L’ATTACCO

ROMA - PIAZZA DI S. MARIA IN TRASTEVERE

a

Come rimbomba questo silenzio!

Ci travolge.

Ci sommerge.

E’ un’onda anomala, uno tsunami…

E’ un uragano, ci scuote…  ci sbatte.

Fa male, ci distrugge, è come una tempesta, è un cataclisma, un terremoto.

Vedo la piazza che si allarga, sotto questo peso insostenibile, insopportabile.

Le forme rotonde, delicate che gli artisti avevano dato alla materia riempiendola di fermenti e di suoni felici, adesso si schiacciano, fino a scoppiare, gli ovali si allungano, si fanno  piatti, smunti, scoloriscono.

Poco più in là, al margine del mare di mattoni rossi che si gonfia a dismisura, si stanno sbriciolando le torri e i palazzi, s’infrangono i muri, cedono gli architravi, sprofondano le fondamenta su cui era stata costruita la solida città.

Questo silenzio è pesante.

E’ come una cappa di piombo.

Si fa arido, sopra di noi il cielo, ardente, quel piombo  che grava, incombe e ci schiaccia, sembra diventare una colata di fiamme.

Come schiaffeggiate da quel mare di lava, le strade, là, in basso, si spezzano, mentre i ponti crollano sul fiume fumante.

E’ un mostro, spaventoso, questo silenzio, che pesa su di noi, che ci strania e ci avvolge come un bozzolo che, lento, ma inesorabile, ci stringe e ci stritola, strumento di tortura di un inquisitore senza pietà.

Il silenzio.

Questo silenzio malato.

Da dove arriva?

Dove ha lasciato la sua casa, il suo palazzo, la sua terra desolata?

Deve abitare in un luogo terribile, questo silenzio, nel regno del Nulla.

Ed ora, muto cavaliere senza insegne, senza armi nè armatura, sta conquistando la nostra città, lo vedo avanzare, guadagna già i quartieri più vicini, li espugna uno ad uno, nessuno si oppone, li prende, sono suoi, è diventato il nuovo padrone.

E’ un silenzio di morte.

Anche se, di fatto, siamo restati vivi.

E’ penetrato dentro di noi senza fare alcuno sforzo.

Solo, semplicemente, annullando ogni differenza fra dentro e fuori, fra vuoto e pieno, fra luce e buio.

Il silenzio non è l’oscurità.

Il silenzio è un traditore più perfido.

Le tenebre si vedono arrivare, si scorgono in lontananza, quando marciano verso di noi.

A poco a poco spengono l’orizzonte, poi conquistano la linea più ravvicinata che si staglia sui tetti, che attraversa le facciate dei palazzi e poi si mangia l’ombra che proiettiamo a terra e che teniamo, stretta, legata ai nostri piedi, prigioniera dei nostri piedi.

E quando quella, l’oscurità, la povera ombra, smette di implorare pietà, e tutto si arrende al silenzio, ecco, allora, ecco, il buio si è fatto completo. Quello ci ha divorati.

Ma, volendo, avremmo potuto difenderci, se solo avessimo osato tentare, se solo avessimo mosso un dito, magari se ci fossimo solo spostati un poco, da un’altra parte.

Il silenzio no, invece.

Lui è crudele.

E’ un assassino che tende il suo agguato di nascosto.

Se ne sta acquattato da qualche parte.

Mentre, di giorno, te ne vai in giro, indifferente, per le vie della città, ed il traffico impazzisce come sempre, strombrazzando, imprecando, gemitando, tuonando e strepitando, e la folla ti ingoia come una balena fa col mare, solo per respirare, rumoreggiando, soffiando, muggendo, e poi ti sputa fuori, sibilando, quasi fosse l’urlo della sirena di una vecchia nave che saluta il cielo, fratello del mare, ecco, mentre accade quello che accade ogni giorno intorno a noi, mentre ce ne andiamo in giro, a vivere da qualche parte, come sempre, senza neanche sapere dove o perchè, ecco, eccolo, l’arcinemico, invisibile, inatteso, inaspettato, eccolo, col suo passo di carica travolgente, imprevista.

Una scossa, un urto, un lampo.

All’improvviso ti accorgi che non sei più tuo, lui ha già vinto.

Le bianche forme di marmo al margine della piazza, alte, che si stagliano contro la luce accecante del sole, all’improvviso si fanno più bianche, perdono il colore, diventano liquide, inutili, vuote sagome che chissà cosa tiene ancora gonfie.

I santi sui timpani delle chiese si sono appena voltati un poco, incuriositi, a guardare ciò ch’è in un lampo è avvenuto. Sembra quasi stessero lì da tanto, immobili,  a godersi lo spettacolo.

Le cupole tonde, morbidi seni che hanno allattano per secoli i tuoi desideri più profondi, o quelli più alti, chissà, ecco, in un attimo si sono fatte sterili coppe, fredde, rovesciate, vuote anch’esse.

E in questo spazio immenso, che si allarga a dismisura sempre di più, come in un infinito oceano che si espande nel vuoto dentro di te, ecco, allora, all’improvviso, che ti ritrovi da solo, inabissato in un’immensità immobile nella quale anneghi asfissiato, completamente abbandonato dalle forze del tutto.

Non serve gridare.

Nessun suono esce dalla tua gola.

E poi, nessuno si volterebbe.

Nessuno c’è, intorno a te, per vivere con qualcuno quest’incubo senza fine.

Il silenzio ti prende come si prende un fiore.

Ti spezza le gambe.

E resti steso, atterrito, lì, in attesa che una folata ti trascini da qualche parte.

Ma anche il vento si è fermato.

Nessuno, ormai, in città, sa più niente degli altri.

A nessuno, più, importa più niente di nessuno.

Ognuno va per la sua strada, trascinato dalla sua raffica di tramontana gelida, freddo, livido, col pallore della morte stampato sul viso.

Il momento, l’attimo, l’istante esatto in cui quello, il silenzio ti ha preso, non saprei descriverlo.

Forse eri sempre stato in suo possesso. Solo che quello, lui, ti aveva illuso, ti aveva concesso qualche tempo, ti aveva messo alla prova e proprio quando pensavi di potertene andare libero, ecco che quello, il tuo padrone di sempre, si è stretto intorno alla tua gola e ti ha rinchiuso in questa gabbia senza sbarre.

Solo che così fa più male.

Mentre  per lui è solo una soddisfazione maggiore.

Forse lui vuole lasciarti qualche vago ricordo del tempo in cui  le voci avevano le voci dei gabbiani, dei corvi, delle aquile, e volavano leggere nel cielo, raccontavano storie e scambiavano opinioni con le montagne, con gli alberi, con le stelle lontane.

Era il tempo in cui tu eri una parte del tutto.

Ma no, certo mi sbaglio.

Io non ho nessun ricordo di quel tempo perduto.

Il silenzio, forse, ce l’ha.

E se vuole farti soffrire di più, prima di rubarti ogni memoria,  può parlarti all’orecchio di quei giorni meravigliosi…

Io mi domando perchè possa accadere qualcosa del genere.

Non credo che lui sia tanto cattivo per un difetto di natura.

Non credo neanche che ciò debba accadere per forza.

Non credo che siano il fato, il destino, la necessità, a volere così.

Io penso che siamo noi.

Penso che sia ognuno di noi a decidere.

Ciascuno sceglie la sua morte finta, così.

Forse perchè abbiamo paura di dover morire davvero, un giorno, senza sapere quando ciò accadrà.

E l’incertezza mette paura ancora di più.

E allora crediamo che fingere di essere morti mentre ce ne andiamo in giro così, ancora vivi fuori, ecco, forse pensiamo che così ci abitueremo pian piano, forse siamo convinti che, così, quando, arriverà per davvero il momento di morire davvero, ci sembrerà un momento meno brutto, ci farà meno dolore, magari, addirittura, non ce ne accorgeremo neanche.

O chissà, forse è per un’altra ragione.

Forse tutto ciò accade solo perchè siamo troppo distratti.

O, per essere più preciso, troppo attenti solo a noi stessi.

E, in questa spasmodica, maniacale attenzione a noi stessi, lasciamo aperta la porta al silenzio, che, quindi, entra, quando decide, e spadroneggia, facendosi beffe di noi.

Oh, come sarebbe bello potersene andare in giro e sentire per strada suoni di chiatarre ad ogni angolo, e canti di festa e cori di giubilo.

Come sarebbe bello se tutti i muri fossero spazi per essere disegnati, se le facciate dei monumenti fossero libri di storia, se le strade scrosciassero come fiumi, se potessimo camminare ,leggeri, come uccelli senz’ali.

Come sarebbe bello se ogni uomo sapesse ascoltare la sua voce che, allegra, narra, sommessa, la storia di tutti quelli che hanno portato il suo stesso nome prima di lui.

Come sarebbe bello se non fosse necessario neanche parlare, per dirsi qualcosa, e se, per dire ciò che di più importante ci portiamo nel cuore, se, per raccontare il nostro segreto più prezioso e nascosto, ecco, se per dire cose così, fosse sufficiente scambiarsi solo un sorriso, uno sguardo, una stretta di mano…

Ecco, non so.

Forse ci siamo persi in questo.

Oppure è che siamo duri, come pietra, come sassi, come rocce.

Io non lo so.

Ma lui, il silenzio, si, lui lo sa.

Lui si aggira, è qui, attorno, da qualche parte, lo sento.

E presto cercherà di sferrare ancora il suo attacco mortale.

Lo sento.

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4 pensieri riguardo “L’ATTACCO

  1. Io penso che siamo noi.
    Penso che sia ognuno di noi a decidere.
    Ciascuno sceglie la sua morte finta, così.
    Forse perchè abbiamo paura di dover morire davvero, un giorno, senza sapere quando ciò accadrà.
    E l’incertezza mette paura ancora di più.

    come mi fanno male queste parole, perchè è vero, l’incertezza ti rode l’anima ma quando arriva la certezza è ancora peggio.
    Ciao Piero.

    Mi piace

    1. Questo silenzio qua è terribil.
      E’ il silenzio che c’è adesso qua attorno, tra di noi, mi riferisco all’Italia, alla politica che si è ritirata nel chiuso delle segreterie di partito e lì langue, mentre le persone sono lasciate in balia dei tecnocrati… Non è solo l’Italia, a pensarci bene, sono anche la Grecia, la Spagna e tutta l’Europa, e gli USA, e la Siria e la Russia e… il resto.
      Ed è anche la coglioneria degli Schettino, dei NOTAV, dei fascistoidi dannnziani del Giornale e di Libero, dei cortei di Storace, dei sassi dai cavalcavia e dei cavalcavia occupati…

      Ecco, è un’inquietudine che monta. Mi sembra di sentire l’aria degli anni sessanta, ma senza il boom, che metteva di buonumore.

      MI viene in mente questa canzone di Giorgio Gaber, che sembra scritta proprio oggi:

      Un abbraccio, Paolè.
      Piero

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  2. Io amo il silenzio, credo tu l’abbia capito….ma è un altro tipo di silenzio.
    Quello che ci circonda oggi e che ci aspetta al varco non è un silenzio che fa presagire cose buone.
    E’ come se fossimo annichiliti di fronte ad una realtà che abbiamo sempre visto, ma mentre una volta c’erano le forze e le energie per ribellarsi, ora sembra che siamo tutti disillusi e rassegnati. Abbiamo forse la sensazione di essere arrivati ad un limite difficilmente superabile, a volte l’impressione è che ormai nulla sia più possibile. Io non so se questo è vero o no, ma comprendi ora, perchè il mondo mi fa paura? E questo mi fa ancora più paura…
    Un abbraccio

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  3. Si, Pat, anche a me piace il silenzio.
    Ma qui si parla di “questo silenzio” che è un’altra cosa.
    E’ qualcosa che è dentro, in parte anche dentro di noi, forse, ma sicuramente si sente incombere, questa cappa, sulla nazione.
    Quei fermenti che si sentivano, che reagivano al vecchio governo così impresentabile ora sembra che si siano acquietati.
    Si certo, il prfoessore, adesso, sta riattaccando i pezzi.
    Adesso non ci sono più ministre veline, ministri strilloni e presidenti del consiglio joker.
    Non si parla di più delle imprese d’amore o di giustizia del premieri.
    Non si sognano più repubbliche di bengodi dove ttti possono fottere gli altri a libero piacimento.
    Adesso si parla del dovere di pagare le tasse.
    Si parla del dovere di fare sacrifici.
    Si parla dello spread, che pure quello adesso non rende più, scende e scende, come scendono gl indici di borsa…

    Eppure c’è qualcosa, Pat, che non mi piace.
    Vedo i giovani tacere.
    Prendere schiaffi dalla vita, ogni giorno, e stare zitti.
    Gli hanno rubato il futuro e neanche le finte liberalizzazioni riusciranno a restituirgli granchè.
    L’Italia resta indietro nel campo tecnologico, scolastico, culturale, innfrastrutturale… per loro, per i giovani, che domani ci sarà?
    Vedi qualche segno di ripresaintorno a noi?
    E vedi qualcuno che si lamenta?

    Solo i NOTAV.
    Adesso questo è diventato il problema nazionale.
    Addirittura quasi ci scappava il morto.
    Guarda, io non discuto il merito della questione.
    E’ una linea ferroviaria essenziale?
    Forse no?
    Non lo so.
    Ma è certo abbastanza marginale, per noi.
    Tanto, per andare a Parigi, con un aereo, magari un lw cost, basta poco più di un’ora e mezza e un prezzo che è la metà di quellodel treno. Pensa, Roma-Praga, l’altra settimana, andata e ritorno, meno di cento euro a persona. Roma-Napoli, con l’alta velocità, 82!
    E poi, ci si pò ammazzare per la galleria della Torino /Lione?
    Forse preferivano fare un’autostrada?

    E poi, sento quell’odore esatto del perbenismo che orna a trionafre.
    L’ipocrisia perbenista.
    Hai visto, ieri, ai funerali di Dalla?
    Hanno fatto tanta scena per il povero ragazzo compagno di letto di Lucio.
    Tutto bene, bada, penso io.
    Ma Giovanardi non c’era?
    Si è girato dall’altra parte?
    E Benedetto XVI?
    La morale a due pesi mi fa male, cara Patrizia.
    Per la povera Luana, poveraccia, dopo tanti anni, dieci, forse venti, di sofferenza, neanche in chiesa l’hanno fatta entrare, dopo morta. E hanno offeso il padre.
    Ma per Lucia Magri, suicidatosi liberamente nella barbara Svizzera, nessuna scomunica?
    E perchè non hanno mai scomunicato queglie retici degli svizzeri che ammazzano, assassini, così, chi si vuole suicidare, su richiesta?
    Forse perchè sono ottimi banchieri e trattano benissimo il segreto bancario,come qui da noi si tratta il segreto del confessionale?

    Ecco, Pat, tutto questo mi pesa addosso.
    Il buon Monti, ottimo, puzza come puzzavano le divise di mio padre, i vestiti dei vecchi democristiani di una volta.
    Nessuna offesa a mio padre. Mi manca, come non mai. Ma il suo pensiero non era il mio. E il mio resta il mio.
    Di buono c’è che la puzza è cambiata, da novembre ad oggi.
    Allora c’era ancora il tanfo delle fognature berlusconiane.
    Oggi è quello dei borghesi operosi ed ipocriti.
    Pare il tempo giusto per una canzone di De Andrè.
    Ecco, anche lui mi manca.
    Per salutarti, te ne regalo un frammento, così ci consoliamo un pò.
    Un bacione,
    Piero

    E tanto, per non farci mancare nulla, ecco anche l’originale:

    (testo framcese: http://angolotesti.leonardo.it/G/testi_canzoni_georges_brassens_9624/testo_canzone_le_gorille_334314.html)

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