VENUS

Alessandro Botticelli, Venere, 1482 circa Galleria Sabauda

Sono due giorni che ti vedo.

Due giorni che t’incontro.

Vedo brillare i tuoi occhi, nell’ombra, della verde luce della bellezza.

I tuoi capelli si ergono orgogliosi, turgidi come virgulti animati dalla forza dell’universo, radianti la tua aura iridescente di dea.

La tua pelle è candida, mai sfiorata da mano di uomo o dal respiro del vento, innocente, puro riflesso d’argento fremente di vita.

Alta, sei alta e svetta la tua bellezza in tra gli altri visi che pure possono dirsi ritratto di beltà, ma impallidisce ogni grazia al tuo confronto, creatura di un altro mondo che hai dipinto negli occhi miei i colori di ciò ch’è più prezioso.

Il tuo seno è forte come le colline che allattano gli olivi secolari e, così, nutriente alimento della vita che detta il desiderio d’appagamento alla bocca mia.

Dritta, ti ergi, dea, in tra di noi mortali creature e solo io posso vederti e bere della tua gorgogliante risata cristallina.

Un attimo soltanto il tuo sguardo mi ha trafitto, dardeggiando di tra la tua chioma corvina ed ha espugnato la mia caverna dove ancora rimbomba l’eco mai spentadell’amore urlato a squarciagola da quel dio che mi ha donato la vita.

Tuo pari, io sono, con questo immenso turbine che mi agita e sconvolge la natura mia fin nel profondo delle fondamenta del creato al quale apparteniamo per dono di chi volle così.

Mi accosto con lo sguardo dritto a te davanti, in tra la folla che preme a noi d’attorno e come le onde impetuose del mare tempestoso sembra volerci sommergere ed annientarci.

Ma, pur in quel turbine che ambisce travolgerci, il tuo delicato aroma di fiore in pieno sboccio resta sospeso nell’aere ed io ad esso mi aggrappo e, leggero e forte, mi trasporta al tuo cospetto e lì, stupìto, mi lascia, caduto ai tuoi piedi, io, impotente a saperti spiegare il dono di splendore che al mondo regali.

Dea dall’ardente sangue di tutti i colori del sangue degli dei dell’Olimpo, alzi il sopracciglio per un attimo solo e saette e fulmini di luce sfuggono ai tuoi occhi e ardono in fiamma d’amore i miei, sui tuoi, dolci, posati per il magico incanto d’un momento voluto dal volubile Eros.

Non c’è suono nelle parole mie ed io, intanto, muto, ai tuoi piedi, carezzo i segni del tuo passo leggero, schiavo del formidabile incantesimo che a te soggetto mi rese, a te, mia padrona, sensuale imago di dea che infonde il gusto d’amore a le creature a te lontanamente rassomiglianti.

Gli occhi tuoi sono curve di mandorla odorosa intinta nel verde cobalto della quiete marina appena baciata dal primo sole che sboccia.

La tua bocca infonde il respiro alle rose che riempiono d’aria il giardino del mondo, mentre le tue labbra regalano alle ciliegie l’intensità della tinta in cui il tramonto sanguigno intinge i suoi tentacoli di fuoco.

Il sapore dei tuoi baci è nettare che bea le fortunate creature dell’Olimpo e il calore delle tue carezze è l’energia che fa muovere, a te eternamente devoti, gli astri al tuo volere.

Il miele del tuo più intimo secreto ha la dolcezza del perdono offerto al condannato alle fiamme eterne dell’amore.

La vita è la linfa che scorre dal tuo grembo sulla terra, infondendo la sua forza invincibile alla Natura da cui prendono origine tutte le cose.

Io, ti ho vista.

Si, per due giorni, io ti ho vista, mia dea, mia dolce creatura.

E ormai al mio mondo appartieni, sei mia, mia dea, sei incatenata al mio cuore, del quale sei prigioniera.

E mai più, tu, mia nobile dea femminina, mai più, tu, ne potrai fuggire !

dedicato ad una dea che non ho conosciuto.

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14 Replies to “VENUS”

  1. La descrizione è mirabile ma come tu stesso affermi di una dea… poco credo che abbia di reale, donna comune … una tra le tante, pur unica nella sua univocità… forse se non si ricerca proprio l’ago nel pagliaio…può darsi che sul cammino o perfino molto a te vicino già ci sia…:)
    Una buona serata, un sorriso
    Fata scalza

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  2. Se tu questa ode la dedichi ad una donna lei ti cade ai piedi, ma tu la dedichi ad una dea…sei egoista mica tu sei un dio …accontentati di una donna , magari non sarà come l’ idea tua platonica , non sarà così ideale ma sarà vera e ti scalderà il cupore.
    Ciao Piero… o dovrei dire Marte.

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  3. Cara Fata scalza e cara Paola,
    non posso contraddire ciò che dite.
    Ma non so neanche rispondere in altro modo.

    Io la dea l’ho vista per davvero.
    Ce l’ho davanti agli occhi.
    Ha i capelli neri, gli occhi verdi, è alta circa 1,80 m, ha la pelle di alabastro e respira come me.
    Non ho osato rivolgerle la parola.
    L’ho solo guardata.
    L’ho vista due volte.
    Ricordo il suo profilo.
    Greco, perfetto.
    Qualche efelide sul viso.
    Uno sguardo che trapassa.
    Solo un istante si è fermato su di me.
    Mi ha trafitto come il dardo di un arciere tebano.
    O, meglio, come una freccia del giovane eros.

    Cos’altro dirvi?
    Per molto meno, in molti luoghi del mondo, si sono costruite cappelle, conventi, luoghi di culto e di adorazione.
    E nella cella del mio cuore?
    Posso, lì, alzare un altare?
    Posso, in quel sacro sacello, adorare la sua bellezza?

    Cosa ne pensate ?

    Un abbraccio a voi
    (vi salutio con il sorriso, come dice Fata.

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  4. Io penso che tu sia troppo intelligente per seguire una chimera vera o presunta… penso che tu dia più valore all’anima di chi possa affiancarti e non alla bellezza effimera che passa…
    Ho stima di te …per cui questo è il mio pensare… se la donna che evochi fosse la tua mamma… lo capirei… in caso contrario… non so perchè leggo tra le righe una sottile vena d’ironia per suscitare reazioni di chi legge…
    Un sorriso sempre
    Fata scalza

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  5. Hai stima di me e te ne ringrazio.
    Ma… sei sicura di ciò in cui credi?

    Io la dea l’ho vista davvero, due volte.
    Mi ha colpito e non lo sa.
    Non mi ha ferito, nè fatto del male.
    Ma mi ha lasciato un suo dono.
    Perchè non renderlo prezioso?
    Solo perchè lei non sa?
    Dea è dea.
    Ed io, uomo.
    Io ho il sangue nelle vene, almeno.
    E mi da calore.
    Lei quello non l’ha!
    Non so nemmeno se ha calore il suo corpo.
    Potrei allungare una mano.
    Tenderla verso di lei.
    Toccarla.
    Toccare la consistenza di una dea.
    Ma sarebbe oltraggioso!
    E mi trattengo.
    Io ho la consistenza di un corpo.
    Ho un nome.
    E lei?
    Finchè resta una dea non è nulla.
    Un volto.
    Un raggio di luce.
    Un’immagine della bellezza.
    Ma resta lì, ferma nel mio sguardo.
    Meravigliosa.
    Un sogno fatto della materia di un corpo.

    Un caro saluto

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  6. Siiiiii Piero io sono certa delle cose in cui credo…
    sbaglierò… non importa, cado…mi rialzo…, ho riscontri positivi a volte…, oppure altre ci credo così semplicemente tanto che una piccola convinzione nata spontaneamente, diventa così grande dentro di me… da assaporarla…
    Ecco quelli sono i momenti in cui il niente si materializza… ha odore, ha sapore, ha contorni,la vivo e pulsa…spesso è fatta di un niente, di un nulla ma mi aiuta…
    Mi sembra tornar bambina quando immaginavo gli eroi delle mie favole che mi parlavano…
    Poi si cresce … ed ora non ho più tempo di pensare alle favole ma… ma… mi basta ancora così poco per star bene…
    Di contro cerco anche di essere anche molto attenta, se leggo non leggo così a caso… ma cerco di leggere tra le righe… e le persone istintivamente o le rispetto per un quid a me sconosciuto… oppure mi restano indifferenti…
    Fata scalza deve ancora camminare tanto nel suo io…ma vorrei darti il benvenuto a bordo… su quel filo che non separa il reale dall’irreale…
    A te un caro saluto
    Fata scalza

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  7. Bella poesia. E’ straordinario che in questa difficile vita si possano generare sogni meravigliosi. Ti auguro di non perderli mai. Sono preziosi.
    Un saluto

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  8. Cara Fatima, bello quello che hai detto.
    E, non ti sembri strano, è esattamente quello che penso anche io: in particolare tutto quello che hai detto di quel niente che in realtà non è un niente. E’ niente solo per chi non sa vedere o sentire.
    Il niente è l’humus, il sostrato da cui prende vita il tutto.
    Il niente, se ci pensi è ciò che ci permette di mettere in risalto le cose che sentiamo, è il controluce su cui si starglia, per esempio, il profilo della dea che ci allarga il cuore.
    E’ lo spazio, quel niente, che abita la cavità del cuore, quell’immensità in cui tutto diventa ciò che sappiamo sentire.
    Senza quel niente cosa saremmo?

    Anch’io penso di essere piuttosto concreto, attento a ciò che ci circonda.

    Ecco, se una cosa potrei non condividere è quello che dici delle favole: non hai più tempo di pensare alle favole.
    Ho visitato il tuo sito e adesso conosco il tuo nome (Fata scalza).
    Sono sicuro che ti è scappato.
    Con il che non voglio dire sei infantile, come non lo sono forse io.
    Ma le favole sono una parte del mondo di ognuno di noi, la parte dell’immaginario.
    E ci sono quelli, come te, per esempio, che con le fasvole, sono sicuro, ancora ci gioca.
    Un caro saluto.
    Piero

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  9. Ciao, Xirol,
    grazie del commento e delle belle parole.
    Mi fa piacere ti sia piaciuto il racconto, o poesia, come la chiami tu (o, forse, poesi in prosa, o prosa di poesia, va ene tutto, lo stesso).
    La dea è una ragazza vera, in carne ed ossa, che ho visto due volte sulla metro, al mattino.
    Ma forse mi sbaglio.
    Io al mattino sono ancora molto rimbambito dai sogni.
    E può essere che me la sia solo immaginata.
    Oppure che sia lei, dea immortale, ad essersi innamorata di me, e ad aver deciso di apparire a me davanti…
    Non lo, caro Xirol !

    Se vuoi ripassa e, magari, dimmi dove posso salutarti.

    Pierperrone

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  10. Caro Pietro, non voglio addentrarmi ,neanche dilungarmi
    in questa tua bellissima visione reale.
    Io ti credo e basta.
    Anche gli dei hanno bisogno degli uonimi e così scendono tra noi.
    Anchi’ io ho conosciuto una Dea … vive sempre con me.

    Buon lunedì
    Un abbraccio
    Mistral

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  11. Si, Mistral, amica mia, anche gli dei hanno bisogno degli uomini.
    E’ proprio quello che penso.
    Prima o poi racconterò qualcosa al riguardo.
    Mi auguro che la dea (Dea!) che vive con te ti sia sempre propizia.
    Un abbraccio,
    Piero

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