scuole e all’insegnamento dei migliori docenti. Un paese che porti avanti la propria leadership nella tecnologia, e nell’innovazione e nelle scoperte, con tutto il lavoro e le possibilità di impiego che ne conseguono.

Vogliamo che i nostri figli vivano un America che non è oberata dai debiti, che non è indebolita dalle disuguaglianze, che non è minacciata dal potere distruttivo del riscaldamento globale. Vogliamo cedere ad altri un paese sicuro e rispettato e ammirato nel mondo, una nazione difesa dall’esercito più forte della terra e dalle truppe migliori che questo mondo abbia conosciuto. Ma anche un paese che si muova con sicurezza oltre questi tempi di guerra, per arrivare a una pace costruita sulla promessa di libertà e dignità per ogni uomo…

Crediamo in un’America generosa, in un’America che ha compassione, in un’America tollerante, aperta ai sogni della figlia di un immigrato che studia nelle nostre scuole e crede nella nostra bandiera. A un giovane delle zone più povere di Chicago che vede una vita al di là dell’angolo della sua strada. Al figlio di un operaio del Nord Carolina che vuole diventare un dottore o uno scienziato, un ingegnere o un imprenditore, un diplomatico o persino un presidente. Questo è il futuro che vogliamo. Questa la visione condivisa. Ecco verso cosa dobbiamo andare – avanti. Ecco cosa dobbiamo fare.

America, io credo che possiamo costruire sul progresso che abbiamo ottenuto e continuare a lottare per nuovi lavori e nuove opportunità e nuove certezze per la middle class. Credo che possiamo mantenere le promesse dei nostri fondatori, nell’idea che se si è disposti a lavorare sodo, non importa chi sei o da dove viene o che faccia hai o chi ami. Non importa se sei nero o bianco o ispanico o asiatico o indiano d’America o giovane o vecchio o ricco o povero, abile, disabile, gay o etero. Se hai voglia di provare in America puoi farcela!…”

Soprattutto questi passi del discorso per la rielezione del 45^ Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, mi hanno colpito.

Ho pensato che, a parte il riferimento alle forze armate, ai soldati, alle armi, se questo fosse il programma per qualcuna delle primarie che si prevede di svolgere in Italia, o, di più, per un governo della Repubblica italiana, nessuno lo voterebbe.

Certo, esagero.

Ma sento già gli strepiti sessuofobi, quelli razzisti, quelli moderati, quelli draconiani, quelli colbertiani, quelli di tutte le varie conventicole, chiese e chiesette che vivono di promesse mai mantenute, di privilegi di casta o di famiglia, di quarti nobiliari, di consorterie all’ombra di logge, cupole e mandamenti …

A me gli americani non piacciono molto, sono troppo infatuati dell’effimera felicità che regala il denaro e anche se hanno nella carta costituzionale l’esplicito riconoscimento del diritto alla felicità, restringono troppo al campo materiale quel loro diritto così assoluto e vasto. E così, alla felicità dello spirito umano hanno sostituito quella dei mercati finanziari.

Ma una cosa deve essere riconosciuta a quel popolo, la grande varietà di differenze che ne caratterizza il DNA è qualcosa che immunizza contro i veleni dell’omologazione e del conservatorismo.

Piacciano o no le scelte che quello Stato compie, si può essere certi che, presto o tardi, prima o poi, saranno oggetto di un esame critico che rimetterà in discussione la certezza e la fermezza.

Non si tratta di volubilità, di tatticismo o di adattamento opportunistico.

Si tratta di una rivisitazione compiuta dalle varie anime che compongano quel popolo e che offre la certezza che i torti e le offese alla storia, a volte grandi e gravi, troveranno un giorno giustizia.

In Europa non è così, anche se qui è nata la democrazia e qui l’illuminismo ha acceso il faro della ragione sulle tenebre degli istinti incontrollati.

E, soprattutto, in Italia, non è così.

Qui, sembra che le differenze – che qui si chiamano campanilismi – diventino le mille toppe che tengono insieme il costume di una maschera arlecchinesca.

Qui, le fedi diventano chiese e le chiese gerarchie, sia se si occupino dell’anima di un uomo, per il governo del suo destino ultraterreno,  sia che debbano curarsi del suo governo terreno.

Qui, i pastori diventano macellai, sia se hanno in cura greggi di fedeli sia se si occupano di masse di elettori.

Qui, l’omologazione diventa stemma araldico, la scienza eresia, l’opinione verità.

Per interesse, anche Mubarak può avere infinite nipoti.

Per questo, o meglio, perchè questo cambi, spero che le parole di Obama trovino orecchie per essere ascoltate.

Almeno per qualche minuto.

6 thoughts on “OBAMA – 45^ PRESIDENTE degli STATI UNITI

  1. In USA ogni cosa sembra avere occasione per esprimersi, nel bene e anche nel male. Per noi troppo forte l’eco delle note positive contro quelle dolenti. In altri quelle che per noi sono dolenti diventano argomento di certezza per le nefandezze. Qual è il vero volto degli USA? Qual è il nostro vero volto?

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  2. No, è che noi siamo cresciuti tra Bob Dylan e il Vietnam, Malcom X e le guerre del golfo, tra Adamic e la silicon valley, tra Obama e il KKK. Qual è il vero volto di una nazione che va ancora a cavallo nelle praterie e sogna Las Vegas? Ma una nazione ha un volto? Forse è amletica l’America (che da bambino pensavo si dovesse scrivere la Merica :))

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    • Sono d’accordissimo con questa tua immagine dell’America… facciamo così, chiamiamola lamerica, e non se ne parla più…

      Hai ragione, siamo cresciuti fra Jim Morrison e Frank Sinatra, fra Al Capone e Al Pacino, fra Buffalo Bill e Bill Clinton…
      Quale è la vera faccia di quel paese?
      La bomba atomica o le sterminate distese di croci bianche dei cimiteri militari che vegliano le migliaia e migliaia di giovani soldati morti in guerra per un’idea di libertà spesso confusa e contorta?
      Quale è la vera faccia?

      Facciamo così, io ti regalo una bella canzone che parla di questo mistero…
      Ti preciso, comunque, che a me non piace troppo il mondo americano.
      Ma forse è colpa mia.

      Un abbraccio.

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