MAOMETTO (dal blog CITTADINI IN PIAZZA)

Isra' e Mi'raj (click on the image)

 Concittadini, dal blog CITTADINI IN PIAZZA.

Bèèè Maometto non va dalla montagna allora la montagna, un bel giorno, decise di andare a trovare Maometto … era in una casa bellissima con tante luci accese … dai cristalli  dei lampadari si sprigionavano una policromia di luci ed i contorni erano avvolti in un alone di colore stupendo ma freddo … in quella casa non c’era calore …. La montagna allora, piano, piano, avendo una notevole mole,  avanzò alla ricerca di Maometto … cerca, cerca, abbagliata da tanta luce, fin quando si accorse di una stanza appena appannata dalla quale, traspariva una fioca luce di candela … l’atmosfera stavolta era calda e la montagna si fermò ad osservare chi ci fosse in quella stanza … seduto su una poltrona scorse i lineamenti di Maometto, appena illuminati … la montagna sorrise ed avanzò piano, quasi a non voler rompere la magica atmosfera che aleggiava in quell’unica stanza … che sembrava essere fuori dal tempo o chissà dal mondo ovattato che circondava Maometto …Fu solo allora che Maometto si avvide della montagna … abbozzò un sorriso ed a labbra quasi serrate disse:_Mi hai trovato! Quanta strada avrai fatto e chissà quale fatica, sei così grande e ti sei mossa per me!_

La montagna sospirò :_ Gli amici hanno un valore inestimabile per me, io non li abbandono mai …. Vedi Maometto tu te ne stai qui rintanato in questa stanza … poca luce quasi una monocromia di colori … ma io vedo te in questa flebile luce … non ho bisogno di mille sfavillanti luci che si riflettono sulle pareti creando arabeschi …tu non sei venuto più a trovarmi, allora ho pensato che potessi aver bisogno di me, di questa ingombrante amica che ha imparato a volerti bene!_

Fata Scalza

Cara Fatina, alla tua bellissima favola rispondo con sommo piacere. Un abbraccio… dal tuo … Maometto.

Se non è la montagna che va da Maometto, è Maometto che va alla montagna.

E così, dopo i millenni che avevano visto le montagne restarsene immobili, piantate con le radici perterra, Maometto aveva perduto ogni speranza.

Sentiva il groppo della malinconia salirgli su per la gola, le punta delle dita erano fredde, lo sguardo perduto nel vuoto.

“Che devo fare?”

E comprese.

Così, seppe cosa c’era da fare.

Si alzò, dopo millenni.

Dopo i millenni passati ad aspettare guardò la strada e si mosse.

Laggiù vedeva le cime dei monti, circondate di ghirlande di fiocchi di neve, illuminate da candele di stelle, pesanti e un pò tristi, ma sempre amichevoli e ospitali.

Si avvicinava più lentamente di quanto credeva.

Non sembrava così grande il mondo, visto dalla finestra, in quei lunghi millenni passati ad aspettare seduto.

Era stanco, oramai.

La lunga disabitudine a camminare lo aveva fiaccato e non potevano aiutarlo le preghiere al suo Dio, perchè le montagne erano una cosa della terra, dove le cose del Dio non hanno potere.

Voleva accarezzare le guance di quella sua amica di un tempo, baciarle le mani, cingerle stretta la vita con un abbraccio di calda amicizia.

Tutto il mondo si era nascosto nelle profonde caverne che qualche prudente creatura aveva scavato sui fianchi dei monti, scavando, dapprima, nella morbida, umida, tiepida terra brulicante di miliardi di minuscole zampette affannate, penetrando, alla fine, nella dura, fredda, incorruttubile roccia.

Così, sulla strada, Maometto non incontrava nessuno con cui scambiare quattro parole, un sorriso, un sorso di vino.

Le strade erano deserte come era stata deserta la sua casa in quei lunghi silenziosi millenni.

Non si voleva neanche fermar per riposarsi, troppo grande era il timore che la sosta durasse altri infiniti millenni.

Immaginava, dentro di sè, la gioia feroce e il sorriso beato del caldo abbraccio col la cima del monte.

Di lassù avrebbe di nuovo toccato col dito il cristallo del cielo e avrebbe di nuovo giocato dando le spinte ai rotondi pianeti e con un ramo intinto di fuoco, avrebbe ancora di nuovo acceso le stelle che brillano alte, di notte, là, nel nero mare infinito del firmamento.

Non stava più nei suoi panni, tanto era forte il desiderio di arrivare al più presto alle falde del monte.

I passi divennero lunghe falcate e poi salti infiniti.

In un baleno fece tre volte il giro del mondo e, sempre, la cima del monte gli sembrava lontana.

Cominciava, ormai a dubitare.

“Cosa, mai, avrò sbagliato?”

Ma la fede del dolce Maometto si fece più salda.

La barba, lunga, dei secoli si fece di candida neve.

Si allungò come uno scialle caldo di lana.

E cinse, con amorevole gesto materno, la gola del monte gelata dai cristalli di neve.

Udì i disperati ululati dei lupi e si fermò ad accarezzare le bestie più disperate.

Offrì loro della carne d’agnello avanzata dai sacrifici del tempio.

Liberò le sue mani dal peso delle inutili fredde monete che aveva preso dal tesoro della città, gettando quelle inutili zavorre dalla soglia di un nero burrone.

E infine spalancò la sua anima, come un immenso luminoso mantello, sul quale andò ad adagiarsi, felice, tutto il mondo che aveva finalmente lasciato l’oscuro antro delle viscere del monte, andandosi a riscaldare al calore di quell’alone di luce fatta della stessa sostanza dei raggi del sole.

E allora si strinse forte alla calda carne di terra del monte e, felice, cosparse di baci le ampie radure fra gli alberi ombrosi e da quei baci nacquero le margherite e le stelle dei monti, bianchi fiori che si cibano dell’aria di puro cristallo che cola dal cielo e dell’ambrosia che la  natura dona ale creature più pure.

E poi da quelle radure e quei baci nacquero gli uomini, rinati alla vita dopo il millenario buio silenzioso della morte da cui era fuggito il mite Maometto.

E riprese, nel sorriso che ridiede luce al disco del sole, il ciclo dei giorni.

Quello della notte, invece, impaziente, dovette aspettare ancora per poco, perchè presto, appena il carro di fuoco riposò nella stalla, un radioso sorriso sul volto del felice Maometto inargentò la fredda sfera di roccia che vagava nel cielo notturno.

E lì vaga ancora, in un ciclo di regolari, felici, sorrisi e, tendendo la mano al carro del sole, danzano insieme la danza del tempo, per rallegrare il dolce abbraccio che stringe il vecchio Maometto alla cima del monte.

Piero


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5 Replies to “MAOMETTO (dal blog CITTADINI IN PIAZZA)”

  1. Che bello..alla favola risponde la favola. E, il messaggio che se ne ricava è alquanto prezioso: nulla è più grande della condivisione, dell’abbraccio che unisce, del comprendere e accettare ciò che differenzia, della disponibilità del cercarsi, del non stancarsi mai di farlo.
    L’abbraccio di sempre

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  2. Oh Piero, da un frammento di affetto sincero riesci a far riverberare lo splendore dell’intero Universo, Stelle … Pianeti… Non mi chiedo più come fai, quanto, davvero, Chi Sei
    Intimorita
    Minetta

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  3. A Lucia e Vera, poi, si, grazie, la favola risponde alla favola.
    La favola, se siamo riusciti a scriverne una, è davvero una forma di racconto innocente ma profondo.
    Noi ci abbiamo giocato.
    ma sono io che devo ringraziare Fatina (o Fatima, come la chiamo io) per aver … gettato il sasso nello stagno!
    Un grazie sincero lo dobbiamo dare a lei!
    Un abbraccio,
    Piero

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