… ANNEGO

Liang ShanBo e Zhu YingTai

Le parole, sappilo, si stanno ammucchiando una sull’altra.

Sono già una piccola montagna.

Una montagna di suoni, di fiati, di respiri buttati là.

Leggere eppure pesanti.

Leggiadre oppure gravi.

Parole.

Parole che montano una sull’altra, si affollano, si affannano, si confondono, si spintonano, si sgambettano, si maledicono, si odiano, si uccidono, si annullano, l’una con l’altra.

Già, parole.

Parole che, se fossero stese su un filo, al sole, in giardino, oppure se se ne stessero sdraiate sulla superficie candida di un bel foglio di carta, pura come un campo di neve, se non cadessero così rumorosamente una addosso all’altra,facendo una confusione assordante, potrebbero comporre, in ordine perfetto, un discorso meraviglioso, potrebbero ambire alla forza indicibile del DIRE.

Già; le parole.

E chi si fida più di quelle.

Parole che se ne vanno in giro dicendo quello che li passa per la testa, senza stare a vedere se si tratta dell’assoluto della verità o dello schiocco, insulso, chiocciare di galline da pollaio.

Ecco. Eggià, le parole.

Cadono giù non appena si apre un poco la bocca.

Sgocciolano via, sversano dalle labbra, leggere e indiscrete.

Ma non dicono nulla.

Solo un piccolo fremito dell’aria, una vibrazione quasi impercettibile, un tremito di foglie.

Così si perde il valore che le parole sanno dare alle cose, che non esisterebbero se non avessero un nome, un suono che le richiama dal mondo del nulla in cui se ne stanno sperdute.

Le cose.

Le COSE !

Materia, pensiero, idea, genio, logos, volontà di dio.

Eh !

Si fa presto a dire: le COSE.

Cosa sono, cosa sono le COSE senza il suono che le risveglia, senza la magia che le fa comparire, senza l’incantesimo che conferisce loro una relatà ?

Le cose. Il mondo. Il creato.

Tutto, è tutto nascosto sotto quel velo d’aria espirata.

Tutto dipende da quel soffio.

Il destino, la gloria, la fama.

Cosa sarebbero, cosa sarebbero il destino, la gloria, la fama,  se nessuna parola spuntasse sulle rosee labbra di un poeta, se nessun discorso d’oratore declamasse parole di fuoco, se nessun oracolo potesse trovare le parole, magagari si, pure in modo confuso, incompleto, incomprensibile, a volte, per raccontare ciò che ha saputo vedere con i suoi occhi indagatori del futuro ?

Già, le parole.

A volte ce ne dimentichiamo.

E loro scappano.

Fuggono da noi. Forse spaventate, forse consce di un proprio destino, forse ansiose di volersi conquistare una libertà tutta per sè.

A volte uccidono.

Assassine.

Sangue e carne dilaniata.

Mostri sanguinari, così sanno trasformarsi, a volte, come in un carnevale mortale.

Un impercettibile “si”.

Un “no” che neanche schiude le labbra…

Un mondo si può spezzare, con un si, o con un no.

Non sono necessarie frasi interminabili, discorsi complessi, argomentazioni sofisticate.

Una sola sillaba potrebbe bastare.

E il mondo, se quel si o quel no lo volessero davvero, il mondo potrebbe invertire la sua rotta, o fermarsi, o prendere un’orbita differente ed andare ad abbracciare il sole o a baciare la luna.

Parole.

Parole che inciampano l’una sull’altra.

Parole che non si riconoscono, non si capiscono, litigano e lottano.

Parole senza fine, parole senza neanche un suono.

Parole che dichiarano l’amore in silenzio, come nel silenzio se ne sta da sempre il cielo.

Parole che furono pronunciate e che furono fatali per l’esistenza di una povera creatura senza nome.

Parole che forse non sono neanche necessarie, parole inutili, parole superflue, quando a parlare, a dire le cose giuste, il vero,  potrebbero bastare i muti gesti delle mani, l’intreccio silenzioso degli sguardi, l’intenso discorso dei baci di due innamorati, di due vecchi ancora bambini, di due bambini innocenti…

Parole e silenzi.

Parole e silenzi che finiscono per avere lo stesso significato.

Silenzi carichi di significato come lunghi comizi.

Silenzi immobili e silenzi autistici.

Silenzi complici e silenzi accusatori.

Parole e silenzi.

Cadono le une sugli altri.

Si ammucchiano in disordine ai miei piedi.

Sgomitano e si respingono.

Si cercano e si amano.

Altri ancora arrivano, si aggiungono, si accalcano.

Si alza una montagna, ai miei piedi.

Sempre più alta.

Una marea.

Mi sommerge.

… Annego.

One thought on “… ANNEGO

  1. …ero venuta per salvarti , visto che stavi annegando, ma non sono il tipo adatto, visto che parlo anche a vanvera e non mi piace stare in silenzio.
    Vero però che il slenzio è d’ oro, se uno tace l’ altro può pensare che sa molte cose più di lui o che magari ha la slozione in tasca, insomma il silenzio a volte è più immaginifico delle parole.
    Ciao.

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