L’ALTALENA

 

Eh, be, poi ci torno sopra…

Adesso basta che sentiamo la musica scorrere, come una carezza del vento…

Delicata e fresca, dolce e …

Un pò di sogno e una spinta all’indietro e …

Ooopss !!!

Eccoci, rieccoci, siamo di nuovo  nel 1975, al liceo, ai primi dolci amori, alle prime paure, alle interrogazioni, alle passioni civili, alle bandiere, agli slogan, alle assemblee, alla dolce città di provincia, a quella placenta amorevole, a quel desiderio di crescere, a quella forza inarrestabile che ci spingeva solo in avanti…

Mah, però, è bello anche oggi, aver imparato ad andare sull’altalena, su e giù… avanti e indietro… 

Nel 2012 e poi, ooppsss… nel 1975…

E poi, opplà, di nuovo nel 2012 e…

E’ ancora la giostra, quella che mi spaventava così tanto, il calcioinculo, l’altalena sulla trottola, bastava stendere la mano in avanti per cercare di acchiappare quuel ciuffo di peli che maliziosamente stava a simboleggiare tutta la carica ormonale/psichica che ci faceva crescere …  e crescere … e crescere …

Si sognava, su quella giostra … che a me metteva tanta paura, quel vorticare vertiginoso fra la terra e il cielo … fra l’avanti e l’indietro … fra l’oggi ed il chissà ..

E sotto, la musica va, come una delicata scia d’energia rinnovabile … niente a che vedere con le fiamme ed i fumi del petrolio … combustioni, scoppi, lampi, strepiti, boati, vampe…

No, è un’altra musica, quella dei campi petroliferi, dura, ferina, disperata…

Una musica che si spegne, che si scarica, che si esaurisce … non come questa energia fatta di melodie tenere, anche quando cantano la morte e loa disperazione, la solitudine e la voglia di andare…

E’ una luce tenue, evanescente, la fiammella di una lucciola …

Quanti ricordi portano qeste canzone … quanti pensieri … quante strade … bivi, traverse, incroci, direzioni, mai del tutto giuste o sbagliate, occasioni, possibilità, tentativi, prove e decisioni…

Marce forzate e soste estenuanti …

Passi in avanti e … indietro … 

E … ooopppssss!!!!!!!!

Siamo tra il 2012 ed il 1975 … 

Mi è sfuggita di mano la cloche …

Deve ancora arrivare quella meta così infallibile, lontana, infinita…

Il 2000, il futuro, il mondo che verrà, il destino …

Eh… impressioni su n’altalena…

Giorni che si fanno piccini piccini e altri che crescono…

Nanetti … e giganti …

L’oggi … il domani … 

Il sempre …il mai …

Le possibilità … come diceva Guccini …

3 pensieri riguardo “L’ALTALENA

  1. Dopo tanto tempo trascorro alcuni giorni d’agosto a casa e non è niente male. Ieri, attraversando la campagna, mi è tornata in mente la canzone dei dodici mesi. “Non si lavora agosto…” macché, è una licenza, altro se si lavora agosto, trattori che vanno e vengono dai campi, per le arature e prime concimazioni.
    Ma com’è che la nostra musica non invecchia e riesce a trasportarci avanti e indietro nel tempo?

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  2. Hai ragione…la musica ha questo effetto strano: quello di farci tornare quasi fisicamente a rivivere attimi già vissuti pur nella consapevolezza di essere qui, ora, in qualcosa diversi, in qualcosa uguali ad allora. E’ una strana sensazione…
    Chi mi ha preceduto si chiede come mai la nostra musica non invecchia e ci trasporta di qua e di là Credo sia perchè quella musica è legata in modo indissolubile alla nostra vita, ha compenetrato istanti della nostra vita e di essi farà sempre parte.
    Ciao🙂

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    1. Si, la musica diventa una parte di noi, diventa una chiave, come dire, emotiva, che ci permette di leggere la realt che sta davanti agli occhi, ci permette di attribuire ai fatti, alle immagini, a ci che accade un senso, una classificazione per grandi capitoli. Mi sono sempre domandato, per esempio, ma cosa c’ in certe melodie, in certe sonorit, che ci fa immediatamente interpretare una certa sequenza di un film come una situazione di fantascienza, oppure di un western, oppure di un romantico foullietton. Le parole di un libro, da questo punto di vista, sono pure, incontaminate, asettiche, nessun effetto sonoro: e allora tocca allo scrittore descrivere e creare le “location” dei propri racconti. L servono colori, dettagli, richiami vari. Una musica, o meglio, un suono, in generale, immediatamente ci richiama una situazione, costituisce una location in s e per s. Un ruggito di leone, oppure un urlo terrorizzato, da soli bastano a collocare una situazione in un certo contesto, chiaro, definito: le nostre reazioni pi istintive rispondono a tono. Aumento del battito cardiaco, tensione adrenalitica, respiro affannoso… La sesta sinfonia di Beethoven, ci richiama il lento scorrere del fiume nella campagna, e con quello scorre la vita. Ma non lo confondiamo con l’urlo o con il ruggito.

      I nostri ricordi, questo forse voglio dire, sono qualcosa di chimico, dove per, la chimica non fatta solo dalla composta degli elementi della tavola famosa, ma anche da elementi eterei, immateriali, non fisici… Si pu piangere al suono di una canzone che ci richiama ricordi struggenti, anche se ci troviamo sul divano di casa, in un pomeriggio assolato ed afoso. Improvvisamente la chimica dei nostri ricordi ci trasporta altrove, magari un una gelida notte in cui il richiamo di quella musica, di quella canzone, si leg, per sempre, a fatti e circostanze che continuano a sanguinare ancora adesso…

      Cos questo disco impastati degli anni della mia adolescenza, di quei profumi di allora, di quei sentimenti, di quei valori, di quegli entusiasmi… e come quello tanti altri pezzi di musica, che, a volte, carico qui sopra, a volte scarico solo nelle orecchie tramite l’mp3… Non amo molto il sentimento della nostalgia, troppo dolce e smielato… ma mi accorgo che senza di lui non si riesce a fare, nel senso che, quello, prepotente, espugna ogni mia barriera, trasformista, si traveste da valori di coscienza che non vedo pi in giro circolare come una volta, artista del trucco e dell’inganno si intrufola nella mia coscienza e nei miei giudizi… ed sempre una lotta (invero spesso io sono perdente) per cercare di restare pi freddi e realisti. Per fortuna (o per sfortuna, come vuoi) gli occhi della mia anima vedono il mondo con un certo distacco, una certa distanza, pur senza allontanarmene davvero, solo che, per fortuna, ripeto, secondo me, mi pare di vedere le cose come appaiono, mi pare di districarmi nelle interpretazioni del mondo che mi circonda con una buona dose di realismo (semmai questa parola abbia un vero significato). Come dire, vedere il sasso in cui stai per inciampare, ogni giorno, ad ogni passo. Questa la versione pessimista. Oppure, vedere il sole che sorge ogni mattina, e abbeverarsi alla sua luce. Pronto, per, a ripararmi prima che i raggi feroci mi brucino la vista. E resta, in questo processo complesso, ancora la possibilit di restare ammirati dal bello, meravigliati dal nuovo, trasognati davanti a quello che accadr… Ecco, io tra queste due versioni, mi sento pi nella seconda.

      La musica … questo… questo andare su e gi, sull’altalena…

      Un abbraccio, Piero

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