OCCHI

IL VELIERO NEL MARE IN TEMPESTA - W.Van de VELDE

Le acque sono agitate.

Il mare della vita sulla Terra schiuma di rabbia.

Soffre.

Urla e non lo ascoltiamo.

Come pazzi titani il Leviatano strappa alle sue viscere la materia viva, ne fa merci volgari, le vende pesandole con il bilancino delle monete d’oro.

E costruisce case che non servono, città che presuntuosamente sfidano il sole con il loro abbagliante algore elettrico e mortificano la notte sputandole addosso proiettili elettrici che la trapassano facendola sanguinare.

Le forze della natura si ribellano ai morsi della bestia immonda.

I suoi denti dilaniano quello che era stato creato per essere bello.

I suoi artigli lacerano ciò che doveva restare unito.

La sua forza immane demolisce qualunque cosa si opponga al suo passaggio, qualsiasi barriera le si pari davanti.

Il suo passo scava buche profonde, strappa foglie, rami e tronchi, spezza pinnacolie e guglie, spiana montagne, sprofonda grotte e caversne.

Il cielo si tinge dei colori della fiamma.

Lingue roventi spalmano una coltre incandescente sulla volta, trasformando lo scenario che una volta brillava di iridescenze luminose in una orribile quinta opalescente.

Mostri meccanici solcano il cielo.

Al comando della sua mano si alzano, sfidando le forze che erano state messe a guardia della casa degli dei.

Affondano nell’inconsistente cortina delle nubi di gas e spariscono presto alla vista.

Ma si ode il loro ruggito.

Rimbomba in l0ntananza come il rantolo mortale del cielo ferito a morte.

Sangue sembra che sgorghi dalle lunghe scie, che segnano l’orizzonte lontano come profonde ferite, colpi di coltello affondati nelle tenere carni dell’universo.

E ancora di più s’incendia il limite dell’orizzonte.

Divampa, laggiù, come un incendio di guerra.

Sotto la linea diritta, che nessuno osa varcare, cupe ombre si allungano sulla pianura appena pelosa, distesa oltre l’infinito che gli occhi non possono più percepire.

Si  indovinano, in quei punti, i crateri che i colpi di mortaio scavano nella tenera terra nera, profondi come tombe e vuote, come i corpi senza vita dei soldati, lasciati a impietosamente a marcire dopo una sanguinosa battaglia interrotta per la notte.

La demoniaca creatura si nutre di tanto dolore.

Abita nel vuoto.

Vive nella morte.

Il presente eterno è il suo unico tempo.

Perdute le dimensioni profonde del ricordo e della memoria.

Sordo il cuore alla speranza del domani.

Muti gli occhi e cieca la bocca, per sempre, ormai.

Spossate le braccia, snervate le mani, sfibrate le dita, è impossibile, dunque, l’immane fatica di costruire il futuro.

Sfiancata, la bestia avanza senza sosta, spinta dal famelico istinto che spietatamente le impedisce di morire.

Ogni elemento viene inghiottito, triturato, masticato e vomitato.

Discariche si offrono agli occhi dopo il suo selvaggio passaggio.

Monti di detriti, rifiuti, scarti, inutili resti di ciò che una volta era la vita.

Le fiamme del cielo languiscono, sta scemando il loro bagliore.

Il baluginante rossore giallastro si fa di verde metallico, ora prende di viola e lentamente s’affievolisce, come il riflesso lontano di una candela nascosta dietro la cresta dei monti.

Il ciclo della notte giunge con il suo velo misericordioso a coprire quello spettacolo di disfacimento che regna sul pianeta dominato dal trionfante Leviatano.

Nei suoi occhi spenti, la bestia non ha alcun bagliore di sogno.

Nessun calore di sentimento riscalda il suo sangue, mosso da una corrente che sembra spinta a vapore.

Ha la bocca piena di terra.

E’ amaro il suo fiele.

Il suo coraggio è volto al terrore.

E’ rotto il suo ansimo, disperato, boccheggia in cerca di un sapore di fiori  dell’aria, che l’aria ormai più non possiede.

E’ perduto, il Leviatano.

Perduto, pur vincitore.

Unico, potente, vittorioso.

Solo.

Miserabile.

Perduto.

Distrutto.

Dimentico di sè e del suo destino è come un metallico meccanismo dimenticato dalla morte.

Immortale e per questo più disgraziato.

E’ il suo triste destino.

Di avanzare.

Avanzare.

Volere sempre avanzare.

Per conquistare.

E conquistare per possedere.

E possedere, possedere e sempre possedere.

Il troppo, l’inutile, il superfluo.

Possedere per potere e potere per distruggere.

Ma è stremata, ormai, l’orribile bestia.

E’ ferma, sembra. Immobile, quasi.

E già il giorno nuovo si annuncia, vibrando, laggiù, nell’aria novella, che freme, scossa appena da un imprcettibile brivido, lì, dove il quasi ieri stava ardendo di fiamme, un attimo fa.

Il nuovo mattino si sta già formando.

E il domani annuncia una lotta tremenda !

Ed io non so se i miei occhi sapranno vederlo.

….

Post scritum.

12 luglio.

A volte non ho riguardo per chi dovesse leggere i miei poveri scritti.

Il Leviatano siamo noi, popolo moderno di uomini dimentichi di ogni senso della vita.

Noi siamo il mostro, la bestia, la macchina, quello di disumano che riduce l’uomo ad un’orrenda, immonda creatura.

Si, è questo, a momenti, l’uomo che vedo.

Ma l’uomo è un’insondabile profondità di cui non si può conoscere il punto di arrivo.

Ed è, al tempo stesso, un’inaccessibile vetta, che perfora l’oltraggiosa coltre di nubi e penetra nella volta celeste.

L’uomo è il bene, rectius, il Bene, ed il male, meglio, il Male.

L’uomo è la felicità, la Felicità, ed il dolore, il Dolore.

L’uomo è la bestia, la Bestia, ed il dio, il Dio.

E la vita, la Vita, e la morte, la Morte.

Il tutto, il Tutto, ed il niente, il Niente.

Ma io non so, io non sono capace di raccontre tutto questo.

So solo che alla fine, quando vedo una delle maschere con cui si mostra quell’uomo così complicato, e pure, magari,mi spavento, oppure gioisco, dipende –  dipende dalla maschera che mi si mostra – ecco, allora, in quel momento, proprio alla fine, mi resta una sola sensazione. Quella dell’incompiutezza dell’atto. So, sento, che proprio in quel momento in cui metterei il punto fine alla frase, sta per cominciare, invece, la vera ricerca, il viaggio, il combattimento, la lotta.

Si, perchè, cercare di conoscere – che conoscere sarebbe una presunzione troppo alta – è sempre una lotta, un combattimento, un viaggio, una ricerca.

Non saprò mai chi vincerà, dove mai arriverò, cosa mai troverò.

Ma non mi sento sperduto, spaesato, disorientato, in questo mondo che io vedo così.

Anzi, mi piace.

Trovo sia un privilegio degli uomini non conoscere, rectius: non Conoscere, ma solo tentare.

Giudico gli dei al di sotto degli uomini, nella scala dei valori.

Loro conoscono i segreti del libro del Destino.

E la loro infinita vita immortale è solo un’inutile, pesante e gravosa catena, una mortificazione da espiare giorno per giorno.

Una pena comminata per mondarsi dal vero Peccato di avere osato esser vivi in eterno senza nulla tentare e senza nulla rischiare, barando soltanto !

Condizione per un estremo “testamento biologico”, dolorosamente aggravata dalla fumosa, ingannevole, parvenza di un’onnipotenza finta ed ipocrita, che nulla può realmente modificare, di ciò che è stato già scritto in quel Libro.

Per l’uomo, invece, no.

Il Destino muta giorno per giorno e a volta muta anche piùvolte in un giorno. Ed è soggetto alle capricciose leggi del caso.

Ma il Destino, almeno in parte, viene anche costruito, innalzato, elevato. Oppure, che, in un certo senso è lo stesso, dipende solo dai punti di vista, può essere demolito, distrutto, abbattuto.

Ma almeno, per l’uomo, le mani, le Mani, hanno un vero valore, il valore del fare, del Fare.

E al dolore e alla fatica si contrappongono la gioia del cuore e la soddisfazione della ragione.

Agli dei, a loro, no, questi doni sono negati !

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9 pensieri riguardo “OCCHI

  1. …e quel leviatan che hai creato per scherzare in esso…

    ciao e grazie

    p.s.: sai sono unA xirol, purtroppo non ho un blog dove si possa venirmi a salutare. Ma forse un giorno…chssà

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  2. Ciao Piero, non vorrei dire corbellerie con il cervello che
    passeggia per fatti suoi da qualche giorno per quest’afa bollente.
    Perciò evito almeno per ora di lasciarti un mio pensiero.
    Ti dico solo che mi metti sempre una grande voglia di “ascoltarti”
    A presto
    Un abbraccio
    Mistral

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  3. Xirol (ma che vuol dire A Xirol?)
    grazie lo dico io a te per le visite e la pazienza di leggere.
    A me fa molto piacere la tua presenza.
    Se avrai qualcosa da mettere anche su questo blog sappi che hai uno spazio a disposizione. Poi vedremo come fare, se ti servirà.

    Intanto, a presto e ciao

    Piero

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  4. Carissima Mistral,
    sono contento che ti viene voglia di leggermi. In questi giorni il caldo, la stanchezza e un pò di eccessi lavorativi mi hanno abbassato … le capacità … letterarie.
    Quindi, scrivo poco, scrivo male, e soprattutto non ho più un progetto preciso.
    Il blog era nato per essere un luogo non “esistenzialista”, non un diario, non una pagina personale.
    Ma è passato tanto tempo e … non mi ricordo più il progetto originario.
    Le pagine nuove vanno un pò così, seguendo un’onda un pò volubile, un pò sbandando da un argomento all’altro.
    Anche i temi, gli argomenti le immagini le sensazioni che descrivo, sono diventate ripetitive.
    Non mi piace molto questa situazione.
    Fra tre o quattro settimane arrivano le vacanze ed andrò fuori, e mi prenderò una pausa anhe dal blog.
    Vado negli USA e vorrei comprare un tablet o un computerino di quelli piccoli e devo vedere se trovo una connessione americana a basso prezzo. Se ci riesco farò un blog con le foto … americano, un pò un diario di viaggio,. come l’anno scorso, in India (viaggio meraviglgioso). Ma l’anno scorso ho avuto problemi a trovare internet, almeno a prezzi non da ladrocinio, e quindi il diario è stato … di poche pagine. Ma ho messo tante foto! Che bello!
    Se ci riesco devo farlo anche questa volta.
    Così faccio qualcosa di diverso, come diversa è la meta della vacanza.

    Intanto, però…
    un abbraccio,
    Piero

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  5. La ‘a’ è perchè sulla tua risposta al mio commento a ‘Venus’ mi hai scritto ‘caro xirol’ ma è meglio ‘cara’ e questa credo sarà l’unica correzione che mi permetterò di farti, perchè scrivi molto bene a mio modesto parere.
    Ti ringrazio dell’accoglienza, devo dire che gli argomenti che metti in campo sono piuttosto singolari e interessanti. Li scegli con un criterio, in generale, di casualità. di ispirazione o che altro? Sai sono piuttosto curiosa. Uno spazio per me? Sei molto generoso ma non oso pensare che sarei in grado di scrivere come fai tu. Mi sono sempre chiesta cosa ci si propone quando si decide di aprire un blog, immagino che appunto come scrivevi nella tua risposta precedente occorra avere un progetto quando non si vuole realizzare un diario. Sembra trasparire un poco un certo senso unitario ma ho letto solo poche cose per dirne qualcosa e poi se non lo ricordi…
    Io intanto ci penso… alla tua proposta di scrivere

    Un caro saluto a te e ancora grazie
    xirol

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  6. Cara Xirol (e mi correggo sulla A; ma Xirol che nome è? E’ la prima volta che lo sento),
    in genere mi metto davanti alla pagina bianca senza un’idea precisa, ma lì, in quel momento, si condensano, spesso, le sensazioni del giorno. A periodi si tratta di pensieri più rivolti al mondo, a quello che accade da qualche parte, ai fatti importanti, ai grandi cambiamenti che stiamo vivendo, alle difficoltà o al dolore di tanti, ai lutti o alle gioie…
    A volte mi basta una sensazione, un’ispirazione, e le corro dietro a corteggiarla…
    Altre volte c’è un’idea che matura dentro a lungo, temi che mi porto appresso da anni, sono parte dei miei valori, dei miei ideali…
    Ma in fondo, a me piace soprattutto raccontare, dire con le mie parole quello che sento, che provo, pur senza entrare nell’inimismo dei sentimenti privati, personali.

    Quando ho dato il nome alla “repubblica indipendente” pensavo di creare uno spazio “anarchico”, una repubblica, appunto, indipendente, in cui c’era di tutto, tutto ciò che in una repubblica ci può essere. Forse più che una repubblica, una città stato, come le polis greche.
    Ma mia!
    Però…
    Però ho posto tante condizioni.
    L’idea mi è nata, è vero, per un moto di ribellione contro il degrado italiano, ma non volevo fare uno “sfogatoio”, il luogo dei lamenti, tipo: lì, in Italia fanno così, e così e così… Guarda il Berlusca e guarda gli ubriaconi leghisti, o i suicidi del PD eccetera…
    No, questo no.
    Volevo il Bello, i Valori, …
    Insomma, se non piaceva l’Italia, almeno qui, nella mia repubblica, doveva esserci quello che mi piaceva.
    Ho posto anche la condizione di non fare un diario.
    Nè personale, nè civile.
    Neanche una pagina giornalistica, tanto non ne sono capace e non sono nessuno, in mezzo a tanti giornalisti veri!
    E così via.

    Sono passati quasi tre anni.
    Adesso, le pagine sono cambiate.
    C’è abbastanza di personale, ma non di troppo privato. Ci sono i sentimenti che potrei definire “proiettati verso l’esterno”, verso i valori civili, morali, etici… c’è una mia strana propensione religiosa che mette l’uomo sul piedistallo dell’altare (non è italiano, ma rende l’idea)… c’è anche qualcosa di più intimo, legato a ciò che vedono i miei occhi, a volte, a ciò che mi lega ad un posto o ad un altro, alle pietre, alla storia…

    In genere ad ogni post associo un quadro, a volte un video o più di uno, a volte una foto o un’immagine e dò un colore (per me, si tratta sempre di un colore scelto con una precisione estetica; precisione di cui però non saprei dare una descrizione) al testo.
    Hanno valore – per me – questi passaggi di “editing”!
    Potrei sintetizzare tutto questo lungo sproloquio, dicendo che ogni post è una manciata di colore ed un’immagine, quelli prescelti. Quel colore e quell’immagine hanno in sè, o fanno da soli, la mia “scienza dei colori” e racchiudono, in qualche modo, o vorrebbero mostrare, chissà, o vorrebbero marcare, evidenziare, rafforzare, sintetizzare all’estremo, l’intimo di quello che ho scritto…

    Come vedi, unitarietà, zero.
    Forse una sola cosa giusta potrei dire: un post che scritto tempo fa descriveva la molteplicità che abita dentro ognuno di noi, s’intitolava “la folla”. Ecco, quella folla di identità ched mi appartengono, si trovano qui dentro. Sono solo una parte della folla che mi abita dentro. Ma sono tutte mie appartenenze.

    (Scusa l’incomprensibile lunghezza del commento. Sei già stata paziente fin troppo).
    Un saluto

    Piero

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  7. Se non sbaglio il Leviatano lo avevi già pubblicato…che dirti se non che mi meraviglio sempre della tua capacità di onestà e di ribellione alla disonestà di qualsiasi tipo, forse ti viene da tuo padre.
    Buone vacanze americane, poi ci farai vedere le foto.
    Ciao.

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  8. Non so se viende da lui o no.
    Io lo ricordo così, ma sono i ricordi ingenui di un bambino, o di un ragazzo ancora non un uomo.

    Ma io sono fatto così.
    Nè meglio nè peggio di tanti.

    Il leviatano è semre lo stesso ma anche sempre diverso. E’ come un cavallo di troia. Dentro ci sto sempre io (almeno su queste pagine).

    Per le vacanze manca ancora.

    Intanto ti saluto,
    Piero

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  9. E’ vero è un nome strano ma presto lo cambierò, uno migliore che sono sicura ti piacerà. Sei stato chiarissimo riguardo il progetto iniziale… allora lo ricordi! Il Bello, i Valori, e …una folla che vi abita dentro, Grande Progetto davvero! Unitarietà zero ovviamente, ma una simpatica armonia sì, e in gran quantità! Grazie per la generosa risposta, era quello che speravo per la precisione.

    Saluti

    xirol (ancora per poco)

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