Ratti, rossi ratti di città

Ratti di città
Dedicato a chi, comunque, qualche volta, è fuggito dalle fogne.
Dedicato alla memoria di Elias Canetti, che ci ha insegnato ad avere sogni all’altezza dei nostri ideali: Il mio desiderio più grande è vedere un topo che mangia vivo un gatto. Prima, però, dovrebbe anche giocarci abbastanza a lungo”.
Dedicato alla memoria di Fabrizio de Andrè, che ci ha insegnato ad avere coraggio.

Stasera,

al gran ballo di piazza,

giunti son tanti.

Sono arrivati !

Son tanti,

tanti davvero !

Son ratti scappati

dalle fogne galere !

Fuggiti son, dunque,

e ballano, ballano

liberi, infine !

Scampati al fetore,

all’indegna prigione !

Liberi, ormai !

Ballano e cantano.

Una danza, taranta,

Si piglian. Quadriglia !

E saltan, una pizzica !

E cantan e cantano !

“Siamo scappati !”

E sciamano, ora.

Son guizzi !

Son liberi,

del mondo i padroni,

adesso,

a migliaia,

a milioni,

i ratti di fogna !

Codine appuntite,

lancette impazzite.

Ticchetta la nacchera

il gran tempo  di danza.

E’ giunto alla fine

il regno dei gatti !

Squittiscono in canti

gl’allegri topini.

Gridano evviva !

Alzano Urrà !

Son liberi, dunque !

Spalancate le fogne !

Cantano, adesso,

e sciamano.

Ovunque.

Si vedono

allegre pellicce

ravvivare la via

di mille colori !

Son vive !

Sono alte,

vittoria !

Ardono rosse .

Son mille bandiere.

Hanno annusato,

gli aguzzi nasini,

il fetore del gatto.

Il rancido sego,

sparso per l’aria,

dei baffi rifatti !

Acri miasmi,

sanguigni riflessi,

putride unghie.

Ancora satollo

dell’ultimo pasto.

Sorride,

adesso,

il re topolino.

Sorride.

Felice.

Sorride.

Mentre gioca col gatto.

Sorride.

E allegro

squittisce.

E guarda,

di sbieco,

s’è già annoiato !

Un ultimo salto,

una piroètta,

l’acrobazia.

L’ultima danza

del felino assassino.

Arriva sgommando,

di corsa,

a sirene spiegate,

miagolante,

animoso,

il plotone dei gatti.

Finiranno anche loro,

ancora marciando,

impotenti,

fra le grinfie del re

dei topini ululanti.

E’ allegro,

squittisce chiassoso,

adesso che ha addosso

i suoi mille colori,

il coro dei ratti

fuggiti di fogna.

Gioia,

gioia sfrenata,

inietta

gli occhietti

d’un cupo colore,

d’un rosso profondo.

Spiritati

spillini

d’un nero tremendo.

Sciamano, guizzano,

e dilagano presti

da destra e da manca.

Sono bimbi impazziti,

giovanotti impegnati

in un gioco innocente.

Giovani al ballo !

L’ extasi. Marija.

Il rap !

Il popolo

dei ratti ribelli !

E’ fuggito !

E’ sfuggito alle fogne.

E’ libero ormai !

E’ cominciata,

là,

sull’onda del fiume,

la marcia lenta del micio,

il gioco, canzone,

la fine del gatto.

Scivola via,

alla deriva,

la belva felina.

Riversa.

Esausta.

Galleggia. Leggera.

Sull’acqua s’en fugge.

E dispare.

E’ finita, oramai !

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2 pensieri riguardo “Ratti, rossi ratti di città

  1. Questo tuo rap, l’ hai già pubbicato, o almeno mi sembra…è simpatico e favoloso, nel senso di favola, perchè il topino avrà sempre paura e poi sfortuna vuole che sia anche bruttino e piccolino…ma forse questo ultimo aggettivo …mi fa ricordare un topolone col tappeto di capelli in testa…ciao Piero.

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  2. Si, una bella favola, che a volte puo diventare realtà. Almeno, nel senso liberatorio di una bella favola!
    Io mi sento un topolino. E credo un pò tutti ci sentiamo topolini.
    E vorremmo … giocare col gatto.

    Si l’avevo già pubblicata, ma l’ho rivista, riveduta e corretta.

    Mi piace

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