Pierluigi CAPPELLO da La Repubblica.it

Un vitalizio per Pierluigi Cappello
il poeta che parla “all’imperatore”

Repubblica.it rilancia l’appello della regione Friuli Venezia Giulia per la concessione dei privilegi previsti dalla Legge Bacchelli a uno dei più grandi poeti italiani contemporanei, costretto a vivere nell’indigenza
di MAURIZIO CROSETTI

Un vitalizio per Pierluigi Cappello il poeta che parla "all'imperatore" Pierluigi Cappello

PIERLUIGI CAPPELLO è uno dei più grandi poeti italiani contemporanei, nel 2006 ha vinto il Premio Bagutta (con Assetto di volo) e nel 2010 il Viareggio Repaci (con “Mandate a dire all’imperatore”), e la sua è una storia dolorosa, la storia di un uomo che ha bisogno d’aiuto.

LEGGI LE SUE POESIE 1

Friulano di Gemona, 44 anni, Cappello versa in condizioni di estrema indigenza ed è paralizzato su una sedia a rotelle dal 1983: aveva 16 anni, era un brillante centometrista, sognava di fare l’aviatore, quando un amico gli diede un passaggio in moto. Ebbero un incidente, l’amico morì sul colpo e Pierluigi iniziò un calvario di interventi chirurgici, rieducazioni e fisioterapia, un percorso che gli ha permesso di continuare a vivere ma gli ha provocato un’estrema fragilità fisica. Da tempo ha bisogno di assistenza 24 ore su 24, e l’assistenza costa.

Fino al mese scorso, Pierluigi Cappello ha vissuto in un prefabbricato del terremoto a Tricesimo, nei pressi di Udine, una baracca donata nel 1976 dall’Austria al Friuli, una catapecchia abbandonata prima di Natale perché ormai inabitabile e infestata dai topi. Oggi Pierluigi vive con la madre in un minuscolo appartamento dove non esiste neppure il collegamento a Internet, essenziale per una persona isolata dal resto del mondo, per un intellettuale che può comunicare – poesie a parte – solo grazie alla Rete e al telefono.

Tutti i suoi libri sono rimasti negli scatoloni, il letto è in realtà un piccolo divano, l’assistenza a domicilio è un peso insostenibile per chi non ha alcun tipo di reddito, ma solo un’esigua piccola pensione di invalidità.

La situazione di Cappello ha spinto la Regione Friuli Venezia Giulia a chiedere la concessione dei benefici della Legge Bacchelli, la quale prevede un piccolo vitalizio per gli artisti di chiara fama che versino in condizioni disagiate.

L’appello è stato raccolto e sottoscritto dalle Università di Siena, Firenze, Udine, Roma Tre e dall’Accademia della Crusca, oltre che da migliaia di privati cittadini e intellettuali. Anche Facebook e Twitter si sono mobilitati per aiutare Pierluigi Cappello, e la stessa cosa intende fare Repubblica.it, lanciando questo appello alle istituzioni.

Tra le personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che hanno beneficiato del vitalizio, la scrittrice Anna Maria Ortese, Gavino Ledda, la poetessa Alda Merini, i cantanti Umberto Bindi, Ernesto Bonino e Joe Sentieri, le attrici Alida Valli e Tina Lattanzi, il pugile Duilio Loi, l’attore Salvo Randone. Della legge hanno goduto anche la prima annunciatrice della Rai, Fulvia Colombo, l’eroe di guerra Giorgio Perlasca e il poeta di Andreis, in provincia di Pordenone, Federico Tavan, per il quale proprio Cappello si è dato tanto da fare.

I benefici della Legge Bacchelli vengono concessi, dopo un complesso e a volte lungo iter burocratico, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con la controfirma del Presidente della Repubblica: il nostro invito, dunque, è rivolto direttamente al professor Mario Monti e al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

A Pierluigi Cappello, in fondo, basta poco: il minimo per sopravvivere e continuare a comporre versi, donando a tutti le sue parole trasparenti, delicate e forti, scritte nella bellissima lingua friulana e in italiano. Triste e povero è un paese che dimentica i poeti, e ancor più triste se è insensibile al dolore di chi, in silenzio e con enorme dignità, nella sofferenza chiede aiuto.

(03 gennaio 2012)

3 pensieri riguardo “Pierluigi CAPPELLO da La Repubblica.it

  1. Mi ha colpito molto questa storia, che fonde il dolore della malattia, l’oltraggio del dolore, che subentra quando uno meno se l’aspetta, quando sta bene, quando non ha nulla da temere, il tradimento della vita, che sa come fare male, quando vuole, o quando il caso vuole che sia, e poi la lacrima christi, il vinsanto, l’ambrosia della poesia, del talento, della parola veggente, della voce della Musa…
    Non so cosa si può fare.
    Ormai la storia appartiene al mondo dei media.
    Spero cheriesca ad ottenere qualche risultato, il riconoscimento del beneficio Bacchelli.
    Recentemente era stato richiesto anche da Franco Califano, ridotto in povertà… diceva lui.
    Forse aveva sciupato troppo da cicala.
    Ho visto anche che sono in tanti nomi famosi a doversene … fregiare …

    … Mi viene in mente un terribile/bellissimo libro di Alda Merini, “L’altra verità”, un’autobiografia dolorosa e feroce, ma anche dolce e piena d’amore, come pieno d’amore era il cuore di Alda.

    Piero

    PS. Ho visto, poi, sul web, che la Merini anche, a sua volta, dovette usufruire del beneficio.
    Coincidenze terribili!!!!!!!!!!!!!!

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