PRIMO MAGGIO

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Tanto per fare concorrenza al concertone romano, ecco una mia scelta personale.

Musica e poesia.

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Vanno mischiate, agitate, non shakerate, come invece diceva James Bond.

Deve venire la schiuma, come di rabbia, come quando non vengono fuori le parole che vorremmo a tutti i costi pronunciare, come se da quelle parole dovesse dipendere la nostra salvezza e invece, quelle, puttane, non ne vogliono sapere, non vogliono venire fuori a salvarci, se ne stanno nascoste, chissà dove, da qualche parte, e noi lì, giù, a prendere botte, le botte della vita, che non sono solo i dolori per quelli che ci lasciano, o per qualche guaio che ci angustia, qualche ferita che sangiuna poche gocce di sangue slavato.

Ci sono ferite che fiottano, ci svuotano, ci uccidono. E sono ferite che colpiscono tutti, non uno per uno m a tutti tutti insieme, come fossimo un solo unico corpo colpito da un solo unico  colpo.

Una lama, una palla di cannone, una bomba.

E tutti siamo colpiti, nessuno si può salvare, nessuno si può nascondere, nessuno può dirsi al sicuro.

E, lo so, ci sono parole che potrebbero darci la salvezza, potrebbero chiudere le labbra di quelle ferite così avvezze a pronunciare quella parola così terribile.

MORTE.

Ma ci sono volte che quelle parole non sanno uscire, non ne vogliono proprio sapere.

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Ecco, parole assassine, parole travestite da silenzio.

Ecco, silenzi, silenzi vuoti e spaventosi, silenzi d’assenza, di vuoto, di dolorosa impssibilità di dire.

Ecco, il tempo che è passato è stato il tempo dei silenzi assassini.

Il tempo che ci ha lasciato morti, corpi inermi immobili e freddi, parole fredde come denti spezzati, come respiri strozzati.

Il tempo che ci ha tolto anche le parole per dire: IO CREDO!

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Eppure, tu ci sei, cara bandiera, cara compagna, cara sorella, cara figlia.

Tu mi parli dell’uomo, del fratello, del figlio, del compagno che è da me tanto differente eppure è a me tanto uguale da condividere il mio stesso sangue.

Ecco, voi, a me cari, che mi apparteneste una volta, ecco, a voi grido:

IO CREDO

 IO CREDO

ancora!

Io credo ancora che il silenzio è animato e abitato e ha vita e gorgoglia, in quel silenzio la sorgente sacra del mio essere Uomo.

E che uomo mai io sarei se non credessi, se non avessi dentro il fuoco che arde, eterno, quel fuoco che da sempre è restato acceso davanti agli altari, affinchè ogni dio di ogni religione di ogni uomo potesse riscaldarsi alla fiamma di quel fuoco!

Che uomo mai io sarei se non ardesse, dentro di me,una scintilla di quel fuoco?

E che uomo mai io sarei se non provassi il desiderio di riscaldare la punta gelata delle dita che piano muoiono un poco ogni giorno al calore di quella scintilla che arde dentro ogni uomo che incontro per strada?

In ogni uomo arde quella scintilla ed io  me la sento ardere ancora.

E come sento il silenzio che strangola e annega e strozza il respiro della parola che si fa sentimento e suono e significato, così sento quel fuoco che salva.

Per questo io credo ancora alla bandiera rossa.

Perchè il rosso della bandiera non è il rosso del sangue, anche se è bagnata da quel sangue versato.

Perchè il rosso della bandiera non è il rosso della rabbia che annienta la ragione e uccide come il toro che carica inferocito.

Perchè il rosso della bandiera è il rosso del fuoco, il rosso della fiamma eterna, il rosso del calore che riscalda il gelo che regna nelle buie caverne degli uomini senza credo.

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ALLA BANDIERA ROSSA

 Pier Paolo Pasolini

 

Per chi conosce solo il tuo colore,

bandiera rossa,

tu devi realmente esistere, perché lui

esista:

chi era coperto di croste è coperto di

piaghe,

il bracciante diventa mendicante,

il napoletano calabrese, il calabrese

africano,

l’analfabeta una bufala o un cane.

Chi conosceva appena il tuo colore,

bandiera rossa,

sta per non conoscerti più, neanche coi

sensi:

tu che già vanti tante glorie borghesi e

operaie,

ridiventa straccio, e il più povero ti

sventoli.

2 thoughts on “PRIMO MAGGIO

  1. Ho letto con grande emozione queste tue parole accorate.e forti nello stesso tempo. Ho ascoltato con emozione le poesie in musica e in versi che hai scelto a corredo. Che dire amico mio… concordo con te su tutto, anche su quel tuo CREDO finale, urlato come una preghiera al cielo…
    Il rosso di quella bandiera è cio che tu dici, è un ideale, un sogno mai realizzato e il monologo di Gaber, amaro e realistico, ben descrive questa realtà- Forse c’è bisogno di arrivare al marchio sulla pelle per ritornare a sentire ciò che Gaber definisce “un sogno rattrappito” basterà questo per svegliare il silenzio?Forse… forse la strada è cominciata.Fa niente se sarà lunga, l’importante e che sia cominciata. Ma che questa volta, se sarà, sia un ideale a vincere e che vinca senza stracciarsi in ideologia e in un altro atroce potere. E perchè questo avvenga c’è bisogno anche delle nostre “mani “, perchè quel rosso sia diverso, ma diverso davvero…
    Un abbraccio

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  2. Spero di poterle un giorno stringere quelle tue mani, ne sarei davvero felice.
    Si lavoriamo per questo.
    Lavorare significa tante cose, ma in fondo io intendo proprio quello che hai scritto tu.
    Lavoriamo.
    Lavoriamo da una vita perchè questo ideale si possa raggiungere.
    Lavoriamo con tutte le nostre forze.

    Lavorare – è questo un tema su cui … ho lavorato molto – ha a che fare direttamente con il fine ultimo dell’uomo, con il suo destino, con la ragione che fonda la sua coscienza… quindi, lavorare, potrei dire, significa realizzare ciò per cui l’uomo diventa uomo, significa costruire – per dire con qualcosa che ha a che farecon le mani – la vita dell’uomo nel suo senso più assoluto e totale.
    Lavorare … potrei dire è ciò che fa Uomo l’uomo.

    In questo senso, allora, lavorare deve essere inteso come il costruire quel destino dell’uomo che lo libera, lo rende padrone del suo destino, lo innalza dalla schiavitù a cui è condannato dalla sua fragile costituzione fisica … e dall’ … inospitalità della natura, gli permette di agire attraverso ideali, di confrontarsi con la sua coscienza, di lottare per realizzare i suoi ideali, per innalzare … il suo sguardo al cielo.
    E’ per questo che il volo di Icaro, o quello dei Fratelli Wright, o quello dell’Apollo 11, di Armostrong Buzz e Aldrin, hanno un valore che va ben oltre la dimensione materiale e pratica dello sfruttamentoi commerciale dei cieli o dell’universo intero.
    Si tratta di definire chi sia realmente a … scrivere il libro del Destino; si tratta di definire se a quel destino l’uomo è soggetto, è schiavo, oppure se quel destino l’Uomo se lo costruisce, passo dopo passo, pietra sopra pietra.
    O lotta dopo lotta.
    E’ lo stesso.
    Si tratta solo di metafore diverse, contenitori di parole che racchiudono lo stesso medesimo contenuto reale.

    Lottare implica la necessità di credere nella ragione per cui si lotta.
    Una gazzella non lotta contro i leoni per difendere la propria esistenza.
    La gazzella non lotta, la gazzella fugge.
    Un uomo lotta, specie in tempi difficili, lotta per realizzare quello in cui crede.
    Per questo lottare implica necessariamente un credo.
    La lotta per il potere, per la supremazia, per il primato, non è lotta, è competizione, sopraffazione, prepotenza.
    La lotta per il proprio destino è la vera lotta per l’affermazione di sè, e, quindi, del proprio destino di uomo.
    Questo, cara Patrizia, per me, significa “costruire”.
    O, se vuoi (per me il significato è lo stesso) “essere arsi dal fuoco della bandiera rossa”.
    Un abbraccio,
    Piero

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