HOMONOVUS

Foto di SEBASTIAO SALGADO

E’ la vita che si muove dentro e fuori di noi.

Siamo un impasto di vita, un inspiegabile miracolo, un’inarrestabile marea che cresce, un flusso cosmico che ci spinge nell’immensità.

Vita.

Vita!

Vita che vuol dire colore e gioia e musica e balli e baci e carezze.

Vita contagiosa.

Vita infinita.

Vita vasta e immensa.

Vita sconfinata, senza orizzonti.

Vita in cui anneghiamo, come gocce d’un oceano di gocce sterminato.

Vita che non ci appartiene.

Vita nella quale siamo capitati per caso.

Vita e materia ed essere.

E’ la Coscienza di quel che siamo, il peccato.

Il Peccato!

E’ la coscienza di noi.

E’ il nostro essere.

Il Peccato è la consapevolezza di essere.

Essere irrpetibili.

Essere solo per un attimo e sapere di non poter esser più.

E’ quel “Mai più !”, il Peccato.

Il Peccato è il peccato contro la Vita.

E il peccato contro la Vita è questa nostra coscienza, che sa di appartenere al buio, per sempre, salvo quella breve licenza rubata alla Vita.

Essere, essere solo per un attimo e non poter essere mai più.

E sapere di dover essere solo per un tempo che sa di finire.

Tu, Coscienza, sei il Peccato !

Tu, la condanna ad una fine annunciata.

Tu, Peccato senza pentimento.

Tu, imperfezione.

Tu, imperfezione della colpa.

Tu, soltanto, colpa preterintenzionale.

Tu, lieve ombra che svanisce quando scende la Notte.

Nudo, spoglio come un verme, vorrei essere messo, un giorno, nella nuda terra, spoglia.

Nudo, freddo come una serpe, vorrei rubare, in una lunga infinita notte, nelle tane sotterranee delle serpi, lì, al buio, vorrei rubare il tepore, un giorno, alla nuda terra.

E coperto di radici, di zampe, di gemme, di rami, di raggi, di braccia, di seni, di mani, di bocche, di profumi e colori vorrò starmene, un giorno, per l’eterno a crogiolarmi nella nuda Vita che pulsa dentro la nera nuda terra dove le fredde scaltre serpi scavano tane riscaldate dal tepore del fuoco che arde al centro dell’universo.

Il mio universo!

Il centro misterioso in cui si concentra l’energia della mia vita.

La mia goccia di vita, goccia dell’immenso mare di gocce della Vita.

Quale combustibile alimenta quell’ardore eterno?

Quale bagliore saprebbe illuminare la Coscienza se si potesse alimentare, come quel fuoco che arde al centro dell’universo, di quel combustibile!

E, così, por fine all’illusione della vita mortale, ch’è empio peccato, oltraggio all’eterno fluire dell’Essere.

Scavo, scavo in quella nera nuda terra che un giorno mi abbraccerà per cercare una risposta alle domande che si agitano in una marea che monta, di notte, come il buio che assorbe la luce.

Scavo.

E la punta delle dita freme sentendosi rompere dallo spuntar di radici.

Partorisco la vita!

La nutro.

L’alimento.

Ed è allora io Vita divento.

Radici che si allungano in solidi tronchi.

Radici che s’inarcano in flebili felci schiaffeggiate dal vento.

Radici e muschi e muffe e zampe ed ali e bocche ed appetiti e voglie …

Ecco, questo è Vita.

Colonie incoscienti che colonizzano la Vita e gl’infondono la linfa nutriente che l’affranca dalla Morte.

E mi sento radice e tronco e felce e muschio e muffa ed erba e marcescente bolo di foglie digerite da colonie d’insetti.

Mi sento Vita.

Anche se ormai non ho più un nome da dargli.

Quando rividi il sole apparire non seppi che dargli uno sguardo distratto.

Non seppi che il sole aveva il nome del sole.

E  non seppi che uno sguardo è un dardo scoccato dai miei occhi inquieti.

E non seppi mai che ebbi due occhi.

Non seppi neanche di non sapere.

Ero Vita, ormai, piena di sè.

Vergine, pura, innocente.

Eppure, in qualche inesplorato profondo recesso del mio essere Vita, sentivo montare un’immonda vergogna: esser Vita, ch’è l’esser quella stessa vita ch’è un inestricabile grumo di tutto e di niente.

Quando incontrai il mio nome non seppi ch’io ero quel nome.

Scartai e presi il viottolo che si perdeva lontano.

Una chiesa, all’angolo, a destra, con un campanile, rossi mattoni, due legni intrecciati in forma di croce…

 

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3 Replies to “HOMONOVUS”

  1. Ah, che bella la parte centrale di questo racconto! Credo che lì, sia racchiuso tutto il senso… il nostro senso. Quell’assorbire tutto, diventare tutt’uno con ogni forma vivente e non vivente, diventare una sorta di sintesi di tutto. E rimanere lì…dove ogni cosa ha un senso…
    Non so se ci hai capito qualcosa,…solo pensieri improvvisi…
    Ciao

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  2. Per un errore tecnico mancava la parte finale, che ieri sera era saltata.
    E oggi, neanche le pause mi vuole far mettere!
    Un paio di salti.
    Ma,niente.

    Insomma, cara Patrizia, dovrai rileggerlo.
    Neanche il titolo aveva senso, com’era col testo di ieri.

    A presto (ma mi scuso e ti ringrazio sempre per la passione dei tuoi commenti).

    Piero

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