STILL LIFE

STILL LIFE   by pierperrone

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C’è la vita in questa fotografia.

Una vita che c’è, anche se non si vede, ed un’altra, che non c’è, che non si vede, che è solo frutto dell’immaginazione, di un sogno, del desiderio.

Un bicchiere ed una bottiglia.

Vecchi e sporchi.

Buttati fra le immondizie da qualcuno che si è voluto liberare di un incubo o di ricordi ingombranti.

Voglio rassicurare, prima di tutto, che prima di scattare questa foto non ho toccato nulla, non ho adattato la scena e non ho toccato nulla.

Ho solo, dopo la ripresa, ristretto il campo, per cogliere il cuore dell’immagine che mi aveva colpito.

Un bicchiere ed una bottiglia.

Un brindisi, una serata allegra, un desiderio di festa, di vincere contro qualsiasi nostalgia, o tristezza, o dolore.

Mi piace brindare, non c’è niente di più allegro che condividere quella leggera ebbrezza tiepida con qualcuno caro.

Un bicchiere ed una bottiglia sono il segno, o il sogno, di una dolce serata d’amore, o d’amicizia.

Questa bottiglia e questo bicchiere, però si portano addosso molti segni diversi.

Il tappo a corona della bottiglia.

Le sbeccature del bicchiere.

La polvere, lo sporco.

Una bottiglia di quelle familiari, di casa, verde, panciuta, senza quarti di nobiltà.

Libera e felice di essere se stessa, piena del proprio nettare preso chissà dove.

Un contenuto indefinito, senza marchi, brand, marche a nobilitarne le origini.

Nessuna marca famosa, marchio d’infamia, di povertà, di fatica, di lavoro e di dolore.

Dolore che viene da quel gesto che ha buttato tra le immondizie della vita quotidiana quel bicchiere e quella bottiglia.

Panni vecchi e sporchi.

Indecenze.

Indecenze di chi misura con la scala dei denari l’appartenenza ad un censo.

Bottiglia e bicchiere proletari.

Buttati in un angolo, fra le masserizie di un povero cristo che ha ancora nella memoria il ricordo, o forse il desiderio, di un brindisi felice, di un momento di normalità allegra, di una calore impossibile da dimenticare.

Me l’immagino quel viso segnato e sporco, quelle labbra tremanti che desiderano il bacio del bicchiere più ancora che quello di un’amante di passaggio, a pagamento.

Un brindisi non si può pagare, nessuno te lo vende.

Un amore si può raccogliere per strada, se proprio nessuno te lo dona come n fiore.

Anche un fiore si può raccogliere per strada, se nessuno te lo dona, e te lo puoi anche comprare. Ma se te lo compri, un fiore, non ha lo stesso odore di quello raccolto nei campi.

Un amore comprato velocemente, al bordo di una strada, è come un fiore comprato sui banchi al bordo delle vie, falso abbastanza da appassire in fretta e, sporattutto, senza l’odore da portarsi appresso per tutta la vita.

Ma triste che sia, un amore comprato, più triste di un fiore comprato, è pur sempre l’unico amore che può essersi specchiato in quel bicchiere al bordo di una strada.

Io parlo della mano che ha deposto lì, come un fiore appassito, quel brindisi abortito.

Dico dell’ombra che è passata a coprire lo sguardo unido di chi ha accarezzato con un ricordo lontano quella bottiglia e quel bicchiere che non sono il regalo di un brindisi, ma la fotografia sbiadita di una ricorrenza rimandata, posticipata, annullata per colpa delle intemperie della vita.

Ci sono alcuni segni di vita che non si possono nascondere, in questa foto.

Uno scialle, candido, che sembra una stola di lino, il segno della purezza di un sacerdote del rito dell’amore casto.

Ed una stoffa colorata, pallido surrogato dei broccati preziosi, ma purtuttavia, appoggiata con la stessa delicata morbidezza, qualsi voluttuosamente in mostra, forse desiderosa di regalare un attimo di qell’altro amore, quello che ruba l’anima e l’eleva alle altezze più impervie dello spirito.

Non l’amore di strada, che non si può bere neanche da un bicchiere, ma solo dal cartone plasitificato di un brick da supermercato.

Ma l’amore di una matrona, madre e signora, amore pudico e fedele.

Tutto queusto mondo è raccolto entro i bordi di una borsa di plastica nera.

Inquietante bocca splancata e vorace.

Un bolo da ingoiare perchè sia digerito in fretta e si possa perdere, infine si perda nel nulla, natura insignificante nella natura insignificante.

Ma quella bocca forse sta espellendo un peso insostenibile, l’acido boccone di una vita finita.

Mentre guardo ancora per un attimo la fotografia che ho scattato, sto assaporando il gusto acidulo e sovrappeso del gelato al limone morbido e spumoso.

Il calice del bicchiere che stringo fra le dita conserva le tracce del calore di qualche piacevole festeggiamento che ha visto brindisi, amici, amore, figli, una vita che merita di essere vissuta.

Il gelato si scioglie lentamente, come se quel calore agisse poco a poco.

O forse è il contrasto stridente fra i due bicchieri a provocare l’onda di calore che, partita da tanto lontano, arriva fino al cuore più intino di gelido morbido grumo di dolcezza fragile ed effimera.

Anche il sangue rosso si è sciolto, nella bottiglia, che resterà chiusa per sempre,  chiusa dall’ermetico tappo che le garantirà in eterno una verginità immorale ed inutile.

Sangue che si trasforma poco a poco in acqua sporca, scolo di fogna, liquame.

E anche il bicchiere sta per morire.

Forse ne ho colto l’immagine dell’ultimo istante di vita, prima che una qualsiasi fatalità della strada lo trasformi in un lago di stelle false, di finti brillanti, di schegge pericolose, di lame taglienti.

La polvere della strada riconquisterà con il tempo il possesso del tempo.

Spariranno i segni di quegli attimi di splendore macchiato, ferito.

Nessuno più potrà specchiare la sua anima in quell’immensità raccolta ai bordi della strada.

Nessuno potrà vedere la terra ingoiare poco a poco le lacrime, rosse di sangue, raccolte in quella bottiglia del più prezioso lacrima crhisti, stillato goccia a goccia dal sacrificio di qualche essere solitario che ha abbandonato nel mare della strada la zavorra dei propri desideri.

Quella natura morta è ancora vita, finchè qualcuno potrà vederla.

Per questo io l’ho dolcemente accolta sulla scheda della mia macchina fotografica, come se le mie braccia avessero saputo abbracciarla.

Quella natura morta resta vita finchè racconta le sue mille storie di vita possibli.

Sarà con questo senso che in un’altra lingua “natura morta” si traduce con “still life”.

Ancora vita.

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6 thoughts on “STILL LIFE

  1. Mi piace quando guardi con occhi diversi piccole cose sull’orlo dell’abisso del ‘nulla’ e vedi.. vedi ancora vita lì dove è così difficile percepirla.
    Mi piace perchè non c’è abbandono, c’è vita nella casualità di ritrovarla composta in immagini improbabili ma vere.
    Sermplice e spontaneo eppure ricercatisimo, mi piace.🙂
    Tua Minù

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  2. Ecco vedi, sono queste cose, questa capacità di vedere oltre, d’immaginare; sono queste cose, scritti come questo che mi colpiscono sempre. Credo che dentro le cose rimanga sempre l’anima di qualcuno, il senso di qualcosa che è stato. Forse è per questo che conserviamo oggetti particolari, il più delle volte di nessun valore monetario e lo facciamo perchè sentiamo che lì dentro è rimasto qualcosa di ciò che abbiamo vissuto e spesso perduto.
    Perchè non dovrebbe essere lo stesso anche con qualcosa che non ci appartiene? Non sai di chi erano le mani che hanno usato quegli oggetti, non conosci il suo o i loro nomi, Forse non tutto, ma certamente qualcosa di ciò che tu hai immaginato è accaduto davvero, non può essere altrimenti…secondo me…
    Buona domenica🙂
    Un abbraccio

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  3. Un abbraccio anche a te, Patrizia, amica mia.
    Oggi non ho voglia di troppe chiacchiere e non so neanche se serve più a qualcosa stare a trastullarsi con parole e fotografie.
    Oggi è giorno da far passare in frett, perchè le brutte notizie passano.
    A noi, poi, non colpiti direttamente nei corpi o negli affetti più cari, restano le ferite della coscienza, che non rimarginano, purtroppo.
    Un abbraccio (un altro)
    Piero

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  4. Lo so Piero, qualcuno, qualcosa, non so chi, non so come, non so con quali disegno mostruoso, non riesco nemmeno ad immaginarlo, sta cercando di uccidere la speranza. NO…i ragazzi, no…
    E’ tutto quello che ci rimane…
    Ma non è vero, le parole servono, sono indispensabili, guai…amico mio, guai a stare in silenzio. Tu hai un dono, continua ad usarlo
    Ti abbraccio con affetto

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  5. Si, lo so, nessuno ucciderà mai la speranza.
    Gesti come questo sono l’inizio della fine.
    La fine di chi li provoca, intendo, di chi li mette in atto.
    Ma oggi m’inchino al silenzio.
    A te, però, voglio dare un vero abbraccio, molto stretto.
    Le tuue parole mi riempiono il cuore, so che lubnedì tornerai fra i tuoi ragazzi e con loro ti confronterai nell’intimo più profondo.Penso di poter immaginare e di poter capire cosa proverai. Ed è questo che dà un valore ancora più speciale alle tue parole.

    Piero

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