2764

Francisco GOYA - IL PARASOLE

 

Roma, bellezza di luce e di pietre,

amo i tuoi seni, colmi di bene

e amo i tuoi fianchi, irti e rotondi,

e le tue gambe di candido marmo.

 

Con gli occhi ti spio, ninfa del fiume,

quando, innocente,  nuda ti bagni

e, sospirando, le morbide forme

porgi alla luna, o ai baci del sole.

 

Sei madonna, madre, matrona

ed il tuo ventre è santuario di vita:

preghiere, canti, disperati lamenti,

santi e poeti al ciel levaron per te.

 

Alla catena hai avvinto, tuo schiavo,

Crono, del Tempo il crudele sovrano

e sul Carro, al suo posto, fiera sedesti

per dare ordini al mondo, senza pietà.

 

I miei occhi, signora, ti sfiorano languidi,

baci voglion da te, bramano amore,

come a una bimba, orfanella, si volgono

a rapire il tuo cuore, il tuo unico Si.

 

Ora mi volto e la catena mi stringi …

… sento il fiume del tempo che scorre …

e mentre tu fingi i tuoi sospiri per me …

il tuo veleno di miele … nelle vene m’inietti.

 

5 thoughts on “2764

  1. Piero,
    che lirica d’ amore per la tua città, come donna mi sento deufradata, ma come tanto amore per una città, davvero sto scherzando ma ho notato nella poesia una forza, una veemenza di amore vero, per una città così magnifica e che come tutte le donne più importanti e famose o come le dee…il tuo veleno di miele … nelle vene m’inietti.
    Ciao Piero , ti lascio anche gli auguri di una felice Pasqua a te e famiglia.

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  2. Caro Piero, Roma è la città di tutti.
    E’ la madre che ci accoglie dentro le
    il suo cuore.
    E’ donna e femmina, splendore e storia,
    ispirazione e incanto.

    Con affetto ti lascio
    sereni auguri di Buona Pasqua
    Mistral

    Ps
    Bellissima

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  3. Roma è una città e una dea e questa sua doppia natura la rende sensuale e metafisica.

    Non posso non vedere le cupole che si alzano al suo respiro come materni seni ricolmi, e le dolci curve dei colli come amorevoli fianchi.

    Non posso non sognare quando la luce del sole, che ha fatto sognare anche artisti di ogni tempo e di ognu luogo, la bacia ardentemente, e non posso non sospirare quando la luna la porta a dormire.

    Ma quello che amo di più, di questa città è il suo corpo nudo di pietra nuda.
    Alle volte davvero non riesco a trattenenrmi e a non accarezzare le pietre levigate dei mille e mille resti di storia disseminati dappertutto in questa città, oppure quelle colonne che, a volte, nella penombra soffusa di alcuni templi, sacri o profani, fanno sognare abbandoni e sospiri.

    Ma Roma è molto di più, una grande madre, che accoglie tutti con eguale amore, da sempre e per sempre.

    Ed è anche un grande ventre molle in cui il potere si specchia e s’innamora di sè.

    Così come è anche matrona onorata e casta vestale e gran dama di corte e cortigiana e volgare puttana.

    E’ una dea di cui è impossibile non innamorarsi, ma se le si chiede ciò che ogni egoistico amore pretende, lei t’avvelena e un attimo dopo …già guarda ad un altro…

    Nel giorno del Natale di Roma (erano, ieri, 2764 … le sue candeline) non posso non farle un omaggio.

    A voi, care amiche, Paola e Gina, ovviamente riservo i miei sentimenti migliori, da uomo e da amico.
    E ricambio gli auguri di buona Pasqua.
    V

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  4. Versi forti e pieni d’amore e anche forse di un sentimento ambiavalente, ma Roma resta lei, sempre e comunque. Carica di vita, di storia e di sentimenti. Auguri alla tua splendida città!
    E auguri a te di una serena Pasqua.
    Ciao

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