VITA

Jean Léon GEROME - BETSABEA

Strade, templi, architravi della storia, vecchie mura,  manifestazioni fisiche di vecchie fiabe in cui vivemmo come protagonisti inconsapevoli, memorie sepolte dentro di noi, ricordi, fantasie.

Mattoni consumati.

Rossi tetti a spiovente, cotti dal sole e sfiorati dall’ala del tempo.

Colonne alte, dritte e candide.

Colonne di bianco splendore, che sostengono la volta del cielo.

Marmo candido, pietra tenera, carne dolce, soda e trepidante, profumata, gambe , cosce, approdo del desiderio, alti fusti rastremati, curve  lievi, sottili venature da accarezzare, stipiti e portali che introducono al grembo dell’amore eterno, promesse evase, potenza dell’immortalità mai raggiunta, estasi che brucia e consuma irrimediabilmente.

Forme da baciare, tenere carni da mordere, fiori da annusare, nettare da bere, ambrosia del tempo.

Portici, archi e nicchie.

Ruderi distesi sul letto dei giorni.

Nude forme rotonde.

Quiete, calde e materne.

Legame intimo, ancestrale, cordone mai reciso, che unisce la materia che si consuma al tempo che scorre senza fine, alla storia, alla vita.

Purezza mai violata e candore mai perduto.

La vita.

Una catena di madri e padri che si amano.

Padri e madri che compiono il più dolce atto d’amore.

Un atto d’amore che nessun sacerdote ha mai voluto consacrare alla gloria degli dei.

Un amore libero e infinito.

Un atto che rende reale il miracolo.

Il miracolo della vita.

Un figlio.

Una nuova goccia versata nell’immenso fiume che scorre dall’origine dei tempi.

Il fiume che sgorga dalle fonti della vita.

E’ una catena di pietre e di forme, il processo che fa e disfa gli uomini.

Anelli che congiungono il passato con il presente.

Il presente ed il futuro.

Pietre legate, saldate, unite, intrecciate come le lingue degli amanti.

Pietre bagnate e calde.

Grotte, gallerie, sotterranei, catacombe della storia.

Utero che partorisce il miracolo.

Miracoli che diventarono città, popoli, nazioni.

Glorie passate e sconfitte eterne.

La Vita.

Strade, luci notturne, ombre sospese sulla strada.

Luci fioche, coni gialli che galleggiano sulla nebbia, ferme a mezz’aria, incerte sulla porta della semioscurità.

Luci che si dondolano, che si fanno cullare dal vento.

Luci che accarezzano quelle pietre consumate, graffiate, ferite.

Carezze che leniscono il dolore di quelle ferite.

Carezze che diventano lascive quando il buio fa calare il suo complice sipario.

Pietre felici di stare aggrappate le une alle altre, contente di combattere, falangi, coorti, centurie  l’estrema battaglia contro il tempo.

Pietre che festeggiano la propria vittoria mostrando ai radi passanti le ferite della battaglia.

Pietre accarezzate dalla mano gentile di una bimba ancora innocente.

Pietre strette dalle mani di un lavoratore stanco.

Pietre messe insieme da una nuova coppia di innamorati.

Pietre che partoriscono una nuova casa.

Case.

Palazzi.

Città.

Convulse cataste di chiassoso disordine.

Metropoli.

Rumori, fumi, prospettive diagonali che si perdono al di sotto delle smorte luci dei lampioni.

Piani infiniti troncati dalle verticalità a specchio, vanitosamente in mostra.

Algide architetture, nude e volgari, promettenti e ingannatrici, in mostra, in vendita come puttane di gran classe.

Puttane senza amore.

Puttane senza vita.

Puttane senza anima.

Puttane sche si specchiamo nel cristallo oscuro dei grattacieli vuoti di notte.

Solitudini che si solidificano nelle folle che corrono impazzite sui marciapiedi traboccanti di terrore e nelle arterie sotterranee di questi formicai senza speranza.

Vetrine che mostrano i propri ori ed i propri argenti come inverecondi peccati commessi da depravati mai paghi del proprio vizio.

Metri quadri, a milioni e milioni, di vuoto che miracolosamente si trasformano in correnti di denaro.

Denaro che ritorna miracolosamente sterco.

Sterco che conserva il maleodorante olezzo del denaro.

Stalle grandi come banche.

Batterie di polli e vacche e maiali impilate in file di ordine paranoico.

Pile di monete d’oro e d’argento, luccicanti medaglie, monili preziosi, gioielli, pietre preziose.

Pietre.

Pietre che hanno catturato lo splendore della luce.

Pietre preziose.

Pietre baciate dai secoli.

Pietre, mattoni, fregi, decorazioni.

Ornamenti di palazzi ossequienti, di teatri discinti, di templi devoti e bigotti.

Ornamenti di Podestà del Popolo schiacciati dal potere.

Ornamenti di commedianti impacciati fischiati dal pubblico.

Ornamenti di pastori balbuzienti, di pontefici officianti, di dei onnipotenti.

Ornamenti preziosi.

Attributi della Bellezza.

Dea superba e concupiscente.

Afrodite.

Dea, sovrumana e conturbante.

Bianca e leggera, come una nube nell’azzurro del cielo.

Dea dalle carni candide, dalle forme rotonde, dalle fattezze perfette.

Dea imprigionata nella penombra profonda della cella del tempio.

Pietra consacrata dalla sacralità del rito.

Spigoli imperfetti custodi della perfezione divina.

Angoli oltraggiati dai colpi di cannone.

Carni straziate dalle schegge, sanguinanti, carni che desideravano solo una notte d’amore con la dea più sublime.

Desiderio perduto, sparso come seme al vento.

Desiderio e carni consumate.

Carni stanche.

Capelli disfatti.

Sospiri e rantoli.

Segni d’amore.

Simboli sacri.

Notti di preghiere e notti d’amore.

Giorni spesi  nell’adorazione dei più osceni giochi d’amore.

Amanti folli che si sono stretti fino a farsi del male.

Baci caldi, carezze sensuali.

Lusinghe sconce d’ardente desiderio.

Desiderio che diventa vita.

Intonaci consumati, letti sfatti, lenzuola sporche.

Segni dell’amplesso.

Segni dell’amore.

Amanti disfatti.

Esausti.

Occhi socchiusi da cui fuggono lampi di voluttuoso accanimento.

Voluttà che si è fatta carne.

Carne che si è fatta amore.

Amore che diventa vita.

Vita.

Vita che si fa storia.

Pietre.

Pietre che si fanno storia.

Paasseggiate solitarie nelle strade deserte della sera.

Ricordi di giovani innocenti.

Passeggiate sulla riva di un torrente.

Ciottoli candidi come l’innocenza degli innamorati sfortunati che non si sono baciati sotto al sole.

Amanti troppo timidi.

Giovani impacciati.

Agnelli spauriti.

Dolcezza dei primi goffi approcci.

Candore della spregiudicatezza.

Violenza dell’innocenza e del turbine.

Passeggiate, corse, lotte, abbracci, ansimi, respiri, sussurri spezzati, oscenità dei pensieri, ansie, paure.

Libertà.

Passeggiate.

Strade che penetrano nelle viscere del tempo.

Acciottolati scricchiolanti.

Mattoni rossi, squadrati, larghi.

Mura e musei.

Marmi e monili.

Vezzi di femmine vanitose.

Adescamenti del potere della vita.

Trappole.

Inganni.

 

Nilo, Gange, Tevere.

Fiumi.

Dei.

Giganti.

Pietre.

Pietre levigate come un petalo di fiore.

Fiori delicati come la pelle di una bambina.

Pelle che custodice l’innocenza dei corpi.

Corpi che si consumano.

Corpi che si rinfrescano.

Corpi che rinascono.

Corpi puri come fiori.

Gemme dai colori delicati, gocce di purezza.

Gemme partorite dalla dura scorza rugosa dei rami.

Rami protesi nel vento ancora gelido dell’inverno, riscaldati appena dal primo ingannevole tepore della primavera che ancora si nega.

Duro legno che per miracolo si fa fiore delicato.

Carne che diventa vita per il miracolo dell’amore.

Carne che diventa figlio.

Figlio che diventa uomo.

Uomo che ama una donna.

Maschio.

Femmina.

Nudità innocenti che si cercano e si trovano.

Innocenza che si nega e si concede.

Nudità di angeli che popolano i cieli e la terra.

Angeli.

Angeli figli dell’amore.

Angeli con le ali, leggeri, spensierati, teneri, senza pensieri e senza peccati.

Ali leggere.

Ali forti.

Ali che si librano, sicure, potenti, verso il cielo.

Ali che battono l’ordine perfetto del movimento.

Movimento che trasforma il grave peso della materia in volo leggero.

Leggerezza inconsistente dell’aria che per miracolo diventa solido sostegno.

Ali che partoriscono dalle carni candide delle spalle forti degli angeli.

Angeli con le ali, pronti a solcare l’immensità dei cieli.

Ali che rompono la linea diritta della schiena.

Ali che si librano con la leggerezza delle piume.

Piume candide e leggiadre.

Piume di ippogrifi e fenici.

Ali piumate che accarezzano il vento.

Ali che sfidano l’ardore degli astri.

Ali che sconfiggono il destino.

Ali che riscattano la morte.

Ali di angeli con i capelli biondi e le gote paffute.

Figli di matrone e principi, signori e cortigiane.

Sberleffi.

Scherzi di pintori e prove d’arte.

Paesaggi e primi piani.

Sorrisi e colori.

Sfumature e profondità.

Luci, penombre, oscurità.

Spirito e anelito di vita.

Arte.

Storia

Vita.

2 thoughts on “VITA

  1. Finalmente sono riuscita a leggerlo il post “Vita” e sai che ti dico è bello leggerlo anche a pezzi a volte più triste a volte più allegro a volte anche irriverente un puzzle di vari pezzi che possono vivere anche singolarmente.
    Ciao Piero…brindo alla vita, l’ ultimo sorso il più amaro.

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  2. Sai Paola, è maturato anni, questo post.
    Le pietre, i sassi, la vita, il tempo, sono gli anni, gli anni che maledettamente stanno correndo.
    Le luci e le ombre sono sistole e diastole.
    Il bene ed il male sono inspirazione ed espirazione.

    Ecco perchè la Vita.

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