GEOMETRIE

ORIGAMI MODULARE (CUBO).
Occorrente: 6 quadrati della stessa dimensione e colore (dipinto su un lato).

Siamo come la polvere negli angoli.

Anzi, meglio, siamo noi la polvere negli angoli.

Lì, in quegli spazi angusti, dove la vita si restringe fra due linee rette alte come mura e dure come pietre, lì, la vita che noi siamo prende consistenza e spessore.

Morbida, tiepida, batuffoli di vita accartocciati sotto il peso delle responsabilità, la nostra esistenza inconsapevole si trascina fra un ristretto spazio e l’altro.

Proviamo a spiccare il volo, al primo soffio del vento, leggeri, spensierati, involontariamente volubili, incerti se andare ed insicuri della direzione da intraprendere.

Ma per fortuna lo spazio che abbiamo a disposizione è angusto, compresso fra quelle due interminabili barriere che ci comprendono e ci guidano, proprio come fanno i binari dei treni, premurosi e paterni, che contengono ed indirizzano i vagoni verso la destinazione prefissata.

E dico tutto questo avendo assaporato, in questi giorni di vacanza, il gusto degli spazi sconfinati dei cieli, dei continenti che si squadernano ai nostri piedi, docili come animali addomesticati, delle distanze che si allungano come orbite senza fine in universi che si spingono oltre ogni dimensione…

Si, tanta libertà di muoversi può sembrare inebriante.

Volare, andare, alzarsi e vedere il mondo farsi piccolo e accucciarsi obbediente.

Vedere il muso dell’aereo obbedire alla disperata volontà del pilota che ordina alla materia pesante di farsi leggera come il soffio dell’aria, più ancora che quel soffio, farsi alito, spirito, immaginazione…

Eppure, mi accorgo, non basta tutta questa dimostrazione di potenza ad assegnarci la vittoria sull’inconsistenza di cui siamo fatti.

I limiti che ci danno forma non possiamo superarli.

Siamo così, e così, e ancora così…

Siamo quello che nella nostra mente si forma come pensiero, come rappresentazione della realtà, come memoria e ricordo.

Siamo quel tenue tentativo di immaginare l’attimo che sta per sopravvenire e di dominarlo, compresi fra l’ingenua, infantile certezza che quello ci sia obbediente e l’ignoranza più completa delle infinite possibilità che possono determinare ciò che sta per avvenire, che il momento futuro si tramuti in qualcosa di diverso da ciò che abbiamo immaginato, che si tramuti in accadimenti del tutto imprevisti, in eventi imprevedibili, in possibilità che il caso volubile, lui, si, davvero volubile, può trasformare in fatti concreti se solo gli va.

Questi sono solo i primi due lati, le prime due pareti, il primo angolo in cui siamo costretti.

La vita è questo nostro essere determinati da condizioni e circostanze, questa completa mancanza di vere libertà.

Libertà è comandare sulle leggi della materia, è creare dal nulla, è ordinare al caos di farsi ordine, alla tenebra di farsi luce, alla morta polvere di farsi vita viva.

E noi questo proprio non possiamo comandare.

Vivere in uno spazio libero, al di fuori di quell’angolo che ci accoglie maternamente, non ci è dato.

Possiamo solo essere portati in giro da qualche circostanza, poco importa se questa sia legata alla nostra debole volontà oppure sia determinata dal puro caso.

Si vive, ogni giorno, ogni momento, sospesi sul vulcano che arde nel centro della terra, che può scuotere il mantello di dura roccia su cui abbiamo infilzato, come lance, le fondamenta della nostra esistenza, fragili come le fondamenta delle nostre case.

Quello scuotimento può farsi brivido, risultare eccitante, ravvivare i nostri giorni come quell’ottovolante su cui cavalchiamo il rischio di vivere o morire.

Oppure può farsi terremoto, distruzione, disperazione e morte.

E non parlo delle cose materiali.

Dico di ogni cosa che noi chiamiamo “la nostra vita”.

Lei prende, o dà, come vuole, quando vuole, se vuole.

Noi, noi, cosa possiamo al suo confronto?

Sbattuti come batuffoli di polvere in angolo, viviamo attaccati ai nostri limiti, legati ad essi che sono, e restano, la nostra unica certezza, la nostra unica verità.

Questo pensavo, oggi pomeriggio, andandomene un pò a spasso per le vie della città.

Lo sguardo ancora perduto nel mondo della realtà ripugnante delle quotidiane necessità, i pensieri distratti, la mente a cavalcioni fra l’esperienza del lungo viaggio da metabolizzare e la ripresa dei consueti ritmi della vita di sempre…

Le strade di ogni giorno che sembravano nuove, dopo l’intervallo lungo della vacanza estiva,  ma che emanavano anche, già, il profumo ben noto, la fragranza inebriante, dei ricordi di sempre, delle abitudini acquisite, dell’eterno presente che si riproduce, in perpetuo, attimo dopo attimo, passo dopo passo, giorno dopo giorno … 

Questo pensavo, che la nostra esistenza si svolge come su un piano cartesiano, fra un asse delle ascisse e quello delle ordinate, mentre il nostro punto, la risultante delle due immense forze che fissano insieme i lati del parallelogramma delle nostre forze vitali, non risponde ad alcuna regola matematica prefissata.

Potremmo essere lì, dove i nostri calcoli sembra ci abbiano collocato, come pure potremmo essere altrove, dove il soffio della vita ci può spingere in ogni istante.

E’ una rappresentazione dell’esistenza che forse risente della contraddizione di queste ultime settimane, dell’aver visto con gli occhi cose che sembravano essere sempre uguali a se stesse, come i treni o i grattacieli, o gli uomini ed i loro sentimenti, ed aver percepito con lo spirito la sprofondamento in abissi nei quali le distanze fra le cose si fanno inarrivabili.

L’uguale ed il diverso, che sono i due lati che misurano gli assi di questo nostro piano cartesiano.

E la nostra leggerezza, inconsistente come quella di un batuffolo di polvere.

L’ineffabilità della nostra volontà, incapace di incidere su quei rapporti di uguaglianza e diversità.

Ecco, così, questo siamo, batuffoli di polvere nell’abbraccio dei lati di un angolo.

Ci può stritolare, quell’abbraccio, come pure, invece, ci può proteggere e consolare.

E non dipende certo da noi il verificarsi dell’ipotesi che accadrà da qui a qualche istante.

E a noi, non ci resta che aspettare.

Pazientemente.

Finchè non giunga il momento che stiamo aspettando.

6 thoughts on “GEOMETRIE

  1. Siamo la vita che viviamo, giorno per giorno, attimo per attimo, spesso illudendoci di poterla comandare, programmare, prevedere addirittura. E diamo per scontato che domani faremo questo o quello, andremo qua o là, vivremo così o cosà. E facciamo programmi ,progetti. A volte la vita ci dà l’illusione che tutto va secondo i nostri piani e il nostro volere, ma arriva sempre un momento e poi un altro e un altro ancora…che sconvogle tutto e ci riporta alla realtà delle cose: il nostro potere di libertà e decisione è limitato, molto limitato. E lo vediamo anche nelle piccole cose di ogni giorno. Spesso ciò che faremo e come lo faremo non dipende da noi, ma dagli altri o dalle circostanze che non avevamo valutato, non avevamo saputo prevedere, proprio perchè non è nostra capacità farlo,
    Poi c’è l’altro mondo…quello in cui basta chiudere gli occhi e le cose vanno in tutt’altro modo, ma questo è un altro discorso che non voglio affrontare qui. Sarebbe troppo lungo e probailmente cominceresti a dubitare della mia sanità mentale🙂
    Un abbraccio

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  2. No, cara Patrizia, non dubiterei della tua sanità. Invece mi complimenterei per la tua capacità di vedere oltre le apparenze del reale.
    Lo sai, l’ho scritto più volte, io non credo alla linearità assoluta del nostro pensiero razionale.
    Certo, credo che l’educazione (intesa come fenomeno di evoluzione culturale, non certo cole regole del galateo), la cultura, lo studio, la Ragione, siano gli strumenti che fanno dell’uomo ciò che realmente egli è, ciò che lo differenzia dalla bestia, che fa sì che l’evoluzione si compia. Poi, evoluzione: fenomeno reversibile, non certo lineare e progressivo. Più sinusoidale che retto: se no, come spiegare il declino di questo periodo?

    Ma sai che accanto a questi strumenti … sociali, so che abbiamo altri strumenti … di percezione.
    Ciò che siamo e che possiamo vedere sta proprio in quei mondi che si percepiscono quando si chiudono gli occhi e le cose vanno in tutto un altro modo.
    E mi piacerebbe che tu mi raccontassi ciò che vedi, proprio quando chiudi i tuoi occhi. Se mai lo farai, ti abbraccerei più forte che mai.
    Prendi queste parole come l’affetto di un amico di penna: noi qui altro non siamo che quelle immagini che si vedono ad occhi chiusi. Niente, o proprio così poco da sembrare niente, noi sappiamo ciascuno dell’altro, della vita quotidiana che conduciamo, di ciò che siamo per gli altri. Qui abbiamo scelto di essere così, sognatori, con la testa piena di sogni, con gli occhi chiusi, con il cuore pieno di desideri.
    Non siamo, forse, davvero così, nella vita di ogni giorno.
    Ma, per fortuna, non siamo condannati ad essere la miseria di una cosa sola, nella vita.
    Noi che abbiamo questo potere, di saper vedere meglio con gli occhi chiusi la complessità del mondo che spesso gli altri ignorano e semplificano, riducendolo alla misera apparenza della realtà materiale, noi siamo molto fortunati, noi siamo molto di più, sappiamo molto più ancora…
    Se vuoi, sentiti libera di dubitare della mia sanità mentale: io ne vado fiero (di quel dubbio, intendo).
    Un bacio,
    Piero

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