DEI

Sandro BOTTICELLI

Ti vorrei raccontare una storia, amore mio, una storia davvero non ordinaria.

E’ il piacere di raccontare, che mi spinge, stasera.

E’ una sera davvero speciale, questa, la nostra sera.

Mettiti comodo, mio amore, ecco, seduto, qui, al mio fianco.

Dammi la mano.

Senti, è calda, la mia mano.

E’ caldo anche il tuo abbraccio, caldo come il tuo corpo.

Solido, forte.

Mi dai sostegno, m’infondi coraggio.

Sorrido a te.

E tu mi guardi.

Com’è profondo il tuo mare, come è profondo il tuo sguardo.

Il tuo cielo è appena velato da un’ombra.

Ma passa veloce.

E’ come una nuvola bianca, nell’azzurro del cielo profondo.

Poi, subito  torna il sereno.

E ti distendi. Qui, al mio fianco.

Sei qui, accanto me.

Ti tocco, ti sfioro.

Ti sento.

Mi sento un uomo, mi sento tuo, mi sento importante.

Lla tua mano mi dice che io conto … io sono per te …

Io sono qualcosa, sono un appiglio, sono una roccia … per te …


Voglio racconatre una storia importante.

Voglio raccontarti la storia di un gigante, d’un titano.

La storia un dio.

Che conosceva un segreto terribile.

Era un gigante perchè ai suoi tempi il mondo era abitato dai giganti.

E un dio. Era un dio, perchè aveva nel sangue qualcosa di speciale … quella sostanza che scorre nelle vene degli dei, che li rende immortali, superiori …

A quei tempi gli uomini ancora non c’erano…  non c’erano ancora …

La Terra era un pianeta … era un posto speciale, dove abitavano creature potenti, terribili.

Abitavano in cielo, quelle creature.

Vendicative, rabbiose …

Titani, giganti, gorgoni, mostri, eroi, dei …

Lui era il figlio di Giapeto, il primo dei titani, e Giapeto era figlio, a sua volta, di Urano, il Cielo fertile, e figlio di Gea, la Terra, feconda, calda e umida …

La loro unione diede inizio alla vita, alle stagioni, al tempo, sulla terra.

Ma erano tempi speciali, quelli, lontani, all’alba del mondo.

Erano i tempi d’eroi, di giganti, titani.

Ma il cielo apparteneva agli dei.

E soli, lassù, quelli volevano vivere, starsene soli, lassù, nell’alto dei cieli, gli dei.

Ma anche i titani erano dei, a metà. Avevano il sangue di dei.

Erano dei anche loro, del ramo divino, ma della razza bastarda.

E volevano conquistarsi uno spazio, nel cielo, insieme agli dei.

Furono aspre battaglie, saette violente.

Boati, lotte.

Feroci vendette.

Vittorie e sconfitte.

L’ordine e il caos si scambiarono di posto molte volte, laggiù, a quel tempo, in cielo ed in terra.

L’universo lottava.

Sudore.

Lacrime.

Sangue.

Sangue di dei.

Lotta di dei e lotta e di mostri.

Energie inesauste.


Chi vinse e chi fu sconfitto non conta, amore mio,

E’ questa, questa, la storia.

Solo, a un momento, nella pausa della feroce battaglia, un’era di pace si spalancò, d’improvviso,  davanti agli abitanti di quell’universo splendente.

Un’epoca d’oro.

Questa storia, mio amore, stasera io racconto per te.

Ho voglia di te, d’averti vicino, mio amore infinito.

Fatti più in qua, più ancora, ho voglia di te.

Sentirti.

Te, la tua ombra …

Il tuo respiro, la tua mano, il tuo dolce calore.

Anche il titano era forte.

Era forte, amore, mio amore, era forte così, come te.

Era un gigante.

Non temere per me.

Sei forte, tu si che sei forte.

Sei alto, si che sei alto.

Un gigante, sei proprio un gigante, mio amore, mio energico amore .

Tu hai più forza.

Tu m’infondi la forza.

Tu si, tu si che sei forte.

La mia energia.

Ecco, il titano, conosceva un segreto terribile. Conservava  il segreto di chi avrebbe sconfitto il re degli dei.

Ecco, ecco, il titano possedeva la chiave del tempo, il futuro, non poteva più vivere in un mondo di pace.


Il re degli dei, che tutto conosce, ch’è dotato di forza invincibile, della spinosa volontà degli dei, della più ferrea volontà degli dei, ecco, il re degli dei, proprio lui, il re degli dei, che conosce il passato, il presente ed il futuro, ecco, amore, lo vedi, il re degli dei aveva paura.

Per mano di chi, un giorno, poteva essere ucciso?

Ucciso, lui, il re degli dei.

Per mano di chi?

Il titano conosceva il segreto.

Ma non si dava mica importanza.

Amava giocare, scherzare, lui, il titano.

Il titano.

Giocava con gli uomini, minuscole creature, giocattoli, trastullo, mio amore, nelle mani forti mani d’eroe.

Il re degli dei gli dava la caccia.

Lo fece inseguire dall’aquila, la sua creatura più feroce.

Con una scusa, una scusa qualsiasi, lo fece cercare.

L’aquila, in alto, lo sguardo acuto di stella, volava l’aquila, agile volo, più in alto del cielo, nel cielo d’azzurro.

Più in alto, nell’aria, più in alto, più in là, nella nera notte, oltre la volta del cielo.

Volava, amor mio, stringimi, mio amore, volava quell’uccello crudele.

Un avvoltoio, un falco, un’ombra di morte.

Volteggiava, in larghe volùte.

Gli occhi iniettati di sangue.


Bramava, mio amore, non tremare, bramava il sapore delle carne più dolce, della tenera costa del gigante.

Il grifo del re degli dei si fiondò nel costato del titano, strappandogli il fegato rosso, marrone, e rosso ancora di sangue e marrone di fiele.

E poi, ancora non pago, non sazio del dolore inferto al gigante, il re degli dei inviò il suo cancelliere, del dolore il ministro, il dio delle officine, il padrone delle viscere della Terra, Efèsto, Vulcano, lo storpio, il costruttore delle catene che nessuno poteva spezzare …

Il titano, così, ancora urlante per la ferita al costato, fu incatenato alla costa del monte.

“Hai rubato il segreto degli dei e l’hai donato agli uomini inermi”.

“E hai tradito il re degli dei, gli hai rubato il fruttodall’albero,  hai profanato i misteri, hai infamato i sacrifici.

E hai nascosto il tuo segreto, l’hai nascosto, dimmi dov’è …”

“Il tuo segreto terribile”.

Urlava di rabbia, il re degli dei.

Ed era pallido, amore, pallido, dio, di paura.

Mentre il dolore spezzava in due il gigante.

Si contorceva, reggendosi al monte, incatenato, il titano, sotto i colpi dell’arpia rapace con l’acuminato becco d’acciaio.

Un palpito.

Tremi, mio dolce tenero amore.

Non temere, è una storia, la storia di dei e giganti.

Giganti immortali.

Amore, dei ipotenti.

Mi stringi assai e a me stretto, amore, ti fai vicino.

E’ un dolce calore.

E’ la vita.

La vita che preme. che batte, la vita che incalza.

La vita, la mia vita, che diventa la tua.

La mia vita, tienila pure, è un dono, il mio dono, per te, la vita.

Tienila pure, mio amore, tienila è tua, ora, era la mia, la mia vita, ora è per te, mio destino, il mio dono, per te, amore mio caro !

Oddìo, un colpo più forte, vacilla il versante del monte.

Si scuote il gigante.

E’ il dolore, il titano si torce.

E urla, mio caro.

Maledice, mio amore.

Maledice il cielo e maledice gli dei.

E gli uccelli, maledetti, mio amore, e i rapaci e gli artigli ed i rostri, ed il becco, mio amore, rosso di sangue.

Ma trattiene la bocca, tien stretto il segreto, il titano.


Ora il re degli dei è sudato, madido, boccheggia.

Il terrore, orrido,  gli si para davanti, profondo come l’abisso.

Sterminato, infinito, senza fondo nè fine!

Orrore e spavento, come solo nel cuore del più potente degli dei può albergare.

Il titano, ora, caro mio amore infinito,  come vedi, ora ha rotto le catene.

O è il re degli dei, giocando,  come sei bello tesoro mio caro del cielo, che gli restituisce la libertà.

La volontà degli dei è volubile gioco.

E la forza dei titani è la forza di un dio.

Avvicina la tua bocca, mio amore, porgimi la tua vita sul bocciolo rosso delle tue labbra.

Accendimi col tuo respiro, infondi al mio fiato, gelido senza il tuo, il calore del tuo fuoco.

E’ una lotta fra dei.

La disputa, caro, la conquista di un fatale segreto.

Sarà ucciso il re degli dei, per mano del suo figlio.

Segreto nascosto, celato.

Segreto che nessun dio può udire.

Nodo inestricabile del destino degli Immortali.

Lotte e inganni.

Ingenue bugie di innocenti giganti del cielo.

Nessun dio ha segreto il futuro.

Lo sguardo che fruga nel tempo non può trovare ostacolo, nè indietro, nè avanti, se è lo sguardo di un dio.

E allora perchè la lotta, il dolore, il pianto, le urla, il sangue, le membra in catene ?

Perchè quel becco che lacera le carni non si ferma e non smette di ferire e tranciare e stracciare quelle carni così pure e così care?

L’uomo che guarda sgomento lo spettacolo della lotta degli dei non ha pace.

L’uomo, che è grato agli dei, per il fuoco, il calore, il sangue, la vita, l’amore che gli sgorga dal cuore.

L’uomo più pace non ha.

E non capisce la lotta, la guerra, la ferocia dell’alata belva pennuta.

Il titano legato alla gelida pietra.

Il terrore degli occhi del re degli dei.

Il testardo attaccamento del titano al suo destino di vano dolore.

Non capisce, l’uomo, creatura innocente.

Non vede e non sa.

Non crede e non pensa.

E dal monte si levano alte le urla e le scosse onnipotenti.

E l’uomo si rintana nella tana più oscura e attende la pace, l’onda di calma, il silenzio, l’oblìo.

Ecco le tue dita, mio amore, tenere e tiepide, che stringo alle mie, eccole alle labbra, tenero amore.

E la tua seta, i tuoi baci, la tua tiepida fronte.

E’ una sera ch’è dolce.

E’ una sera per dirti una storia, mentre mi tieni vicino, mio candido angelo.

E’ una sera di dei, giganti, titani, segreti e catene.

E’ una sera per te, una sera con me, una sera per stringerti ancora, una sera che non deve finire.

Una sera che si spinge lontano, nella notte, nel tempo, senza passato e senza futuro.

Una notte di dei.

Dio del mio amore infinito.

Una notte di vampe e saette, urla e boati.

Una notte per stringerci e darci coraggio.

Coraggio.

E calore.

E palpiti e amore.

Ho voglia di raccontarti una storia, senza finirla, trenendoti stretto, mio amore infinito.

Per sempre.

Una storia di sfide, di orrori, di pene infinite che un dio non sente, un titano non prova.

Creature immortali.

Creature potenti.

Ti è piaciuta, mio amore, una storia così?

L’ho creata per te.

Per tenerti vicino.

Son creature notturne, figlie del sogno, il re degli dei, il titano, l’artefice Efèsto.

Degl’incubi frutto, l’aquila dal becco di sciabola e le catene dorate che nessuno può rompere.

Una storia di scaramucce di dei.

Giochi d’eroi immortali.

La scusa d’una tiepida sera, per tenerti legato, amore, l’intera notte che arriva.

E tenerti legato per sempre, mio amore, nel tempo infinito che accoglie gli dei.

E accoglie anche noi, quel tempo infinito, noi, dei del tempo infinito.

Ti è piaciuta la storia, dolce mio amore, che parla di noi?

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