ADOZIONE DI UN ORFANELLO

Vladimir CLEBNIKOV

L’altra sera sono passato in biblioteca, al Caffè Letterario, all’Osteinse, davanti al gazometro. Dovevo restituire alcuni libri presi in prestito un mesetto fa.

Vado spesso in biblioteca, mi piace. A roma le biblioteche comunali sono molte, nei vari ppunti della città. Vicino casa ce n’è una dietro Viale Marconi. Di fianco all’ufficio, io lavoro vicino piazza Venezia, in centro città, ce n’è un’altra, proprio dietro palazzo Grazioli, quello della residenza berlusconiana dove si facevano feste e convegni dei comitati d’affari. Ma io ho frequentato solo la biblioteca, lo giuro! Un’altra sta al gazometro, come dicevo poco sopra, eccetera eccetera.

Mi pacciono le biblioteche comunali perchè lì si possono trovare libri, film e dischi, si possono prendere in prestito e, soprattutto, si possono trovare cose che ormai in libreria non si trovano più, cose fuori commercio, cose poco usuali, cose preziose, cose rare.

Alcuni dei libri più belli che ho letto, li ho trovati così, girando tra gli scaffali, seguendo i percorsi della mente, ordinati geograficamente, come sono ordinate geograficamente, in biblioteca, le letterature del mondo, in disparte dalle filosofie, sotrie, scienze, arti varie.

Il bibliocaffè di via Ostiense ha in più la caratteristica di essere inserito nell’ambito di uno spazio pubblico molto ampio e vario, dove si può sorseggiare qualcosa con un amico, scambiare quattro chiacchiere, ascoltare un pò di musica, assistere a qualche presentazione  di libri o di spettacolo teatrale. Si può prendere un tè, bere qualcosa, mangiare un boccone. Insomma, un posto abbastanza amichevole. Ogni tanto ci passo, mi piace. Forse i libri non sono molti, lì, e forse i titoli dei cd li ho già scorsi più volte, ma mi piace lo stesso passare di lì. Se decido di incontrare quelcuno, in quella zona, lì mi sento a mio agio e davanti ad  una tazza di tè chiacchiero più volentieri.

Recentemente ci sono passato diverse volte, dopo un periodo piuttosto lungo di assenza.

L’altro giorno, anzi, l’altra sera, dunque, sono andato a restituire alcuni prestiti. Una guida di Praga, che mi è stata utile nella recente vacanza… fuori porta ed un altro paio di libri di cui non ricordo il titolo (nessuno stupore, ormai è così, e poi erano libri presi in prestito da mia moglie).

Sul grande tavolo dove sono allestite le postazioni internet, nella sala di lettura dietro al bar, c’erano, come capita spesso, i libri in dono, quelli che di cui i proprietari hanno deciso di disfarsi senza avere il coraggio di riempire i cassonetti della raccolta differenziata della carta. Chi ama i libri lo sa, spesso non si ha il coraggio di imbucare i figli ripudiati nella famelica bocca rettangolare del candido cassonetto per la carta. E allora si cerca una biblioteca che sia disposta a fungere da centro di distribuzione e smistamento, o, se si vuole, da centro di protezione dei figli ripudiati. Un genitore adottivo di buona volontà si trova spesso, facilmente, in biblioteca.

Ecco, io sono uno di quelli.

L’altra sera, dunque, sul tavolo c’era n cesto abbastanza pieno.

Con un’offerta libera di 2 euro si poteva scegliere di adottare un orfanello.

E così ho cominciato a rovistare nel cesto.

La ricerca è stata fruttuosa.

Ometto di parlare delle video cassette, per le quali occorre sempre il lettore per VHS, che ormai non ho più.

Ma subito ha attirato la mia attemzione un volumetto dgli Struzzi della Casa editrice Einaudi.

L’autore è Velimir Clébnikov.

Il titolo Poesie.

Il sottotitolo Saggio, antologia e commento a cura di Angelo Maria Ripellino.

A parte il nome dell’autore, a me sconosciuto, tutto il resto era molto invitante,  come una… sconosciuta,  golosa pietanza esotica.

Ingredienti ottimi, certo, la casa editrice ed il curatore del saggio e dell’altologia, poeta e conoscitore del mondo slavo, autore del mitico Praga magica, che ho nella libreria di casa da anni e che, nelle mie due occasioni di viaggio a Praga, mi ero ripromesso, ogni volta di leggere e che, ogni volta avevo … diligentemente accantonato. Ma, vi giuro, a malincuore. Mille volte mi sono imbattuto nelle citazioni di quel libro e del suo autore, leggendo di qua o di là sulla città ceca, che, per me, ha il magico destino di aver dato i natali ad alcune figure che mi sono particolarmente care, in letteratura, o poesia. Parlo degli amatissimi Kafka, Milena Jesenska, Rainer Maria Rilke…

Insomma, ho preso il volumetto di Chlébnikov e mi sono seduto sulla sedia modernista di plexiglas trasparente, in un angolo abbastanza al centro della sala lettura.

Ed ho cominciato a sfogliare, leggiucchiando di qua e di là.

Per cercare di capire, innanzitutto, se ne valeva la pena, l’adozione di quell’orfanello che aveva richiamato la mia attenzione con cotanta dovizia di bene.

E sfogliando sfogliando, mi sono imbattuto in na breve composizione, in pochi versi che mi hanno fatto davvero restare di stucco.

Quelle parole, quella poesiola di una quindicina di versi, parlavano di me.

Anzi, di più.

Li avrei scritti io.

Li ho cercati a lungo, li ho chiamati, li ho invitati tante volte, rimuginando tra me e me, e quante volte!, pensando e ripensando a questo blog, al suo titolo sbagliato, al mio rapporto complicato con questa strana repubblica che mi sfugge da tutte le parti, che sfugge ad ogni definizione, che non vuole farsi catalogare per avere un senso, una logica, una ragione coerente.

E invece, lui, Chlébnikov, li aveva già scritti più di un secolo fa.

Con la naturalezza dei veri poeti aveva saputo trovare le semplici parole per dire quello che con infinita fatica io ero riuscito a non saper dire.

Quante parole hanno sommerso queste pagine per confondere il cristallino senso di quello che volevo dire.

Ecco.

Adesso lo so.

E muoio dal desiderio di condividere con voi questa gioia.

Chi di voi mi conosce ed ha avuto la pazienza di leggere queste pagine con l’affettuosa costanza che ha ccompagnato la nostra amicizia, le nostre concittadinanze, troverà, nelle parole di Velimir, echi e presenze di temi che mi sono sforzato di trattare molte volte, nei miei post.

Certo, i miei risultati non assomigliano a quelli di Velimir, ma, per me, avere un … mentore, una… stella di riferimento… che credete, vedermi ritratto così fedelmente in quei versi, per me, non sia stato davvero una grande emozione?

Eccoli qui, allora, quei versi.

In fondo, potrei anche dire: eccomi qua, allora, ecco il ritratto della repubblica indipendente.

A

IO E LA RUSSIA

La Russia a miglia di migliaia diede la libertà.

Simpatica impresa! A lungo verrà ricordata.

Ed io mi tolsi la camicia

e ciascun grattacielo di specchi dei miei capelli,

ciascuna fessura

della città del corpo

espose tappeti e tessuti di pòrpora.

Le cittadine e i cittadini

Del Me-stato

si affollavano alle finestre dei riccioli a mille finestre,

le Olghe e gli Igor,

non per ingiunzione,

esultando al sole, attraverso la pelle esultavano.

Cadde giù la prigione della camicia!

Non feci altro che toglierla di dosso:

diedi il sole ai popoli del Me!

Stavo nudo nei pressi del mare. –

Così donavo libertà alle genti,

alle schiere dell’abbronzatura.

 

Da Wikipedia:

« Senti il rumore, eh, amico mio? Questo qua è Dio che salta dentro un pio. »
V. Chlebnikov, Al mattino, 1921

Velimir Chlebnikov, pseudonimo di Viktor Vladimirovič Chlebnikov (in russo: Велими́р Хле́бников[?]; Oblast’ di Astrachan’, 9 novembre 1885 – Santalovo, 28 giugno 1922), è stato un poeta russo, uno dei principali futuristi del suo paese. Chlebnikov apparteneva al più importante gruppo futurista russo, Hylaea, insieme con Vladimir Majakovskij, Aleksej Kručënych, Davyd Burljuk e Benedikt Livšic, ma già in precedenza aveva scritto molte opere significative. Tra i contemporanei, era considerato “un poeta per poeti” (così Majakovskij nel suo necrologio) e un genio squilibrato… segue

6 thoughts on “ADOZIONE DI UN ORFANELLO

  1. Bella l’idea dell’adozione, con i tagli alla cultura qualche centinaio di euro per l’acquisto di nuovi libri fan comodo. Anche da noi c’è stata una cosa simile. Siamo allo stadio che portiamo noi i libri in biblioteca con la speranza che si tiri su qualche soldo. Non abbiamo nella nostra piccola dimensione gli spazi di Roma, ma c’è una buona organizzazione che consente al sistema bibliotecario della provincia, di far girare i testi tra le diverse realtà.
    Ciao

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  2. Da noi, non solo nelle biblioteche, ma anche nei supermercati, nei bar, ci sono angoli di libri viaggianti, si portano e si prendono, così, senza spendere neanche un euro…e molto bella la poesia, veramente una canzone per la libertà.
    Ciao.

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  3. Roma, caro Popof, è molto grande e qui si organizzano tante iniziative differenti. Io ho raccontato questa, piccolina, del Bibliocaffè. Ce ne sono altre che conosco e molte altre che mi sfuggono del tutto.
    Ma questa mi è stata di ausilio diretto.
    Per questo l’ho raccontata.
    Un caro saluto,
    Piero

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  4. Carissima Paola,
    lo scambio di libri è una nobilissim arte, chiamiamola così.
    Io con il mio affetto per i libri, l’ho chiamata una forma di adozione, mi piace che quelli non restino orfani.
    E, nel caso del libro di Velimir Chlebnikov (mannaggia che nome difficile!), mi ha fatto scoprire un autore che non conoscevo ed una poesia che sento molto mia.
    Poi, come dici tu, questa poesia è una canzone di libertà. Bello, bellissimo.
    E poichè io mi sento come questa poesia, posso dire di sentirmi come una canzone di lbertà.
    Bello e, soprattutto, è questo che volevo per questo blog.

    Un abbraccio,
    Piero

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  5. Che bel luogo dev’essere quello che ci descrivi… un luogo accogliente, come dovrebbero essere tutte le biblioteche e quell’idea dell’adozione è sicuramente una genialata. E’ vero, è difficile separarsi dai libri, anche se ormai son datati, letti e riletti mille volte. Per alcuni io proprio non ci riesco, per altri invece li ripongo negli scatoloni. Sembra strano ma è un distacco meno difficile. Questa che racconti mi ricorda un po’ il “passalibro”, quell’idea di lasciare un libro in un luogo dove possa essere ritrovato (il tavolino di un bar, il sedile di un autobus…cose così… Anche questo mi piace e l’ho anche fatto qualche volta. Ma veniamo al tuo libro” orfanello”. Non lo conosco ma so che è caduto in buone mani🙂
    Poveri libri di poesia…così bistrattati! Ma tu, lo amerai, ne sono sicura, già lo ami, perchè i versi li hai sentiti tuoi. Obiettivo ragiunto! Quando succede, non ci si può sottrarre. Non è così?
    Un caro abbraccio

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  6. Cara Patrizia,
    il Bibliocaffè è un bel posto, si, a volte un pò rumoroso, ma pieno di vita.
    Spesso ci arrivo a piedi, da casa o dall’ufficio. E’ una bella tappa, relaxing e interessante.

    I libri sono figli che si amano, alcune volte, ci accompagnano nella vita, ci arricchiscono con qualcosa di vivo che ha una vita propria, qualciosa di nostro e al tempo stesso che non possiamo dominare fino in fondo.
    O forse non sono figli ma creature con n’esistenza indipendente.
    Ci parlano, a volte, dagli scaffali, ci chiamano e conversano con noi, vengono approsso a noi per un pò, ci tengono compagnia, ci insegnano qualcosa, a volte cose importanti, ci fanno crescere, ci fanno piangere, costruiscono una casa dentro di noi dove vengono ad abitare, ci adottano, addirittura, certe volte.

    In questo caso ho raccontato io di averlo adottato, questo orfanello. Ma forse è stato lui a scegliere me, mi ha fatto le poste, mi ha fatto la corte, mi ha conquistato con il suo fascino cortese e caldo…
    Non lo posso dire con certezza. E chi mai potrebbe?
    Come una sirena ha cantato per me la sua canzone amorosa, forse, ha lanciato il suo amo ed io… ho abboccato…

    Ma che importa?
    Ciò che conta è che siamo na famiglia numerosa, che si allarga sempre di più, siamo molto legati.
    Nessuno potrà separarci.

    Un abbraccio,
    Piero

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