NAZIONE

A

Sono cittadino, cittadino di una strana nazione.

Si devo dirlo, devo confessarlo.

Non è per niente facile definirla, ma è così, una strana nazione.

A cavallo fra un paese civile e una landa desolata. A metà fra una terra di forti tradizioni, valori tenaci, sapori intensi, e un’immensa distesa di niente.

E’ così.

A guardarla si resta interdetti, indecisi, incapaci di capire.

Bisogna guardare, saper guardare, guardare bene e attentamente.

Bisogna usare gli occhi con attenzione, collimando lo sguardo con la mente. Attentamente.

Bisogna sape distinguere i dettagli, saperli scorgere, sapersi accontentare.

In una nazione così grande, arricchita dalle vestigia della civiltà, della storia e della religione, dai mille e mille segni e simboli dei mille lille poteri che nei secoli si sono succeduti, ecco in una nazione così è facile restare confusi dalle grandi testimonianze, dalle grandi memorie monumentali, dai grandi vestigia, appunto.

E dietro quelle, è facile perdere di vista i dettagli.

Negli occhi non resta altro, se non sai tenerli bene allenati, che il segno delle grandi cose.

Un arco di marmo, un palazzo, un castello merlato, una chiesa, una caserma.

E’ come una cattiva magìa, un incantesimo, una fattura malefica.

Cammini per le strade, e cosa vedi?

Niente.

Il niente.

Nelle forme di famosi monumenti, di strade importanti, di nomi storici.

E con quel niente non si fa la storia.

Non si fa più.

A

Bisogna camminare.

Andare per le mille strade che ci percorrono, dentro, come un territorio sconfinato, una prateria senza fine.

Bisogna andare, saper andare, sapere dove si mettono i piedi, ma, soprattutto, sapere dove si poggiano gli occhi, perchè è da quelli che il mondo ci penetra più facilmente, sono quelli la nostra finestra aperta, la nostra porta, il nostro accesso più facile.

Camminare e poggiare gli occhi sul mondo.

Non è mica cosa da poco, non è mica una cosa da tutti!

Certo, ognuno può andare, ognuno può perdersi per le strade del mondo, certo, questa è cosa che tutti possono fare, e con facilità estrema.

Ma non è mica questo, non è mica così facile, andare e camminare e poggiare gli occhi sul mondo.

Bisogna saper andare, andare e andare.

Bisogna saper andare e sapersi perdere.

Sapersi perdere per il mondo, sapersi perdere nella propria nazione, sapersi perdere nella propria citta ed anche nelle strade più conosciute che ci circondano, nelle strade intorno casa, nelle stanze dove abitiamo abitualmente.

Bisogna sapersi perdere.

Perdersi nelle proprie pantofole, nei propri vestiti,nelle proprie tasche, nei propri pensieri.

Si, perdersi, perdersi nei pensieri, ma non bisogna perdersi nei pensieri degli altri, non bisogna perdersi in quelli altrui.

No.

E’ necessario allenamento, addestramento, maestria.

Bisogna provare e provare e poi provare e provare ancora.

Bisogna sapersi perdere.

Perdersi nei propri pensieri.

E’ necessario tempo, tutto il tempo, tutto il tempo che ci vuole, e sforzi, sforzi sovrumani e ricerche, infinite, per individuare gli angoli più nascosti, i più improbabili, quelli più vietati ed impossibili.

Bisogna addentrarsi con coraggio in quei meandi, e nei meandri più sconosciuti di quel mondo così intricato da risultare sconosciuto a noi stessi, così, sapersi perdere, perdere nei propri pensieri.

A

A

Quando ci si è finalmente perduti per sempre, ecco, allora si può cominciare ad andare.

Andare e posare i piedi sulla faccia del mondo, coscienti che quella è proprio la faccia del mondo, e sorriderle e salutarla, con riguardo, rispetto, deferenza e cortesia.

Andare e, posati i piedi sulla faccia del mondo, rispettosi, poggiare lo sguardo sui mille e mille frammenti di quel mondo, sulle mille e mille e  mille schegge impazzite che se ne vanno in giro a comporre l’immagine di quel mondo così diverso, a questo punto, da quello scontato e noioso che crediamo di conoscere da sempre.

Ignoranti!

Ignoranti, che siamo.

Crediamo di essere al mondo e di conoscerlo.

Crediamo di poter avere confidenza con quello, crediamo di poterci uscire, crediamo di potercelo portare in tasca!

Incoscienti!

Quello, il mondo, può diventare pericoloso, per chi non lo conosce.

Può farsi belva feroce, assassina, crudele, famelica e sanguinaria.

Basta poggiare i piedi su una zolla sbagliata per venire subito sparati via.

Ogni passo può essere rischioso, come su un campo minato.

Bisogna saper guardare bene.

E non solo sul punto dove si poggia il passo, ma anche su ciò che ci circonda, che il pericolo, in questo mondo/nazione, può colpire da ogni direzione.

Io penso che il pericolo è più serio quando non siamo preparati ad accoglierlo e ci può colpire con maggior forza.

E ciò può accadere più facilmente se ci si avventura in territori che non si conoscono, in aree inesplorate.

E se ci si guarda attorno con un pò d’attenzione, mentre si va, mentre ci si avventura per le strade del mondo, magari su quelle che stanno attorno casa, che ci sembrano più familiari, che calpestiamo da più tempo, ecco, in casi così, in circostanze come queste, il pericolo può essere in agguato in qualunque momento, può tenderci trappole inattese, tranelli, inganni, sorprese, sortite.

A

E sì, bisogna sapersi guardare intorno e bisogna anche perdersi perdere.

E’ come indossare un mantello che rende invisibili e che, così, ci nasconde al pericolo a ci protegge.

Già, ma cosa è il pericolo?

Cosa, chi, sta, lì, acquattato, pronto ad agguantarci, a catturarci, a prenderci, a portarci via?

Cosa è il pericolo?

Chi è il nemico?

A me piace andare.

L’ho già detto, sono cittadino, cittadino di una strana nazione.

Si devo dirlo, devo confessarlo.

Non è per niente facile definirla, ma è così, una strana nazione.

A cavallo fra un paese civile e una landa desolata. A metà fra una terra di forti tradizioni, valori tenaci, sapori intensi, e un’immensa distesa di niente.

E’ così.

A guardarla si resta interdetti, indecisi, incapaci di capire.

Bisogna guardare, saper guardare, guardare bene e attentamente.

Bisogna usare gli occhi con attenzione, collimando lo sguardo con la mente. Attentamente.

Ecco, eccolo il pericolo,  il nemico.

E’ lui, se ne sta nascosto dentro quello sguardo che crede di saper riconoscere il mondo, di poterlo dominare con i suoi occhi, con la sua volontà di ferro.

Eccolo, si, eccolo il pericolo, il nemico, quello che ci fa tremare di paura, che ci incute timore e ci tiene avvinti nel panico.

Se ne sta rintanato in quegli occhi, dietro quelle finestre, pronto a colpire.

Si nasconde sotto mentite spoglie, dentro le immagini che ci sembrano più familiari, nei pensieri che ci accompagnano da più tempo.

In ogni nostra certezza c’è lo spazio per un agguato di quel maestro dei travestimenti!

Nei nostri giudizi più fidati, nei nostri segreti più riposti, nelle nostre verità più indissacrabili.

Ecco, ecco, adesso forse possiamo riconoscerlo, anche quando non lo vediamo, adesso, anche quando non lo vediasmo sappiamo che siamo nel suo mirino.

A

L’avevo detto, prima, che sono cittadino, cittadino di una strana nazione.

Si l’ho detto, l’ho già confessato. Fin dall’inizio.

Non è per niente facile definirla, ma è così, è una strana nazione, questa nazione, la mia nazione.

A cavallo fra un paese civile e una landa desolata. A metà fra una terra di forti tradizioni, valori tenaci, sapori intensi, e un’immensa distesa di niente.

A

A

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7 Replies to “NAZIONE”

  1. Caro Piero, devo solo ringraziarti perchè tu non sai quanto io ami questa poesia di Kavafis, specialmente in questo momento della mia vita e rileggerla qui in queste meravigliose versioni E non sai quanto sei riuscito ad esprimere col tuo scritto ciò che io da tanto tempo cerco di fare ma non riesco…e non so perchè…
    Grazie dunque Amico mio, dal più profondo del cuore.
    Un abbraccio

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  2. Cara Pat,
    davvero grazie a te.
    Non ti reoccupare se in certi periodi la parole vengono a fatica, o non vengono proprio. Non ti preoccupare.
    Hai visto, tra una voce della Musa e l’altra, in quegli spazi, in quegli interstizi, in quei silenzi, c’è un mondo intero, il nostro, quello del vivere quotidiano.
    Alle volte è bizzosa, è spesso imprevedibile.
    Ma … la sua voce fa la nostra gioia.
    Soprattutto, quella gioia è fatta del trovarsi a dire qualcosa che qualcun altro, in questo caso tu, sente come sua.
    Ecco, quel miracolo è il miracolo della Musa.
    Stavolta è per noi.
    Bello, per me, e spero, bello anche per te.
    Poi, vedrai, presto tornerà a muovere la voce anche per mezzo delle tue parole.
    Hai un modo di scavare nelle parole che rende vivo il senso delle cose.
    Hai una sgorbia che ti fa scolpire nella dura roccia delle parole.
    Ma, cosa vuoi, sei una femminuccia, nelle tue mani la sgorbia costa fatica, e adesso ti devi riposare.

    Spesso capita anche a me, di non sentire niente, di essere e restare muto.
    Mi mette paura, quel silenzio, non lo nascondo.
    Vuoi vedere, penso, che lei se n’è andata? Lei, la Musa, intedo. E non torna più?
    Ma poi vedo che torna.
    Perchè mi vuole bene.
    E così mi fa dono della sua presenza.
    Piccoli doni, per carità.
    Quelli che bastano a fare di me una persona fortunata, che ama raccontare e che ha trovato qualche amica mezza matta, come te, che lo sta ad ascoltare.
    E siamo contenti così.

    Un abbraccio, e grazie ancora
    Piero

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  3. Bellissimo post!! Dolorosa e amara l’immagine di questa nostra nazione vista attraverso la consapevolezza dei tuoi occhi e struggente l’appello accorato che tu fai a tutti…per cercare di salvarla … per cercare di salvarci. Purtroppo sempre più veniamo distratti, sedotti da desolazione perdendo di vista il senso del nostro essere, il senso della vita. Ma dobbiamo credere che se lo vogliamo veramente potrà tornare ad essere un Paese civile popolato da eroi, santi, poeti, artisti, navigatori…la nostra itaca.
    Certo il percorso non è facile, ci saranno demoni, mostri, sirene incantatrici, Dei avversi..come in ogni viaggio interiore che si rispetti

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  4. Cara Vera,
    quella nazione è la nostra stessa nazione, ma siamo anche siamo noi stessi, uno per uno.
    Guardare fuori di noi, intorno a noi, o dentro di noi non è poi così diverso.
    Si deve saper guardare, si deve saper cogliere i dettagli, si deve essere pronti a capire e comprendere le differenze, le diversità, le mille imprevedibili forme che la realtà può assumere.
    I veri ciehi, in fondo, sono quelli, mi sembra, che pur con gli occhi aperti, credono di vedere il mondo che li circonda e invece non vedono altro che l’irreale proiezione delle proprie convinzioni, fantasmi, spettri, creature finte o artefatte, inganni, simulacri, totem, tabù.

    un abbraccio forte,
    Piero

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  5. Ho deciso, farò un viaggio, a piedi. Andrò a Roma a piedi, un giorno, non so quando, appena potrò. Seguirò la dorsale degli Appennini, in costa. Ci sono anche altri posti dove andare. A Roma però, è tutta in discesa … 😉
    Non sto scherzando, lo farò davvero. Spero di poterlo fare magari il prossimo anno, o magari l’altro, una bellissima avventura, da sola.
    Una tendina, una mantella impermeabile, un fornelletto, sacco a pelo e via…
    Aahh… Wonderful Life !!!!

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  6. Grazie! ora mi devo allenare, sembra niente ma.. un po’ di preparazione ci vuole, e materiale – cartine, bussola, e quant’altro- con calma, è una bella avventura anche solo prepararsi al viaggio.
    Tua,
    Minù

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