L’URLO

Edvard MUNCH (Løten, 12 12 1863 – Ekely, 23 01 1944) L'URLO


Una sera camminavo

Lungo un viottolo in collina

Nei pressi di Kristiania –

Con due compagni. Era

Il periodo in cui la vita

Aveva ridotto a brandelli

La mia anima.

Il sole calava – si era

Immerso fiammeggiando

Sotto l’orizzonte.

Sembrava

Una spada infuocata

Di sangue che tagliasse

La volta celeste.

Il cielo era di

Sangue – sezionato

In strisce di fuoco

– le pareti rocciose infondevano

un blu profondo

al fiordo – scolorandolo

in azzurro freddo, giallo e

rosso –

Esplodeva

Il rosso sanguinante – lungo

Il sentiero e il corrimano

– mentre i miei amici assumevano

un pallore luminescente –

– Ho avvertito

Un grande urlo

Ho udito,

realmente, un grande

urlo –

i colori della

natura – mandavano in pezzi

le sue linee

– le linee e i colori

Risuonavano vibrando

– queste oscillazioni della vita

Non solo costringevano

I miei occhi a oscillare

Ma imprimevano altrettante

Oscillazioni alle orecchie –

Perché io realmente ho udito

Quell’urlo –

E poi ho dipinto

Il quadro L’urlo

 

dal Diario di Edvard MUNCH

Ci deve essere qualcosa di maledetto in fondo all’animo umano.

Ad alcuni la disperazione, o, se la si vuol  chiamare, anche, la follia, ispira capolavori che lasciano tracce indelebili nella storia dell’umanità.

Ad altri solo la triste e dolorosa possibilità di lasciare che il dolore dilaghi, senza neanche una scusa o una motivazione, che pure non potrebbero mai bastare.

C’è un abisso, in fondo al cuore, così profondo da far paura.

Lì vivono mostri, belve, demoni, spaventose creature assetate di sangue.

Ogni tanto risalgono alla superficie e si affacciano alle porte di quel cuore.

E da lì compiono le loro orribili imprese, così tremende con non si possono neanche raccontare.

Ma da sempre c’è un occhio fisso sul nostro mondo, inchiodato, lassù in alto, da qualche parte, impassibile, che ci rimanda le immagini di quelle terribili imprese e ce le fa conoscere e ce le imprime come un marchio d’infamia, a fuoco, nella mente e nell’anima.

E così, noi, restiamo segnati per sempre.

Quell’occhio è incolpevole, certo, perchè non è lui, ma siamo noi stessi a tenerlo perennemente puntato verso di noi e verso quell’abisso del male.

Ma egli, quasi fosse vivo, ha una tremenda responsabilità: quella di tramandare la memoria e rendere eterne le azioni del Male.

E finchè anche uno solo di noi ne avrà il lontano ricordo, anche solo come un brivido profondo d’angoscia, come una sottile tensione inspiegata, finchè anche nel ricordo di uno soltano, resterà una traccia nascosta di quelle tremende imprese, esse continueranno a mietere vittime innocenti.

Poi, alla fine, forse, un giorno, quando anche l’ultimo di noi non ci sarà più a guardare, quell’occhio si volterà da un’altra parte e ammirerà, commosso, tutte le azioni del bene che, fino ad allora, l’uomo aveva saputo compiere!

5 thoughts on “L’URLO

  1. Conoscevo il quadro, ma non la storia che lo spiegava.
    E’ vero comunque che il dolore, la tristezza, la disperazione fanno nascere maggiormente l’ispirazione e mi sono sempre chiesta perchè. Forse perchè cìè bisogno di farle uscire per liberarsene, mentre la gioia e la felicità si tengono più naturalmente dentro, anche se in verità spesso si sente l’esigenza di esternarle per farle conoscere al mondo o solo per assicurarci che siano vere, per toccarle quasi con mano. Ma la felicità è più nostra, il dolore lo si vuole condividere forse di più.
    ..
    Interessante comunque l’allargamento che operi al genere umano. Questo male che dimora in ognuno di noi, moltiplicato diventa fautore di crimini inauditi. Dici che il ricordo di essi li rigenera… non so…in gener si dice che il ricordare gli orrori umani dovrebbe servire a non ripeterli. Dimenticarli credo sarebbe peggio, perchè l’uomo è naturalmente portato al male. Se lo ricorda può provare a controllarlo, ma se dimentica, ne rimarrà in balia ancor di più d quanto non faccia.
    Un abbraccio

    Mi piace

  2. Ho riflettuto leggendo il tuo commento.
    Da un lato, si, è come dici tu, il dolore si cerca di condividerlo per sopportarne meglio il peso, in modo da non farlo gravare solo sulle proprie spalle, oppure per cercare fino all’ultinmo di illudersi che quel dolore è solo un brutto sogno, un incubo dal quale ci si può svegliare con il sollievo che è stato tutto solo un brutto spavento.
    Ma poi, invece, mi sembra più reale un’altra cosa. Se penso alla pittura – forse per altre forme d’arte il mio discorso non vale più – mi sembra che non sia come dicevamo prima.
    Per esempio, penso ai quadri del Rinascimento, alla grande pittura. Oppure ai quadri dell’Impressionismo francese… mi pare che in quegli artisti il senso del dolore fosse molto lontano.
    Piuttosto era forte la volontà di dire come era o cos’era l’Uomo… fino a quando gli è scomparso fra le mani. E forse – ma sono solo mie impressioni – il dolore ha preso posto nella pittura, almeno un posto di primo piano, soltanto con l’arte astratta contemporanea, dove l’uomo, come del resto ogni forma compiuta, manca del tutto ed al suo/loro posto ci sono solo i segni di un’immensa esplosione dei colori e delle forme, come l’onda d’urto di ritorno della grande bomba atomica, o, andando ancora un pò indietro, della cieca violenza che ha abitato l’Europa nel secolo scorso.
    Non so se sia giusto tutto questo.
    Dimmi un pò cosa ne pensi.
    Certo, poi, in poesia e letteratura non è vero altrettanto. Shakespeare, o Kafka, solo per fare due nomi anche assai diversi, dal dolore – umano, spirituale, sentimentale, morale, esistenziale – hanno tratto alcuni dei loro capolavori.

    Il secondo punto riguarda la Memoria.
    Mentre scrivevo, ieri sera, anche io ho pensato la stessa cosa.
    Poi – non lo sai perchè non mi conosci abbastanza – sul tema della emoria ho riflettuto molto, è un elemento di confonto molto intenso, per me.
    Quindi, almeno dal punto di vista che dici tu (che coincide con il mio) sono (ovviamente!) d’accordo.
    Ma c’è un altro aspetto che ho voluto mettere in evidenza in questo pezzo, in questo grido.
    E’ certamente voero, io ci credo, che la memoria ha la funzione di offrire una chance affinchè non si ricada in un errore.
    Certo.
    Ma c’è anche un altro dato incontrovertibile: la memoria ferma, cristallizza un fatto, lo rende vero, se posso dire così, per sempre, anche nel dopo, nel futuro.Chi si porta le ferite della memoria lo sa, non guariranno mai, perchè è la memoria stessa a farle sanguinare. Anche se, poi, la memoria stessa offrirà il suo antidoto consentendo di rielaborare dolore e sofferenza, in un “uomo nuovo” che è fatto di solore ma anche di vlontà di superarlo (ma senza dimenticare).
    Ok. Tutto questo è vero.
    Ma è vero anche che – al tempo stesso – quei fatti divenuti “realtà” grazie alla memoria sono ancheuno specie di specchio, un occhio dI Medusa, costituiscono un’attrazione irresistibile, sono un monumento involontario, se vuoi, ma persistente nel tempo.
    Accade così che ,ancora oggi, vi sia chi inneggia all’eroe hitleriano o chi decanta una qualche miserabile azione di terrore come una esemplare lezione della storia…
    Penso, tanto per non andare lontano, alla meravigliosa canzone gucciniana “La locomotiva”. Niente a che vedere con il pazzo di Oslo, ma non posso nascondermi che il contenuto di violenza di quella canzone (violenza contro innocenti viaggiatori di treno, come quelli dell’Italucs, o quelli che erano fermi in attesa nella stazione di Bologna, iol 2 agosto di tanti anni fa) misteriosamente, prende, per qualche strana ragione, il sapore dolce dell’eroica azione, certo, si versificata, poeticamente in rima … e mi commuove quando l’ascolto, adesso ce l’ho sull’MP3 e l’ascolto di tanto in tanto quando vado a passeggio…
    ….
    Un caro saluto
    Piero

    Mi piace

  3. Non sono esperta d’arte, conosco pochissimo ma mi piace guardarli quando me ne capita l’occasione. Credo però per quel poco che so, che il Rinascimento sia stato una di quelle tappe “favolose” nella storia dell’uomo dove tutto era in rinnovamento: idee,
    aspirazioni,,,dove tutto era possibile… L’uomo scopre se stesso, si sgancia in parte dalle “gabbie” della religione e si scopre e si esalta per questo.E allora anche l’arte non poteva essere da meno, che cos’è in fondo l’arte se non il mezzo attraverso cui l’uomo esprime la sia interiorità? Credo che l’arte sia lo specchio dell’epoca storica in cui vive l’artista oltre che il risultato delle sua storia e della sua vita.
    Forse poi, tutta questa esaltazione, (in senso positivo) è finita. Chissà…forse l’uomo si è spaventato di ciò che ha scoperto, forse il dolore è tornato a farla da padrone perchè l’uomo non ha saputo usare al meglio quello che aveva scoperto di sè, le sue potenzialità o forse è soltante una fase ciclica che si ripete. Forse prima o poi ci sarà un altro Rinascimento, orientato verso altre dimensioni, più profonde ancora…

    Per quanto riguarda la memoria, non so… penso che sia vero quello che dici:
    “quei fatti divenuti “realtà” grazie alla memoria sono anche uno specie di specchio, un occhio dI Medusa, costituiscono un’attrazione irresistibile, sono un monumento involontario, se vuoi, ma persistente nel tempo”
    ma quel monumento, quell’occhio di Medusa stanno lì, ad indicarci che non è finita, che non finirà mai…ci dicono “attenti…li vedi? Sono ancora qui, il male è ancora qui. Non li sottovalutare, non pensare siano casi estremi ed isolati, non commettere ancora l’errore di crederli facilmente controllabili…Ricordi cosa è gia successo? E ci mostra il passato: un avviso, semplicemente questo,

    E dopo questo lungo sermone, ti saluto caramente, sperando di non averti annoiato troppo :-))
    Ciao

    Mi piace

  4. Non mi annoi affatto.
    Mi limito a concludere dicendo che sulla memoria non c’è una sola verità.
    E’ un monito costante a non ripetere gli errori già commessi. E certo è anche un punto di vista, nel senso che tanto più è profonda, lontana, tanto più offre lo spunto per allargare la vista all’orizzonte futuro.
    Ma è anche uno specchio, un deposito nel quale si conservano i midìsfatti più atroci per poterne, una volta, più in là, replicare l’orrore.
    Ciò avviene forse perchè c’è un’altra Donna che balla in questa piazza, la smemorata Follia, che attinge a quel deposito, a quel pozzo, a piene mani, senza sapere bene quel che fa.
    Non lo so. L’unica cosa certa è che non c’è una sola verità bell’e fatta.
    Ma dobbiamo scavare con le unghie per capire. E quando abbiamo afferrato qualcosa che ci sembra vero, allora, almeno per me, si aprono nuove domande. E quel “vero” diventa fonte di nuovi interrogativi.
    Ma almeno, così, non mi annoio mai e forse neanche invecchio.

    Mi piace

  5. Pingback: GRIDA | cavallinoblu

I COMMENTI SONO GRADITI

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...