LETTERA A MIO FIGLIO

Guardo nei tuoi occhi

Quando guardo nei tuoi occhi rivedo me, figlio mio.

Quando allungo le mie mani per toccarti, le punte delle dita diventano antenne sensibili per captare le onde che ti fecero venire al mondo.

Un flusso vitale ci lega, qualcosa che non si può interrompere, qualcosa di più magico e di più miracoloso di qualsiasi magia e di qualunque miracolo.

Non c’è alcun dio che si può inframettere nella continuità che tu sei di me stesso.

Tu sei il ramo del mio albero, cresciuto nel giardino di tua madre.

Le tue radici affondano nella mia carne, come le ali di un angelo sono carne della carne di quell’angelo.

Il tuo respiro è respiro del vento e quel vento è il vento che io sono.

E tua madre è l’aria di cui è fatto quel vento e che quel vento contiene e propaga per l’intero universo.

Figlio mio, tu sei nato con il passato davanti agli occhi, quel passato che fu la mia vita e la vita di coloro che a me la vita diedero in dono.

Tu sei la vita di tutti coloro dei quali neanche il nome ricordo o conosco, di tutti coloro che sono stati carne della mia carne, così come, io, adesso, sono carne della tua carne, carne di tutti quelli che furono e che ora sono parte di me, sono dentro di me, adesso,  e dei quali io sento l’eco che da me si propaga e ti cattura.

Sei, tu, me e noi, insieme; insieme, noi siamo tutti coloro che noi, un tempo, sono già stati.

Un’infinita strada di incroci, che unisce i padri e le madri che furono i nostri mille antenati, è la strada, quella, da cui i nostri passi non possono deviare.

Scartiamo di qua, o scartiamo di là, è come se corressimo sempre su un unico binario, sempre lo stesso, fatto di mille scambi che incrociano mille esistenze diverse, eppure, mille esistenze che restano sempre uguali a se stesse.

Siamo una destinazione, una meta, un approdo al quale i mille nostri antenati sperarono, stanchi di vivere esistenze umili e faticose, di arrivare, per riposarsi, godendo del frutto succoso della nostra bellezza che è la bellezza che fu, un tempo la loro, del nostro orgoglio, che è, oggi, l’ogoglio che fu, ieri, l’oroglio testardo di ognuno di loro, di loro, di tutti, che vollero costruire per noi una casa degna di accogliere loro e noi, dopo di loro.

In noi, figlio mio, è condensata la loro sapienza, che è un tesoro prezioso, più dell’oro, dell’incenso e della mirra e che, nel nostro forziere, ingrossa la ricchezza della nostra eredità che è fatta di noi stessi, delle nostre speranze, della nostra sostanza corruttibile eppure eterna, perchè è corruttibile dal tempo la nostra misera carne, ma è eterna la carne che è fatta della voglia di vivere di chi noi stessi mise al mondo, prendendo il cibo alla terra e rendendoci figli di una terra che mai consuma la propria energia vitale.

Guardo nei tuoi occhi, figlio mio, e attraverso di te vedo il futuro, io, mago che nessuna magia sa praticare.

Tu, domani, sarai il mio futuro, se madre natura non storcerà il suo volere volubile al male perverso.

Mi spegnerò sereno, domani, se saprò che tu, domani, sarai quello che, oggi, sono io stesso.

Il tempo illumina il cammino come una torcia e su quel cammino pongo in fila i passi miei, che uniscono ai tuoi passi i passi del mio cammino, che ebbe inizio prima del mio personale cammino, quando mio padre mi pose sul suo cammino, che era già il cammino che proseguiva il cammino del padre suo, il quale, in qualche modo, sapeva che quel cammino veniva da un cammino ancora più antico, il cammino ancestrale del tempo, dove il cammino si fa nera terra e che, come nero cammino, si fa nera terra calpestata dai passi dei padri che hanno, da sempre, camminato sui passi calpestati dai passi dei padri venuti prima dei passi di ogni altro padre.

E che altro posso, io, augurarti, io, se non che quella torcia, la torcia luminosa del tempo, emetta, generosa, luce abbodante ed illumini, sicuro, il passo tuo sul tuo cammino personale?

E’ una torcia che dona sapienza, quella del tempo, quella stessa sapienza che è il tesoro che potrai raccogliere sul tuo cammino e che porterà il tempo in quella dimensione dell’eterno in cui la sapienza diventa coscienza del cammino di tutti i padri e di tutte le madri che furono piede sicuro e fertile terra, per ogni figlio, frutto di piede sicuro e di fertile terra.

Ti guardo negli occhi, ti sfioro e mi sembri grande, immenso, infinito, come la vita che ti riempie e ti muove e che in te fu infusa dall’infallibile impulso dato ai fragili corpi di una madre e di un padre, propagine estrema di un promontorio di madri e di padri, proteso nel mare infinito dell’ignoto destino che spetta ad ogni uomo venuto al mondo da madri e da padri infiniti e, insieme, sempre finiti.

Questi pensieri, io dedico a te, figlio mio, ora, che la vita ti fa grande.

Questi pensieri, figlio mio, ogni padre dedica ai figli quando la vita fa grandi loro, i figli che crescono, e vecchi quelli, i padri che invecchiano.

Questi pensieri, figlio mio, ogni padre dedica ai figli, sia se sia un padre di ricche speranze sia se, invece, disperato, sia un padre che invoca qualche speranza ad un triste destino.

Perchè un padre è carne che si consuma, sia se sia padre in una terra fortunata e figlio di una prospera vita, sia se padre nella rossa sabbia bruciata dal sole o nella polvere rosa dal vento che soffia via indifferente ogni speranza di vita.

Ma un figlio è speranza che si fa carne, sia che viva di grasse speranze, sia che lotti per un boccone di riso.

Ed è questo, figlio mio diletto, quello che vedo, io, nei tuoi occhi, quando ti guardo.

P.S. Non leggerai, figlio mio,  questa lettera, perchè io non te la farò leggere. Non abbiamo confidenza abbastanza, per queste cose. Mi troveresti noioso. Ma, sappi, che io nulla ti nego, poichè in ogni mia parola, in ogni mio gesto, in ogni mio silenzio, in ogni mio errore, c’è quello che, sopra, qui, io ho scritto per te e che quindi, ti è noto e che, allora, già conosci da sempre, perchè è quello che, io, qui, e sempre, tento di dirti.

14 pensieri riguardo “LETTERA A MIO FIGLIO

  1. Gran bel pensiero Piero. I figli però sono anche illusione per la nostra continuità, per il resto appartengono a se stessi e a questa vita che gli abbiam dato, tanto quanto apparteniamo ai nostri padri. Quel che facciamo lo facciamo con la consapevolezza della gratuitità.

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  2. E proprio come dici tu, Popof. Resta il fatto che al di là di tutto resta lo stesso una continuità tra padri e figli, che è qualcosa di misterioso, che riemerge quando meno te lo aspetti, quando sei vecchio e tuo padre non ti può vedere più da tanto tempo. E ti accorgi che in te c’è qualcosa che era qualcosa di suo e sai che quel qualcosa sarà, domani, qualcosa che sarà qualcosa di tuo figlio.
    E forse è questo che è rimasto come l’ultimo legame indissolubile che ci unisce nella catena del tempo.
    La memoria la stiamo perdendo, in questo nostro mondo contemporaneo fatto sempre più di un continuo presente continuo.
    La memoria, che era memoria dei luoghi natìi, dei familiari, degli avi … quelle cose che, insieme, si chiamavano radici e che legavano l’uomo ai cicli delle stagioni, del tempo, della natura.
    Di tutto questo rimane ormai molto poco, anche se, a dire il vero, se ne sente la mancanza quando, sempre più spesso, sentiamo mancarci le radici sotto i piedi e non sapoiamo in quale direzione rivolgere i nostri passi per andare vorso il domani.
    Io non sono un conservatore tradizionalista.
    Non voglio dire che in questo tempo moderno si dovrebbe restaurare il culto delle radici o della memoria.
    Non ho nostalgia, o nostalgie.
    E amo moltissimo le meraviglia, che è quella sensazione, quel sentimento che si prova quando ci si trova dinanzi ad una novità, dinanzi a qualcosa di imprevisto, come quando si fa un grande viaggio e si scoprono quelle meravigliose differenze fra noi e il mondo che si scopre passo dopo passo. Credo che la meraviglia sia la molla che mi spinge a conoscere il mondo circostante, è come lo zuccherino che spinge avanti il cavallo.
    Nonostante questo, sento che per quanto avanti io mi spinga, come cavallo che insegue quello zuccherino, io mi porto appresso quella bisaccia che chiamo radici, o memoria. E senza di quella neanche saprei distinguere il nuovo che mi meraviglia dal vecchio, dal solito, che pure già dovrei conoscere: e per conoscerlo, o riconoscerlo è a quella memoria, a quelle radici, che devo fare riferimento.
    E questo, detto così, perde tutto il suo significato.
    Penso, caro Popof, che pur condividendo in pieno quello che tu hai commentato riguardo alla individualità, all’autonomia, all’indipendenza di ogni figlio dal proprio padre, nonostante io condivida, il resto rimane vero lo stesso, non ti pare? Non c’è contraddizione, ma sono cose che viaggiano insieme, come facce diverse di un solido che ha tante facce diverse.
    Un carissimo saluto,
    Piero

    PS. Una sola precisazione. Io parlo da padre, perchè padre io sono. Ma se fossi madre, direi le stesse cose parlando da madre. Che madre, allora, io sarei.

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  3. Bellissima e creativa lettera, nel senso di creare e creatura, non aggiungo altro, se non che questa lettera sarà ancora più bella leggerla negli anni a venire.
    BUON COMPLEANNO CREATA CREATURA

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  4. Rimango così, senza parole, come quando guardo ai miei figli e riemerge in loro quello che sono e quello che è stato il mio passato e gli altri che ci hanno preceduto … sono senza parole.

    Tua Minetta

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  5. Minetta, io metto le parole anche dove forse sarebbero inutili.
    Hai ragione, basta guardarli i figli e quel che ci lega si mostra in tutta la sua forza titanica. Anche quella infinita catena che ci lega al passato.
    Il resto, si, sono solo parole.
    Un bacio,
    Piero

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  6. Inutili mai , se Qualcuno non le scrivesse quelle parole non esisterebbe la forza perchè non avrebbe nome.
    Io con il mio silenzio non sono un buon esempio , quando ascolto e leggo capisco cosa avrei perduto se non l’avessi fatto, e se Qualcuno non ne avesse scritto ..
    sono sentimenti difficili e oltre, mi incanto a leggere

    Un bacio a te,
    Minetta

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  7. Accidenti che bello, immagino quanta commozione mentre scrivevi il post! Mi hai fatto pensare scritto tempo fa da Cotroneo e al suo libro “Se una mattina d’estate un bambino (Lettera a mio figlio sull’amore per i libri)”. Grazie. Ti aspetto.

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  8. Cara Stefania, grazie per l’accostamento. Troppo, per me.
    Scrivere al proprio figlio è difficile, soprattutto perche i rapporti con un figlio, anche buoni e confidenziali, hanno una soglia di pudore, di distanza, che una lettera non può superare.
    E forse questa pagina troppo personale sul blog è un pò fuori … linea, rispetto al taglio un pò meno personale che mi ero dato.
    Ma alle volte metterci dentro un … condimento imprevisto… rende la minestra più saporita.

    Comunque, ti aspetto anche io, a presto,
    Piero

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  9. Che bella Piero…che bella questa lettera. Così naturale…a ruota libera…e credo che ogni figlio sarebbe felice di sentire queste parole per sè. Hai ragione, forse tuo figlio è ancora troppo giovane per poterle apprezzare appieno, ma non lasciarla sparire. Fa in modo che egli possa leggerla quando sarà pronto a comprendere, Sarà per lui luce e forza, sarà una parte di te che non lo lascerà mai. Non saranno solo parole…ma molto, molto di più. Non da madre perchè non lo sono, ma da figlia ti dico che questa lettera mi ha colpito profondamente. Non sono d’accordo con quello che dici nel commento precedente. E’ vero, tra padre e figlio c’è sempre quel pudore che non permette di lasciarsi andare completamente, ma credo che una lettera possa superare quel limite. Per uno come te che le parole le sente, le rispetta, dà loro il giusto valore e significato,, una lettera è sicuramente un modo efficace per dire quello che non si ha il coraggio di dire direttamente.
    Un abbraccio🙂

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  10. Che dire, mia cara Patrizia se non un grazie di vero cuore per quello che mi hai detto?
    Ne farò tesoro.
    Cercherò il modo per … non lasciarla sparire- Uso le tue stesse parole, perchè vi ho letto qualcosa di speciale e di cui ancora ti ringrazio. Tu l’hai letta e, come mi hai detto, in qualche modo da figlia ti sei sentita per parlarmi da figlia.
    Così non posso che dedicarti l’affettuosa carezza con cui si saluta un figlio.
    Un caro abbraccio, Pat!
    Piero

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  11. Ho letto e riletto questa lettera in silenzio, quasi al buio in una serata di tristezza, mi sono riconosciuta nelle tue affermazioni, mi ha ridato coraggio e speranza, la vita continua malgrado noi….
    Grazie Piero, condivido in pieno quello che scrivi
    Un saluto Lucia

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  12. Si, cara Lucia, la vita procede malgrado noi.
    Sono contento che un mio scritto sia servito a dare un pò di coraggio o di speranza a te.
    Spero con te che tutto ciò che ti addolora possa aggiustarsi presto!
    Ti abbraccio,
    Piero

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