OCCHI

Sandro BOTTICELLI - NASCITA DI VENERE (particolare)

Affondò dritto lo sguardo nei suoi occhi.

Erano liquidi, come l’acqua verde e azzurra del mare tropicale e, così, caldi, irrequieti e cristallini.

Ebbero un sussulto quando il suo sguardo, come una lama, si conficcò in quel lago trasparente.

Si mossero, si animarono, trascinando il suo sguardo nel moto ondoso di una marea tranquilla ma inarrestabile.

E allora, riscuotendosi d’improvviso, per un istante, dalla visione in cui era sprofondato, disse:

“Ora hai la vita!

La senti ardere, lì, in quelle due stelle che ti ho donato per ammirare il mondo?

In quei due specchi si riflette la mia vita, dura come il cristallo, regolare e matematica, spigolosa, come il quarzo, eppure, agitata come le onde degli oceani, mossa dalla forza irrefrenabile delle libere acque del pianeta, eterea come la purezza del cielo. A quello ho rubato il colore per accendere i tuoi zaffiri !

Un raggio, ora, ci unisce.

Un magico incentesimo ci lega.

Così dovrà essere in eterno. Finquando i miei occhi annegheranno nei tuoi, tu godrai del dono della vita.

E così sarà. Per sempre. Finchè i tuoi occhi accenderanno di luce gli occhi i miei, io godrò del dono della vista, per inondare di vita gli occhi tuoi.

Tu sei la luce che colora i fiori dai mille petali, per me, e gli uccelli dalle mille piume ed i tramonti dalle mille tinte.

Ed io sarò, per te, il sole, che a tutte le cose dona il colore ed il calore e la vita !

E tu ti alzerai al mattino, per me. E correrai impazzita, felice, per il mondo, e donerai, a tutti, la tua luminosa bellezza.

E avrà termine il giorno solo quando si stancherà la tua corsa, o quando tu lo vorrai, o quando vorrai concedere il riposo della notte all’astro dorato che da te prende luce e calore per ardere eterno.

E in te s’intingerà di colore il disco d’argento quando, sul nero della notte, abbracciata all’oscuro infinito del mare, vorrai stendere i tremolanti riflessi dei mille miraggi che si confondono negli stanchi occhi degli assonnati lupi di mare.

Ai miei occhi, persi nei tuoi, giungerà il ritmo dei colori che battono il tempo del tuo cuore, quel cuore che batte perchè io ho dato a te la mia vita !

Ai miei occhi, i tuoi ho legato, con un nodo che nessuno potrà mai più sciogliere.

E non potrà più, il battito distratto di un ciglio svogliato, portare il riposo di un attimo ai nostri sguardi, avvinti in catene che non si possono spezzare: quell’istante di buio staccherebbe me da te, e te, da me, e la luce, in noi, si spegnerebbe e, con essa, il mondo anche si spegnerebbe e l’universo, intero, s’immergerebbe nell’abisso di tenebre, dove annegherebbe, senza pietà, e dal quale non potrebbe più risalire, a vedere la vita.”

“Non sei tu a donare a me la luce e la vita”

Risposero quegli occhi, in un lampo, dolci d’amore ardente e d’amante.

“Il dono che tu a me fai è il più grande, lo so.

Il tuo amore ha la forza di un titano, di un eroe, di un dio.

E’ il desiderio d’avermi che spinge te a donarmi la vita.

Tu hai segnato le mie forme sulla tela del mondo, le hai riempite di carni ardenti e d’amore e, dolci, le hai profumate con i colori più belli.

Tu hai dato splendore alle mie chiome, e leggerezza, intrecciandole di dardi di sole e saette di luna, perchè nelle tue mani fremeva la voglia di prendere per mano i siderei zefiri che che baciano liberi l’aria cristallina e accarezzare il cielo che splende di luce argentata e volare, così, con essi, verso gli astri infiniti.

Tu hai messo sulle mie labbra il colore del fuoco ed il sapore d’ambrosia, per riscaldare i tuoi baci ed addolcire il gelo dei tuoi giorni mortali d’ombra e fatica.

Tu mi hai dato la vita perchè insieme, così, noi siamo la perfezione, l’eterno, il miracolo che si ripete e dà senso ai giorni, affollati di fantasmi, ed ai sogni, che animano la penombra della notte.

Il tuo dono è un dono d’amore.

Amore per me e amore per te.

L’amore, per l’amore.

Per essere vivi entrambi.

Io senza il tuo dono sarei come l’ombra quando la fiamma ancora non s’è accesa, sarei come la foglia quando il seme dorme ancora sepolto sotto la tiepida coltre della terra d’inverno.

Io, tutto, a te, devo, mio amore, che tutto mi doni.

Ma non sei tu che, a me, doni la vita.

Son io che a te dono la vita.

L’acqua che dolce si culla nel fondo dei miei occhi di tenero sogno marino viene dalla sacra fonte della Vita che è nel più profondo di me.

Le tenere forme che i tuoi occhi accarezzano sono le forme che la Bellezza ha impresso ai tuoi gesti quando mi hai composta sulla tela del mondo.

Quello che, di me, tu, con più forza, più intimamente desideri, senza neanche sapere che il desiderio nasce nel più profondo di te, è la mia anima, che in me vive e dona calore e luce ai miei occhi e che tu non sai di aver acceso quando i tuoi occhi sono annegati nei miei.

E io dono a te la vita !

Io sono Venere.

Io, la Bellezza.

Io, che sono tua creatura, tua forma, tua idea, tuo sogno, tua immagine, tuo fantasma, tua maschera, tua illusione, tua perdizione !

Io, sono io, che ti dono, Sandro, la vita ! “

7 pensieri riguardo “OCCHI

  1. …poetico racconto, nulla da commentare perchè è ” a posto così”, però scrivendolo mi fai pensare che la tua paternità sia quasi una maternità e ciò è veramente molto bello, anzi bellissimo.
    Ciao…spero che tua moglie non ne sia un po’ gelosa…io lo sarei stata.

    "Mi piace"

  2. L’arte come strumento di auto-elevazione spirituale. Un cerchio che ha un inizio ma non una fine perchè si autoalimenta nell’eterno potere dell’uomo su stesso che grazie all’arte trae da sè il meglio della sua anima e nell’eterno potere dell’arte che si lascia assorbire da uomo a uomo generando altra arte-cibo ed altre voli…
    Ciao e buona domenica…

    "Mi piace"

  3. Cara Paola, mi stupisci, nel senso davvero piacevole, per il tuo commento.
    Non so bene se quello che hai sentito leggendo questo post, e sono sicuro che io scrivendolo non avevo qualcosa di paterno/materno dentro.
    Ma, cara Paola, me lo sono riletto, rimettendo a posto un pò qualche dettaglio, e … il mistero legato alla nascita, al portarsi in grembo, niutrire e proteggere e infine mettere al mondo fisicamente un figlio , davvero c’è, o ci può essere.
    Un mistero, per me, questo del … contagio della vita.
    Sapessi come mi … intriga, come mi corre sotto la pelle… ma… non potrò mai sapere cosa significa essere una madre. La mia esperienza in questo campo, sta, ovviamente, dall’altra parte. Altro contagio, quasi virale, se mi passi l’espressione.
    Ma questo racconto tu l’hai sentito come una metafora di questo desiderio.
    E’ una cosa bellissima. Per me, intendo!
    Grazie davvero.
    Un bacione,
    Piero

    "Mi piace"

  4. Cara Patrizia, tu l’hai nobilitato con Valori alti e profondi.
    Io ho provato, mentre scrivevo, ad annegare in quegli occhi di Venere. Che mi catturano sempre, perchè Botticelli ha messo la vita in quegli occhi. Come la vita che arde negli occhi di ognuno, anche di quegli sconosciuti che girano in metro o per strada.
    Alle volte mi perdo in quegli occhi sconosciuti. Mi capita, ogni tanto. Anzi, spesso, di osservare gli occhi di quelli che mi stanno intorno.
    Sembrano laghi, cieli, mari, aria cristallina, quarzo, zaffiro, diamante…
    Non so, hanno una vibrazione che mi assorbe del tutto.

    Ma quando sono annegato – liberamente, qui, qui potevo farlo, liberamente, che fuori no, non si può – mi sono sentito legato ad un filo al cui capo opposto (che brutto modo di dire) c’era qualcosa di inatteso. Rispondeva quell’eterno che … era stato steso sulla tele eterna del mondo.
    Eccome se rispondeva e che sapeva quel che diceva e quel che voleva.

    Mi piacerebbe dare un bacio, un bacio vero, a quella Venere.
    Annegare nei suoi occhi e nella sua anima!
    Chissà cosa mi risponderebbe?

    Una buonissima domenica anche a te.

    Piero

    "Mi piace"

  5. Mi ha sempre affascinato questo tema. Cosa lega un artista al suo talento, alla sua Anima. Anima che chiede all’artista di farsi strumento del suo volere, per potersi esprimere suo tramite in pienezza e Bellezza. Forse per questo si dice genio e sregolatezza. Perchè l’artista si mette a parte, da parte e tuttavia partecipa alla Vita che questa gli dona con generosità. Ma con regole che le sono sue proprie, che spesso non sono quelle riconosciute nel mondo. Ecco il Genio, è l’ artista che la lascia agire in sè, dentro di sè come se lui stesso potesse a tutto rinunciare per amor suo. E tuttavia paradossalmente si ritrova in quell’Anima più vivio e vero perchè sono una cosa sola.
    Bellissimo Post, Piero, Bellissimo davvero

    "Mi piace"

  6. Diavolaccio di un Piero…sulla Venere di Botticelli ne avevo lette tante di recensioni, ma nessuna come la tua! Bellezza nella bellezza..
    Hai creato un racconto vivido, si sente questo soffio di creazione che da luce, movimento,bellezza, desiderio, sogno, eternità.. si tocca questo darsi amore e vita reciproca che come nodo d’amore riconduce a Dio.

    P.S. ti svelo un segreto: ho difficoltà a commentare i tuoi post.
    Un abbraccio

    "Mi piace"

    1. Eh, hai visto?
      Sono tanto figli l’uno dell’altra che si danno vicendevolmente la vita!
      E forse anche dio è figlio dell’uomo, di questo amore così grande, ma anche un pò impaurito, spaventato per la caducità delle cose. Forse quel figlio dell’uomo è stato creato … per dotarsi di un’ancora forte, di un centro di gravità permanente…. no?

      Commenta, commenta sempre, che mi fa piacere.
      E se avessi critiche, vituperi, controbattute… mi piacerebbe ancora di più!
      Un abbraccio,
      Piero

      "Mi piace"

I COMMENTI SONO GRADITI

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...