POPOLI IN MARCIA

Rivolta nelle strade d'Egitto

Il silenzio è una cappa.

Il silenzio determinato dall’ignoranza, dal non sapere, dal non capire è una cappa che pesa, paralizza, ammutolisce.

 

Penso a quello che sta succedendo nell’Africa del Nord, in questi giorni.

Qualcosa di profondo.

Sta accadendo qualcosa che non è negli schemi tradizionali.

Quello che sta accadendo è molto più, anche, di quello che si poteva immaginare pensando agli scenari di guerra fra la potenza israeliana e la potenza iraniana, fra l’Occidente d’Oriente e l’Oriente d’Occidente.

Si sta facendo la Storia.

Sotto i nostri occhi.

Nessuno aveva previsto dei fatti così eclatanti, una rivoluzione così potente, una sterzata della Storia così radicale.

E’ la forza dei Popoli, quella forza che molti popoli hanno dimenticato di esercitare, di possedere, qui, in Occidente, nella Vecchia Europa e negli USA, che hanno perduto il sogno.

I popoli grassi e bolsi del ricco Vecchio Mondo Industriale stanno affannati a guardare, dal buco della serratura, qualcosa che stupisce, sconvolge, spaventa.

 

Qualcosa sta accadendo, ora, in quella parte di mondo così vicina al nostro, eppure distante e lontano, diverso e differente.

Qualcosa di nuovo sta accadendo.

Sta accadendo davvero.

Milioni di uomini si sono messi in stanno marcia.

Milioni e milioni.

Una moltitudine sterminata.

L’Africa è un mondo ancora magmatico, fluttuante, che non ha trovato un equilibrio.

I milioni che lo abitano portano dentro di sè l’oscura forza selvaggia della Natura, ma mostrano anche i morsi dell’egemonia coloniale della cosiddetta civiltà dei bianchi.

Quelle moltitudini multicolore che abitano le sterminate praterie, i deserti senza confine, gli ambienti dei laghi e delle foreste dove acqua e verzura sviluppano ancora la forza primordiale della Creazione, quei brulicanti ammassi umani da sempre sanno che devono correre, andare, conquistare nuovi spazi per la vita.

E ora, muovendosi, correndo, spingendo, sono arrivati alle coste del Nord, al limite delle acque salate, alle rive del grande Mediterraneo, del mare che mischia e forgia le culture. Da sempre.

Lì, su quelle sponde c’è un immenso popolo che arde del fuoco dell’intera Africa, dell’intera umanità.

Poco importano, io credo, le divisioni determinate dalle religioni e dai colori della pelle, in quel continente. O meglio, pesano, si, lo so, come in nessun altro angolo di mondo.  Pesano e uccidono, sterminano, massacrano.

Ma non è il fatuo fuoco delle ottenebranti fedi religiose che ha preso a divampare, ora, nei paesi dell’Africa del Nord.

E’ qualcosa di nuovo.

Qualcosa di più profondo.

 

E’ come se l’intero continente d’Africa si fosse messo a correre all’improvviso.

Noi non sappiamo verso quale meta.

E forse neanche loro sanno bene dove andare.

Forse nessuno lo sa !

Quei milioni di braccia e di gambe che corrono e si agitano sanno solo che i loro governanti di sempre li hanno traditi, che sono stati venduti.

Sanno che devono scegliersi un altro governo, un altro futuro.

Ma, Dio, hanno un futuro, davanti !

Io spero che sappiano andare diritti verso quel loro futuro. Verso quel luogo in cui troveranno risposte giuste per i loro cuori coraggiosi.

Spero che trovino la pace, la libertà, la prosperità che li ha fatti mettere in cammino.

Sarà certo una strada lunga, difficile e faticosa. Piena di incertezze e di pericoli.

Ma quale emozione proveranno, domani, quei popoli in marcia, quando il mondo che avranno costruito sarà il modello per noi tutti ? Per noi, gli abitanti di questo vecchio e prepotente Occidente ormai fiacco, ipocrita, falso e venduto al demone del denaro.

 

Cosa accadrà, da qui a quel futuro ?

Quali giorni, quali fatti, la storia vorrà incidere con il suo fuoco idelebile sulle pagine del libro che si messo a girare vorticosamente ?

L’imprevisto, l’imprevedibile, sta davanti ai nostri occhi !

Mentre lo stupore è dentro di noi !

Gli interrogativi si fanno angosciati, o entusiasti, a momenti. 

Ma restano, oggi, senza risposta.

Siamo impotenti, incapaci di trovare una risposta a quelle domande.

Le immagini che ci inondano a fiumi dalle televisioni non riescono a condensarsi in notizie piene di senso.

Masse di donne e uomini si muovono, si agitano, urlano slogan, protestano, sono disposti a farsi ammazzare.

La povertà, li spinge.

Il bisogno.

La disperazione.

La voglia, il desiderio, la necessità di contare, di esistere veramente, di essere insostituibili, indispensabili:  per costruire l’Oggi ed il Domani.

Non vogliono più delegare il loro Destino a qualcuno che li deruba dell’Oggi e della Speranza.

Ecco, certo questo li anima.

Per questo muoiono, a centinaia.

 

Lì, sull’altra sponda del nostro mare.

Lì sta accadendo tutto questo, mentre noi neanche riusciamo a comprendere il significati questa Storia, che si sta facendo davanti ai nostri occhi.

Si, lì, proprio davanti ai nostri occhi.

Nei luoghi delle nostre vacanze.

Dinanzi alla porta di casa nostra.

Ma noi, ormai, ci siamo abituati a veder dormire i nostri fratelli, al gelo delle notti d’inverno, davanti alle porte crudelmente sbarrate delle nostre chiese ormai secolarizzate.

Non ci stupisce più niente, ormai. 

Siamo sazi.

Siamo i nauseati padroni dell’Occidente.

Uomini come cani randagi.

E uomini come dei.

Abbiamo diviso gli uomini così, in due razze.

Quelli che muoiono di stenti. Che vivono come bestie. Che non meritano neanche una sepoltura.

E quelli che muoiono al caldo. Che vengono sepolti in mausolei solenni come chiese. Che vengono onorati come dei.

Noi siamo, ormai, un popolo egoista, sazio, impaurito.

Il timore governa ogni nostro pensiero.

La difesa del potere, del denaro, degli affari.

La fama. L’effimero. L’inutile.

Solo questo ormai domina i nostri pensieri.

Adesso stiamo tutti lì, spaventati, timorosi che quella massa incontrollata possa scigliere le proprie catene. Che, come un branco di cani straccioni, quella muta innumerabile possa azzannarci, divorare quelle succulente pietanze che imbandiscono le nostre tavole straboccanti ma non riusciamo neanche più ad assaporare.

 

Ci interroghiamo sui futuri governanti che prenderanno le redini di quei popoli.

Ci chiediamo se sapranno conservare intatti i vecchi equilibri squilibrati a nostro favore, oppure se vorranno scrivere nuovi accordi, nuovi patti, nuove regole per la gestione democratica del mondo.

Già!

La democrazia !

Il mondo continua a girare.

Una velocità vorticosa lo spinge.

Lo scuote.

E ci sgomenta la perdita dell’equilibrio, del controllo.

Forse, domani saremo in balìa di un nuovo capitano che indirizzerà la rotta verso mete sconosciute!

Già!

Il Capitano!

Chissà.

Nessuno, oggi, al mondo, sa dove va la nave.

Dove ha puntato la ruota, il timoniere.

I popoli forse hanno preso in mano il timone.

Cosa scriveranno, adesso, sul libro della loro Storia?

Lo leggeremo domani, un domani molto lontano.

Ma a noi, certo,  è capitata un’avventura straordinaria.

Abbiamo avuto l’occasione di essere saliti su un Pequod con le vele stese al vento, che fila a caccia di una Moby Dick che nessuno sa dove sia.

Achab era pazzo e crudele.

Ma era il personaggio di un’opera di letteratura.

Vero, ma finto.

Invece, il capitano del nostro Pequod è vero, senza alcun infingimento.

Egli non conosce follia o crudeltà. Nè saggezza o generosità.

E’ mosso solo dalla disperazione e dal bisogno.

Dalla speranza.

E se davvero sarà questa, la speranza, a gonfiare le vele del Pequod, allora arriveremo in un porto sicuro e attraccheremo in un mondo migliore.

Se non sarà così, avremo giorni difficili.

Ma ciò che sta accadendo è qualcosa di enorme.

E’ la Storia!

Possiamo temere, avere paura, tremare al suo cospetto !

Ma possiamo anche sperare, lavorare per lei, darle una mano, lottare al suo fianco.

Questa volta dobbiamo proprio agire !

 

Intanto, oggi, in silenzio, siamo stupìti !

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