L’ARTEFICE

Francisco FERNANDEZ - LE MANI disegno su pietra. Studio su opera di Guido Reni

Quando protendo le mani verso il nulla e le mie mani, rimestando in quel nulla senza sostanza, traggono forme, oggetti, materie, immaginazioni, ecco, quando avviene tutto ciò, si compie il mio destino !

Io sono l’Artefice.

Il mio destino, il mio fato, il mio compito è … fare, fare, sempre fare.

Fare con le mani.

Fare.

Fare con quelle, con le mani.

Fare tutto ciò che è possibile. E fare anche l’impossibile.

Fare, comunque.

Questo è il mio destino.

Fare. Così. Tutto.

Grazie alle mani, attrezzi perfetti, sofisticati, duttili.

Le mie mani.

Gli attrezzi più perfetti, più sosisticati, più duttili a disposizione dell’Artefice !

Nessuno attrezzo, nessun utensile si potrebbe immaginare più flessibile delle mie mani.

Un vero miracolo di meccanica.

Forti. Sensibili. Abili. Delicate.

Con le mie mani io posso fare !

Fare !

Creare !

Ho pensato molte e molte volte, presuntuosamente, a cosa significa, cosa vuol dire, FARE.

Fare con le mani.

Fare davvero.

Fare, nel vero senso della parola.

Ci ho pensato quando, scorrendo la superficie rugosa ed irregolare di un ramo d’albero, avendo fra le dita un pezzo di legno inutile, morto, un rifiuto organico della natura, mentre accarezzavo quel ciocco con la delicatezza riservata al levigato petto tiepido di un angelo, mi sono sentito, improvvisamente, come ad un dio dell’olimpo, potente, potente oltre ogni immaginazione, oltre ogni misura !

Ho visto scaturire dalle mie mani calde, determinate, decise, l’energia pura della creazione.

Un’energia, un forza creatrice in grado di dominare ogni resistenza della materia, di modellare la grezza sostanza del legno secondo forme leggere, astratte, divine , le forme delle idee, che altro non sono se non gli stampi della Volontà di qualche entità che supera in potenza finanche gli dei, padri onnipotenti !

E così, all’improvviso, come per un miracolo della natura, quel ciocco privo di forme, al solo volere della mia volontà, al solo sfiorarento delle mie mani, è diventato obbediente, servile, direi, prono ad una volontà fino ad allora sconosciuta alla mia mente.

E la capacità di compiere miracoli diventa ancora più potente quando le mie mani si mettono all’opera in campi più astratti, impiegando materiali più plastici, più plasmabili, quando quegli attrezzi meravigliosi si mettono al servizio dei progetti più grandiosi !


Qualche volta ho provato a poggiare, delicate, le dita sulla tastiera di un pianoforte.

Ne è scaturito l’incanto della musica!

Prima di me, mai, nessuno, aveva neanche immaginato di poter ricavare da qualche decina di cordicelle tese e martelletti dalla testa di piombo dei suoni, delle assonanze armoniche dotate di  qualche misterioso senso nascosto.

Ho legato insieme una serie di cordicelle ricavate da tendini e nervi d’animale. Ed ho lasciato che fossero percosse, per mezzo di bastoncini meccanici, da tocchi di legno secco, di piccole dimensioni, piccoli martelli meccanici, la cui testa avevo ricoperto con piccoli rinforzi di metallo pesante, di piombo, appunto, comandati, per mio volere,  da piccoli tasti, tinti di bianco e di nero per poterli riconoscere.

In seguito, dopo alcuni esperimenti, ho arricchito quei suoni, nati già divinamente melodiosi, di altri effetti,  comandati da piccoli pedali posti al di sotto del mio sedile rudimentale.

Che miracolo strabiliante !

Nell’aria si sono materializzate melodie, ritmi, timbri, che mai, prima, avevano accarezzato le orecchie di un dio o di un uomo.

Rintocchi e vibrazioni musicali.

Palpiti del cuore che facevano vibrare all’unisono la dimensione sonora della materia inanimata !

Colpi, percussioni controllate che, per un’alchimia senza alcuna spiegazione, riuscivano a mettere in consonanza i sentimenti del mio cuore con quelli dell’universo intero !

Un vero successo.

Un vero miracolo.

Si sono radunati, la prima volta tutti gli dei dell’universo, per applaudire quel primo concerto.

Meravigliati.

Spaventati, dapprima.

Poi, a poco a poco, concentrati, assorti, rapiti, estasiati.

E chissà se si potrà mai descrivere l’estasi dell’intero consesso degli dei radunato al mio cospetto !

E chissà se, mai, il mio cuore potrà raccontare il suono della pronfonda commozione assaporata in quel primo momento di estasi musicale divina.

Nulla a che vedere neanche con il concerto maggior successo mai eseguito nella sala musicale più sfarzosa di ogni tempo !

Niente di simile si è mai più visto sulla terra.

Ma per potere immaginare, almeno provarci, la sensazione di quei momenti vi vinvito ad un ascolto silenzioso, concentrato, intento.

Ecco.

Udite.

Il flebile suono, la vibrazione che, piano piano, attimo dopo attimo, spezza il silenzio in mille frantumi, e vi rapisce, vi ruba l’intelletto, poi il cuore, poi si abbarbica al vostro sentimento, lo guida, lo piega al suo volere, lo trascina tra le onde, e poi lo innalza nei cieli piùleggeri …

Infine vi conquista l’anima!


A voi, cosa più resta ?!

A me, ancora, le mani.

Io sono l’Artefice !

Ho usato le mie mirabolanti appendici per scalare il cielo, arrampicarmi sugli alberi, forgiare il metallo, dare forma all’argilla.

Mi è bastato infondere il mio respiro nell’inanimata materia ed ho fatto nascere la vita.

Mi è bastato impastare con le mie mani il greve, informe, fango, per ottenerne mattoni, con i quali ho innalazato torri alte fino al cielo, insidiare la potenza di dio.

Ed ho edificato, in spazi fino ad allora privi di limiti e di dimensioni, templi, dove far alloggiare, tranquille, le più sdiverse divinità che prima di allora avevano alloggiato nello spazio angusto del cuore degli uomini.

Ed ho fabbricato castelli, nei quali rinchiudere la folle brama del potere che, nelle sembianze  impersonificate da re, papi ed imperatori, personaggi che avevano ormai perduto ogni contatto con la ragione umana, si proponeva, nel nome del bene dell’umanità, di realizzare i più criminosi e sanguinari progetti che mai mente umana abbia immaginato.

Poi, con quegli ammassi regolari, con quegli impasti di molle acqua e polverosa argilla, ho saputo innalzare abitazioni, realizzare città, urbanizzare l’intero pianeta.

Ho rubato l’innocenza alla Natura e l’messa nelle mani criminali dell’uomo.

Ho consentito che, in quei cubicoli che, in ogni abitazione, vengono chiamati stanze, o vani, o spazi, si potessero compiere, nascostamente, violenze, amplessi, assassinii, atti d’amore, orrori, scempi, oltragi d’ogni genere ed innalzare preghiere, così tenere da scigliere il più duro dei cuori.

Poi, non contento di ciò, ho saputo piegare e dare forma, con quelle mie sole appendici, mai rimaste inerti, mai senza forza, a legni e metalli, a pietre e minerali.

E da quelle forme sono nate ricchezze, potenze, regni.

La storia intera è scaturita da quelle forge  ed ha modellato il destino degli uomini.

Così, affrancato da ogni incombenza di natura primaria, fondamentale, ho messo l’uomo, ormai libero da ogni schiavitù della natura, in condizioni di vivere un’esistenza di puro pensiero, di assoluta essenza, del più puro, volubile, sfrenato desiderio.

Le mani.

Con le mani posso dirigere orchestre.

Posso sciogliere le vele dei galeoni al vento.

Posso raccogliere i frutti dagli alberi, quando sono maturi.

Posso benedire, accarezzare, maledire, offendere, difendere, decretare la morte o la vita, giocare, uccidere, umiliare o esaltare.

Con le mani posso fare l’uomo o la sua controfigura.

Dio ha bisogno delle mani, delle mie mani !

Persino lui deve implorare la mia magnanima collaborazione per dare vita alle sue immaginazioni più fervide, agli universi profondi, alle costellazioni luminose, ai pianeti periclitanti.

Per questo io sono l’Artefice !

Io ho insegnato ad ogni uomo la via per mettere sotto il comando dell’obbedienza ogni singolo muscolo delle mani, ogni giuntura di quegli arnesi miracolosi con cui si è realizzata la via dell’uomo.

C’è chi dice che la forza dell’uomo scaturisca da qualla scatola vuota e, al tempo stesso pesante,  infissa sulla sommità del collo della povera creatura.

Chiunque abbia mai aperto uno di quegli inutili contenitori sa che non sta lì la forza dell’uomo.

Lì c’è, forse, la sua pena.

O forse, quella, la pena, non abita al domicilio del cuore, che batte all’impazzata ogni volta che si sente perdere il controllo  delle mani, degli attrezzi più perfetti ?

Si, le mani, appunto.

Sicure.

Ferme.

Solide.

Potenti.

Rassicuranti.

Quando, per disgrazia, accade, in rari casi, che quelle, le mani, le povere meste mani, rese informi, inutili, esitanti dall’età crudele, dalla vecchiaia, o da qualche deformazione, da qualche malattia degenerativa, da qualche malanno del corpo o della mente che, mandato dal demonio, impedisce di dare forme alla forza di volontà, ecco, in casi così sfortunati, così crudeli, alla povera creatura, non resta che la porre fine ai propri giorni, al proprio dolore !

Cosa, mai, la mente, il pensiero, la ragione, l’intelletto, cosa mai potranno fare, quelle secrezioni inutili di una scatola vuota, inservibile, pesante, per restituire all’uomo la vera forza, la reale capacità di creare, la sola potenza di sconfiggere il Nulla ?

Potra mai l’idea, un’Idea, per quanto mai originale, significativa, determinante, acuta, capitale, potrà mai un’idea, un’idea così, potrà mai, un’Idea, diventare concreta, ma terializzarsi, realizzarsi da sola ?

Potrà mai, un’Idea, diventare vera, reale, potrà mai esitere e sfidare il non essere, se io, l’Artefice, con le mie mani, con il mio miracolo, non provvedo a darle la sostanza,  la sola, tangibile, fondata, materialità delle cose che esistono davvero ?

Per questo io sono l’Artefice. Perchè io ho questo potere !

Per questo io sono la via al destino.

L’unica via.

Per questo, in realtà, la via del destino è nelle mie mani !

4 thoughts on “L’ARTEFICE

  1. Bellissimo post, che condivido in tutto, io ho una specie di passione per le mani, assieme agli occhi mi attraggono prepotentemente.Alle persone guardo le mani e le trovo tutte diverse, ma tutte bellissime, solo una cosa delle mani non mi piace: nella stretta di mano , quando le percepisci mollicce.
    Finale del post: eclatante.
    Ti ripeto un bellissimo post, interessante anche l’ immagine.
    Ciao e buona domenica.
    PS non so se te l’ ho già detto, ma nella nuova foto del profilo sei molto più intrigante e giovanile.

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  2. Grazie, Paolè.
    Io non ho una grande manualità. Ma ammiro moltissomo quelli che con le mani sanno fare, creare, inventare.
    Disegnare, dipingere, scolpire, suonare… ma anche solo intagliare il legno, fare orogami…
    Che miracolo!
    Non sono bravo in questa cose, ma va lo stesso.
    Per fortuna la mia fantasia si esprime lo stesso in qualche modo. Pensa che tristezza vivere senza fantasia….

    Grazie, per la foto. Intrigante e giovanile. Non più giovane, come si direbbe ad un ragazzo, eh!? Quasi giovane. Ma intrigante!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Complimentissimo!!!

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