W I BORGHESI

E adesso che siamo diventati tutti borghesi…

Si, perchè, tanto si vede, siamo diventati tutti borghesi.

Gli operai non ci sono più, sono diventati tutti stranieri, immigrati, clandestini…

I pochi italiani che ancora si ostinano a voler fare gli operai…

Ecco, finalmente, ormai, gli ultimi operai italiani li stanno dismettendo tutti: qualli che ancora ci restano, saranno dati via con questa crisi qua, a prezzi stracciati, in saldo, col 70 per cento di sconto!

Insomma, e adesso che siam diventati tutti borghesi…

Ci piace la musica.

Solo le canzonette, proprio come a Sanremo.

Possiamo metterci comodi, sul divano, dopo cena, in pantofole.

Io in soggiorno ho il divano rosso amaranto, di pelle, molto comodo.

E a casa porto le pantofole nere, molto comode anche quelle, a dire il vero.

Calde, tutte rivestite di panno.

Nero.

Le porto per l’inverno

Ma ormai si sono consumate.

L’anno prossimo ne comprerò un altro paio…

Adesso che siamo tutti borghesi, possiamo fare il tifo per tutti gli Schettino italiani…

Possiamo stare a guardare quando lo rilasciano …

… mentre ancora non hanno finito di trovare il corpicino della povera bimba dispersa, morta annegata … e neanche gli altri, gli altri dispersi …

… e sappiamo applaudire quando prendono un clandestino e lo buttano in cella solo perchè è sporco, puzza e prega un altro dio.

Adesso che siamo tutti borghesi, possiamo commuoverci ai funerali di Stato del cantautore di successo che ha lasciato il suo povero compagno distrutto dal dolore a piangere sull’altare.

A fianco c’è il cardinale porporato che fa la sua severa predica moralista e che condanna i suicidi, gli omosessuali, quelli che chiedono l’aborto al servizio sanitario nazionale e anche gli altri che vogliono far l’amore col preservativo.

Ora che siamo tutti borghesi possiamo avere le nostre belle amnesìe salutari.

Possiamo dimenticarci di pagare le tasse, quando toccherebbe proprio a noi, e possiamo dimenticare che il lavoro per il trota più intelligente – a cui abbiamo comprato il diploma al diplomificio più caro – non si chiede al compagno di merende che ha avuto tanto successo… poi, non ricordo … ecco, possiamo anche dimenticare che i fiori all’amante non si mandano a  casa, se quella è sposata…

Adesso che siamo tutti borghesi, però, non dobbiamo preoccuparci più.

Adesso che gli operai sono spariti possiamo dirlo, quelli non erano mica dei tipi tanto normali.

Qualche malattia ce l’avevano sempre addosso, erano strani, e poi erano anche pericolosi.

E, infine, diciamolo, erano anche comunisti, con tutte quelle pretese rivoluzionarie !

Ecco, invece….

…. invece, adesso, finalmente, siamo diventati tutti borghesi …

… e adesso anche il prete in processione sarà più contento…

4 thoughts on “W I BORGHESI

  1. Noi abbiamo fallito, è inutile che facciamo finta di no, ci siamo adagiati perchè in fondo faceva comodo a tutti… certo, le nostre idealità ce le abbiamo ancora dentro, ma non siamo riusciti a farle diventare qualcosa di concreto. Sai Piero cos’è che mi fa più male? E’ che non siamo riusciti nemmeno a trasmetterle ai ragazzi ed oggli li vediamo fermi, immobili, preoccupati giustamente del loro futuro ma rassegnati a vivere in questo mondo che noi gli abbiamo costruito. E se sono così fermi…perchè? Qual è il motivo se non un’assenza nostra nella loro crescita umana? Sai, è un periodo che sono in crisi anche con il mio lavoro: mi chiedo se davvero serve a qualcosa, se davvero può far crescere persone diverse. Aldilà dell’insegnare nozioni, mi chiedo se ciò che cerco di trasmettere umanamente abbia davvero peso. I valori…i famosi valori che cerchiamo di trasmettere sono deboli amico mio, non per ciò che significano, ma perchè non riescono a competere con tutto il resto, con la mentalità delle famiglie, della società in generale, in cui i bambini ed i ragazzi vivono. Siamo deboli e non abbiamo la forza per contrastare tutto questo…Mi sto facendo molte domande ultimamente e sto cercando risposte, ma non so nè come, nè dove trovarle…
    Ti abbraccio

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  2. Cara Patrizia, le tue parole sono dure, molto dure.
    E sono anche molto vere, ovviamente, perchè tu vedi con gli occhi e senti col cuore e poi racconti ciò che vedi e senti.
    Abbiamo fallito.
    Io non so se userei le stesse parole, ma si, si può dire così.
    Come generazione abbiamo fallito.
    O meglio, ci siamo ingozzati, come generazione, e per ingozzarci abbiamo lasciato scappare via tanti nostri vecchi ideali…
    Si èanche così.
    Ma forse non è solo questo.
    Il problema non è ciò che si può vedere, il fallimento, ma comprendere, cercare di spiegarci cos’è che è accaduto.

    Non voglio farla lunga, quindi mi limito a fare un’affermazione, che credo non si possa smentire.
    Durante questi anni, nei due, tre decenni durante i quali accadeva questo fallimento è accaduto anche altro, fatti, fatti importanti e grandi.
    E’ cambiato tutto il mondo, Patrizia, no?
    E’ caduto, fallito, crollato, imploso, il comunismo, he era la Grande Utopia dei poveri.
    Credo che dopo il Cristianesimo, o in genere le Grandi religioni, non vi fosse altra grande utopia dei poveri.
    Un fatto grande, no?
    Poi è accaduto un altro fatto.
    La nostra generazione era quella dei boom.
    Boom economico e boom delle nascite.
    Avevamo le radici nella cultura del dopoguerra, della ricostruzione dell’entusiasmo dei nostri padri/madri, ma il nostro tronco si è sviluppato nei decenni della crisi del petrolio, della terziarizzazione delle economie.
    Loro, i nostri genitori, avevano una fiducia cieca nel futuro. Erano sopravvissuti alla storia, al fallimento vero dell’uomo, Patrizia mia.
    Ed erano fiduciosi. Però era anche facilitato del fatto che si doveva ricostruire tutto, dovunque servivano mani per fare ed erano necessari figli per colmare i vuoti lasciati dai morti. E così siamo arrivati noi.
    Loro erano un esercito di operai, la fabbrica era il loro ideale, la loro disciplina, la loro caserma. Noi eravamo le nuove reclute.
    Però ad un certo punto il mondo esterno, quello degli altri mondi, del secondo mondo e quello del terzo mondo, hanno smesso di rimanere fuori dalla porta e sono entrati in casa nostra.
    Poteva avvenire questo in modo violento, con sconvolgimenti e guerre.
    Ma per fortuna non è andata così.
    Però sono crollati tutti i riferimenti con cui eravamo cresciuti.
    I riferimenti dei nostri genitori, le loro officine, le loro fabbriche, le loro caserme da operai, sono divenati archeologia. E’ bastato un battito di palpebre. E sono svanite le bandiere rosse, le certezze delle ideologie che per decenni avevano diviso il mondo in buoni e cattivi.

    In questi ultimi decenni, forse in questo ultimo, in questo nuovo millennio, è accaduto anche che le già scarse certezze rimaste fisse nel mondo sono state disintegrate dalla rivoluzione informatica, che ha liquefatto la società, ha finito di spezzare ogni legame fra gli uomini… o meglio, questo sta accadendo qua e là, mentre ancora ampie zone del pianeta resistono. Ma la strada mi sembra tracciata. Fra pochi anni, al massimo una decina, una quindicina, tutto sarà ancora andato avanti su qesta via.
    Ilmodo di volersi bene, di costituire una societò, credere in qualcosa che sia condivisa, lottare per qualcosa, sacrificarsi per un ideale condiviso con altri uomini… questo avrà un significato molto diverso da offi, fra 15 anni. E già è molto diverso, oggi, da 20 o 30 anni fa.

    Potevamo opporci a tutto questo?
    E, soprattutto,dovevamo farlo? Era giusto, era bene?

    Anche se la mia descrizione è solo sommaria, credo sia abbastanza realistica. Trasformazioni così sono epocali. Forse un turbine così capita una volta ogni due o tre secoli.
    Noi non potevamo opporci.
    Potevamo resistere?
    E perche farlo? Perchè il cambiamento non ci piace?
    No, amica mia. A me il cambiamento piace, è affascinante, inebriante.
    Non mi sarei voluto perdere questo spettacolo per nulla al mondo.
    Ma sarebbe stato giusto opporsi?
    A parte l’inanità della domanda (il mondo va dove vuole, senza chiedere il permesso a nessuno), credo anche che ci sia tanto di bene in questo mondo così. Basta volerlo vedere. Non ne faccio descrizioni, ma penso solo al fatto che l’umanità prospera con 7 miliardi di individui sul pianeta qualcosa di buono ci deve essere.

    Tutto questo è sconvolgente.
    Certo, amica mia.
    Tutto questo è tremendamente sconvolgente.
    E’ come attraversare l’oceano in tempesta a bordo di un guscio di noce.
    Ma noi siamo lì, in quel guscio.
    Impegnati in quest’avventura mitica, che, per essere affrontata richiede una tempra da eroi.
    Ma eroi, gli uomini, in realtà non sono.
    Noi siamo fragili, deboli, paurosi.
    E tremiamo di fronte agli elementi della Storia scatenati intorno a noi.
    Come potremmo mai non sentirci disorientati, impauriti, spaventati?

    Au tuoi bamini e ragazzi, Patrizia cara, nondevi temere di raccontare cosa sta accadendo.
    Devi fargli comprendere che stanno per salire anche loro su quel misero guscio di noce sbattuto dai marosi.
    Non hanno altra alternativa.
    Ma, perbacco, stanno per vivere la STORIA!
    Loro sono il sangue fresco, l’energia, la volontà, la fede di domani.
    Come potresti mai tradirli, abbandonarli, lasciarli senza la tua guida?
    Lo faresti con un figlio tuo?

    Hai paura?
    Certo, anche io.
    E poi ci sembra di essere ciechi, sbandati, incapaci di prendere una direzione.
    Si.
    E’ davvero terribile.
    Ma tutto questo è solo una faccia della medaglia.
    L’altra la stiamo tracciando adesso, non è definita, dipende anche da noi e dipende anche da loro, da quei bambini/ragazzi ai quali stai fornendo le istruzioni sommarie per sopravvivere su quella scialuppa/guscio.

    Certo, il mondo potrebbe fare la fine della nave Concordia, arenarsi su uno scoglio, morire dissanguato, mentre il suo vile capitano scappa via, cercando salvezza chissà dove.
    Ma se dovesse accadere qualcosa di simile quel capitano non potrebbe trovare salvezza. da nessuna parte. Nè vi sarebbe un comandante Di Falco ad ordinargli di ritornare bordo!
    Non c’è alternativa.

    Per concludere, solo due cose ancora.
    1. Per quello che mi sembra di capire, è la prima volta sul pianeta che una rivoluzione così radicale accade senza sconvogliemnti bellici spaventosi. Vuoi vedere che la belva assetata di sangue ha imparato qualcosa dall’ultima barbarie del secolo scorso? Fosse così, la bomba atomica sarebbe servita a qualcosa. Il demonio si sarebbe redento e potrebbe tornare a sedersi alla sinistra del Padre.
    Nessuna certezza al riguardo.
    Ma oggi possiamo credere che sia così.
    Sperare in questo, aver fede, impegnarsi “politicamente” per questo non ti sembrerebbe un gran programma per un partito (ti prego, cogli anche l’ironia. Ma anche la mia fede in questo).

    2. La seconda, cara Patrizia, è che lo sfogo sui borghesi è l’amarezza di quello che sento intorno, il peso di quel silenzio di cui ho scritto l’altro giorno. Questo è l’oggi. Questo lo sbandamento di oggi. Visto e letto con le parole di ieri. Per i nostri ragazzi sono parole senza senso. Loro non usano queste classi di pensiero. Come non ci dividiamo più fra i sostenitori di Mario e Silla.
    Ma noi più anzianotti si, ci capiamo.
    Sai, non scrivo spesso in forma diretta, politica per dire quel che penso dell’Italia, dei partiti, del governo, del tempo di oggi, ma preferisco mediare tutto questo attraverso storie e personaggi “fantastici”, immaginari, ma con i piedi ben piantati nella realtà, perchè così se qualcuno legge può “toccare con mano” la realtà di quei personaggi, di quelle situazioni, di quelle storie. Le parole politiche, invece, sono tutte confutabili, oggi. Non ci sono più paletti ideologici che sostengano le tesi. Tutto va, tutto scorre, tutto è in balia della tempesta che scuote l’oceano.
    Mi restano solo delle storie da raccontare per dire il vero che abbiamo sotto gli occhi.
    Tu, cara Patrizia, ai tuoi bambini, poni le tue domande. Quelle che, mi racconti, ti stai ponendo in questo periodo ed alle quali non sai rispondere.
    Loro potranno aiutarti a trovarle, quelle risposte. Abbi fiducia in loro.
    Insegnagli a porsi domande.
    Non preoccuparti, prima a poi, tutte le risposte risulteranno sbagliate.
    Ma il contributo prezioso lo danno le domande. Sono quelle, le domande, che spostano il mondo.

    Un bacio (e scusa il diluvio…)
    Piero

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