LE PAROLE DI PRANDELLI

Sono indeciso.

Si, vorrei e non vorrei.

Vorrei dirlo e non dirlo, parlarne e non parlarne…

Nella mente ho le parole di Prandelli, il cittì della nazionale italiana di calcio, pronunciate stamattina, forse.

Parole che mi hanno stupito e fatto piacere.

Lui ha detto…

Ecco qua, prendete i primi quaranta secondi.

Il resto non mi interessa, il resta parla di calcio.

Ho visto le partite di questi giorni, con moderata partecipazione, un pò deviante.

Ho tifato Grecia, nella partita contro la Germania, e Italia, contro la stessa squadra della Merkel.

Mi piaceva che sul campo si potesse essere contro ciò che si dava per assoluto, per assodato, per certo, incontrovertibile, indubitabile, inalterabile….

Ho gioito per il pareggio, l’1 a 1 dei greci contro i tedeschi.

Ho gioito ancora di più sull’1 a zero e poi sul 2 a zero contro gli stessi dei  – multirazziali, ormai – in divisa bianca.

Ieri sera, invece, mi è dispiaciuto della sconfitta italiana, ma solo un pò. Gli spagnoli erano davvero fortissimi.

Il risultato è stato profondamente duro, ma anche profondamente giusto.

Comunque, non voglio parlare di calcio. Mi interessa poco. E ho un’idea molto cattiva di quel mondo, almeno per come è in Italia, e non solo.

Delle parole di Prandelli mi ha colpito la sicurezza, forse l’incoscienza – propria di un uomo non politico – con cui ha affermato un concetto che gli italiano forse avevano dimenticato.

«Siamo un Paese vecchio, con tante cose da cambiare. Noi siamo venuti all’Europeo per cambiare, per perseguire un’idea senza farsi condizionare dal risultato»… «Sappiamo di dover fare i conti con la logica del risultato che però non deve essere condizionante, bisogna avere la forza di credere in un’idea. Sicuramente troveremo difficoltà, dovremo abbinare l’aspetto del gioco alla necessità di risultato….».

Un Paese vecchio, con tante cose ancora da cambiare, con il coraggio di tentare, l’entusiasmo di provare, la voglia di rischiare, il piacere di mettersi in gioco, il desiderio di lanciare la sfida, l’incoscienza, l’innocenza, di non lasciarsi condizionare dai risultati prevedibili…

Bisogno avere la forza di credere in un’idea!

Parole che meriterebbero molto di più che la mia meravigliata adesione.

Parole che suonano come un appello per ritrovare quello che forse l’Italia ha perso, che non è solo la finale del campionato europeo 2012 di calcio, ma qualcosa di molto, molto più prezioso.

Certo le sue parole si riferivano al calcio, anzi, meno, solo alla nazionale di calcio, un sottoprodotto, ormai, dell’industria televisivo-pedatoria.

Sono le parole di un uomo forse più normale di tanti altri, più vero di molti di quelli che contano, più vivo di quanti, ormai morti, si trovano nelle cosiddette stanze dei bottoni.

Giornalisti salmodianti ed ipocriti, politicanti affaristi e bugiardi, capitani d’industria senza stellette nè alamari, manager con le mani perennemente sporche di marmellata, tecnici senz’anima nè futuro…

Non so se quelle parole hanno colpito qualcun altro, o se, invece, esse non sono altro che il frutto di una mia esagerata … bolla emotiva.

Certo, so bene che non sta per scoppiare una rivoluzione che mi stupirà per i suoi effetti speciali.

Ma, devo confessarlo, e un pò me ne vergogno anche, quasi, mi ha fatto piacere sentire un uomo pubblico, di notorietà così chiara, di quel mondo così opaco, usare parole così cristalline.

Tanto che mi viene da pensare che … ormai deve essere abbastanza vicino il momento del tramonto di quella bella stella…

Ma è anche vero che, a ben guardare, intorno a me, in questo periodo non sono poche le cose che stanno prendendo direzioni impreviste…

Non voglio cadere nel tranello di fare il profeta, che finirei solo per diventare noioso e prolisso.

Certo, però – e mi limito all’ovvio – il mondo non sta mai fermo, e anche in Italia è cominciata la corsa … per uscire dalla crisi.

Non tornerà più il mondo di prima, non tornerà indietro.

Mi dispiace per chi ci spera, si tratta solo di illusione.

Ci sveglieremo, una mattina e, ascoltando il solito notiziario, con il solito mezzobusto che legge annoiato e senza capire le notizie del giorno, ci dirà che è iniziata una nuova epoca, che il giorno che ci aspetta non ha niente di uguale al giorno precedente, tutto è diverso, tutto è cambiato … ma nessuno se n’è ancora accorto.

Ecco, io cerco di fare attenzione, quando ascolto, di primo mattino, il primo notiziario, mentre preparo il primo caffè e sorseggio la prima, dolce, tazzina. Che, poi, le altre, le altre tazzine, intendo, di nero caffè, le gusto un pò amare, per evitare di appesantirmi con le calorie, che tanto col peso ho sempre un poco sofferto…

Cerco di stare attento, ma forse mi sfugge.

Eppure, quando oggi ho sentito le parole di Prandelli, del cittì della nazionale di calcio, sono rimasto sorpreso. 

Veramente le ho lette, in un lancio di agenzia sul web, durante la pausa pranzo, in ufficio, con la scodella della verdura sotto al naso ed il monitor sfarfallante davanti agli occhi.

E non ho creduto, subito, lì per lì, a quello che avevo letto.

Si.

Si, amici, forse ho capito.

Forse il mondo è cambiato.

Forse non c’è più niente di uguale a sè stesso.

Forse domani sarà tutto diverso da oggi, come oggi è stato tutto differente da ieri.

Già.

Solo che io, forse, non me ne sono ancora accorto del tutto.

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. girasole ha detto:

    Hai ragione Piero, forse domani sarà tutto diverso da oggi, come oggi è tutto diverso da ieri. Il cambiamento è elemento fondamentale e costituente della vita. Che sia quella individuale o di un popolo intero.
    Credo che esso sia sempre un contnium con quello che è stato ma con elementi nuovi che nascono in seno al passato. Quegli elementi che lo fanno andare avanti appunto e cambiare per sottrarlo all’immobilità. Quegli elementi sono le idee, le ribellioni, l’abbandono di alcune certezze in favore di altre, che magari saranno anch’esse temporanee, ma servono in quel momento per cambiare. Tutto questo però ha risvolti diversi a seconda che il cambiamento riguardi un individuo o un popolo. L’individuo decide da solo cosa e quanto cambiare, deve rispondere solo a se stesso e alla propria coscienza (quando i cambiamenti individuali influiscono anche sulla vita di altre persone). Per un popolo è più difficile: la scelta dev’essere collettiva. Difficile ma non impossibile…basta che ci sia la volontà di operare un cambiamento e la capacità di scegliere un cambiamento positivo (perchè ci sono anche quelli negativi…)
    Tutto sta a vedere se il percorso è ancora in fase di evoluzione o se siamo già arrivati alla fine della strada, Se l’uomo non abbia già deciso di proseseguire su un cambiamento che lo porterà all’auto distruzione.
    Mi rendo conto di aver allargato forse troppo il discorso ma forse questa mia ingenua riflessione può valere per gli individui, per i popoli o per tutti noi abitanti indegni di questo pianeta.
    Un abbraccio e…buona giornata 🙂

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  2. pierperrone ha detto:

    Non so, Pat, in fondo io credo che la vita, ogni giorno, comporti sempre un rischio, o se voi, una scelta. Distruggersi, autodistruggersi, fare del male, o, al contrario, fare del bene, aiutare qualcuno, amare.
    Sono facce, parole diverso, del vivere o non vivere.
    Non so come dire (oggi sono un pò troppo rinco…, sono troppo cotto, in questo periodo, dal lavoro) ma chi fa del male, chi vive senza voler(si) bene (o volere bene agli altri, al mondo) non che un morto che cammina.
    Che senso può avere la vita… condotta nel male?
    Che senso può avere la vita sprecata inseguendo solo la fama, la ricchezza, la brama, il potere?
    Dirai che sono idealista, e anche un pò stupido.
    E forse hai anche ragione.
    Ma mi da gusto la vita vissuta un poco così.

    Per quanto riguarda il cambiamento, diciamo che secondo Aristotele, mi pare, la vita è cambiamento (e se non lo ha detto lui, lo dico io allora!).
    Non c’è niente di immobile, solo la morte, che è immobilità assoluta.
    E forse neanche così è vero, che anche la morte è mutamento: disfacimento, consunzione, disgregazione, non sono anche questi modi del cambiamento infinito?
    Il mondo, l’universo, altro non sono che questo infinito, irrefrenabile, moto.
    In questa… corsa senza fine per fortuna sappiamo vedere anche le cose che ci sembrano stare immote, magari sono frutto dell’approssimazione del nostro modo difettoso, limitato, di percepire il moto, le cose in movimento perenne.
    E forse, quel moto perenne non possiamo chiamarlo “energia”?
    Cosa alimenta questo fluire continuo?
    Non un’energia senza limiti?

    Ecco spiegato il mondo.
    Mi piace vederlo così, quasi come una foto mossa, un’immagine sbiadita dall’imperfezione. Ma quell’imperfezione altro non è che la verità, la verità del movimento, la verità dell’energia che ci anima, ci muove, ci dà calore, ci trasforma continuamente, dentro e fuori.
    Poverelli quelli che non lo sanno, quelli che sono ancora convinti che le cose abbiano sempre un loro posto, un loro ordine, una loro dimensione finita, un inizio ed una fine, un momento di quiete.
    Dici che questo mio modo di vedere la vita sia un modo stressato?
    Può essere, può essere.
    Ma non lo credo.
    Perchè, sai, come farei a godere di un pò di quiete, di pace, di contemplazione, se non fossi consapevole del moto perpetuo che mi percorre in tutte le direzioni?
    Quando mi fermo a guardare la luna piena, come stasera, perfetta e rotonda, immobile, in posa, solo per un attimo, per il godimento dei miei occhi, lei, che mi si concede così, nuda ed innocente, come farei a sapere della sua innocente nudità, se non la sapessi impegnata nella sua corsa perenne, nella sua lotta senza quartiere contro l’ombra che la cattura e la nasconde, contro la rotazione che la imprigiona nelle orbite lontane dai miei occhi?
    Come farei a sentire il fresco del vento, come stasera, se non avessi sofferto per tutta la mattina, di corsa, il caldo bollente dell’afa, se non avessi percepito la lotta che avviene dietro i vetri, fra Caronte che arde il mondo ed i condizionatori dell’ufficio?

    Non ho risposte, io, lo sai.
    Ma solo domande che salgono sulle spalle di ogni tentativo di una nova risposta.
    Ed è n moto perpetuo anche quello..
    Un abbraccio,
    Piero

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  3. teoderica ha detto:

    Parole sono solo parole …è facile dire belle parole è come mettersi un vestito lo puoi mettere colorato, bianco o nero o persino d’oro o d’argento ma il corpo si può al massimo abbronzare, anche se oggi c’è la chirurgia plastica…
    Ciao 🙂

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  4. pierperrone ha detto:

    chissà, forse è come dici tu, ma sai anche che le parole possono essere dure come pietre.
    chirurgia plastica?
    imbellettamento?
    forse lui, chissà, ci credeva davvero.
    Comunque sia, si tratta solo di parole.
    I fatti, però, chi li fa?

    Piero

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