NOTTE DI CAPODANNO

Ma non me la potevo mica cavare con auguri così… jazz!

No, non basta, non basta.

La notte dell’ultimo dell’anno ha bisogno di più calore, di un abbraccio più stretto, di una speranza più focosa, di uno slancio più forte, di un salto più avanti, di un futuro tutto nostro, di un mondo tutto per noi.

Magia, malìa, perdizione.

Forze, ritmi, danze, balli, orizzonti ancestrali, notti, sogni e sogni schiacciati sotto il tacco della nostra presunzione razionale.

Basta aprirsi la camicia, guardarsi dentro il cuore, aprire i rubinetti del sangue, mettersi sotto e bere a garganella

Ardi, brucia, notte!

Ti prendano le fiamme, ti rapiscano le streghe, ti leghino al noce ombroso, ti leghino stretta, ti facciano assaggiare lo schiaffo della danza, ti mettano nella terra e ti facciano provare il morso della taranta, il dolore della fatica, il linimento della speranza ed il piacere del peccato che i piedi sanno commettere percotendo il suolo col battito tachicardiaco.

Notte, notte che sei madre del nuovo anno, tu lo sai, da te prende vita l’impossibile: la speranza, il sogno, il desiderio.

 

Notte, notte che sei madre della luce e del giorno, notte che accarezzi gli occhi  stanchi, notte che baci gli occhi chiusi, notte che culli gli occhi che si sono appena girati sull’aspro panorama dei vagheggi, notte, senti ora le scosse di questo terremoto, senti, notte come balla la terra, senti come trema l’uomo, senti come è trepido il suo palpito, senti come freme il suo respiro.

Lo senti?

Lo senti, notte bastarda?

Lo senti, tu sole, che stai per aprire il tuo occhio lucente su tutti noi, come freme il nostro desiderio?

Lo senti come è prepotente?

Sei pronto a farti nostro prigioniero?

Sei pronto a prostrarti ai nostri piedi?

Sei pronto a ballare per noi?

Sei, tu astro del cielo, pronto a farti nostro fratello?

Domani è un giorno speciale.

Il domani sorge quando ha fine questa danza che non ha mai fine.

Quel domani che non arriverà mai non porta più dolore, non porta più stanchezza, non porta più padroni, nè schiavi.

Tutto, in questa notte magica di danza, diventa nuovo, nuovo, nuovo come il mondo di un nuovo anno, nuovo come il giorno di un nuovo anno, nuovo come il silenzio, che torna a regnare sovrano, di nuovo, quando la danza si cheta e, di nuovo,  rimette ordine alla natura discinta nella danza sfrenata, calda nell’amore, fremente nel desiderio.

Ecco, notte, ecco, nuova, la luna, ecco, nuovo, il sole, ecco, ecco, ecco cosa sono quelle note sfrenate, ecco, eccole ogni volta nuove come si fanno nuovi, ogni volta, la luna o il sole, ecco cosa è quella magìa stremata che ci lascia atterriti, al mattino, all’alba di un giorno nuovo, nella prima luce del nuovo anno, quando il primo bagliore, lento, s’illumina e l’occhio, ancora rugiadoso di sonno e di sogni, si stupisce, ancora una volta, di ciò che sta di nuovo accadendo, di quel primo riverbero che, di nuovo, dopo la frenesìa della danza delle ombre, riporta il passo del tempo al placido avanzare dell’esistenza che scorre.

Ecco, ecco, giorno e, ecco, notte, ecco, per voi, la danza, ecco, ecco, perdetevi in lei, adesso, svanite, ora, sparite!

Per sempre!

8 thoughts on “NOTTE DI CAPODANNO

  1. Ah la taranta, che meraviglia Piero, la danza giusta per scacciare il maligno, sai da qualche anno l’ ultima notte la festeggio ballando , balli frenetici mi sembra di fare una scaramanzia.
    Di nuovo Buon Anno con sorrisi, baci e tante cose buone.

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  2. Buon Anno Piero, era il post che mi aspettavo da te, pieno di cose forti, del sud, non potevi sceglire meglio della TARANTA, danza che sa di magia e perdizione …
    Un saluto affettuoso🙂

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  3. Quanta energia amico mio, quanta forza in questo tuo scritto! Non si può fuggire, si resta imprigionati come nella taranta…Bello, bello, bello, il video dedicato!! Adoro questa musica, questa danza e il meraviglioso Salento in cui avrei tanta voglia di tornare. Mi avrà legato ad esso la taranta? :-))
    Grazie
    Un abbraccio

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  4. Caro Popof,
    un buon inizio d’anno a te.

    Oggi, il sole non c’è, era stanco dei bagordi di questi giorni ed ha mandato la pioggia a cantarci la sua cantilena un pò noiosa.
    Ogni tanto anche lei si ferma a riposare, tra una nenia e l’altra.
    Eh… certo, niente a che vedere con la taranta, quella nette le ali ai piedi, questa grigia tiritera, invece, invita alla pigrizia, al riposo, alla pennica sotto le coperte.
    Sono in ferie, in questi giorni e allora ho un pò di tempo per me, anche per annoiarmi, addirittura, che è diventato quasi un lusso: certo, un ottimo impiego del tempo, se assunto nella giusta misura.

    Un abbraccio,
    Piero

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  5. Cara Paola,
    lo sai, ionon amo ballare, anzi, per la precisione, io proprio non ballo.
    Ma la taranta – e balli del genere, tammorre, tarantelle e pizziche – mi fanno impazzire!
    Nel loro ritmo c’è davvero qualcosa di liberatorio, di purificatorio, come il fuoco.
    C’è qualcosa in comune fra questi balli e quelli delle lingue di fuoco.
    La stessa forza, la stessa impudica, irrefrenabile, libertà.

    Un caro saluto,
    Piero

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  6. Cara Lucia, buon Anno anche a te.
    Insomma, per dirla in altre parole, ecco, abbiamo sparato i fuochi d’artificio, in una notte come quella della fine dell’anno ci voglio, no? Sono beneauguranti!
    Un abbraccio forte,
    Piero

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  7. Mia cara Patrizia,
    hai visto, anche le celle di una prigione possono aprire alla libertà più sferanata: se le note della taranta le immagini come un intreccio che si innalza fino al soffitto e si richiude intorno al delirio dei sogni che danzano, ecco, le vedi, anche quelle pareti diventano liberi passi di danza.
    (… !😐 !? Insomma, non lo so, se ti sembra una cavolata troppo grossa, prendila per una giocosa – ma troppo ardita e ridicola – improbabile metafora).
    Un bacione, amica mia,
    Piero
    (Mi piace troppo prendermi in giro!)

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