ESTATE

photo by pierperrone da: STANCHEZZE

Un fiacco vento, caldo e umido, appesantito di polvere e sole, scortica le strade, in questi lenti giorni d’estate.

La luce sembra farsi densa, come un fiume che scorre tra le pareti dei palazzi solitari.

Quei palazzi, ai lati delle strade mute e inutilmente distese, non si parlano più, in questi giorno d’estate, se ne stanno chiusi, anch’essi muti, indispettiti, nascosti dietro porte e finestre che sbarrano lo sguardo accecando i passanti solitari.

Non hanno più vita, quei giganti squadrati che mostrano al cielo i fianchi dalla pelle rugosa e giallastra.

Sono come relitti abbandonati, vomitati dalle maree del tempo sui bagnasciuga che si seccano ai lati dei viali.

Restano integri ed intatti, ma senza vita, come paralizzati dal bagliore di questa luce che si spalma sulle pareti, lisce e diritte, che s’incastrano nell’infisso del cielo d’alluminio, serrato e stretto come il pugno di un dio collerico che scaglia da lontano la vampa vulcanica che deve ardere il mondo.

Il silenzio avvolge le cose come un sudario.

E’ una lastra levigata, grigia e lucida, come quelle che stanno appese sulle pareti degli obitori e che combattono, eroiche e nude, la battaglia ineluttabile contro la contaminazione e la malattia, la morte e la putredine.

L’aria è come un boccone che si blocca nelle gole dei viali.

L’asfissìa soffoca gli alberi che non possono fuggire, imprigionati dal loro destino di lavoratori della strada, sottomessi in eterno alla pioggia di fuoco delle ore dei giorni assolati dell’estate.

Lontano, come un gemito, come il pianto distante di un bambino, si ode il fremito di una fontanella, come il mormorio di un rosario che le bocche dei santi di freddo marmo bianco recitano in una chiesa vuota.

Le navate sono imbottite d’umida afa sudata.

Dalle pareti consumate trasuda, goccia a goccia, lentamente, il distillato del tempo che scorre, le celebrazioni, i riti, le orazioni.

Le ore, i giorni, gli anni.

I secoli.

L’eterno.

E così, anche l’ombra, pesante e livida, si fa rovente e grigia, dura come una cappa di piombo fuso che penetra fin nell’anima del tabernacolo

Quella marea bollente cola dai merletti delle bifore e dai rosoni che si aprono come bocche affamate al centro delle ripide mura scoscese.

L’intero spazio, nella casa del dio, viene conquistato, a mano a mano.

Con il passare delle ore, il dio resta solo, immerso nella caligine irrespirabile del pomeriggio, nell’oscurità, al buio, nell’oblìo.

Tutto, infine, viene sommerso.

photo by pierperrone da: ACID FORMS

Il fiacco vento, caldo e umido, scortica lentamente le strade, in queste interminabili giornate d’estate, le leviga, consuma la lingua nera d’asfalto come la sete di un deserto, accarezza i neri sassi basaltici, strappati come carne viva dai fianchi di antiche montagne che hanno conosciuto i palpiti del vivo fuoco e della vivida lava, li graffia, senza alcuna intenzione, quasi dimentico e distratto, pellegrino di questo mondo immobile che sembra un presepe fuori stagione.

Stormisce qualche fronda, lungo il limitare del fiume che sta acquattato sotto il livello delle strade, in agguato, pronto a catturare le sue prede ghermendole dal tombino che si apre sotto la strada, in un vico solitario, in penombra.

Frinisce una cicala, che ha perso l’orientamento.

Respira affannosa, la città, che se ne resta distesa, disfatta, arsa.

Le tenaglie roventi degli inquisitori della verità dell’estate le marchiano le carni, la straziano, la seviziano: vogliono strapparle i reconditi segreti nascosti negli accessi interdetti.

Sembrano budelli le vie, che si perdono dietro angoli che nessun’ombra riesce ad alleviare.

Portano in quei recessi che gli aguzzini non possono calpestare: hanno poca fantasia e non hanno occhi.

Non sanno vedere quello che chiunque – se ci fosse un chiunque a percorrere queste strade, nei giorni solitari d’estate – potrebbe vedere,.

Non sanno sciogliere, in questa infinita e  solitaria giornata d’estate, gli inestricabili nodi delle traverse che, di soppiatto, sgusciano via, tra angoli stretti e piccoli slarghi nascosti.

La massa infuocata della luce assorbe in una nube fosforica le cose reali e i fantasmi dei sogni.

In quest’abbagliante nebbia numinosa, nel livore accecante della marea di luce, si tengono compagnia i mostri della solitudine dei giorni d’estate e quelli della semincoscienza delle ore notturne, bagnate di sudore e di tremolanti timori.

Tutt’intorno si levano forme baluginanti di evanescente vapore stradale e di neri incubi notturni.

Terrori urbani di strade solitarie e di vampiri assetati di sangue.

Creature che la coscienza dei sogni rende materiali fintanto che resta sospesa la spessa coltre della notte, velo pietoso  che nasconde l’immaginaria realtà quotidiana.

Estivi bagliori e notturne oscurità.

Mostri ed assassini.

Crudeli creature furtive, che scivolano via di nascosto, attente a non fare rumore.

Alla fine resta solo una scia, una traccia, che si protende sulla via, che si allunga di fianco,  da un lato.

Poi, piomba con un tonfo nell’abisso.

L’eco distante si leva dal baratro.

Basta seguire quella scia, con puntigliosa attenzione.

Non occorre neppure il fioco sostegno di una lucerna.

In questo biancore solare di un pomeriggio d’estate, non resta neanche un raggio di luce.

Basta fermarsi, voltarsi, guardare.

L’angolo svolta.

Nessun’ombra l’accoglie.

La lingua di luce s’avvolge, mi afferra, mi stringe alla gola.

Una gelida mano mi spinge nel vortice, giù, nel gorgo abbagliante.

E’ lei, l’estate, che annega il pomeriggio di luce.

Fuori, il lamento della fontana si spegne, mentre si allunga il mio passo.

Il madido vento, intanto, calmo, mi segue...

6 pensieri riguardo “ESTATE

  1. Un racconto come una lunga poesia, hai reso molto bene gli estremi dell’estate, mi hai fatto quasi percepire di nuovo il caldo e rivedere la fontanella agognata…ma in Giappone farà caldo quando tu ci andrai?
    Buona domenica.

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    1. eh, purtroppo si, farà molto molto caldo… ma spero di evitarne almeno un pò, dato che vado nella seconda metà di agosto. certo, quella è anche la stagione dei tifoni… mamma mia… speriamo tutto bene!

      Intanto grazie sempre per l’amicizia! Sei sempre carissima.
      Piero

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  2. Ecco perchè ieri, nel caldo del primo pomeriggio, sono entrato in un centro commerciale e ne sono uscito rinfrescato mentre fuori pioveva.
    Incanalare le acque per fare strade su cui stare incolonnati. Certo ci sono meno zanzare, i pipistrelli si sono trasferiti in massa, e noi restiamo a fare i guardiani del vuoto.
    Leggo che andrai in Giappone, mi raccomando fammi qualche click, mi manca dalle statistiche di WP🙂

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    1. non mancherò!
      anche tu, seguimi, sto costruendo un piccolo blog di viaggio, per postare qualche foto e qualche commento. Prima di partire ti farò sapere l’indirizzo.
      Intanto, ti saluto
      Piero

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  3. Leggendo, sembra quasi di ssere lì- Hai reso benissimo sensazioni ed immagini. Adoro quella fontanella…e non solo per il po’ di frescura che può offrire. Non so andare oltre le sensazioni fisiche di questo racconto molto “carnale” Non so perchè, ma mi riporta alla mente

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    1. beh, Guccini è un grande! E’ uno dei cantautori italiani che amo di più, anche se alcune sue cose sono un pò esagerate ed altre un pò superate (tanto per fare n poco di rima).
      Ma il primo Guccini ha scritto dei capolavori veri, alcuni “di lotta”, o di coscienza, come vuoi – penso ad Auschwitz, per esempio – altri sono capolavori più intimisti, come Incontro, o Canzone di notte, ecc. Qualche genialata ironica sta in Opera buffa, un vecchissimo lp (ellepì. Ma ti ricordi………………)
      Insomma, grazie, Patriziè, di avermi regalato questo video, mi ha fatto davvero piacere. E in più ti confesso che questa canzone non me la ricordavo….
      Un abbraccio,
      Piero

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