METROPOLIS

METROPOLIS

Cosa ne puoi sapere, tu, se, una volta, tutto era in un altro modo, se, allora, tutto aveva colori diversi, se, a quel tempo, ogni cosa era differente!

Eravamo noi stessi ad essere fatti in un altro modo.

Eravamo uomini, allora !

Eravamo uomini e, come uomini veri, camminavamo su due zampe, col busto eretto, con la testa dritta e lo sguardo diretto verso il cielo.

Eravamo belli e forti.

Certo, eravamo anche bestie, mostravamo la ferocia delle belve, certe volte.

Ci sbranavamo, a momenti, ci ammazzavamo, a migliaia, a milioni, certe volte.

Ma avevamo un cuore che batteva forte.

Era un cuore che con i suoi colpi ci faceva sobbalzare, in certe occasioni, ma quel cuore era il centro dei sentimenti, il centro che dettava ordini ad ogni uomo !

Già, i Sentimenti …

I sentimenti erano ciò che un uomo sentiva con tutti i suoi sensi, ma senza sapersi spiegare come, senza poter individuare la provenienza.

Per esempio, dalla punta delle dita viene il calore … il caldo o il freddo che possono strigere il corpo intero … possono diventare fuoco oppure gelo … possono mordere … divorare …

Dalla punta delle dita il caldo ed il freddo possono entrarci dentro … possono attraversare lo strato sottile della superficie della nostra pelle … possono dare la sensazione del dolore oppure quella del benessere …

… Sono morsi che si accaniscono, a volte, sulle parti più intime di ogni uomo …

Anche dagli occhi …

Anche con gli occhi …

Noi possiamo vedere la direzione delle cose fuori di noi.

E dalle orecchie il mondo circostante si fa udire, trasformando in avvertimenti sonori le proprie deliberazioni …

Si, ma i sentimenti erano un’altra cosa.

Quelli nascevano dentro al cuore.

E quel cuore era una sorgente naturale, che non si seccava mai.

I sentimenti erano una specie di avvertimento, si erano un avvertimento anche quelli, i sentimenti.

Erano l’avvertimento che qualcosa stava per accadere, che qualcosa stava accadendo.

Qualcosa di inspiegabile sarebbe accaduto, di lì a poco … qualcosa però che non aveva niente a che fare con la materia, qualcosa che poteva sbocciare come un fiore ma che poteva anche abbattersi come una tempesta … senza alcun preavviso …

Gli effetti che i sentimenti potevano provocare erano i più svariati, ma la fonte di tutta quell’energia era sempre lì, ben circoscritta nel cuore dell’uomo.

Eravamo uomini, un tempo.

E sapevamo di essere uomini.

Eravamo fieri di questa nostra natura, pensavamo fosse un privilegio, un dono divino.

Anche se potevamo tradire quella origine, quella natura, certe volte, addentrandoci nei territori della ferinità che si nutriva di sangue e di carne, sapevamo comunque come uscirne.

Accadeva all’improvviso un miracolo, un incantesimo, una magia.

Con un sussulto, in un istante, due occhi si incorciavano, si fissavano e due immensità che si incatenavano, indissolubilmente, compartecipavano della stessa natura, diventavano carne della stessa carne, sangue dello stesso sangue … ed anche gli dei scendevano dall’Olimpo per partecipare a quell’evento straordinario …

Così, d’incanto, la belva affamata si trasformava in un uomo, nobile, generoso, leale, fiero …


Il tempo che passa non sempre è il foglio su cui si scrivono le storie più belle.

Piano piano qualcosa ha cominciato a corrompere l’animo dell’uomo.

E’ entrato come una leggera polvere sottile nel delicato ingranaggio dei suoi sentimenti.

E’ stato come l’effetto di una radiazione incontrollata.

Forse qualcosa proveniente dagli spazi profondi, una forma di vita invisibile si è impossessata, un poco per volta, di tutti gli uomini e si è appropriata di ogni loro sensibilità …

Quel qualcosa ha cancellato alla fine ha fermato il cuore dell’uomo, l’ha snaturato, lo ha gelato e, alla fine, lo ha spento del tutto.

Forse i raggi maledetti di una stella senza luce, invisibili, hanno reso ciechi gli occhi di ogni uomo, che così sono diventati, alla fine, irrimediabilmente, muti.

Chissà, la sabbia di un deserto infuocato ha seccato la fonte perenne che alimentava l’immenso mare dell’umanità …

Oppure un appetito insaziabile, un’ansia di possesso, una bramosìa incontenibili …

Piano piano, poco per volta, gli artisti hanno dimenticato la bellezza che c’era nelle forme, gli amanti hanno dimenticato il fuoco che alimentava i loro cuori … gli uomini hanno dimenticato di essere uomini-

E’ successo che, mentre il tempo continuava a scorrere goccia a goccia, e senza che nessuno s’accorgesse di quello che, in modo impercettibile, mutava ad ogni nuovo istante, la carne si è tramutata, infine, in pietra, il calore dei corpi si è raffreddato, fino a farsi gelida immobilità, i colori di seta dell’iride si sono girati nel cinereo manto di morte …

Forse è stata la vendetta degli dei.

Troppo potenti, erano diventati gli uomini.

Troppo potenti !

Non erano ancora sazi, sazi, gli uomini, della loro superiorità.

Non erano ancora pieni della superiorità che i sentimenti sapevano infondeva nei loro cuori.

Volevano ancora qualcosa che andasse oltre, più in là della superiorità che innalzava ogni uomo ad una vita di ideali, di passioni, di gioie e di dolori.

Volevano andare oltre il limitare del cielo.

Volevano superare anche l’imperturbabilità eterna degli dei, quella fissità immobile che li rendeva, più che divini, insensibili.

Avevano conquistato, col tempo, gli uomini, i cieli.

E poi erano penetrati gli spazi cosmici.

E poi anche nella materia, fin dentro, nel più intimo dei meccanismi che tengono uniti i legami fisici …

Ed infine erano entrati nei più delicati equilibri cellulari …

Si erano impossessati delle chiavi della vita !

E così, in capo a qualche generazione, avevano sconfitto anche l’ultimo mostro che ancora essi temevano, quello che li assoggettava al destino ineluttabile di essere mortali !

Con quale sicumèra si erano dedicati a quest’ultima battaglia !

Con quanta ingordigia, mi verrebbe da dire, si erano avvicinati a quel boccone.

Con le lanterne della scienza avevano illuminato il sentiero della biologia, mettendo a nudo tutti i meccanismi della riproduzione delle cellule, poi quelli dell’invecchiamento …

Ormai solo l’ultimo passo, restava da compiere !

Solo pochi superstiti che si erano dedicati a questo compito finale.

Erano selezionati, questo si, ma solo pochi maestri.

Gli altri, gli umili uomini di fatica erano stati man mano eliminati in campi di sterminio, in luoghi dove la materia biologica di prima qualità serviva solo per gli esperimenti del giorno dopo. L’altra, quella di qualità più modesta, finiva negli inceneritori.

L’uomo eterno doveva assurgere alla perfezione !

Questo era l’imperativo, il compito, la missione !

Arrivare all’assoluto !

L’imperfetta esistenza della vita quotidiana era ormai diventata una perdita di tempo inutile, se non addirittura rischiosa probabilità di decadenza.

Furono sterilizzate le donne.

Vasectomizzati gli uomini.

Soltanto nei laboratori, i sapienti scienzati sapevano dosare gli ingredienti della vita, solo loro avevano il potere di dare il via all’ultima selezione, quella che, alla fine, una fine molto ravvicinata, avrebbe saputo esprimere i frutti migliori della specie umana, diventata, finalmente, ormai, perfetta !

In pochi secoli si arrivò all’attacco finale.

Erano rimasti in due.

Belli come angeli.

Perfetti come dei.

Di loro, uno soltanto aveva in sè il dono dei sentimenti, l’altro, invece, avrebbe partorito la condanna dell’immortalità …

Non so precisamente cosa successe, a quel punto.

La storia che state ascoltando viene narrata tra di noi già da una lunga catena di circoli solari, anni, secoli, millenni, chissà, nessuno li segna più …

Anche noi eravamo uomini.

Un tempo.

Eravamo uomini e camminavamo su due zampe, eretti, con la testa rivolta verso il cielo.

Eravamo belli e forti.

Ed avevamo la ferocia delle belve, certe volte …

Ma adesso questo non succede più, non più, ormai.

Non siamo più feroci come belve.

Non camminiamo neanche più con la testa alta, lo sguardo diritto, rivolto verso il cielo, non ci occupiamo più di andare a caccia, in cerca delle prede della gloria o del piacere, della gioia o del dolore.

Non abbiamo più bisogno dei frutti della Vita.

Così come siamo diventati inutili alla Morte.

Non vediamo neanche più.

E costruiamo le nostre case sopra neri nastri trasportatori che ci conducono, lentamente, fin nel profondo delle viscere di macchine immense …

Quelle macchine, nere, grasse, gocciolanti, sudate, lucide,  si nurono dei nostri miseri corpi … come un combustibile organico senza prezzo …

Non sentiamo più dolore …

Non accorriamo più se qualcuno ha bisogno d’aiuto …

E non siamo più fratelli …

Ormai, noi non siamo neanche più mortali.

Ma non siamo più, in realtà, neanche vivi …

7 pensieri riguardo “METROPOLIS

  1. Ciao Piero,
    tanto tempo fa esisteva un mondo dove l’uomo e la sua bestia vivevano inieme: l’uomo era bello, fiero e virtuoso e teneva a bada la sua Bestia.
    Un giorno l’uomo perse la sua scintilla divina e iniziò la sua trasformazione: diventò lui la vera Bestia, mentre il mostro che aveva un tempo tanto represso si impossessò di lui…

    Il mondo, oggi, è popolato da mostri chiamati uomini.

    Un abbraccio
    Mistral

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  2. Devo riscriverlo un pò, correggendo alcuni errori, troppi…

    Inquietante perchè troppo verosimile, vicino al vero. Purtroppo, si.
    Hai ragione Girasole/Patrizia.
    Ma è quello che abbiamo davanti agli occhi.
    A dire il vero (l’ho anche detto da te, condividendo l’inquietudine dei tuoi stessi versi di “Eppure”) c’è anche l’altra faccia della medaglia: stiamo assistendoa qualcosa di unico, ad uno “spettacolo” della storia mai rappresentato prima.
    Non ha un fascino del tutto particolare, questa situazione?

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  3. Cara Mistral, si anche a te. La bestia umana… è un’immagine ben nota e veritiera.
    Noi, quelli che abbiamo un animo sensibile, vediamo che sta avvenendo questa metamorfosi … vediamo, come un film dell’horror che la mutazione sta trasformando l’essere umano in un androide …
    Ma nel mio raccontino mi convince poco il finale: giusto, a prima vista, vero, ma … insomma, è tutto così brutto, così feroce, ma c’è anche il Bene che continua, l’amore quotidiano che soffia come il vento nella vela, c’è la vita, i colori …
    Questo manca nel mio finale, che quindi è un bad end (se si dice così il contrario dell’happy end) … ma io preeferisco i finali doppi (non preferisco, invece, i film, che evito accuratamente, anche se, qui sopra ho rubato al cinema un paio di definizioni).

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  4. Grazie della visita, che ricambio molto volentieri e prontamente.
    Condivido, il problema di dio è un problema degli esseri pensanti:quindi non può essere solo una questione di sentimenti o di fede ridotta ad una pia forma di sentire.
    Ma io su dio ho mille dubbi e nessuna certezza.
    Forse, quando potrò sciglierli, quei dubbi, sarà tardi per poterlo raccontare.
    Passo da VONGOLE E MERLUZZI.

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