STO

A

Sto. Mentre ascolto il silenzio.

Campane, passi sulle brecce,

mormorano le stelle e la luna

mute parole a cui mi protendo.

A

Sto. E sprofondo. Buio e silenzio.

La vita si fa tenue membrana.

La materia trascolora. Il Tutto.

O Il Niente. Questo io sono. Ora.

A

Sono, mentre sto, aria dell’aria,

cristallo del cristallo. Luce e

spazio e tempo. E Tutto. E…

Niente. A questo mi protendo.

A

Sono qui e sono altrove. E già,

intanto, sono! E mentre ascolto

sto e divento vento. E soffio

verso il Tutto, e il Niente, del Mondo.

A

Il colore più bello è nel cielo

nero. Qui pulsano le stelle, felici

e ride, allegra, la faccia eterna

della luna. Bianca e nera.

A

Tutto. E Niente. Luce e Buio.

Disvela, Selene, i suoi bei seni,

candida pelle di gazzella negra.

Stanotte Tutto. Poi, più, Nulla.

A

Va lontano il silenzio. Vola.

Soggiungon argentine campane.

E le stagioni. Vanno. E il tempo.

Vola. E Tutto resta. E Niente.

A

Una carezza mi sfiora. Un tenero bacio.

Dietro l’orecchio. Mi volto, sorpreso.

E’ tornata. Mi abbraccia, felice,

la notte, in cui Tutto e Niente si perde.

A

Lunghe, le ombre in essa svaniscono,

nere, nel nero delle sue braccia.

Si perdono, insieme, e con esse il Tutto

che sono. Ma sono quel Niente che

AAAAAAAAAAad un’ombra appartiene.

A

… Strazianti sirene, crolli di torri,

infrante campane. Sussulto.

D’assalto, la vita sovviene,

aspra. Ed il Tutto. Od il Niente

AAAAAAAAAA che ad essa consegue.

A

14 thoughts on “STO

  1. Ecco vedi Piero, quando scrivi cose così ti apprezzo ancora di più. Non so perchè, forse è una scrittura che mi arriva più immediata.
    Il tema sai che mi è congeniale, ma non è solo questo. E’ come è scritta questa poesia, che mi emoziona e mi colpisce dentro.
    Queste immagini così nitide, quasi fisiche…riesci a far entrare dentro le parole, riesci a farmi vivere quei momenti che ben conosco, come se li stessi vivendo io, in questo esatto momento in cui leggo.
    E quell’immagine della notte che ti bacia dietro l’orecchio… credimi… è splendida!
    Un caro abbraccio e un sorriso

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  2. Che dirti, Pat?
    Grazie!

    Mettiamola così. Più che merito mio è il posto dove si intinge la penna che è magico e contagia chi, come me, sta lì, esposto alla magia.
    La sera, quando esco dall’ufficio, se posso, faccio violentieri una passeggiata. Serve per rimettere in moto le vecchie ossa arrugginite e scricchiolanti dopo una giornata di sedia a rotelle (nel senso buono della poltrona alla scrivania). E serve anche per ricreare lo spirito. Roma sa essere bellissima, credimi, lo sai, e la natura l’ha baciata con i suoi colori, ma anche con i suoi giardini, o le sue ombre serali e le prime oscurità della notte che cade presto d’inverno.
    Ho la fortuna di lavorare in centro, in questo periodo e così la passeggiata mi porta facilmente in luighi meravigliosi e pieni di fascino, che uniscono alla bellezza il mistero (permettimi di chiamarlo così) della storia.
    Uno dei percorsi che faccio spesso passa dal Campidoglio, alle spalle delle rovine dei Fori e dietro al Palatino (conosco le chiappe del Palazzo degli imperatori meglio delle mie, potrei dire, e credimi, sono davvero … chiappe da sballo!), poi costeggio il Circo Massimo e me ne salgo per l’Aventino…

    Lassù, credimi, Patrizia (non so se conosci quel posto di Roma – vai sul fotoblog, Anima Urbis è scattata lassù) c’è un’atmosfera magica. Il tempo è fermo, fra stradine, mura, chiese, giardini, siepi, colori, giochi di luce…
    Già il nome del giardino principale, il Giardino degli Aranci, un nome che evoca le fate. Un hortus conclusus, un giardino chiuso da mura alte, con pochi alberi d’aranzio, un largo viale ed un affaccio panoramico mozzafiato. Uno dei tanti, perchè a Roma questi balconi naturali sono parecchi.
    A me piace molto arrivare lassù quando la sera si è fatta già quasi notte. E’ tutto bellissimo, il silenzio, la pace, non c’è quasi nessuno, i tursti sono andati via, non passano macchine, i giardini sono quasi deserti, solo qualche coppia di innamorati che regala un pò di nostalgia per il tempo che corre inesorabile (il mio, intendo, il loro, invece, in quei momenti è fermo per sempre), qualche rara ombra che porta a spasso un cane, qualche campana che manda i suoi tocchi, l’eco delle sorelle che dai campanili lontani, che a Roma sono infiniti, … e che vuoi altro… su una panchina, un quadernetto, magari un pò di musica nelle cuffie… un’altra volta era Debussy, in jazz, di Jacques Loussier, ieri sera era il silenzio che suonava e cantava…

    In quel giardino ci sono le fate. Loro dettano e a chi, come me, cerca un momento d’incanto, non resta che tentare di stare bene attento a sentire e, poi, cercare di copiare bene, senza fare errori…
    Satrà per questo che, lassù, la sensazione di ciò che mi viene dettato è così fisica.

    Qualche altra volta ne posto un’altra.
    Ce l’ho nel quadernetto.
    Ho pensato di dargli un nome, a quel piccolo blocco dalla copertina rossastra.
    Potrei chiamarlo: il quaderno dell’Aventino.
    Mi pare che suoni bene.
    Che ne dici?

    Un caro abbraccio (e ovviamente ricambio il sorriso)
    Piero

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  3. Sarà la magia del giardino degli aranci in una notte stellata..ma so solo che io provo una leggera vertigine quando ti leggo. Sei regale e spettacolare Piero!!! Mi piace leggerti, è come perdersi dentro i tuoi pensieri e sentire le stesse tue sensazioni sulla pelle. Grazie!!
    E la cosa che più apprezzo in te è la tua umiltà, credimi non è cosa da niente. Spesso ci si imbatte in galli cedroni che gonfiano il petto e si gongolano magnificandosi da soli, solo per aver scritto due cose, magari scopiazzate, chissà..
    L’abbraccio di sempre
    Vera

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  4. Perchè crolli di torri e infrante campane? L’ultimo verso mi sembra un po’ apocalittico ed anche quel Tutto e Niente, stento a capire Piero, potresti per favore dirmi cosa intendi? Sembri come di fronte ad una scelta.
    Tua
    Minè

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  5. Cara Minù,
    crolli e lacerazioni stanno per ciò che piomba improvviso a sopraffare il silenzio.
    Piomba la vita, piomba giù, come un crollo improvviso di una vecchia struttura, ma io lì mi trovo ina specie di castello incantato, tra fate e cavalieri, fuori dal tempo e davanti a me ci sono solo torri e mura merlate, a metà strada fra la realtà e l’incanto. E così anche gli squarci di vita che lacerano il buio hanno i suono delle sirene che vengono dalla strada, là, sul fondo dietro al muro, a valle, ed hanno il rumore dell’acciaio stracciato, lo stesso acciaio delle campane, che un attimo prima tintinnavano come l’argento. E’ una trasformazione alchemica che muta l’argento in acciaio, le vecchie mura merlate in polvere, il buio in lampi, il silenzio in rumore…
    Cara Minù, il tutto ed il niente, anzi, il Tutto ed il Niente sono i due poli dell’esistenza, che resta sempre sospesa fra la Vita e la Morte, fra il Bene ed il Male, fra l’Essere ed il non Essere, fra la Verità e la Menzogna, fra il Tutto ed il Niente.
    Questo è il mio incantamento.
    E mentre lo vivo ho il timore che possa finire troppo presto.
    E in Tutto questo, mentre me ne sto lì in silenzio ad ascoltare il silenzio, come fai anche tu, lo so, con gli occhi piantati nel cielo, Niente è così bello, nient’altro!
    Un bacio,
    Piero

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  6. Il giardino degli aranci…che nome incantevole… Non lo conosco. E da come lo descrivi sembra un posto davvero magico…
    Purtroppo a Roma ci sono stata solo due volte e sempre di corsa…
    Che vergogna, lo so, ma mi sono ripromessa di venirla a vedere con calma prima o poi. E adesso che so che in quel giardino ci sono le fate… verrò di certo con ancora più entusisamo.
    Ciao🙂

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  7. Campane della voce argentina che diventano stridore d’acciaio stracciato..
    e fate e cavalieri.. che suggestione!
    Sempre lottano Verità e menzogna nella realtà, ma ‘la torre’ la vedremo crollare solo nei sogni ?
    Realtà e fantasia.
    Cosa sceglieresti? o hai scelto..
    Mina

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  8. Minù, la torre siamo noi. O forse siamo che stiamo chiusi lì dentro. Progionieri o ospiti?
    Io non ho risposte, lo sai.
    Non mi sono mai fidato delle risposte.
    Amo le domande.
    E, per quanto ritenga indispensabile porre le più ardue domande alla mia coscienza e pretendere da lei le migliori risposte, accade sempre che, ad ogni risposta, si aprano di nuovo nuove domande.
    Ecco, allora, in quella lotta fra Menzogna e verità, io non ho dubbi, io sto con la Verità.
    Ma, tu lo sai, mia cara Minetta, per me, la parola verità si scrive con la minuscola e si coniuga sempre e solo al plurale. E’ una questione di sincerità.
    Invece, la presuntuosa Menzogna ha la vana pretesa di nascondersi dietro i paramenti sacri della lettera Maiuscola e dell’Unità dell’Assoluto.
    Compito di ogni domanda è di smascherarne i disegni perfidi e sordidi.
    Il tentativo di ogni risposta è di celarla dietro un muro di apparente soddisfazione.

    Un bacione,
    Piero

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  9. Ho capito! Finalmente.. Voglio dire.. forse ho compreso su che binario viaggiano le probabilità. Ora rifletto un poco su quanto hai scritto e ti ringrazio caldamente della risposta! Intanto per non lasciarti inoperoso ;-)mi dici cos’è quella struttura a punta che si vede nella foto citata?
    Tornerò presto ad impegnarti ulteriormente.. Grazie!
    Un bacione,
    Tua Minè

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  10. Se ti riferisci al campanile bianco nel cielo rosso, quello è il campanile della basilica di S. PAOLO.

    Aspetto fiducioso le tue curiosità.

    Un abbraccio
    Piero

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  11. Questi versi mi hanno proprio conquistata, raccontano l’incanto della vita, la magia dell’esistenza di cui ogni tanto si può avere un barlume di consapevolezza… è in questi momenti che si possono creare poesie come questa! Bravo!!! Un sorriso e un applauso da Annita

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