BERLIN

NIEMANDSLAND - On the wall in BERLIN

 

Ferite che faticano a rimarginarsi.

Ferite che lasciano cicatrici profonde.

Ferite che sanguinano ancora.

Ferite che stanno lì a farsi vedere.

Ferite che c’insegnano qualcosa.

Ferite che fanno male.

Ferite che piangono.

Ferite che bruciano ancora.

Ferite profonde.

Ferite che sono di tutti.

Ferite che il mondo non riesce a dimenticare.

Ferite che l’uomo non può dimenticare.

Ferite come strappi.

Ferite come vecchie puttane ferite.

Ferite sotto i riflettori.

Ferite che nessuno vuol vedere.

Ferite infette.

Ferite contagiose.

Ferite di cui si prende cura un’amorevole crinolina bionda.

Ferite lacerate.

Ferite come labbra mute.

Ferite mute come labbra che non sanno schiudersi in un sorriso.

Ferite dure come pugni.

Ferite ignorate da indaffarati businessman.

Ferite che sanguinano nel cuore.

Ferite degli occhi.

Ferite del mondo.

Ferite che giovani mani sapranno consolare.

Ferite multicolor.

Ferite che ritornano.

Ferite come piaghe.

Ferite che ci fanno piangere.

Ferite che hanno milioni di nomi.

Ferite che camminano insieme a noi.

Ferite che ci portiamo dentro.

Ferite che ci perseguitano.

Ferite che vorremmo dimenticare.

Ferite che non avremmo mai voluto infliggere.

Ferite che non avremmo mai dovuto infliggere.

Ferite che ci hanno ferito.

Ferite che abbiamo subìto.

Ferite alle quali ci siamo ribellati.

Ferite alle quali non sappiamo ribellarci.

Ferite vuote come parole vuote.

Ferite pesanti come parole di pietra.

Ferite vicine  e ferite lontane.

Ferite che si toccano.

Ferite slabbrate, lubriche, volgari.

Ferite che si bucano all’angolo della stada.

Ferite che si seccano sotto al sole e ferite  lavate dalla pioggia.

Ferite che bruciano come il gelo.

Ferite candide come la neve appena posata.

Ferite da guardare, da bere, da assaggiare.

 Ferite che ci parlano.

Ferite che c’insegnano.

 Ferite che c’ingannano.

 Ferite che si vergognano.

Ferite vaste come piatte piazze oceaniche, lunghe come immensi viali senza alberi, alte come lisci muri irraggiungibili.

Ferite come bombe e fuoco e macerie.

Ferite come sogni infranti.

Ferite come speranze che si realizzeranno solo domani, troppo tardi.

Ferite come speranze che domani si realizzeranno.

Ferite come domani che non vogliono arrivare.

Ferite come domani e dopodomani e tutto il tempo necessario.

Ferite sulle nostre mani.

Ferite, su quelle mani.

Ferite, su queste mani con cui costruiamo il nostro tempo.

Ferite, ferite come oggi,  ferite come domani, ferite come dopodomani, ferite come tutto il tempo necessario…

 

Ecco, questa settimana passata a Berlino sta qui.

Rileggerò il testo e forse, chissà, saprò anche essere più preciso.

Ma un viaggio a Berlino – anzi, in Berlin, perchè Berlin è, per molte ragioni, una delle vere capitali del mondo, anche se lei non lo sa ed il mondo forse neanche – un viaggio in Berlin è un confronto che va al di là dell’esperienza turistica, al di là dei posti, al di là delle cose e al di là delle persone.

Un viaggio in Berlin è un confronto con qualcosa di profondo, qualcosa di così profondo che diventa difficile da descrivere con parole esatte.

Forse un viaggio in Berlin è il confronto con l’inconscio della nostra società e del nostro tempo, con la più vera ed inconfessata verità del nostro passato e del nostro futuro.

Certo, il cuore del mondo non batte solo in Berlin. Il cuore del mondo batte anche altrove; forse sarebbe più esatto dire che il cuore del mondo batte  principalmente altrove, oggi (ed il pensiero corre laddove corrono più forsennatamente gli indici economici).

E poi, inoltre, certo, le radici dell’uomo affondano nella Terramadre che ci partorì, da questa parte del mondo, ma affondano allo stesso modo nella Terramadre che ci partorì, dall’altra parte del mondo, ovunque siano “questa parte” e quell’ “altra parte” di cui si parla.

Però, è sicuro, lì, in Berlin, le radici dell’uomo riaffiorano, lì si possono osservare bene. Lì è, in qualche modo,  la nostra Terramadre.

E’ questo che sono andato a vedere, lì, in Berlin, in questa settimana di splendida vacanza.

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8 pensieri riguardo “BERLIN

  1. Spero che Berlino abbia ricambiato l’affetto, la fedetà
    la profondità d’animo, il tuo abbraccio che hai donato al
    suo valore.

    Un affettuoso saluto
    Mistral

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  2. Il viaggio, da sempre, ha senso nel ritorno, nel bagaglio di diverso e nuovo che si riporta a casa, Tu Piero hai riportato una reliquia, la testimonianza che sei andato, che hai visto, che hai toccato. Le ferite, quando mai si rimargineranno? Un saluto..

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    1. Il viaggio è l’andata ed il ritorno: ma non è mai un cerchio che si chiude, perche chi parte non mai lo stesso che ritorna.
      Berlino, poi, per me, sprigiona una forza speciale, che agisce nel profondo. Saranno i suoi segni, come dice anche Teoderica, Paoletta, che non hanno voluto cancellare del tutto.
      Segni, ferite, che non sono solo male, ma anche bene, perchè dolgono ma anche insegnano.
      Ma anche ingannano e pure danno mostra oscena di sè.
      Ma siamo noi, alla fine, a decidere l’interpretazione che vogliamo dare a quei segni, a dare il senso alle cose che vediamo ed alla storia che leggiamo scritta nelle pietre e nei sassi, nei vialoni delle parate militari e nelle sale dei musei che ostentano reliquie sacre o profane.
      Perciò non mi aspetto che quelle ferite si rimarginino. Anzi, se accadesse, sarebbe una fine della storia indesiderata e inattesa.
      Voglio che non facciano più male, questo si.
      Ma voglio anche che ci continuino a parlare, per sempre.
      io starò lì, cpn loro, ad ascoltare i loro raccontiUn saluto carissimo.
      Piero.

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  3. Se c’è una città che vorrei visitare è proprio Berlino, me la immagino ibrida con le ferite volutamente lasciate intatte dagli architetti e gli edifici nuovi e tecnologici il tutto in un ambiente di antico sapore liberty e mitteleuropeo…una città ricca di storia e vita vissuta intensamente a metà fra inferno e paradiso.
    Ciao Piero, grazie del tuo bel post.

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