NO TAV

NO TAV (click on the picture)

Il fatto è serio.

Pietre, bastoni, bottiglie incendiarie.

Caschi, divise, manganelli, gas lacrimogeni.

Il verde degli alberi, l’azzurro del cielo, la tiepida aria della cima dei monti.

La strada, il corteo, le persone, i volti, i sentimenti, gli slogan.

Il silenzio impenetrabile che copre come una coltre il buio della notte.

Le stelle nel cielo nero e profondo che versano lacrime, luminosi occhi che hanno assistito, invisibili, all’urlo della belva nel pieno della furia.

La smania degli elementi, la violenza dell’impeto, la forza della corrente… viene trascinato via il cuore dell’uomo, spazzato come letame, schiaffeggiato come le rocce dell’orrido in cui precipita la violenta corsa del fiume interrotta dallo sleale sgambetto della cascata…

E’ la confusione, la babele, il disordine, il disfacimento.

Idee ridotte a brandelli dagli ansimi della lotta.

Pensieri esplosi in milioni di frasi senza senso.

Boati di parole che feriscono a morte, come schegge impazzite di mille granate…

Il fatto è serio, si, ma il tempo si prende la sua bella rivincita.

E, come un film proiettato all’indietro da un operatore impazzito in un cinematografo molto affollato, rimanda sullo schermo scene che sembrano un deja vu.

I protagonisti sembrano attori.

Portano le stesse maschere di sempre: passamontagna a nascondere il volto, sciarpe sugli occhi, caschi con la visiera abbassata, scudi di plastica.

Anche gli effetti sonori sono sempre gli stessi: clangori, urla, imprecazioni, maledizioni e lamenti.

Non c’è spazio per i veri protagonisti:  gli uomini, quelli veri, stanno sul passo chesale verso la cima dei monti.

Gli altri sono solo belve, che latrano e si acquattano.

Lupi, coyotes, sciacalli, jene.

Sono arrivati qui da lontano.

Non sono figli della montagna.

Quelli, loro, i figli della montagna, stanno in fila tutti insieme, tutti in quel gruppo che si allunga sulla lingua d’asfalto che sale liscia ed impervia fino al  campo di quella battaglia insensata.

Il furto della terra è punito ed anche la violenza alla natura è candannata.

Eppure si fronteggiano mostrando muscoli ben modellati i ladri di terra e gli stupratori della natura.

Il tempo non si lascia sfuggire alcun segno d’impazienza.

Ordina lo scontroe fa partire il primo lancio di sassi.

E’ tutto ben preordinato.

Si calano le visiere i guardiani dell’ordine, obbedienti al comandante mandato dalla Capitale.

Il Nord ed il Sud si guardano in cagnesco.

Ruggiscono.

Poi, dopo ore di violenti scontri, di colpo, guaiscono spaventati, ritraendosi.

Gli Eroi, quelli veri, dal cielo, guardano e s’interrogano sul senso di quella battaglia, che nessuno mai inserirà nell’elenco delle ricordevoli ricorrenze della storia.

Il fatto è serio.

Il sangue scorre come sempre rosso, rubizzo, si attarda sugli zigomi, sguscia inavvertito dalle froge inarcate, scivola via dalla piana della fronte trattenendosi solo un istante, immobile, su quel pendìo, verticale come la parete del monte dietro le spalle.

Macchia senza avvedersene il dorso di una camicia grigioverde e insudicia la coscia di una tuta che ha perso il colore.

Bagna il catino di un elmo ungendolo di finta gloria.

Gli eroi, fermi lassù sul brodo della volta celeste, increduli nelle loro decantate lucenti armature, stanno immobili come le statue dei santi sul timpano della chiesa, in paese.

L’azzurro del cielo corre a nascondersi dietro la nebbia dei fumogeni, che lenta si alza sospinta dalla brezza della sera.

Il bosco lentamente si denuda, mostrando il suo scheletro con irriguardosa irriverenza.

Il fiume che scorre poco lontano si tinge lentamente di rosso sbiadito.

Sul ponte si ferma il passo della centuria che si oppone agli opliti in gonnellino amaranto.

L’aria si fa di duro cristallo.

Lontano s’odono sirene, motori, scoppi e una litania infinita di pianti ed invocazioni d’aiuto.

Anche quando i fatti sono seri, la sera arriva dopo il pomeriggio.

Pietosamente srotola il suo mantello sul pomeriggio fumiginoso.

L’aria s’appoggia, stanca, stremata, al letto di terra appena smossa dopo gli eventi del giorno.

La volta luminosa che chiude l’orizzonte si rischiara nell’incerto sorriso di chi non può comprendere.

E dona sollievo quella pur involontaria smorfia di derisione.

S’ode il respiro del vento che giunge da lontano.

Tutto lascia intatto, quella rapida fresca carezza.

Distanti, i corvi si radunano ancora affamati sui merli del maschio di un castello un rovina.

Monarchi, Pontefici, Nobiltà, Clero, Cavalieri e servi della gleba si affannano, ora, a mettere ordine, prima che cali la notte, col suo manto che nasconde agli occhi degli uomini gli affanni del giorno.

Ma quelli, gli uomini, non sanno che lei, la Notte, divinità persa delle Tenebre, ciò che ai loro occhi nasconde, nel cuore dei deboli inocula come veleno.

E così, il loro sonno si popola ancora di mostri.

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2 Replies to “NO TAV”

  1. Bello come sempre il tuo
    racconto.
    Io non voglio dire. Il mio pensiero che incateno al cuore non
    servirebbe, se non andare ad ammassare un’ alta montagna
    di parole senza nulla ottenere.
    Vedo solo una galleria di interessi, cialtronerie e indifferenza.
    Il resto, a posteri …
    Un saluto e un sorriso
    Mistral

    Mi piace

  2. Il film dei pellerossa, alias i terroristi rossi, che assaltano il fortino dentro cui sono asserragliate le giacche azzurre è deja vu.
    Come mai nessuno ha intercettato quella folla di facinorosi, centinaia e centinaia di persone che sono andate a prendere posizione nei boschi sui monti, avendo annunciato con una settimana di anticipo le intenzioni di “riprendersi il cantiere”, che era stato liberato la domenuicaprecedente con le ruspe ed i caterpillar?
    Dov’erano i ranger delle giacche azzurre?
    E le vedette lumbard?

    In questo tramonto tragico del blocco di potere berlusconista/leghista ogni evento che fa propaganda pro-regime viene sfruttato per tenersi attaccati alla poltrona.
    Per fortuna non ci è scappato il morto.

    Bada, Mistral, non nutro nessuna simpatia per i violenti e la violenza.
    Non gli concedo nessuna attenuante.
    Lorol’altra faccia del potere.
    E non do colpe di nessun tipo ai poveri poliziotti e forze dell’ordine varie che erano di presidio lassù.
    Loro erano esposti al pericolo.
    Erano stati mandati di fronte a quel pericolo senza nessuno scrupolo.
    Ci fosse stato il morto sarebbe stato lo spot perfetto !

    Tav o non Tav (io non sono contrario, anzi, sono incredulo davanti a tanta incapacità bipartizan di trovare una soluzione che metta d’accordo tutti, è segno del declino nazionale, che passa sia dalla parte di chi non sa dire altro che NO, sia da quella che non sa fare altro che usare òla forza per imporre le sue scelte), io resto a favore del treno: ma vuoi vedere che un domani, di lì, dalla Valdisusa, se non ci passa il treno, prima o poi, ci portano un’autostrada?

    Un caro abbraccio,
    Piero

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