STRAGI

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Sono scappata via un attimo prima che l’inferno ghermisse quelle nuove vittime.

Le ombre non sono come gli uomini, hanno dei sensi particolari.

Noi possiamo sapere e vedere.

Possiamo sapere e vedere ciò che deve ancora accadere, prima ancora che accada.

Gli uomini, invece, restano ignari, qualche volta innocenti, reticenti, più spesso.

E muovono, così, i loro passi.

Loro non sanno, non vogliono sapere che tra un attimo …

… tra un istante soltanto …

… l’abisso si sta per spalancare, insaziabile, per inghiottirli.

Noi, le ombre, siam figlie della notte e nella notte viviamo.

Ma noi, nella notte, vegliamo e vediamo, come nel giorno.

Nella notte, per noi, i nostri occhi sanno vedere, nella notte sanno distinguere ciò che il buio agli altri nasconde.

Loro invece, gli uomini, nella notte non vogliono vedere.

Loro nella notte preparano gli accadimenti.

Nella notte fanno le prove di quel grande teatro degli avvenimenti che si volge davanti agli occhi degli uomini alla luce del giorno.

Ma noi, sugli scranni di quel grande teatro allestito, possiamo vedere ogni azione e ricordiamo ciò che accade in quel tempo infinito che nessun orologio  umano vuole segnare.

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Quel giorno sono scappata.

Un attimo prima che la vigliaccheria dei demoni si accanisse  contro la terra.

Erano demoni, ne sono sicura.

Quando si muovono i fili dei complotti, delle trame, degli attentati, sono i demoni che tirano le redini, sono loro che dirigono le mosse, loro che muovono le marionette.

Sono i demoni che scatenano l’inferno contro poveri uomini ignari, innnocenti creature.

Loro, i demoni.

Sanno far peggio delle Parche, delle Erinni e delle Furie.

I demoni sono vili e vigliacchi.

Si fingono quel che non sono e poi tramano, ingannano e si nascondono.

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Maschere, sono quei demoni.

Travestimenti volgari.

Uomini nascosti nel buio.

Uomini sono, della stessa natura degli uomini, uomini che son mostri, ma che hanno la stessa carne di uomo.

Creature che si travestono e non si danno a vedere.

I demoni si  vestono di eleganti grisaglie, quando non vogliono farsi vedere.

Portano camicie stirate di fresco ed indossano larghe cravatte eleganti.

 Portano scarpe costose e corti biondi capelli.

Il sangue di quegli uomini è infetto, è il sangue del demonio che gli scorre nelle vene!

Sono carne degli uomini che non sente il dolore quando la carne degli uomini viene profanata dalle loro trame meschine.

Solo uno scopo conduce quegli uomini demoni, il loro volgare potere.

Gli uffici delle nazioni sono pieni di uomini demoni.

Grondano sangue, le carte nascoste nelle scrivanie di quei candidi sordidi uffici.

Il sangue seminato dagli uomini demoni non potrà mai rapprendersi.

Quel sangue che alimenta il lungo fiume del sangue che scorre nelle viscere della terra resta sangue che cerca uno sbocco in eterno, finquando non trova una ragione, anche una sola parola di giustizia.

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Quel giorno sono fuggita un attimo prima che il tuono ed il lampo lacerassero la pace degli uomini

Poi … solo il boato, le vampe e le schegge.

Sono scappata solo un attimo prima che la mia sorella crudele, armata di falce e nascosta nel suo turpe mantello, passasse a mietere il suo triste raccolto.

Sono scappata.

Non ho retto il peso di ciò che sapevo era stato deciso.

Un attimo solo.

Poi l’inferno scoppiò.

Il 12 dicembre 1969. A Milano.

O forse ricordo male.

Era il 28 maggio 1974. A Brescia.

O forse a San Benedetto Valdisambro. Il 4 agosto di quello stesso 1974.

O sul mare si Ustica. Il 27 giugno 1980.

Oppure il 2 agosto 1980. A Bologna.

O il 23 dicembre 1984. Ancora a San Bendetto Valdisambro.

O in altre strade.

O in latre piazze.

O in altri palazzi.

O in altre città.

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Noi ombre non abbiamo memoria.

Io ho camminato molto, dopo esser fuggita, quel giorno.

Come un fantasma ho scavalzato corpi straziati, ho visto versare fiumi di lacrime.

Un altro fiume, questo, che non si secca mai, che non conosce il sollievo della quieta e placida pace della bonaccia.

Un fiume schiaffeggiato dall’offesa delle rapide, che come bombe, riducono i corpi in sconcia carne insanguinata.

Ho camminato per le strade di paesi e di città.

Ho attraversato valli e scavalcato montagne.

Quel giorno, sono fuggita perchè ho sentito una voce, dentro, in questo corpo di un’ombra che non può alcuno spessore.

Una voce che non posso chiamare coscienza, perchè quella, la coscienza ha bisogno dello spazio, nell’anima, dello spessore che occupa un uomo completo, tutto intero, formato.

Ho sentito una voce chiamare i nomi di tante vittime incolpevoli.

Ho sentito un elenco lngo, estenuante, interminabile, senza fine, senza ragione.

L’elenco di tutte le persone cadute per mano degli uomini demoni.

Il tempo di un’ombra è un’apparenza diversa dal tempo di un uomo.

Il tempo di un uomo lo si immagina, poi lo si vede arrivare di lontano e poi, dopo, una volta che è giunto, lo si vede passare, lo si ammira che scorre, a volte, lento, a volte impetuoso.

E poi lo si vede passare, allontanarsi, e infine scomparire dietro una curva, o nel buio, nella voragine della memoria, dei ricordi, delle rimembranze.

E’ uno spettacolo malinconico, triste, che molto spesso rende gli uomini infelici. Pochi sono quelli che, invece, ne sanno gioire.

Alcune volte, invece, le più terribili, il tempo scompare, si perde, svanisce, come non fosse mai esistito quell’attimo che è andato perduto.

Ci sono momenti, attimi, istanti, lunghi oppure corti, che durano una frazione di secondo oppure dei giorni, dei mesi, degli anni, ma non lasciano segni evidenti, non lasciano tracce, non lasciano memoria.

Almeno apparentemente.

E’ come se fossero cancellati, come se non fossero mai accaduti gli eventi che in quei momenti sono, invece, davvero accaduti.

Quei momenti dimenticati sono i più infelici, per gli uomini.

I morti che muoiono in qugli istanti non trovano pace, non trovano dignità, anche se vengono seppelliti con tutti gli onori.

Restano tra i denti dei demoni che li hanno inghiottiti, demoni, uomini demoni, uomini, assassini, vigliacchi, carogne.

Restano impigliati nella lama della falce della mia sorella Morte.

Per sempre, senza che possa cessare di essere versato il loro sangue.

Senza che possano mai più asciugarsi le lacrime di chi è restato vivo ed è stato risparmiato.

Senza pace, quei morti.

Senza pace anche coloro che sono sfuggiti alla morte.

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Io sono fuggita, appena un attimo prima che l’inferno si scatenasse accanendosi, ancora una volta su quel popolo maledetto che ospita in silenzio i suoi uomini demoni.

Sono fuggita perchè quella voce, mentre mi leggeva l’elenco senza fine di tutti quei nomi di uomini, mi raccontava di questo popolo senza memoria.

Che popolo è un popolo senza memoria?

Un popolo che dimentica i suoi figli azzannati dagli uomini demoni?

Un popolo che non apre le porte dei tribunali per celebrare i processi contro gli uomini demoni?

Che popolo è quel popolo che non pretende che si aprano le bocche dei colpevoli, dei complici, dei testimoni, per mettere nelle bocche dei giudici la storia dei fatti, che si deve distillare nella memoria di un popolo?

Che popolo è quel popolo che non pretende che le mani dei giudici scrivano sentenze e condanne contro quegli uomini demoni?

Che popolo è quel popolo che tiene vuote le celle che dovrebbe tenere ingabbiati gli uomini demoni, affinchè non nuociano più, non mietano nuove vittime, non traformino i nostri figli in carne insanguinata?

Io sono un’ombra.

Posso vedere nel buio.

Nel buio non trovano pace i fantasmi delle vittime degli uomini  demoni.

Io sono un’ombra ed i miei occhi, diversi dagli occhi degli uomini che non possono vedere nel buio, i miei occhi, ecco, quelli, i miei occhi che possono vedere nel buio, leggere la storia, sapere e vedere, quelli, però, non sanno piangere.

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Io vago, da allora.

Sono fuggita e più pace non trovo.

Un’ombra non prova dolore, non conosce pietà, non nutre rancore.

Un’ombra conosce le leggi degli uomini, anche se non sono le sue.

Le leggi degli uomini non sono quelle scritte nei codici.

Le leggi degli uomini sono quelle che stanno scritte nel core degli uomini.

Sono le leggi scritte da sempre.

Sono le leggi che nessuno può cancellare.

Io so che degli uomini senza cuore si aggirano nella terra delle ombre.

Sono uomini che non hanno cuore e così non hanno leggi scritte nel cuore.

Io vago e temo d’imbattermi in qualcuno di loro.

Uomini senza leggi e senza cuore.

Non potrei difendermi contro di loro.

Quegli uomini vagano nella terra delle ombre perchè non trovano pace nella terra degli uomini.

Vivono senza ricordi, senza memoria, coscienza.

Quegli uomini non sono più uomini.

Sono stati rifiutati dagli uomini che nel petto hanno un cuore nel quale stanno scritte le leggi che li rendono uomini.

Sono stati dimenticati.

E qui, nella terra delle ombre, scontano la loro condanna all’oblìo.

Non troveranno mai pace.

Nè io troverò mai pace, sapendo che ogni giorno incontrerò qualcuno di loro.

Ma io sono un’ombra.

Un’ombra non cerca la pace.

Il mio destino è vagare, senza sapere bene neanche perchè.

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6 thoughts on “STRAGI

  1. Un popolo senza memoria. E …. mi dispiace, un popolo senza dignità.
    Mentre scrivevo mi domandavo fin dove può arrivare il giudizio nei confronti di chi non cerca giustizia. Non cerca, non trova, non crede esista giustizia.
    Non un morto, che già troppo sarebbe.
    Ma stragi su stragi.
    Omicidi su omicidi.
    Mafie su mafie.
    Come devo giuudicare un popolo così?

    Un popolo-ombra, un popolo-fantasma.
    Basta questo.
    Piero

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  2. Mio caro amico, altre volte siamo stati popolo ombra…quante, quante volte! Noi ed altri popoli. Lo siamo stati ogni volta che abbiamo seguito le ideologie folli di uomini demoni, lo siamo stati quando sapevamo ed abbiamo taciuto… E lo siamo oggi…con il silenzio di fronte a queste sentenze. Aiuto, amico mio, che dobbiamo fare, o meglio…cosa possiamo fare? Gridare, parlare, esprimere la nostra rabbia che nessuno ascolta? Ma poi? Cosa di più? Come di più? Come???
    Un abbraccio

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  3. Non lo so, Patrizia, amica mia.
    Noi cerchiamo di tenere accesa la fiammella della memoria, questo è già molto.
    Lo so, è la disperazione quella che ci prende quando si pensa ai morti senza giustizia.
    E la disperazione che ho sentito mentre scrivevo, Patrizia mia!
    Come è possibile che siano andati tutti assolti?
    E se fosse stato un mio genitore, un mio fratello, un figlio mio?
    Ci sono centinaia di orfani, di fratelli persi, di superstiti che hanno nel cuore la disperazione per un dolore senza motivo, senza ragione, senza giustizia.
    Mentre ci sono dietro alle scrivanie, negli uffici, nelle istituzioni dello stato, centinaia di uomini demoni che non provano vergogna per le azioni che hanno compiuto e grazie alle quali hanno accumulato potere sfruttando l’omertà e la complicità di chi ha taciuto.
    E’ questo pensiero, questa terribile contraddizione, tra chi ha il cuore infranto dal dolore ingiusto e chi gode per ingiusti successi.
    E’ questa mancanza di giustizia che corrompe il patto sociale, che rende mostruoso lo stato che non pretende giustizia.

    Ma tu, amica mia carissima, dovresti rispondermi che c’è chi sta dalla parte nostra, c’è chi lotta, c’è chi muore per stare dalla parte nostra.
    Ci sono le forze dell’ordine, la magistratura, i cittadini leali, i martiri morti e gli eroi normali, vivi e vegeti, che ogni giorno combattono insieme a noi, per noi, con noi.
    Ecco, amica mia, cosa dovresti rispondermi.
    Ed io, così, rialzerei lo sguardo e ricomincerei a guardarmi intorno un pò più rasserenato.
    Così, la paralisi della disperazione si trasformerebbe in lotta perchè cessi il dolore.
    La malattia sociale si farebbe più sopportabile.
    La speranza che un giorno si possa trovare giustizia per quei morti mi farebbe cercare quella giustizia comminando a fianco dei giovani come mio figlio, come i tuoi bambini a scuola, che sono speranza incarnata, futuro che si sta materializzando cellula dopo cellula …
    Ecco, questo mi dovresti rispondere, così io potrei dirlo a te, e donarti un filo di speranza.
    Un bacio
    Piero

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  4. E allora te lo dico, crediamoci ancora, nonostante tutto…crediamoci ancora che questo mondo possa essere diverso. Te lo dico amico mio, te lo dico perchè tu lo dica a me. Perchè questa è l’unica cosa che ci rimane…
    Un sorriso e un abbraccio🙂

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  5. Si, io lo ridico a te, affinchè poi tu lo ridica a me.
    E noi, insieme, poi, dobbiamo dirlo ai nostri ragazzi.
    E loro, che ci stanno ad ascoltare, lo diranno ancora e ancora e ancora…
    Ecco.
    E’ questo il nostro compito.
    Grazie per avermelo detto!
    Ti abbraccio forte,
    Piero

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