150^ UNITA’ D’ITALIA – LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Atto di nascita del Regno d'Italia

Gentilissimo e, se mi è permesso, a me caro Presidente della Repubblica Italiana,

domani verrà celebrato il 150^ anninersario dell’Unità d’Italia e Lei è stato uno principali promotori delle celebrazioni che caratterizzeranno questa giornata.

Io la ringrazio, prima di tutto, per questo suo sforzo e per questa sua presenza.

Mi permetto di scriverle questa lettera … virtuale per esprimere a Lei, e ai pochi o molti che la leggeranno dal mio blog, qualche breve considerazione, i sensi dei miei sentimenti civili.

Le mie origini sono meridionali, sono nato nel sud più profondo, nella campagna leccese.

Sono figlio di carabiniere, ovviamente per parte di padre (a quei tempi l’Arma arruolava soltanto militi maschi, selezionati fino alla settima generazione), leccese anche lui, e di una donna, mia madre, che seppe resistere, per solo amore, per puro amore nei riguardi quell’uomo che le aveva stregato il cuore e che l’avrebbe sposata di lì a poco, una donna, dicevo, che volle restare in Italia, da sola, per solo amore, mentre tutta la sua famiglia, padre, madre e sei fra fratelli e sorelle, tutti emigravano negli Stati Uniti.

Era il 1956 o 57, non ricordo bene la data che mi hanno raccontato.

Dunque, una famiglia, la mia, nata e … tenuta in piedi solo per la forza e la sincerità dei sentimenti. Ma una famiglia che ha fatto i suoi acrifici per portare alla laurea due fratelli ed al diploma una sorella.

Oggi io sono padre.

Sono sposato e sono padre di un ragazzo di 17 anni, studente liceale.

Viviamo a Roma, dal 1987, nella città dove lavoriamo e dove costruiamo il futuro per il nostro unico figlio, ma anche, in fondo, per noi stessi ed anche, certo, per il nostro … prossimo, giovani e meno giovani che siano.

Lavoriamo, siamo fortunati, e paghiamo le tasse, senza poterci sottrarre a quel dovere, dato che il nostro è lavoro dipendente.

Abbiamo molta preoccupazione per il domani, per il futuro, per il destino di nostro figlio, e di tutti gli altri figli d’Italia e del mondo che devono ancora trovare una strada.

Io sono convinto di essere un uomo fortunato, molto fortunato. Non ho avuto problemi con il lavoro, pur nella crisi che ci attanaglia, e neanche a casa abbiamo dovuto soffrire per questo.

Ma, signor Presidente, dopo averLe tracciato questa fotografia della mia “vita”, devo dirle la ragione per cui le scrivo.

Gliela dico come mi viene dal cuore, anche se sarà un pò aspra, come le sorbe acerbe o qualche frutto non maturo.

Signor Presidente, domani è l’anniversario, il 150^, dell’unità della Nazione Italiana.

E si sta festeggiando, già da stasera.

E saranno feste anche domani.

E ascolterò le Sue parole, che saranno commoventi, perchè le Sue parole saranno sincere. E tratterrò qualche lacrima, per non mostrare la mia debolezza.

Ma c’è qualcosa che mi offende, in questo periodo, c’è qualcosa che non posso additare a mio figlio come esempio di vita e di dirittura a cui improntare il suo futuro.

C’è qualcosa che mi ha costretto, mio malgrado e scatenando dentro di me un sentimento di sconfitta malinconica, ad invitare mio figlio a studiare per cercare una propria strada fuori da questa Nazione che ci accingiamo a festeggiare domani.

Certo, si tratta delle incertezze che il futuro travagliato di questi tempi ci riserva.

Si tratta di una possibilità che si lega alle difficoltà di trovare lavoro, di mettere su famiglia, alla difficoltà di immaginare e costruire un domani per loro, per i giovani, un domani che sia almeno come il nostro oggi, questo oggi, per me, fortunato. Un domani che non deve essere peggiore di questo oggi, come invece, purtroppo, probabilmente, sarà per loro.

Ma, signor Presidente, non si tratta solo di questo.

C’è dell’altro, è qualcosa di più profondo, di meno diretto.

Vedo di dirlo in modo semplice

Di cosa si tratta è ben chiaro: parlo di chi guida la nazione, soprattutto della politica, di molta molta parte dei rappresentanti della classe politica italiana.

Dovrebbero essere un modello di riferimento, una guida, un esempio, i saggi “architetti” del nostro domani.

Ma non è così, purtroppo, proprio non li possiamo più sentire così.

Essi vivono chiusi nel loro fortino, prigionieri dei loro riti, delle loro cerimonie. Hanno una lingua del tutto diversa dalla nostra. Parlano solo tra di loro.

E, cosa ancora più seria e grave, non dicono più la verità, ma fanno solo dichiarazioni, annunci, discorsi.

Oppure litigano.

Insomma, fanno di tutto pur di non rivolgersi a noi, cittadini comuni.

La distanza fra un uomo normale come me, da una donna  normale come mia moglie, come moltissimi altri uomini normali che girano per le strade e si danno da fare ogni giorno e tantissime altre donne che conducono l’esistenza con orgoglio, coraggio, resistenza, perseveranza, ecco, la distanza fra “Noi” e “loro”, loro, i rappresentanti della classe politica , è  diventata una distanza incolmabile.

Lei dirà che non sono tutti uguali. Ed ha ragione di sicuro. Inoltre io scrivo, in questo momento a Lei, perchè di Lei ho stima.

Ma non mi riferisco alle “eccezioni”.

Io parlo dei rappresentanti della politica in senso generale, riferendomi alla loro “regola”, alla loro “normalità” acquisita, ostentata, pretesa e difesa come privilegio inalienabile, come prerogativa di casta, se non di “sangue”.

Caro Presidente, sentire le sirene delle scorte e vedere sfrecciare le auto blu che portano qualcuno  di loro da qualche parte, fingendo di dover rispettare appuntamenti urgenti, mi fa sentire offeso: come se, ogni mattina, anche io, e insieme a me milioni di altri italiani, non dovessimo, di corsa, d’urgenza, recarci al lavoro, rispettare orari ed appuntamenti, scadenze ed impellenti necessità, come se non fossimo chiamati aldovere di svolgere le nostre funzioni essenziali di padri o di madri di famiglia, di genitori apprensivi ma fiduciosi.

L’esempio che Le riferisco, le auto blu, è solo un esempio, solo una metafora per dare un’immagine concreta della sensazione mortificante di questa distanza.

Ma ci sono altre cose che mi offendono.

L’alterigia del potere politico, di chi governa, in particolare; la pretesa di voler entrare nella nostra casa, attraverso la presenza pervasiva nelle televisioni, per convincerci ad arte delle loro verità di comodo.

Ma che, per caso, in Italia si sono colpiti con condanne esemplari i colpevoli ed i mandanti delle più efferate stragi, “di Stato” o meno che siano state ?

Per caso la crisi economica che ha colpito il mondo intero ha risparmiato le nostre case ?

Per caso il livello dei servizi pubblici, dalla scuola alla ricerca, dalla cultura all’arte, dalla sanità alla previdenza, dalla manutenzione delle strade all’assitenza dei poveri, dalla solidarietà per i più deboli all’accoglienza per i più sfortunati del mondo, per caso questi servizi pubblici, caro Presidente, sono stati erogati con maggiore abbondanza ed io, povero distratto partigiano comunista, non me ne sono neanche accorto, intento com’ero a mangiarmi i bambini ?

E poi, scusi se lo sfogo diventa quasi offesa, perchè devo dedicare una parte del gettito delle mie tasse – alle quali non posso sottrami ! – per pagare le parcelle, in forma di stipendi parlamentari, degli avvocati  di un Presidente del Consiglio miliardario e che per di più si è rifiutato per anni di riconoscere il doveroso rispetto  al corpo dei magistrati che lavora  al servizio del Popolo italiano, dei cittadini come me, e fa in tutti i modi pur di sottrarsi ai processi  nei quali è implicato, ricorrendo a tutti gli strumenti che il potere gli ha concesso (peraltro fallendo miseramente nel suo intento) ? C’è un complotto ai suoi danni? Citi nomi e cognomi, squinzagli i suoi servizi segreti, le polizie, denunci i presunti colpevoli, sporga regolare denuncia ai magistrati deputati a difendere anche lui ! Le accuse generiche che elargisce in tivvù hanno solo l’amaro sapore di un tentativo di costruire un sistema politico fondato sulla primazia del sovrano populista.  Anche se a lui non piace, resta e restarà soggetto alle stesse leggi ed alle stesse regole che valgono per me !

E, ancora. Perchè devo dedicare una parte del gettito delle mie tasse per pagare gli stipendi di un manipolo di indegni rappresentanti politici di un partito che non si riconosce nell’Italia e negli Italiani che, pure, gli pagano quei profumati stipendi ? Perchè il frutto del mio lavoro deve servire a pagare lo loro auto blu ? Per portarli al bar a gozzovigliare mentre nelle piazze italiane e nelle aule istituzionali, si canta l’Inno di Mameli ? Caro Presidente, io penso che nessuno dovrebbe essere costretto: se non si sentono italiani, possono andarsene. Io non mi sento loro concittadino. Non voglio esserlo. Nè voglio essere sottoposto alle loro volontà, alla loro rappresentanza politica, alla loro azione diretta o indiretta.

Si, Signor Presidente.

Non sono io a volerli costringere, davvero, sinceramente.

Possono accomodarsi fuori, se vogliono.

Ma dovranno trovare le porte chiuse, sbarrate, al loro tentativo di rientrare in aula. Ed una lettera di decadenza dagli incarichi immeritatamente rivestiti nel nome del “POPOLO ITALIANO”, di quel Popolo che domani si vuole festeggiare.

Vede, caro Presidente, ho un grandissimo rispetto per lei e per le cose che ha detto, durante gli anni di questo suo difficilissimo mandato. E penso che Lei sia uno degli “Eroi” che l’Italia dovrà celebrare, al prossimo 150^.

La sua dignità ancora rappresenta, per me, un modello di classe politica. Ed io l’ammiro e la rispetto.

Ma gli altri, moltissimi degli altri, stanno solo approfittando della posizione guadagnata con il consenso populista per lucrare altro consenso, per maturare potere e denaro.

Ma, in fondo, non è con loro che me la prendo, signor Presidente.

Me la prendo con i miei concittadini.

Con quegli italiani che, convinti di essere più furbi degli altri, si credono volpi.

Mentre stanno solo facendo la felicità dei cacciatori assiepati sugli scranni delle aule.

Per questo, signor Presidente, domani non festeggio con gioia, ma mi porto addosso questo senso di pena civile.

Mi creda, glielo dico con sincerità e col cuore: Lei rappresenta ancora una speranza, in questo povero Paese. Lei, insieme ai tanti come me, ancora, amici, conoscenti o sconosciuti, uomini e donne, che hanno il cuore come il nostro, non un cuore puro, non un cuore di “santo”, non una reliquia da esporre in un tabernacolo civile,  ma il cuore di un  vero uomo comune,  il cuore di un “eroe normale”.

Un cuore come quello di mio padre, Signor Presidente, morto nel 1981, e di mia madre, che per amore suo, solo per amore suo,  non volle lasciare il suolo d’Italia.

Loro sono la prova oggettiva, la loro vita è la dimostrazione reale, che si  può vivere per amore, basta sceglierlo. Il loro esempio m’insegna che ci si sacrifica perchè ci si rispetta, ci si aiuta perchè siamo tutti uomini, si soffre insieme perchè insieme siamo più forti.

E dalla loro unione nacqui, nel 1959, io, umile cittadino italiano, cittadino più per forza, ormai, che per virtù.

Da loro, per il mio mezzo e di mia moglie, sangue rosso del nostro umile sangue rosso, discende mio figlio.

Cittadino del mondo.

Cittadino del domani.

Cittadino a cui stanno rubando il FUTURO.

A Lei, signor Presidente, dedico la festa di domani.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. teoderica ha detto:

    Non ho niente da dire, in questa tua lunga lettera amara non vi è nulla da criticare o da dire: ti stai sbagliando non è così, è tutto amaramente vero…poi dipende dai periodi, da come ci si sente ed io in questo periodo faccio come lo struzzo , non guardo e cerco esempi luminosi.
    Ciao Piero, spero che durante la giornata del compleanno dell’ Italia tu abbia avuto immagini di speranza.

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  2. Laura ha detto:

    Mi associo a teoderica per la parola speranza e per la ricerca degli esempi luminosi, che, secondo me, non è fare lo struzzo, ma saper vedere, nel buio, le lucciole. Che sono tante, da Napolitano a tanti altri Italiani con la lettera maiuscola, da quelli noti a quelli semplici come noi.

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  3. samprato crisolita ha detto:

    caro presidente sono una mamma di 5 figli marito detenuto e in questo momento sono sensa lavoro il 15 maggio mia figlia romina mi deve fa la prima comunione sono assistida dal tribunale dei minore ho un susidio ogni 2 mesi di 350 eur chiedo se lei mi po dare una picollo aiuto ecomonico per favore … io mi chiamo samprato crisolita residente a roma in via emilio teza 20 ho 45 anni in cerca di lavoro ho lavorato per 5 anni nel ristorante dei senatore al senato come lava piati pultropo ho cambiato casa e ho dovutto cambiare lavoro .. aspeto una sua risposta grazie

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