IL MOSTRO

I video che ho pubblicato non sono certamente tutti quelli che documentano l’esistenza del mostro.

In un certo senso, non esaustivamente, la prima incarnazione della bestia può essere questa:

Beh, certo, se escludiamo tutte le maschere, i travestimenti assunti in passato, come Jack lo Squartatore di Londra o quelli che, nei periodi di guerra gli concedevano di avere un intero campionario di fantasiosi alter-ego, certo, se prescindiamo da tutto ciò – e mi sono limitato a tempi, comunque, piuttosto ravvicinati – la vera faccia del mostro la possiamo scorgere fra i caratteri somatici dei mostri sbattuti in prima pagina da tutti i media del nostro tempo.

Io li ho presi solo come esempio.

Ho preso le facce di quelli che hanno ucciso sparando, senza mostrare di avere una ragione reale e concreta, che hanno imbracciato un fucile, o impugnato una pustola, o seminato bombe e dolore a piene mani.

Attraverso le televisioni di mezzo mondo, adesso, possiamo guardare nei loro occhi, possiamo cercare di spiare, di carpire, di immaginare come è fatta l’anima del mostro.

Non credo che abbia senso la “fisiognomica” del mostro.

Lombroso ci aveva illuso che bastasse osservare i tratti somatici per farci un’idea dell’involucro mostruoso scelto dal male.

Ma l’esperienza ci ha disilluso, ci ha tolto anche la più lontana speranza di potercela cavare così facilmente.

Certo, non sempre e non tutti sono certi di questo, molti, troppi, ancora, fuggono di fronte alla verità, così amara, che rappresenta il male. Lo fanno forse per sembrare coraggiosi, per vantare meriti, forze, risultati ben lontani dal vero, ma tanto, si sa, nessuno corre, poi, davvero, ad accertarsi fino in fondo del punto esatto in cui la menzogna si tramuta in verità e la verità in menzogna. ù

Nessuno è così scrupoloso.

E, comunque, quale male sarà mai se un povero mentecatto, con la faccia deturpata dai segni del male, vero o apparente che sia, finisce in prigione, o, meglio, su una sedia elettrica, davanti ad un plotone di esecuzione o su un patibolo!

Comunque, no, non è così, non si riesce ancora a scoprire il tratto evidente del mostro, il suo inconfondibile identikit.

No.

Invece io voglio provare con un altro esperimento.

Voglio vedere se si riesce a vedere l’anima del mostro attraverso questi occhi che le televisioni sbattono in prima pagina in modo così evidente.

Voglio vedere se quella cosa che abita nel profondo più profondo di ogni uomo ha un colore, una forma, un tratto riconoscibile, se emana segnali, se lancia messaggi, se si sente a suo agio, l’anima del male, in corpi come quelli, oppure se tenta di fuggire disperata, o spaventata, o delusa.

Voglio vedere se anche il mostro ce l’ha un’anima.

Voglio vedere.

Voglio sapere come fa il mostro a sopravvivere sapendo di avere tolto la vita ad altri uomini, se prova gioia, soddisfazione, piacere, godimento, dalle sue imprese, oppure se, per continuare a vivere, si deve rintanare, ripiegata su se stessa, sotto il peso delle proprie azioni.

Il mostro, eccolo, sbattuto dalla stampa, dall’informazione, proprio qui, davanti ai nostri occhi.

Piantare i miei occhi nei suoi è un atto di sfida, un atto di scienza, un atto di sacrilegio.

La sfida alla bestia, l’istinto del bene contro quello del male, l’istinto della ragione contro quello della pura follia, l’istinto di sopravvivenza contro quello della sopraffazione.

La scienza che vuole indagare, capire, studiare. L’anatomia, la anatomopatologia, la metafisica del male, la trascendenza dell’agire che si trasforma nel nichilismo più totale.

Il sacrilegio della vita che si rivolge contro se stessa, il sacrilegio della creazione che si autoannulla, il sacrilegio del dio che uccide ogni suo figlio, con la croce, con la spada, con la pistola.

Ha occhi, il mostro, occhi dentro i quali si può guardare, occhi dentro i quali si deve guardare, occhi più profondi di quelli del bene, che, se vogliamo,ha le sue banali ovvietà, la generosità, la carità, la santità.

No, il male è più raffinato.

Si traveste e si nasconde.

Sotto abiti borghesi, normali, puliti, perbene, rispettabili.

Spesso le azioni del male sono irriconoscibili, quando vengono compiute sotto le spoglie delle migliori referenze.

Irreprensibili giudici, irreprensibili guardie, irreprensibili sacerdoti, irreprensibili prefetti, irreprensibili professionisti, irreprensibili mariti, irreprensibili consorti di quei mariti, irreprensibili padri e madri altrettanto irreprensibili, e figli, giovani e anziani, irreprensibili sempre, a qualunque età, purchè svolgano un lavoro regolare e conducano una vita, ovviamente, irreprensibile anch’essa: in ognuno di costoro si sa nascondere il male, per agire, perfettamente nascosto, irriconoscibile, invisibile, e compiere le sue azioni.

Ah, come sarebbe bello se ogni volta la bestia si rendesse visibile, che so, assumendo le vesti di un rapinatore, di uno sfruttatore di prostitute, di un marito geloso, di un miscredente infedele, di un pirata sanguinario!!

E invece, eccoli, guardateli, sono sopra, qui sopra, proprio all’inizio di questo post.

Sono normali esseri umani, insignificanti, indistinguibili da qualunque altro.

Guardali a fondo, come fanno tutti, per vedere se il costume sotto cui si è nascosta la bestia, ha qualche elemento di riconoscibilità, magari a  prima vista, è il primo istinto.

E anche l’ultimo, troppo spesso.

Io no, io no, io voglio andare più in profondità, voglio scavare, voglio proprio vedere cosa c’è là sotto, là dentro, laggiù.

In fondo a quegli occhi.

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