LENTO RISVEGLIO

CANALETTO - SAGRA DI S.PIETRO DI CASTELLO

Lenti, risuonano i passi sulla dura, nobile, pietra.

Annuncian, quei passi, il rintocco solenne del tempo.

Passi che fuggono e rimbalzano timidi, poi sfumano

in grigie ombre velate, notturne, scolorate sui muri.

Sulla distesa di liquida notte, di denso olio pesante,

la luna si specchia, vezzosa e vischiosa ti prende

per mano, mentre molle la chiglia s’avanza nel buio.

Il silenzio si spande, d’incanto, e aleggia sull’acqua

come un soffio leggero, un volo di tortora goffa,

e si posa sull’antica città. Con carezza amorevole

la gondola ondeggia, dorata, e bacia la salsa laguna,

distesa, distratta. Nuda, Afrodisia, si riveste del velo

che, nero, ammanta di casta beltà la città nella notte.

Il candore dei morbidi marmi, tenere carni d’artista,

si assopisce, sognando, e tutto riposa, anche le luci

e le stelle ed i canti … mentre l’ombra scende materna

a velare degli angeli i sogni, stanchi del vivido giorno.

Solo il lieve lamento dei rivi accudisce i fastosi saloni;

han gli occhi socchiusi, le spente candele, e languono

stanche, oramai. Attendono, pie, la buona novella,

la vita, che le arda, nel giorno che lento si sveglia.

8 thoughts on “LENTO RISVEGLIO

  1. Ullallà, per una volta lasci l’ amore per Roma e lo trasferisci a Venezia…sono d’accoro su tutto quello che scrivi nella lirica
    “Solo il lieve lamento dei rivi accudisce i fastosi saloni;
    han gli occhi socchiusi, le spente candele, e languono
    stanche, oramai. Attendono, pie, la buona novella,
    la vita, che le arda, nel giorno che lento si sveglia.”
    Il finale coglie in pieno la magia stanca di Venezia.
    Buona domenica.

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  2. Si, Venezia ha una stanchezza magica che incanta. Ho avuto l’occasione, un paio di settimane fa, di vederla languida, di notte, sotto la luna, distesa e innamorata di sè, come Narciso, una Narciso, femmina stupenda, maliarda, ma di sè presa… soltanto Venezia poteva fare un miracolo così.

    Se posso declinarle al femminile, Roma e Venezia, sono donne stupende, matrona e mignotta la prima, puttana e narcisa, la seconda.

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  3. Incantevoli atmosfere…
    Venezia è splendida, a me piace di più in autunno o inverno quando non è più preda delle orde turistiche e torna alla sua vera dimensione.
    Magari l’hai già fatto, ma nel caso, se ti capita di tornarci non lasciarti scappare le isolette dei dintorni,. Oltre alla famose Burano e Murano, ce ne sono altre piccolissime e deliziose.
    Ciao e buona domenica

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  4. …Piero io non ho mai visto Venezia di notte, ma l’ ho visitata tante volte e l’ ha conosco bene soprattutto i suoi angoli nascosti, e l’ hai definita talmente tanto bene con “narcisa” che non ho potuto fare a meno di ricommentare, sì Venezia è narcisa , narcisa, narcisa, puttana lo è solo nei posti più famosi e piena di gente, ma negli angoli deserti è solo narcisa…oggi hai risvegliato in me questo lato, ho un post pronto proprio sui narcisi che pubblicherò oggi…ci tengo al tuo commento.
    Buona domenica.

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  5. Cara Luisa, l’Italia è meravigliosa, fusione di arte e bellezza.
    Facevo una considerazione, in questi ultimi giorni (sto piuttosto fermo, aspettando che il ginocchio si rimargini … il pit stop l’ho fatto venerdì mattina) – una considerazione che non c’entra molto con il contemporaneo, con l’oggi, o almeno se ne astiene – ed è questa.
    Anche nei secoli più bui, anche quando in Italia “l’onore civile” era messo sotto i tacchi, quando signori, nobili, papi, imperaotri stranieri facevano sttrame della dignità nazionale (che ancora non c’era, forse, doveva ancora maturare), ecco, anche allora, forse soprattutto allora, l’arte ha saputo dare i suoi frutti più belli, un Italia. Quasi uno sfregio all’idea di Patria.
    Giotto era figlio dell’epoca d’oro dei Comuni che ammodernavano l’Europa, ma dopo quell’epoca, nel quattrocento, nel cinquecento, nel seicento e nel settecento … l’arte ha dato fiori meravigliosi, i più belli del mondo, nati da una terra vergine, non ancora sfruttata politicamente.
    Poi nell’ottocento … il Risorgimento e l’Unità, ma l’Arte? Dov’era andata a nascondersi? Un fuoco freddo, gelido.
    E poi il Novecento, che ha dato i suoi frutti velenosi, fascismo, democrazia cristiana, berlusconismo … l’Arte si è vista, a volte si è messa in ghingheri, a volte è sparita …
    Buona domenica, Luisa. Un abbraccio.

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  6. Cara Patrizia,
    a Venezia ci devo tornare, prima o poi.
    Ci sono stato molte volte e l’ho trovata sempre incantevole, soprattutto lontano, come dici tu, dalle orde di turisti.
    Salvo che a Carnevale, perchè allora, a Carnevale, proprio la massa di turisti mascherati mette la città – città altrimenti sempre inmaschera – a suo agio. Si crea una sintonia perfetta fra le orde di sciacalli scalmanati, i colori, i costumi, le maschere, le calli, le architetture morbide, i palazzi in livrea infitti nell’acqua…
    E’ proprio per questo che a Venezia, il Carnevale è vivo nei secoli, è vivo, vivo, e lo senti respirare dalle finestre, dalle mura delle fondamenta e contagia la folla, uno per uno, singolarmente…
    Ma Venezia è anche un sospiro solitario, una nebbia, un angolo isolato, un pianoforte che suona di notte alla luna. Tutto questo c’è, l’ho visto.
    Ma devo andare ancora a vedere le isolette.
    Ho visto Torcello, e Murano. E basta.
    Mi manca ancora parecchio.
    Un abbraccio, buona domenica.

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  7. Paolè, Venezia l’ho vista un paio di settimane fa, e ho fatto un giro di sera, di notte, sotto la luna. Ero fuori per lavoro, ma quella bellissima passeggiata solitaria mi è rimasta nel sangue.
    E si vede che la città è innamorata di sè, della sua bellezza un pò sfiorita. proprio una puttana veneziana, un pò manierista, carnosa, disponibile e colta. Il suo piccolo neo di bellezza sotto all’angolo delle labbra rende leggiadro il desiderio, infuoca la voglia di un bacio rovente.
    Basta pagare.
    Ecco, l’incantesimo è finito.
    E’ questa, Venezia.
    Quando te ne riparti, non puoi fare a meno di ricordare con nostalgia i suoi profondi occhi neri, i suoi seni candidi e grassi, le sue dotte discussioni, le sue ore d’amore.
    Ma lei è disinteressata, oramai.
    ta già flirtando con quanlcun altro.
    Il suo fantasma, il suo ritratto vividamente carnoso, rispecchiato nei riflessi dei canali, baciata dalla luna che attenta sorveglia.
    Un bacio, Paolè.

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