META-FISICA

 

RENATO GUTTUSO – COLAPESCE

Un vortice d’acqua si è alzato e annega, in cuor suo, il mondo intero con le sue pene.

Riflesse sul dorato mantello di densa luce rappresa, una ad una, le gocce, come stelle, io posso contare, sfavillanti come incandescenti diamanti, cristalli lucenti da cui sprizzan scintille purissime.

A migliaia, milioni di milioni, io le posso contare, senza mai che il conto mi torni.

Miliardi di bocche assetate, insaziabili file di candidi denti affamati.

Liquidi occhi ferini, dardi di luce infuocati, torce che illuminano il fondo delle oscure caverne del cuore.

Astri fiammanti, incastonati gioielli nelle siderali oscurità tenebrose, cellule vive pulsanti di luce, braci che sotto la cenere del tempo continuano ad ardere.

E’ l’acqua.

L’acqua che si sposa col sole.

Acqua.

L’acqua che si fa raddensa in un bagno di nebbia dorata, il riverbero di un’inestinguibile fiamma lontana in cui, poco a poco, si immergono i sottili profili del mondo.

Foglie e fiori, rami e tronchi, intere foreste di freddi, alti palazzi, sui quali avvampano, testardi, solo gli ultimi lucori che ancora danzano sui vetri a specchio che la polvere grigia della prima sera, un poco alla volta, seppellisce sotto un impenetrabile strato di opaca ombra cieca.

Come cicatrici di antiche ferite, lunghe nubi, affilate e lucide come lame di coltelli, tagliano il cielo, sottile come una foglia di rame, piatto, caldo, stanco, paziente, a momenti, insofferente, invece, quando il dolore della sera che avanza si fa troppo atroce.

Sembra, quel cielo, voler a forza tener vivo il giorno indolente, che desidera solo d’andarsi a riposare in qualche luogo lontano dal mondo, laggiù, dietro i vaporosi sbuffi d’ovatta sospesi nell’aria, coccolato, tra le amorevoli braccia della notte materna.

Sul mondo intero scorre il soffio fresco e leggero della veste della sera che cade, languida e molle e scivola lieve, lasciandosi dietro il fruscìo del tempo che scorre, un mormorìo che, infine si confonde con la litanìa del fiume che, laddietro, nascosto allo sguardo curioso, instancabile, compie il suo infinito pellegrinaggio  per noi, per la nostra  salvezza, per la nostra perduta felicità.

Guardo lassù, mentre nella seta nera della notte, furtivamente si scopre il candido seno  di Venere  che si spoglia, sfrontata, là in alto, nel cielo, quando la sera si oscura, quando il vivido specchio del cielo si fa nero di pece.

Poco distante, scorgo il tenero ventre della sua ancella fedele, Selene dalla pelle d’argento, che le fa timidamente la corte.

Da quell’amore nascosto nascono i brividi che danno la scossa alle vibrazioni del tempo.

Batte, in quell’innamorato cuore degli astri, l’orologio della vita, al cui tempo oscilla il pendolo di ciò che si è e di ciò che, ormai, più non si è.

Quel battito trasforma il colore ramato del cielo in fiamma rovente e poi in lontano riflesso, infine nel ricordo confuso del sogno del giorno passato…

Resta la mia giacca bagnata, le gocce lentamente bevute dal morbido tessuto del color della notte, rilessi dell’ultimo bagliore che arde  nel cielo, qui, sopra di me, nel giardino delle fate.

Dentro di me, i miei occhi suggeriscono alla penna i toni delle sfumature che fuggono ia veloci e spaventate come i secondi che non riesco a fermare, che non posso trattenere se non per quell’attimo necessario a lasciare labili tracce sul sul mio candido foglio.

Altro non resta.

Neanche la mia ombra.

Nè la mia orma sul sasso su cui resto attonitamente seduto.

Ma, se non è questo, cos’altro mai è la vita?

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2 pensieri riguardo “META-FISICA

  1. Già…cos’altro è mai la vita?
    Vivere nel mondo che ci circonda e guardarlo stupiti. Con lo stupore di un bambino.
    Vederne e sentirne la forza e ritrovarvi tutto quello che vive in noi. Ciò che ci commuove e ci fa gioire, ciò che ci spaventa e ci fa fuggire, ciò che non capiamo e vorremmo capire , ciò che eravamo e il tempo ha cambiato, nonostante il nostro non voler cambiare e quel che è rimasto.
    La nostra rivincita, quel che è rimasto, che porta ancora il germe di ciò che eravamo.
    E il tempo passa…e…ritorna…sempre uguale eppure sempre diverso. Giorno dopo giorno.
    Già…se non questo…cos’altro è la vita? Cos’altro possiamo capire, pensare vedere, sentire, camminando in un “giardino delle fate?
    Un caro abbraccio e un sorriso 🙂

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