SEGRETI

Alfred STEVENS - LA VIA LATTEA

 

Quando ho cominciato ad andarmene libero per il mondo ancora non sapevo quanto sarebbe stato bello fare quel viaggio.

Ero inconsapevole.

Non sapevo ancora che stavo per compiere una scelta così importante.

Si.

Andare.

Lasciare tutte le cose della vita e portare in un fagotto, sulle spalle, solo quelle indispensabili, per andare leggeri, per essere liberi.

Si.

Liberi e leggeri, seguendo una nostra rotta interiore, una direzione tutta nostra, una traiettoria irripetibile.

Quando ho cominciato non conoscevo il sapore della libertà.

Sentivo che avevo fame, sete, bisogno di andare.

Il mio istinto mi spingeva.

Ho alzato gli occhi al cielo pieno di stelle, una notte.

Ero ancora un ragazzo con la barba rada. 

Era una notte come tante, milioni e miliardi di notti che si sono succedute sulla testa degli uomini.

Ma era una notte speciale, per me.

Ho alzato gli occhi al cielo, senza sapere neanche perchè.

Forse volevo solo guardare.

Oppure chissà, qualcuno mi aveva chiamato.

O qualcosa si agitava per farsi notare.

Non l’ho mai capito.

Ma quella notte ho guardato lssù.

E c’erano.

C’erano mille e mille e mille stelle.

Luminose.

Intonava, la loro luce, per me, una melodia che mai avevo udito prima.

Un’armonia che veniva da lontano, dal profondo.

Era l’accordo del cosmo infinito che risuonava nella profondità insondabile del mio cuore.

Era l’amore.

L’amore per il nero sinuoso della notte e per la purezza del candore stellare.

Ed io lo scoprivo, lo scoprivo proprio in quella notte, in quella notte in cui milioni di stelle si rivolgevano a me, proprio a me, mi chiamavano, mi chiamavano forte, chiamavano forte il mio nome…

Ed io, stordito, ammutolito per lo stupore di quello spettacolo che i miei occhi non riuscivano neanche a contenere tutto intero, ancora con gli occhi puntati lassù, cercavo di ripondere come potevo…

Cercavo di capire.

Cercavo di sentire.

Ma ero inconsapevole.

Non sapevo che stava incominciando il mio viaggio.

Incominciavo ad andare per il mondo.

Incominciavo ad andarmene libero.

M’interrogavo.

E non sapevo rispondere.

Ogni domanda era precisa.

Ma ogni risposta un pò vaga.

E allora andavo a cerare una precisione maggiore.

Un dettaglio.

Una sfumatura.

Un differenza.

E così ad ogni domanda.

E così ad ogni risposta.

E me ne andavo in giro così, facendo domande e cercando risposte.

Ho cominciato così il mio viaggio.

Ho cominciato e neanche potevo saperlo, ancora, che quello era il mio viaggio.

Andarmene libero di porre domande.

Una domanda alla notte vestita di seta nera preziosa.

Ed una domanda a ciascuna delle mille e mille stelle che illuminavano il cielo.

Mille e mille e mille domande e mille e mille risposte imprecise da perfezionare.

Sono passati, da allora, migliaia di giorni, che fanno anni e decenni.

Io continuo a guardare lassù, ad ascoltare il canto che m’inonda la vita, a contare le stelle senza stancarmi ed a farmi domande a cui non so dare risposte precise.

Ma ecco, è questo il mio viaggio.

E’ questo che ho imparato diventando più vecchio.

Allora non potevo capirlo.

Ora che so che non posso contarle, conto le stelle con più attenzione di prima.

Rivolgo loro domande a cui non riesco a dare risposte precise.

Ma so che devo continuare ad interrogare quel cielo.

Gli chiedo di svelarmi il suo segreto più nascosto.

Ma lui lo nasconde in mille risposte. 

So che devo continuare a interrogare quel cielo.

Perchè in quelle risposte è nascosto il mio segreto più grande.

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12 Replies to “SEGRETI”

  1. “C’è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore.
    Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta.
    Così come non credo che si viaggi per tornare.
    L’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato.
    Da sé stessi non si può fuggire.”

    Andrej Arsen’evič Tarkovskij, Tempo di viaggio, 1983

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    1. Cara Lucia, veramente bellissima la citazione di Trakovskij (che nome complicato).
      In particolare mi ha colpito questa frase:
      “L’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato.”
      E’ proprio vero.
      E’ proprio così.
      Andare, si, si può andare.
      Ma ritornare, ritornare allo stesso punto di partenza no, è impossibile.
      Perchè il viaggio è la vita!
      E nella vita non si può più tornare indietro!
      Solo andare, andare avanti…
      Ed è bello così.
      Pensa ai rimpianti, pensa ai viaggi indietro nel tempo ed alla inutile e perfida voglia di cambiare il corso delle cose che da quelli promana…
      Balsamo per la vita di scarsa qualità!
      No.
      Si deve andare sempre avanti.
      E sapere che non potendo correggere gli errori, si deve agire cercando di evitare il più possibile fìdi ferirsi…
      Un caro abbraccio.
      Piero

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  2. Cos’è questa smania di viaggi..e di ricordo di viaggi?
    Anche il mio ultimo post parla di viaggi…viaggi speciali come il tuo..
    Sorrido..anch’io come te, un giorno lontano come Calimero, con fagotto in spalla, affrontai il viaggio per il mondo… il viaggio dell’indipendenza…iniziato e mai finito..ce n’è sempre uno dietro l’angolo che mi aspetta.
    Allo stesso modo, non vorrei finissero mai le domande e le relative risposte, significherebbe che non sono più viva, se per viva intendo non solo respirare e camminare.
    Un abbraccio Piero 😉

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    1. Cara Vera, in questi giorni ultimi ho avuto poco tempo per il computer e sto trascurando tutti voi amici ed i vostri blog.
      Mi scuso con te e con tutti voi.
      Vi voglio sempre bene come al solito. Passo da voi appena ho un attimo di tempo.

      Fatte le mie scuse… passo a leggerti.
      Un abbraccio
      Piero

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  3. …ah Piero, I remember , mi hai fatto venire in mente una canzone dei Nomadi di tanti anni fa : Io vagabondo , strafamosa ma ancora bella.
    il tuo bel racconto mi fa pensare ad un Piero vagamondo.
    ciao.

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    1. Grazie, Paolè.
      Vagabondo e con la testa per aria.
      Un vero punto interrogativo!
      Credo di essermi ritratto perfettamente in questo post.
      Un autoritratto in parole.
      Mi è piaciuto il tuo accoppiamento ai Nomadi e a “Vagabondo”.
      E’ una canzone davvero molto bella.
      E se ti ho fatto venire in mente proprio quella, forse sono riuscito a dare il senso giusto alle mie parole.
      Una abbraccio carissimo.
      Piero

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    1. Io non penso alle risoste, Luisa.
      Credo alle domande.
      Il mondo è cotruito con le domande.
      Le risposte possono cambiare, essere imprecise, sbagliate o giuste.
      MA AD OGNI RISPOSTA SI APRONO NUOVE DOMANDE!
      E’ quello, per me il miracolo!
      Io sono fatto così: quando non avrò più domande da farmi… sarà troppo tardi!
      Piero

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  4. E’ il viaggio che ci ha portati fin qui, ma nel viaggio sono anche previste le soste vero? Non vuol essere una battuta, lo penso davvero, perchè ora mi sento in sosta.
    Ciao Piero, buona giornata.

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  5. Il viaggio è tutto, anche le soste.
    Nelle soste si mette ordine alle impressioni ricevute, alle sensazioni provate, si programmano le future tappe, di smantellano i precedenti programmi, si immagina una nuova meta…
    in sostanza ci si pone domande e si abbozzano risposte.
    Pronti a rimescolare tutto e rimettere tutto in disordine perchè i fatti, il percorso effettivo del viaggio richiedono, di fatto, una costante riorganizzazione.
    E se tutto questo si chiama “vita”, ecco spiegato tutto.
    E sappiamo che è una spiegazione che non spiega granchè.

    Ma noi, io almeno, mi ci trovo abbastanza bene in una situazione così.

    Un caro saluto
    Piero

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  6. Piero, ma lo sai che sei proprio bravo, hai dato una risposta molto profonda al mio commento. Sono una Montefalchese doc, come il Sagrantino, se vedi i miei post scopri molto di Montefalco. Fra un po’ vado nella mia adorata casa e passo li tutta l’estate, pronta ad accogliere gli amici.

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