L’ETERNO

Balthus – Thérèse rêvant - 1938

Kore.

Mi torna e mi ritorna in mente il tuo nome, cara bambina mia.

O forse dovrei chiamarti mia dea, mia Venere, mia Afrodite?

No, bambina, tu non puoi essere altro che la mia Kore.

Sacerdotessa del mio amore.

Pura e innocente.

Un’anima, uno spirito, un angelo, una madonna.

Eppure ho desiderato di stringere i tuoi fianchi, ho sognato di riscaldare le mie mani con il tuo calore, ho immaginato mille volte di annegare sotto la dolcezza del tuo morbido peso, ho assaporato i frutti vani della stagione estiva sperando di sentire il liquido gusto dei tuoi baci, ho gioito solitario dell’ardore del tuo slancio, ho atteso, mille volte, la tua passione, che mi hai negato, fino ad oggi, come la tua inestinguibile fiamma.

Kore, oh, Kore !

Il tuo nome è come un’ossessione, in certi momenti, è come un terribile ritornello che si succede all’infinito dentro i miei pensieri e li sequestra, li inebetisce in un rapimento che mi lascia stordito, senza fiato, senza più coscienza, senza più coraggio, senza più forza di vivere.

Oh, Kore, sacerdotessa d’amore.

Mia Lilith, mia Maddalena, mia Natura!

Mio fantasma, mia ombra, mia musa.

Sento il tuo respiro al mio fianco, quando me ne vado per strada, durante il giorno perso senza di te, sento la tua voce delicata come la carezza del vento, come il sollievo dell’aria che respiro, sento il tuo profumo che mi accende come un raggio di sole accende i colori delle rose, come lo specchio del cielo si accende dei mille riflessi del tramonto.

Kore, mia dolce bambina candida e pura.

Guardo nei tuoi occhi e vedo nella tua anima il riflesso della mia.

La tua vita dà vita alla mia.

Il tuo amore accende d’amore il mio.

Il tuo candore è come cera, che si scioglie al calore del sogno dei miei baci.

Il tuo pallore prende le tinte torride della passione quando vorrei che i nostri abbracci si facessero più stretti.

Sei un gatto e una tigre, per me, una tortora ed un pavone, una chimera ed una fenice.

Fuggi per farti catturare.

M’incanti per potermi sfuggire.

Ti nascondi per essere dappertutto, dentro di me, per diventare necessaria come l’aria, per essere nutrimento del mio sangue, per farti palpito del mio cuore, per diventare, quando compari all’improvviso, sussulto, soprassalto, brivido, sorpresa, meraviglia, contemplazione.

Io, mio angelo dai seni che terrei nella coppa della mano, sono il peccatore che implora il perdono del suo dio, sono il condannato che chiede la pietà di una parola dal suo carnefice, il sollievo di una sola carezza.

Sono l’incendio che chiede solo di essere estinto.

Sono la furia che si accascia, sconfitta, esausta, esangue, ai tuoi piedi, dopo l’instancabile duello d’amore che combatto ogni momento di ogni giorno, in ogni giorno della mia vita, e nel quale mi lascio colpire all’ultimo sangue da te, mia crudele vincitrice.

Kore, oh, Kore, il tuo nome mi sfibra, mi riempie, mi annienta.

Nei miei occhi, nessun’altra luce brilla più della tua luce.

Il sole diventa un oscuro turbine di tenebra a paragone della luce abbagliante del tuo astro.

La luna si trasforma in un abisso di oscurità se passa, davanti agli occhi della mia mente, l’immagine luminosa tua, splendente come il lampo, sfavillante come le fiamme del mare infuocato dell’amore.

Bambina mia, nel mio sangue corre il tuo, nè il mio serebbe altro che acqua, se l’ardente desiderio dei tuoi baci non mi riscaldasse il cuore e quelli, a mille a mille attesi, non gli dessero il colore vivo di brace delle tue labbra.

Mia adorata creatura, nei miei sogni non abita altro desiderio che tener fermo il tempo che si è fermato a guardarti, nel momento esatto in cui ha colto il fiore del tuo cuore.

Il dolce miele del tuo amore sarebbe per me nutrimento e sapor d’ambrosia.

La sorgente della tua vita, sorgente del fuoco che non posso spegnere suggendo i tuoi baci.

Ed arde, il tuo fuoco, e riarde come il mio desiderio e il desiderio di te mi tormenta come un’eterna tempesta di fuoco e la fiamma e mi torna e mi ritorna in mente insieme al tuo nome, che riempie dell’eco caldo del tuo respiro il tempo che si raggela intorno a me, senza di te.

Ed io, forse dovrei chiamarti mia dea, mia Venere, mia Afrodite?

No, bambina, tu non puoi essere altro che la mia Kore.

Eterna tempesta di fuoco che dentro mi ardi, in eterno!

Annunci

5 pensieri riguardo “L’ETERNO

  1. Cara Luisa,
    non so, non mi convince, non mi è piaciuto, alla fine, questo post.
    Manca il calore, a questa fiamma, non arde abbastanza.
    Non soffre, non sogna, nè gode veramente.
    Se guardi il quadro vedi, senti il pittore, dietro la tela, che guarda con l’occhio dell’anima perduta.
    Il titolo innocente dell’opera lo salva dalle fiamme della condanna pubblica, ma la pittura parla per lui.
    E si sente, il desiderio del pittore.
    Alle mie parole, invece, questa volta manca l’anima.
    Perchè non ho saputo dedicarle.
    Perchè, forse, non sono un’anima perduta … definitivamente.

    Forse dovrei cancellare il post.
    Ma non l’ho fatto perchè, in fondo, fra poco non rimarrà molto di questa pagina, fra qualche giorno.

    Un abbraccio,
    Piero

    Mi piace

I COMMENTI SONO GRADITI

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...