LE FATE

Alphonse MUCHA – LE FATE

“Vieni, raggiungimi”, la mano tesa è un caldo invito.

“Vieni”.

“Non posso, non ci riesco”, esita, pare che qualcosa impedisca quel passo, quell’ultimo passo.

Immobile sulla soglia, sta davanti al mondo spalancato.

Un lampo riluce dietro i vetri, sferza il buio fitto, dura un istante infinito, come l’esplosione di un dubbio inatteso.

Lo segue un’eco luminosa, un mare argenteo di riflessi cristallini che scivola silenzioso sulle pareti.

Poi, tutto cessa ed la stanza torna immersa nel suo regno, nel lago immobile dell’oscurità opaca, nel silenzio pieno d’attesa.

E’ stato solo un lampo.

Ora che si è dileguato, resta il brivido di un sogno, ancora, l’ombra dell’immaginazione, il bagliore vivido di un desiderio.

Lontano, il tintinnìo di una campanella accarezza l’atmosfera muta, porta la stanchezza esausta di un tram assonnato diretto al deposito.

Cigola, lamentosa, la rotaia distesa sulla strada che porta diritta nella notte.

“Dai, fai ancora un passo.”

“Ci sei, ormai. Guarda”

Incredulo, con un filo di speranza, uno sguardo limpido punta diretto verso la mano che, sempre più decisa, accompagna l’invito della voce.

Con tocco leggero s’appoggia alla liscia parete del buio, cerca un appiglio, s’aggrappa, scaccia la paura di cadere.

Forte e gentile, la mano, di là, ancora avvolta in n guanto d’oscurità, s’affaccia e indica qualcosa, un passaggio, una via.

Un strettoia.

Il pensiero, che sembrava così chiaro e luminoso, ora esita, si ferma sull’uscio, esita, si tinge di dubbio, opaco, oscuro, domanda, chiede, s’interroga, cerca una strada alternativa.

La soglia sta lì, proprio davanti agli occhi, a un passo.

“Non ci riesco, qualcosa mi respinge, quello che non vedo, un peso che mi trattiene…”.

Piagnucolando, l’indecisione del passo si fa di ghiaccio, paralisi.

La penombra s’addensa, improvvisa, si fa dura, come un muro, un marmo di fumo grigio.

Un passo ancora, resta.

Poi, tutto si trasforma.

Un solo movimento, un gesto, basta un tratto della volontà, un cedimento al desiderio.

“E’ come mi vuoi, eccomi !”.

Finalmente, sembra dire, sorridendo in silenzio.

Una perla di sudore sulla fronte.

Un sospiro profondo gonfia i seni rotondi.

“Sembra impossibile !”

Sono trepide, le dita, che ora scorrono il petto aperto.

Cercano il cuore.

“L’attesa mi ha consumato l’anima !”

Nel buio, uno stretto abbraccio che soffoca l’emozione.

E poi baci, carezze, è l’amore.

Un’eternità da saziare.

Il tempo per gli amanti non trascorre mai.

O corre troppo in fretta.  

L’eternità sfuma in un attimo.

Alla fine, stremate, le membra sazie sciolgono il nodo in cui si erano strette.

Un raggio di luce trafigge i due volti, entrando dalla finestra, è il primo, vero, della mattina.

E’ passato da uno strappo nella coltre di tenebre che si è consumata con le ore.

Come una lama, ha attraversato l’ombra ancora densa di sospiri.

Riflessi di luce mattutina sanguinano sotto gli occhi che non sentono la stanchezza della notte che ormai sta morendo.

I corpi, nudi, senza vedersi, si cercano ancora, felici,affamati, insaziabili.

Sanguina appena, la ferita che il primo bagliore del giorno ha inferto alla loro innocente purezza.

E’ bastato l’incantesimo di quell’ultimo passo per portare il sangue caldo dell’amore alle fate della notte.

6 thoughts on “LE FATE

  1. Chi sarà mai questa fata della notte? Mi viene da pensare da un lato a qualcosa di semplice, ai nostri sogni, quelli che coccoliamo nella notte. Che sì, ci fanno tanto bene dentro, proprio come una notte d’amore. Penso ai sogni belli che facciamo, un po’ addormentati, un po’ semisvegli. Non fa differenza. E che poi al mattino ci lasciano certo un po’ d’amaro in bocca quando al risveglio ci rendiamo conto di dover nuovamente affrontare la realtà che molto spesso non ci piace poi così tanto, ma allo stesso tempo ci rimangono dentro per tutta la giornata con la loro sensazione di serena felicità.
    Da un’altra angolazione il racconto mi fa andare verso l’interpretazione e allora tutto il racconto diventa una metafora della vita, delle scelte o non scelte che facciamo, del coraggio o della viltà che dimostriamo, dello scontro continuo tra sogni e realtà, della passione o dell’indifferenza che riserviamo alla vita.
    Però che bella…questa fata della notte!
    Bravo Piero!🙂 Mi piace particolarmente questo racconto.
    Un abbraccio

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  2. Cosa ci impedisce di credere che i sogni non siano una metafora della vita?
    In senso freudiano, psicoanalitico, è già così.
    Questo non è un luogo di terapia da lettino, certo, ma scrivere, raccontare, mi piace perchè la scrittura è un’esperienza formativa, aiuta a crescere (o invecchiare, nel mio caso), a capire, se stessi ed il mondo.
    Per me sono importanti i commenti a queste pagine perchè sono lo specchio nel quale vedo riflessa l’immagine di quello che è scritto.
    Non credo di conoscere tutti i significati di quello che viene scritto in queste pagine, dei miei scritti, intendo.
    Ma questo è un lavoro di scavo.
    Lavoro: guarda un pò che parolona mi è venuta fuori.
    Non prendermi per presuntuoso, per favore.
    Ma, in fondo, se ci passo tanto tempo, su queste pagine è perchè ci credo, perchè credo che tutto ciò abbia un valore.
    Certo.
    Il valore di continuare a crescere, a capire me ed il mondo, te e tutto ciò che passa di qua.
    Non è un problema di estetica, o di edonismo.
    Non si tratta di usare le forme più belle o singolari (che non saprei dire di essere bravo), ma, certo, si tratta di continuare questo lavoro di scavo.
    ….
    Poi, chissà, qualche volta proverò a tirarne fuori un libro, da questi raccontini.
    Ogni tanto ci penso.
    Ma poi mi arresto.
    Forse mi serve qualcuno che mi aiuti un poco.
    Tu, come lo intitoleresti?

    No, non ti preoccupare.
    E’ solo un modo di dire.

    Un abbraccio,
    Piero

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  3. La Collina Del Sole

    così lo chiamerei.
    Intimo, illuminante, ‘maghesco’ come sei tu, ma se non ti piace puoi cambiare, la sostanza non cambia.😀 .. “L’attesa mi ha consumato l’anima !” .. sorprendente magia…

    Tua Minù

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    • Beh, racconti magheschi, non sarebbe male.
      Che ne dici, Minù?
      O racconti della caverna…
      chissà…
      Chissà, qualche volta ci provo…
      Intanto, un abbraccione,
      Piero

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