INTERROGAZIONE ALLA CROCE

TINTORETTO – LA CROCEFISSIONE Particolare: uomo che aiuta a tirare in alto la croce

Cosa vedi lassù?
Vedo più in alto,
vedo il colore
del cielo.

Cosa vedi lassù,
ancora, dì,
cosa vedi?
Vedo più in alto.
Vedo il sole
brillare.

Cosa vedi, poi, su,
cosa vedi, poi,
dimmi !

Vedo.
Vedo più in alto.
Delle stelle, vedo,
il numero immenso.

E poi, ancora, dai,
cosa vedi ?
Vedo,
ancora più in alto,
l’infinito universo,

E vedi più in alto ?
Vedo.
Vedo ancora più in alto
Vedo Dio.
E la sua ombra,
poi, vedo.

E vedi,
vedi ancora più in alto?
Certo, Madre,
vedo i tuoi occhi.
Sgorga da quelli
il mantello
della luce di Dio.

E poi, su, dimmi,
poi, cosa vedi ?
Vedi ancora più in alto?

Lassù, vedo,
Maria, lassù,
vedo, più in alto,
il tuo tenero seno
che nutrì la mia carne.
E, più in basso,
laggiù,
deposta ai tuoi piedi,
arrossata,
una corona di chiodi.

E, poi …
infine …
vedo, lassù …
più in alto dell’alto …
l’Infinito, io, credo …
Quello, io vedo …
S’inarca,
si stringe, quaggiù,
s’abbracci
alla fertile terra …

Quaggiù,
mistero, per me,
Maria,
mistero, quaggiù,
avvolge l’amore …
Ma, Madre,
raccontami tu …
come venni alla vita …
quaggiù …
dove
ora …
trovo la Morte…

20 pensieri riguardo “INTERROGAZIONE ALLA CROCE

  1. premetto sono atea…

    ma perché queste domande non le rivolgiamo a noi stessi??? siamo noi il mal del nostro male, sono noi.
    E nel caso in cui ci fosse un dio che ci ha creato con un cervello, così facendo ci ha reso liberi… adesso chi vogliamo implorare se non noi stessi???

    Bacio
    Luisa

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  2. Cara Luisa,
    secondo me devi rileggere con più attenzione questo post.
    Seguilo passo passo.
    Vedi da dove parte, che percorso compie e come si conclude.
    Vedrai che non è così diverso da come dici tu.

    Altre volte mi sono interrogato sul Cristo, sulla croce, sulla maternità di Maria… la loro verità storica mi pare inconfutabile.
    Io a quella mi rivolgo.
    E penso anche, con le parole di un filosofo, che : “quando l’ultimo uomo morirà, anche Dio morirà” (le parole non sono proprio esattamente quelle originali, ma molto vicine).

    Poi, dopo che lo avrai letto meglio, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi.
    (Ovviamente sei liberissima di non rileggere).
    A dopo ulteriori commenti.

    Bacio,
    Piero

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  3. I tuoi versi sono incantevoli e toccanti.
    Da tanto tempo non mi pongo più che cosa o chi
    vedo. La bella favola ( prendo in prestito da
    d’Annunzio) non mi incanta più.
    Poi, se c’ è un Qualcuno … vorrei che fosse Lui a
    vedermi.

    Una felice settimana con
    un caro saluto
    Mistral

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  4. Cara Luisa,
    non ti infliggo un’altra lettura, sarebbe una cattiveria imperdonabile, da parte mia, e anzi ti ringrazio di avere avuto già la pazienza che hai avuto…

    Quello che volevo farti notare era una cosa.
    Io condivido quello che hai detto tu.
    Non so se posso dirmi ateo, perchè quella è una forma di certezza asoluta, mentre io sono uno che ama il dubbio, che smuove problemi e coscienze (secondo me). Le certezze, invece, rischiano di incentivare atteggiamenti troppo conservativi, statici, immobilismi che possono diventare pericolosi (sempre secondo me).

    In questa poesia (ma non so se si può chiamare degnamente così, molto probabilmente no), ho voluto provare a vedere, a guardare, andando oltre i confini che la nostra consueta logica/cultura pone come limiti dell’esperienza umana e metafisica.

    Interrogare la Croce vuol dire partire dall’esperienza del dolore che ha vissuto un uomo molto particolare (non so se fosse anche figlio di Dio, di questo non ho certezze, prove, convincimenti, fedi) e seguirlo in quell’ultimo suo viaggio, quello estremo, quello senza ritorno, ed immaginare i suoi interrogativi, o i suoi punti di vista, in quel momento.
    Ha visto, da lassù, da quel piedistallo insanguinato, dapprima i cieli, poi quello che è oltre i cieli, quello che chiamano Dio. Ma il suo Dio non è il Dio assoluto. E’ un Dio sotto una cappa d’ombra, provocata da qualcosa di più grande ancora, una luce che è oltre di lui.
    Una luce che nasce dagli occhi della Madre, di una donna che piange il figlio morente inchiodato su quella forca che guarda dritto verso il cielo.
    E quella luce non è la luce di un angelo rivelatore, di un Dio paterno/patrigno, che deve uccidere l’unico figlio per dimostrare all’uomo di esistere.
    Quella luce è la luce che illumina quel corpo di donna, i suoi seni che furono colmi di latte e di amore.
    Un amore che è l’Infinito, l’assoluto, l’immenso, l’elemento che riempie ogni limite… ma che non si può contenere in quello spazio pure così incommensurabile.
    Si torce, quell’amore, s’inarca, sprizza, sussulta, come in un orgasmo intrattenibile s’abbraccia alla Terra, alla Natura, alla dea della fertilità, per dare la vita agli elementi che, altrimenti, resterebbero sterili, per ridare la vita ai corpi, attraverso quel processo che innesca l’Amore, un processo ch’è un miracolo, una magia, alchimia, un processo che è intriso di mistero, almeno per chi, come me, è maschio ed ha un corpo che non può attingere direttamente all’esperienza di generare una nuova vita.

    E così, guardando lassù, andando oltre ogni oltre, sperimentando quello che viene ancora dopo, ecco, i luoghi comuni si rompono.
    Scienza, religione, fede, sono formule che provano a spiegare quello che c’è in quell’oltre.
    Ma non lo vedono tutto, quell’oltre, non lo vedono in tutto il suo splendore. E comunque, quando provano a spiegarlo dovrebbero essere più umili e non pretendere mai di conoscere l’intera verità, men che meno di volerla rivelare.
    Noi, coi nostri occhi, col nostro cuore possiamo vedere di più.
    Magari non sappiamo spiegare altrettanto bene di quelle.
    Ma possiamo sentire, nel senso di percepire attraverso i nostri sensi sensibili…
    Ecco, era di questo sentire, diqesto vedere, che volevo parlare.
    Ma certamente non sarò stato all’altezza.

    Un bacio.
    Piero

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  5. Mistral, amica mia, c’è un tono malinconico in te e nelle parole cha hai usato qui sopra.
    Nel tuo scrivere, nei tuoi verso, sul blog, c’è il tuo “vedere”.
    E’ un “vedere” costante, quotidiano, continuo.
    Non chiudi mai gli occhi, neanche quando il tuo vedere è più dolente, più rassegnato, o più incerto, indeciso.
    Ma non chiudi mai gli occhi.

    Io non so se c’è Qualcuno. Lo saprò… più in là, e comunque quando lo saprò davvero sarà tardi per poterlo raccontare a qualcuno…
    E allora credo che è adesso che dobbiamo vivere, assumendoci la responsabilità di essere vivi, di onorare questo meraviglioso dono/miracolo che una femmina ci ha concesso.
    C’è qualcosa di speciale nell’essere incubatrice e dispensatrice di vita.
    Qualcosa che rende la femminilità un mistero che ad un maschio non è dato neanche esplorare.
    Solo immaginare, sognare, credere.
    ecco, se c’è qualcosa di supoeriore in cui credo, è questo.

    Buona settimana anche a te e saluti davvero affettuosi.
    Piero

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  6. La risposta a queste domande io, semplicemente, la trovo in un magico cerchio che comprende il divino e il terreno, quindi non in una piramide ma in flusso…
    Quanto di divino trovo quaggiù e quanto di umano vedo in Dio!. Una splendida sinergia..con un mistero grande come una montagna.
    Bellissimi interrogativi, Piero.
    Felice giorno

    Mi piace

  7. Quanto di divino trovo quaggiù e quanto di umano vedo in Dio!
    Queste parole hai usato, ed io le condivido pienamente.
    Nell’umano c’è il divino: c’è un millenario mito sumero che racconta una cosa così… che l’uomo fu creato per svolgere il lavoro, per eseguire le fatiche della vita quotidiana che gli dei si stancavano di eseguire.
    E allora, chiesero al loro Capo, Enki, di fare qualcosa.
    E quello, ucciso uno di loro, uno dei vecchi dei, ne impastò la materia divina con la terra fertile (che allora era terra fertile, quella di Mesopotamia, non sabbia del deserto arrossata dal sangue delle guerre). E da quell’impasto fece una forma di uomo, nella quale soffiò la vita…
    Mito, storia, raccontata qualche millennio prima della Bibbia!
    Mito, storia, che testimonia il divino che c’è nell’uomo.
    E quanto umano c’è in Dio!
    Cara Vera, non puoi immaginare che bellezza c’è in questa frase!
    Il Dio che si fa a immagine dell’uomo!
    Il Dio che soffre della sua solitudine contemplativa.
    Il Dio che si perde nel suo essere Uno ed implora la molteplicità degli eesseri creati…
    Dio.
    Dio era anche Prometeo, che Giove aveva incatenato al monte Caucaso per punirlo di varui misfatti, fra cui quello di avere donato all’uomo il fuoco, scintilla della conoscenza e della potenza, della scienza e della tecnica, dicono i filosofi di oggi.
    Ma quel dio, Prometeo, durante i millenni si è evoluto.
    Si è liberato delle catene.
    E alla fine, come canta Goethe, ha urlato il suo desiderio di farsi uomo …
    https://repubblicaindipendente.wordpress.com/2009/03/07/un-urlo-allalba-dei-tempi/

    Cara Vera, grazie e buona serata.
    Piero

    Mi piace

  8. Grazie a te Piero…mi hai fatto leggere una cosa bellissima, che consiglio vivamente a tutti di leggere. Sono rimasta incantata!
    Conoscevo Prometeo in termini molto più ridotti.
    Felice notte

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  9. Piero io credo alla storia di Gesù, ma alla storia che rimane tale. Le altre, per me, son fesserie che portano tanti soldini…

    sinceramente penso di aver capito il senso della tua poesia nella prima lettura, questa è la terza e rimango dello stesso parere. forse sono tonta o semplicemente chi scrive deve sapere che chi legge interpreta sè e non il poeta!
    Io continuo a credere nel cosmo e nell’uomo! orgogliosa di credere !!!!!!!!!!!

    Luisa

    Mi piace

  10. Luisa, padrona tu.
    Chi legge da il senso alle cose.
    Ti ribadisco solo che anche io, come hai detto tu, credo nel cosmo e nell’uomo, con l’orgoglio di essere Uomo e di credere nell’Uomo.

    Il resto.
    Piano piano mi conoscerai meglio, se ti farà piacere, da queste pagine.
    Chissà, forse attraverso le tue letture ed i tuoi commenti (a cui tengo molto sinceramente) capirò meglio quella vena un pò metafisica che leggi in me (in questo posto, ma come questo ce ne sono stati altri).
    Quella metafisica per me non è solo una metafora, è anche un confronto con la storia dell’Uomo, o, dovrei dire, con la storia dello Spirito dell’Uomo.
    Poca trascendenza nell’aldilà, ma un viaggio continuo che ogni uomo e l’umanità intera compiono nella loro esistenza, un viaggio che parte dalla terra, dalla materia grezza, e finisce nella terra, materia grezza che torna alla materia grezza.
    Ma lungo il percorso ci sono cose (cose materiali, come la tua ultima poesia, per esempio) che non sono fatte di materia grezza, pur essendo cose materiali. Sono cose materiali fatte di materia immateriale (se mi passi la contorsione). Ce ne sono tante, di cose così. E per cose così uomini hanno compiuto atti eroici o misfatti atroci, e anche tutte le cose intermedie fra quei due estremi.
    Come posso non confrontarmi con questo mondo di materia… immateriale?

    uN SALUTO CARISSIMO
    pIERO

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  11. Ma Piero, tu puoi confrontarti con quel che vuoi, lungi da me tapparti gli occhi!

    Io ho letto il tuo percorso, nel post sopra, come un cammino sia storico che animato di sentimenti che crescono, modificano col tempo! Io rapporto tutto all’uomo perché altro non sono capce di credere pur accettando una storia, che per me rimane UNA BELLA STORIA!
    E poi, non è vero che i sentimenti sono immateriali, il corpo umano quando sente emozioni crea energia ….
    Un bacio Piè
    E crea tanta energia che il cosmo di questo si nutre!

    Cià
    Luisa

    Mi piace

  12. Vorrei saper scrivere tutto quello che ho provato leggendo le tue parole e i vari commenti…o per meglio dire quello che provo ma non ho la tua capacità di esprimerti e verrebbe fuori qualcosa che non mi somiglia e molto incompleto. Io sono persona di silenzi più che di parole…
    Ma è questo che tu descrivi che io sento come cammino dell’uomo, una crescita continua, una domanda continua sul significato del nostro essere. Rimanere fermi al racconto della Bibbia (che è un libro che spesso è carico di poesia e di speranza ma anche pregno di lotte, violenza, guerre) è come voler capire la storia rimanendo ai racconti del sussidiario delle elementari. Quello che hanno scritto popoli di 2000 anni e passa fa rispecchia la conoscenza e la possibilità di comprensione di allora, quello che l’uomo ponendosi le nostre stesse domande cercava di darsi come risposta a fatti per loro incomprensibili. Ma a noi non può bastare, a me non basta, ed è nel dubbio, nell’incontro con un Uomo, la sua vita, la sua esperienza che aiuta a comprendere la nostra che cerco, sempre….
    Non credo di aver reso almeno un po’ comprensibile il mio pensiero….
    E meno male che non volevo scrivere ….ma tu provochi e smuovi la terra alla ricerca dei semi che daranno vita a pensieri nuovi…..
    Grazie, scusa la lungaggine…
    Un abbraccio
    Fausta

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  13. No, cara Fausta, nessun dubbio, hai reso benissimo quello che pensi.
    E non hai niente da scusarti.

    Non rileggevo questa poesia da tanto tempo, a quanto tempo fa risale? certo, più di qualche anno.
    Sono domande rivolte da un Cristo sulla croce alla sua madre in terra, ma tra le domande e le risposte affiora la natura tutta umana di questo… vangelo.
    Nei testi del blog (anche nell’altro, nella parentesi di Oltre la linea) molte volte ho … riscritto passi biblici o del vangelo, quelli più conosciuti o più alla mia attenzione. Per m’è, i più significativi.
    Li ho anche raccolti in un file su qualche computer, a casa o in ufficio, come una specie di Vangelo secondo P.
    Il modo, o il senso, è lo stesso, vedere cosa succede a scrivere un passo del vangelo secondo i canoni umani, scrivere di un uomo che attraversa le passioni di Cristo, di tante Marie penosamente condannate a destini terribili come quello della Maria Celeste…
    C’è stato un periodo in cui volevo farne un libro… pubblicarlo.
    Niente di scandaloso, credo, anzi, come mi scrivi tu, qualcosa che interroga, anche se non offre le risposte certe e sicure della fede. Ma neanche un dubbio disfattista, corrosivo, al contrario, la pena dell’uomo di fronte alla possibilità di doversi/potersi addossare destini feroci, crudeli, disumani…
    Chissà, forse dovrei provarci.
    Forse potrei.
    Ma non ho voglia di mettermi a cercare cosa succede sul mercato…
    Però, chissà, potrei prenderla anche sportivamente…
    Mah, chissà…

    Comunque davvero grazie, carissima Fausta.
    Un abbraccio forte,
    Piero

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  14. Dovresti….. è così che si dovrebbe leggere il vangelo… l’incontro con un Uomo, il suo sguardo sulla vita e come l’ha vissuta con semplicità ma anche con allegria, con il suo senso della giustizia e della verità che l’hanno portato alla morte….
    A me non è piaciuto molto il film di Zeffirelli su Gesù di Nazareth ma ho trovato scardinante il finale, quella grande lacrima che cade dal cielo, Dio che piange sul figlio….

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    1. C’è un libro di Saramago, su questi temi, che merita davvero di essere letto.
      S’intitola “il vangelo secondo Gesù Cristo”, molto bello, molto toccante, almeno nella prima parte; poi, nella seconda, verso la fine un pò perde l tensione realmente umana…
      E c’è un altro libro che merita di essere letto, per riflettere con il tuo modo.
      E’ di Erri De Luca.
      In nome della madre.
      Meraviglioso, commovente, non so come dire…
      Saramago è ateo, ma crede nell’uomo, De Luca non so se crede in Dio, ma in quel racconto dà voce a Maria, alla donna e alla madre, con una sensibilità molto poetica davvero…

      Sono libri che ho letto con molto interesse, e credo mi abbiano insegnato molto, o almeno qualcosa…

      Il film di Zeffirelli non lo ricordo, forse non l’ho visto, ma sai che io non sono … filmico.
      Vidi, invece, ed ho anche rivisto il film Jesus Christ Superstar.
      All’epoca, negli anni ’70, era ritenuto pericoloso, da una parte, rivoluzionario, o almeno provocatorio da un’altra parte (io stavo con i secondi).
      Poi, con questi tempi di oggi che fagocitano tutto per denaro e guadagno, ne hanno fatto un musical che gira con grande successo nei teatri, anche in Italia. Sono venuti anche a Roma. Ma non sono andato a vederli.
      La stessa chiesa ha riabilitato quel film, adesso.
      Quindi era poco pericoloso, non rivoluzionario, forse nemmeno provocatorio.
      Ma era un bel film, con musiche molto intense, e anche con un senso di denuncia spiccato…

      Un abbraccio, cara Fausta.
      Piero

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      1. Il libro di Saramago e quello di Pessoa che mi hai indicato li ho presi su IBS e li leggerò appena possibile.
        In quanto a Erri De Luca, che si dichiara ateo, ho tutti i suoi libri – anche se non tutti hanno la stessa tensione umana ma mi piace comunque come scrive: In nome della Madre è bellissimo, e De Luca stesse no ha atto una trasposizione scenica, scarna, essenziale da brividi,,,,

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        1. Io ne ho una versione mp3 recitata da lui.
          Mi ha emozionato oltremodo.
          Credo che De Luca sia un uomo coraggioso, ma anche uno che commette errori.
          Ma chi non ne commette?
          Un abbraccio
          Piero

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