IL MIO CREDO

 

Sogno che si parli delle cose di tutti non secondo il luogo comune o il pregiudizio di ognuno, ma come cosa concreta, che si possa guardare e toccare e descrivere e della quale si vogliano dire convenienze e problematicità secondo ciò che tutti possono constatare.

Sogno che si possa andare a passeggio per la città, soli o in gran corteo, per tutto il giorno, in giorno dei giorni , senza il rischio di trovare sul cammino quelli che oppongono alle morbide linee del pensiero i duri spigoli dei sampietrini o delle leggi liberticide.

Sogno che, incamminandosi con una valigia fra le mani, non si incontrino sulla strada degli uomini altri ostacoli che quelli che la natura frappone alle povere membra dell’uomo e, quindi, solo monti e foreste, fiumi e rive dei laghi, guadabili o circumnavigabili, e poi, alla fine, le infinite coste del mare, assetate, ardenti labbra di sabbia dorata con denti aguzzi di scoglio.

Sogno che tutte le frontiere, che dividono gli uomini dagli uomini, cicatrici artificiali di ferite inferte alla terra, all’improvviso si trasformino in ponti per riunire i fratelli rimasti ai fratelli che sono andati, per costruire insieme il corso del destino dalla stessa parte del mondo.

Sogno che tutte le bandiere, tutte le uniformi, tutte le divise, tutti i sacri paramenti del sacro si consumino in polvere e lascino gli uomini nudi, liberi da ogni illusione, fieri di sè, innamorati della propria bellezza e di quella della terra.

Sogno che uomini così riescano a portare a termine la costruizione della Torre di Babele e che, di lassù, una volta raggiunto l’azzurro immenso del cielo, si scambiano tutte le parole di tutte le lingue del mondo, per mandare il solo, unico, possibile messaggio di pace agli dei in perenne guerra fra loro.

Sogno che Adamo si unisca ad Eva, ed Eva ad Adamo, ed insieme, gioendo dell’abbondanza dei frutti non più proibiti dell’albero della vita ne mangino ancora, uniti in eterno al serpente che, generoso, glieli aveva indicati e perdonando a quel dio, egoista, che li avrebbe voluti tutti per sè.

Sogno che non si costituisca la giuria che accerti i fatti e le circostanze che spinsero Caino ad uccidere Abele perchè, ad un più attento esame di quei fatti e quelle circostanze, si sia in effetti accertato che Caino non mai uccise il suo Abele, fratello, e che quello, l’Abele, fratello, sia ancora ben vivo e goda di buona salute.

Sogno che l’angelo con la spada riponga per sempre il suo ferro e, pentito, si dedichi a predicare agli dei la parabola dell’amore per gli uomini.

Sogno che l’angelo del fuoco faccia agli uomini dono della sua lancia di fiamme perchè si ponga così fine all’ingiusta condanna inferta dal dio, all’inizio, all’uomo e alla donna.

Sogno che il demonio s’inchini dinanzi al genere umano e torni ad essere un angelo al servizio della terra.

Sogno le immense praterie infuocate dell’Inferno bonificate dal lavoro dell’uomo e che offrano ricchi raccolti e mari ondeggianti di messi e il sapido frutto del riparo alle anime più sofferenti.

Sogno che siano aperte a tutti le porte del Paradiso.

Sogno che, fintanto che siano cancellate dal mondo, il che avverrà molto presto, le sofferenze degli uomini trovino sempre una spiegazione o che, almeno, resti salda per tutti la forza della sopportazione e la speranza in un giorno migliore.

Sogno che nessun dio debba sacrificare un proprio figlio per manifestare la propria esistenza agli uomini, povere creature, al confronto così innocenti.

Sogno che gli uomini possano finalmente godere del meritato riposo, dopo l’immensa fatica di creare, col proprio pensiero, le leggi e gli dei per l’intero universo.

Sogno che, allora, gli uomini imparino a volare come gli uccelli e, come quelli, imparino a nutrirsi del necessario, senza più farsi scoppiare il cuore nella vana ricerca di qualcosa di più.

Sogno che uomini così abitino nuove città senza più caserme, gabbie o prigioni.

Sogno case porte e popoli senza idoli o eroi.

Sogno che la pioggia baci la terra e la fecondi.

Sogno che il sole, teneramente, la culli fra le sue braccia possenti.

Sogno che la luna tenga acceso il suo lume per tutta la notte e illumini agli uomini il cammino verso la fede nei sogni.

Sogno che gli uomini, alla fine della notte, finalmente credano che davvero i sogni si avverano.

Sogno, infine, che gli uomini non trovino più inciampi nel lungo cammino sulla terra e che il viaggio di ognuno non abbia mai più fine.

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11 pensieri riguardo “IL MIO CREDO

  1. Sai cos’è Piero? E’ che il tuo testo unito agli ultimi versi della canzone di De Andrè (ottima scelta, te lo voglio dire…) mi portano a un pensiero: questo sogno che tu così bene descrivi è un bellissimo sogno, un sogno che accomuna tutti noi, ma che probabilmente è destinato a rimanere tale. Non è possibile un mondo così, perchè appunto c’è il bene e c’è il male e nella sua ribellione (sempre che le cose siano andate così…) l’uomo ha accettato di convivere con entrambi oscillando continuamente tra uno e l’altro.
    Quel sogno, nato dalla visione divina del mondo non esiste se non nel nostro immaginario. E’ un’utopia cui l’uomo tende, che serve solo per continuare a far sì che l’uomo combatta contro il suo stesso male. Ma mettiamo che l’uomo diventi consapevole o forse lo è già… che non potrà mai raggiungere il bene assoluto, che non potrà mai sconfiggere il male, allora si trova di fronte ad un bivio. Continuare a lottare per rendere questa vita se non altro meno carogna, o arrendersi. A noi la scelta, tenendo sempre presente che finchè esisterà l’uomo, esisterà anche il male,
    Un abbraccio

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  2. Io penso sempre che il sogno non debba essere confuso con l’illusione.
    Caro Popof e cara Patrizia, certo che lo so che un sogno resta un sogno.
    Ma io ho chiamato questo post il mio credo, non il mio sogno.
    Per una ragione particolare.

    Se voglio/vogliamo trovare un sinonimo alla parola sogno, secondo me, dobiamo andare verso … l’utopia.
    Sogno, il sogno di cui qui parlo è quello del pensiero, il sogno della ragione. Non, certo, il sogno notturno, il sogno dell’inconscio.
    Il sogno della ragione non posso non definirlo meraviglioso, meraviglioso e inquitente insieme, ma anche in qualche modo utopico e pur tuttavia reale e concreto, non illusorio, non deludente.

    Mi spiego meglio.
    Penso agli scritti di Voltaire, per esempio, a quelli di Rousseau. Oppure a quelli di Solgenitzin, o quelli di Jesenska, o quelli di Mazzini o di Cavour.
    Non erano sogni, quelli, quando venivano espressi per le prime volte?
    Molti sono addirittura morti per quei sogni. E morendo per essi li hanno man mano inverati, li hanno trasformati in realtà vere, hanno modificato, trasformato e fatto la storia. Hanno cambiato il mondo!
    Hanno fatto si che imperi, monarchie, rivoluzioni si facessero e si disfacessero.
    Il sogno per loro non è stata rinuncia a sognare. E’ stato motivo di credere che si potesse fare qualcosa di rivoluzionario davvero: costruire la storia.

    Ma io non ho espresso un sogno del pensiero, della ragione, ma un credo.Ho raccontato qualcosa di me, qualcosa in cui metto la mia energia, la mia fede, la mia forza umana. Forse più qualcosa che assomiglia ad un sentimento che ad una visione razionale del mondo.
    Ma in questo credo – forse non sono stato chiaro, ma io non sono uno scrittore – ho voluto parlare, raccontare quello che sento io per l’uomo. Voglio affrancare l’uomo (che presunzione!!!) da tanti luoghi vomuni.
    Molti, tanti, fose tutti i … sottosogni sono principalmente dei luoghi comuni, dei capisaldi del “credo”, di qualche credo comunemente accettato.
    Credo politici, credo religiosi, credo civili…
    Molti di quei luoghi comuni sono accettati per dogma o per qualche altro motivo. Qualcoun altro è anche vero per ragioni naturali.
    Ma sicuro che non possiamo opporre a quei credo voluti dagli altri qualche credo, invece, che sia dei nostri?
    Possiamo mettere in discussione tutto ciò che vogliamo, se ci va.
    Penso a Leonardo, che voleva volare, nel 1500, oppure a Giordano Bruno, o Galileo che volevano guardare dentro le sfere celesti, negli infiniti unversi… e ci sono riusciti! A modo loro e nei tempi giusti, magari anche tre o quattro secoli dopo… ma se non sognavano, loro, non avremmo volato, noi, e neppure guardato con Hubble o appoggiato i piedi sul suolo lunare!

    Io trovo che ci dobbiamo riprendere la nostra libertà di pensare.
    Penso che dobbiamo infervorare per quello che ci sembra bello e giusto e impegnativo e magari anche impossibile!
    Per questo ho voluto dare spazio al mio credo vestito da sogno.
    E’ più facile parlare del sangue e del dolore, oggi.
    Oggi sono tante le cose che non vanno.
    Oggi pare che tra terremoti, stragi, uccisioni, la morte sia diventata una cosa gratuita, moralmente corretta.
    Che il pesce più grande si mangi il pesce più piccolo può anche essere naturale, ma solo nel mondo dei pesci (o animale). Nel mondo degli uomini no. Ma pure pare sia diventato naturale.
    Ecco, io voglio evidenziare il disagio per questa assuefazione al “male”, per questa sua “normalizzazione”, questa sua “naturalizzazione: è come se al male fosse stato rilasciato il permesso di soggiorno nel mondo degli uomini.

    Se fossi un medico urlerei un NO grande come una casa e nessuno mi direbbe che è un’utopia, un sogno irrealizzabile.
    Se dicessi: voglio inventare l’elisir dell’immortalità, credete che troverei consensi o dissensi?

    Un abbraccio a tutti (forse sono andato un pò fuori tema e a ruota libera; stasera sono un pò stanco e deconcentrato. Niente di personale con voi, cari amici. Mi scuso, se ho … travalicato !)
    Piero

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  3. Cara Luisa,
    uccidere le paure per reprimerle.
    Tutti abbiamo delle paure e tutti vorremmo sfuggire dai loro artigli.
    Ma dopo il primo istante di blocco, di gelo, di paralisi… sono già tre istanti … io penso che si debba guardare a fondo negli occhi delle paure.
    Tra me, o te, o ognuno di noi, e la Medusa famosa, esempio di ogni paura e di ogni sgurdo che impietra, cara Luisa, la vera Medusa saremmo noi, ognuno di noi. mentre l’altra, la Medusa con i serpenti per capelli, sarebbe spaventata lei a guardare dentro di noi.
    Perchè dentro di noi c’è una molteplice pluralità, fatta di paure e di coraggi (brutto al plurale, ma al plurale deve andare), di incubi e di sognni, di pensieri ed azioni così contrastanti che un essere così monolitico e certo, come un dio, una Medusa, un Eroe qualunque, qualunque uomo tutto d’un pezzo, ne resterebbero pietrificati.

    Ma non sto dicendo niente che assomiglia alla falsità, all’ipocrisia, alla facile scappatoia di chi si vuole nascondere ditro all’alibi.
    Credo di essere fatto così davvero.
    ma anche tu.
    E anche, di più, tutti quelli che conosco e che ho conosciuto.
    padre, madre, fratelli, figli, amici eccetera, tutti.
    Siamo fatti di questa molteplòice pluralità che teniamo in ordine con le sforzo che chiamiamo Personalità o Coscienza o Esistenza.

    Uccidendo quelle paure uccideremmo una parte di noi.
    Io preferisco parlargli.
    Provare almeno a chiedere udienza.
    A volte… a volte, cara Luisa … a volte … per capire questo, cara Luisa, per dirtelo, ti cito Kafka.
    Hai letto qualcosa sua?
    (continuo la risposta quando avrai risposto tu a questa domanda)

    Baci
    Piero
    (PS. grazie per le altre belle parole)

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  4. Cara Paoletta,
    ma perchè si deve avere paura dei sogni?
    Il fatto che non si avverano non è vero. O almeno, non è vero sempre.
    Spesso invece si avverano!
    E allora, perchè ci dimentichiamo di quei casi in cui i sogni si avverano?
    Io, poi, l’ho detto prima, non ho scritto un sogno, ma un mio credo personale, qualcosa che mi pioace credere, qualcosa che va al di là di ciò che è reale e ciò che non lo è.
    perchè anche ciò che non è reale incide in effetti sulla nostra vita.

    Un abbraccio,
    Piero

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  5. Ventiquattro sogni in cui anch’io credo, volevo dirtelo. Sognare è credere ed è l’unico modo per fuggire alla prigione. Ogni giorno, oggi più di ieri mi sembra possibile. Scavando, basta poco dopo tutto, solo che un amico non è poco davvero, è più di tutto perchè ti dice ‘ Così va bene, continua, non ti fermare , non ti arrendere’ E’ tutto in questa vita.
    Un bacio
    Minetta

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  6. Carissimo Piero che meraviglia di post! Nel tuo credo ci sono anch’io.
    Anche per me, è credere che sia possibile, senza essere tacciata di utopia..e non sarebbe nemmeno difficile.. Ti passo alcuni pensieri che ho messo ultimamente in un mio post sullo stesso tema:
    Il mondo ancora ce la farà???
    E, qui ritorna il mio vecchio e immutabile pensiero di quanto sia orrenda la concezione di non sentirsi simili, non sentirsi un’unica umanità, perché se così fosse, il problema del singolo troverebbe soluzione negli altri.
    Basterebbe la nascita di una cosa nuova: la consapevolezza di UMANITA’. Un partito universale che abbracci tutti gli uomini del pianeta terra. Se si partisse dalla effimeratezza e brevità della vita, dalla consapevolezza… che nulla ci appartiene per sempre e che piuttosto lo abbiamo solo in prestito e da lasciare nelle migliori condizioni alle generazioni future, dalla casualità del posto dove si nasce, dal fatto che nei giri che fa il pianeta potremmo essere noi al posto degli altri…forse…forse ci interesserebbe vivere al meglio i giorni, dandogli un senso che riempia il cuore e non solo la pancia o il portafoglio. Forse..faremmo il possibile affinché la vita sia vita per tutti.
    ” Il mondo ancora ce la farà”. Esatto, è questa la chiave giusta di lettura..il mondo unito, fatto della stessa umanità, che vuole e condivide gli stessi bisogni, gli stessi valori, gli stessi aneliti.
    Ed è compito di tutti, abbandonati gli egoismi e i propri orticelli, schierarsi a fianco di chi lotta, di chi alza il capo e non vuole sottostare inerme al giogo di strani personaggi motivati solo da sete di potere illimitato e ad ogni costo, ed è compito di tutti impegnarsi per mettere tutti nelle condizioni di liberarsi dal bisogno e vivere con dignità.
    Siamo la stessa umanità in ogni angolo della Terra, soffriamo e gioiamo delle stesse cose..la felicità o la sofferenza di una parte di essa diventa inesorabilmente ed inevitabilmente la felicità e la sofferenza di tutti; come quando in un corpo si ammala un organo ne risente tutta la persona. Riconosco alcuni dolori ineluttabili, legati alla condizione umana: lutti, malattie, morte…ma tutto il resto non è ineluttabile!Tutto il resto, tutti gli altri dolori sono creati dall’ingordigia, dal potere, dall’egoismo, dall’accaparramento ingordo di ricchezze e beni da parte di pochi…e allora se togliessimo l’egoismo, ci sarebbe da mangiare per TUTTI…se togliessimo lo strapotere sfrenato, non ci sarebbero più guerre… se togliessimo ingordigia delle ricchezze.. non ci sarebbero morti per disastri nucleari.. se amassimo questa nostra Terra non la sfreggeremmo e avremmo mari limpidi, aria pura e verdi foreste..se ci amassimo un pò di più tra umani ci sarebbero meno solutudini, meno vigliaccate..se…se…se..
    Sono sognatrice, forse è vero… ma io continuo a crederci.
    Un abbraccio di fratellanza!!!

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    1. Carissima Vera,
      sono contento, davvero contento, trovare gli stessi sentimenti in un’altra persona!
      E’ bellissimo!
      Per me scrivere è un pò mettermi a nudo, mostrarmi in questa parte del cuore.
      Per vedere se ci sono altri fatti come me.
      O per metermi a disposizione degli altri che vogliono vedere se c’è qualcun altro fatto proprio come loro!
      Che altro posso aggiungere?
      Le tue parole sono le mie!
      Un abbraccio, sorella amata.
      Piero

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