L’ISOLA

Victor Brauner - Le ver luisant, 1933

Guardo dalla finestra.

Nella notte.

Nella notte e nel buio.

Guardo e vedo le ombre passare.

Leggere.

Frusciano le loro vesti, è seta preziosa, solo un pò meno densa dell’opacità oscura che avvolge la vita fuori dalla finestra.

Un’oscirità che penetra dentro, attraversando i vetri mentre quel fruscio, è solo una sensazione fugace, come un alito, un soffio.

Ombre che si allontanano dal cammino della luce.

Ombre che, passo dopo passo, si fanno sempre pù pesanti, incatenate le une alle altre, si trascinano sul nero sentiero in mezzo alla fila di scheletri.

Sono alberi smunti, alberi senza più foglie, alberi inerti, in attesa della primavera che arriverà, un giorno.

Se ne stanno fermi lì, quegli alberi, fissi nella notte.

Posso indovinarne la presenza perchè conosco la strada che si allontana dalla mia finestra, come se volesse fuggire da me.

Sono ombre, ormai, gravose come fantasmi.

Fantasmi che sbucano dai miei sogni, che fuggono dai miei incubi.

Fantasmi silenziosi che vagano nel buio.

E’ una notte senza stelle.

La luna se n’è andata a dormire, stanca.

Deve riposare, come tutta la città.

Membra stanche che si abbandonano sui letti e si lasciano andare al fiume dei sogni.

Un fiume dalla corrente pericolosa.

Una corrente che in quelle menti distolte agli affanni inocula un veleno potente, il veleno della rinuncia, dell’abbandono, della stanchezza incurabile.

In quella corrente i sogni vagano con lo sguardo perduto, allucinato, spauriti.

E s’incontrano con i miei fantasmi, quei sogni.

Sono fantasmi che fuggono, si dileguano, si sottraggono alla mia vista, spaventati dal mio stesso sguardo, atterriti.

E, fuggendo, si scontrano coi sogni, cozzano, incespicano, cadono, ruzzolano, fanno un clamore che risveglia il solitario dirimpettaio che abita sull’altro lato viale, dietro la stenta cortina degli alberi stecchi.

Me ne accorgo perchè vedo il suo sguardo che si leva dal profondo del sonno, confuso.

Ma presto si rimette a dormire.

Non può capire, lui, cosa sta accadendo laggiù sulla strada.

Nel buio.

Non ha un’anima.

Non ce l’ha mai avuta.

Nacque così, deforme.

Nacque alcuni decenni fa.

Io lo evitavo, vedendolo a spasso in città.

Mi faceva paura.

Poteva rubare la mia, di anima.

E lui, così, senz’anima si trascinava nei giorni, senza una meta.

Dormiva senza sognare.

E io no, invece, io, attaccato stretto alla mia anima, sapevo bene dove andare, sapevo dove guardare, sapevo, sempre, cosa fare, o almeno così, io pensavo, io credevo, io l’ho immaginato sempre così, il mio cammino, quando il buio spegne, ogni notte, le luci del giorno.

Mi affaccio alla finestra.

In quei casi.

Quando il buio si fa così fitto che pare densa massa bituminosa.

Mi attacco ai vetri ghiacciati e spio in quel buio.

Vedo le ombre, i sogni, i fantasmi.

Mi metto a contarli, li chiamo, in silenzio, per nome, uno per uno, come cari fratelli.

Sono come dei figli, per me.

Di più.

Sono come pezzi di me, che vanno, se ne vanno in giro ad esplorare quel buio, a cercare quell’isola sperduta laggiù.

C’è un’isola, infatti, da qualche parte, sperduta, laggiù.

Io la sento.

Mi chiama.

Soprattutto quando la notte si fa un poco più cupa.

Mi cerca, mi aspetta.

Fedele.

Immobile, in quel mare insondabile, infinito.

E’ lì, da sempre, e ogni notte mi chiama.

Io mando avanti loro, i miei messaggeri, gli esploratori del mondo, quei segugi infallibili.

Ombre, sogni, fantasmi.

Quando ritornano sono tutti eccitati.

Quando vanno, quando comincia il loro viaggio nel buio, nel fondo della notte impenetrabile, nel silenzio teso come una massa pietrosa, quando s’avviano nel buio, forse alla ricerca di un posto accogliente, dopo lo scontro fatale che, allìinizio del viaggio, li scuote e poi li confonde e li mischia, ecco, poi, quando sono andati, quande cade anche l’ultima eco dei loro passi incespiacanti, ecco, allora, alla fine, ecco che giunge la profonda quiete.

Ed allora capisco davvero che loro sono andati.

Hanno superato il confine.

Adesso sono nella terra di nessuno, nell’inesplorata prateria senza luce che è il loro regno.

Me li immagino, allora.

Con gli occhi di un padre amorevole, me li vedo che vanno, sicuri, oramai.

Hanno il passo sicuro, adesso, mentre vanno.

Si guardano in giro.

Si cercano.

Si chiamano.

Qualcuno, invece, si volta a cercare ancora me, la mia presenza svanita, il mio sguardo, che si perde, là dietro, nel buio.

Poi anche quello, alla fine, si volta.

E va.

Poi, alla fine li sento tornare.

Sto attento ai loro racconti.

So che un giorno mi vorranno parlare, mi porteranno la notizia che hanno trovato quell’isola.

E mentre li ascolto si ode ancora quel canto, il richiamo lontano di quell’isola che si perde, nel buio, nel mare di tenebre.

Ma quello è il mio regno.

Lì, sull’isola, è il mio castello, lì, si leverà maestoso.

Lì, ci sposeremo.

Un giorno.

Lì, su quell’isola.

Si, amore mio, su quell’isola, lì, un giorno saremo felici.

Lì, anima mia.

Lì, su quell’isola, al di là di quel buio profondo che si oppone agli sguardi curiosi.

Annunci

2 Replies to “L’ISOLA”

    1. Grazie a te, Patrizia.
      Raccontare il buio è raccontare una metafora.
      Il buio è quello che non si conosce, quello che ni sa, quello che non si vuole, quello che si evita, quello che si attende.E ancora tante altre cose. Il dolore, il lutto, la solitudine, ma anche l’inesplorato, il mistero, il sonno, il sogno, il viaggio esplorativo, il nostro essere, quello che ognuno di noi è. E altro ancora.
      Ma non è solo l’una o l’altra cosa.
      I nostri occhi hanno questo strano potere di vedere il questo buio.
      Siamo un pò gatti, in questo senso.
      E anche i gatti, allora sono metafora …
      Ecco, il racconto è questo. Per questo c’era molto del tuo.
      Piero

      Mi piace

I COMMENTI SONO GRADITI

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...