VIANDANTE

IL VIANDANTE

Andando, ho percorso molta strada.

E’ bello.

E’ molto bello questo.

E’ bello andare lungo strade sempre diverse, insolite, imprevedibili.

Eppure andare, andare sempre su rotte sicure.

E vedere, vedere comunque tante cose, tante cose nuove, tante cose diverse.

Vivere tanta vita. Che è sempre eguale, ma non è mai uguale a se stessa.



Il cuore batte ad un ritmo regolare. Un ritmo profondo.

E’ il ritmo  della consapevolezza serena, della vita, dell’esperienza, della maturità, della vita vissuta, del viaggio, del lungo viaggio …

Il cuore batte e dà il ritmo al tempo. E il tempo che scorre ha il suo ritmo. E secondo quel ritmo, quello scorrere del tempo  cadenzato, marcato, batte il cuore, il cuore mio.

Andando, mai, lungo il viaggio, il mio cuore si è fermato.

Mai si è fermato ad ammirare il panorama del luogo comune, il pregiudizio. Mai lo ha fatto, se non entro il limite in cui ognuno è vittima del pregiudizio e del luogo comune.  E proprio perchè si sa, è noto, ogni pensiero è immerso nei luoghi comuni delle culture, delle fedi, delle lingue e delle cività di cui ogni pensiero è figlio, proprio perchè questo si sa, allora io ho sempre cercato di andare, di andare sempre, cercando di guardarmi intorno, di non accontentarmi di quello che si vedeva davanti, cercando di prendere direzioni traverse, cercando di non seguire un itinerario diritto, definito, scontato.

Comunque, non si deve credere che io sia uno scopritore di nuove terre, un cacciaotore di tesori, un cercatore d’oro, un predatore, o un avventuriero, un esploratore di territori sconosciuti, un lupo di mare solitario.

Piuttosto, più veritieramente, mi si può definire un girovago, un pellegrino, un giramondo.

Un uomo curioso.

Un uomo con la lanterna. Uno che forse potrebbe essere un moderno Diogene.

Ma niente di speciale, niente di estremo, niente di assoluto.

Non ho mai pensato di dover indossare gli scomodi abiti dell’anomalia sociale per fare il mio viaggio nella vita.

Ho solo preso un paio di occhiali con delle lenti multicolor. Un grande arcolbaleno. Un iride dalle mille vibrazioni.

Andando, ho visto, di passo in passo, cose meravigliose.

Ho visto i colori, ed i colori trasmutarsi.

Ho visto le forme, e poi le forme, non contente,  cambiare ed assumere sembianze ogni volta diverse.

Ed ho visto la materia, la materia trasformarsi ed assumere ad ogni istante nuovi stati, sempre mutevoli, incerti, instabili, eterogenei …

L’inatteso, ho visto. L’inatteso, che un attimo prima m’infastidiva e poi, solo un attimo dopo, l’inatteso che non era più l’inatteso.

Il nuovo, ho visto.

Il nuovo, ho visto, il nuovo convivere con il nuovo  nuovo.

Un nuovo stato che era il modo, il solo modo per esorcizzare la paura, per disinnescare il terrore del mondo.

Ecco, andare, andare nei giorni, andare nel tempo che va, tutto questo mi ha cambiato.

Ogni giorno.

Mi ha cambiato al di là di ogni aspettativa, di ogni previsone, mi ha cambiato eppure mi ha lasciato sempre uguale a me stesso.

E cambiando, vedendo i tempi cambiare intorno a me, diventare plurali, multipli, differenti, mi si sono aperte le porte del dubbio, degli interrogativi, delle domande.

Mi sono chiesto, per essere breve: erano loro, i giorni, a cambiare, ad ogni nuova alba, oppure ero io, ogni nuovo mattino, a risvegliarmi dai sogni cambiato, rigenerato, sempre diverso, ogni volta nuovo ?

E chi lo sa, chi potrà mai saperlo !

Ma il dono che ho ricevuto, quando mia madre mi ha messo al mondo – un dono che ho imparato a capire col tempo – quello mi è stato molto utile.

Il dono della curiosità, della voglia, del bisogno di andare. Di andare sempre, di non sapere stare mai fermo.

Si, lo so, capisco, c’è chi preferisce stare fermo in un posto, stare sempre in un posto, sempre nello stesso posto, non muoversi mai da lì, sentirsi al sicuro, protetto, rassicurato dal solito, dall’immutabile che resta sempre lo stesso d’intorno. E non penso male se penso che anche che questo … andare … senza muoversi non significa impedire alla mente di andare, di esplorare, di conoscere nuovi mondi, mondi sconosciuti. I mondi dei poeti. I mondi di tutti gli artisti !


Io ?

Io sono andato.

Per piccole tappe, a volte.

Piccoli percorsi, molto spesso.

Sono andato, tenendomi aggrappato a qualche rassicurante punto di riferimento, a qualche solido appiglio.

Qualche volta, invece, sono scappato lontano, a grandi balzi, facendo salti … di chilometri, di mesi, di anni.

Saltando intere fasi della mia vita.

Certe altre volte ancora sono scappato di corsa. Sono fuggito, andato, sparito, spaventato dalla corsa del tempo, dal rapido succedersi delle stagioni dell’anno, dal più rapido ancora avvicendarsi delle stagioni della vita … sono fuggito chiudendo gli occhi, premendo forte con le mani sulla bocca, per trattenere il fiato spezzato dala paura …

Altre volte, invece, ho organizzato bene il percorso.

Ho organizzato e pianificato tutto.

Tappe.

Rifornimenti.

Rifugi …

Qualche volta, poi, sono stato portato via contro la mia stessa volontà, rapito, strappato alle radici, sparato nella vita.

E così, quelle volte fu la vita stessa che mi prese e mi fece saltare, mi fece fare capriole, giravolte, voli, cadute …


Le carte geografiche dove erano tracciate le mie rotte sono state rubate, qualche volta.

Prepotenza della vita o della natura. Chissa !

Ma che importa ?

Mi sono per caso perduto in un deserto e sono forse rimasto assetato,  senza una goccia d’acqua ? Non c’era forse, comunque, il mondo per ddarmi il sollievo della sua prsenza ?

Qualche altra volta le mie carte sono state truccate. A mia insaputa. A tradimento.

Qualche dio, qualche uomo, qualche genio della casa …

o qualche fantasma in vena di dispetti ..  o qualche anima vagante, inquieta … o forse uno spettro senza pace …

Chi, mai, sarà stato a sottrarmi le mappe ed a farmi andare così, dovendomi fidare di una rotta fasulla, falsa, finta, ingannevole ?

Ma non è così per tutti ?

Non è forse successo a tutti qualcosa di simile ?

E poi, lassù, non ci sono sempre state le stelle a dare la giusta direzione a chi, come me, non sapeva dove andare, a quelli che andavano senza una meta, a quelli che credevano di andare da qualche parte e invece …

Io, ogni tanto, mi sono fermato a guardare.

Si, guardare vuol dire cercare di capire, di raccapezzarsi, di ritrovarsi.

E certo che serve trovare i propri punti di riferimento, dio mio, quanto serve !

Ma, a volte, serve anche cambiarli, i punti di riferimento, per poter sempre andare. Per non restare legato a punti troppo stretti, per avere un perimetro da percorrere sempre più vasto, per non fermarsi mai, per non sentirsi mai sazio della strada percorsa.

Mai stanco, anche quando i piedi dolgono ed una sosta si rende necessaria.

Ma dopo, fatta la sosta, sollevati dalla fatica, ristorato il corpo e lo spirito, che vita rimane se non si va ?

Se non si guarda di lato, di là, di qua, di sopra, di sotto …

e dentro …

e di là …

e dentro quell’immensità sconfinata che sta … chiusa dentro di noi … in attesa che la esploriamo …


Ecco.

Ecco perchè è bello poter dire che si va.

Perchè è la vita che va e noi ce ne andiamo con lei.

E’ lei che ci porta.

E siamo noi a darle la rotta.

Non ho mai avuto paura di aver perso la strada, anche quando la strada non la conoscevo.

Mai la paura mi ha preso la mano, accecato il cuore.

Mai !

Il buio mi ha colto per strada, certo.  La vista si è spenta, molte volte e le energie hanno ceduto.

Il dolore.

La morte.

La fatica del vivere.

La noia.

Tutto, tutto mi è stato compagno di viaggio.

Ma a tutto, a tutto io voglio bene, proprio come si vuol bene ad un compagno di viaggio di cui si deve fidare.

Ma … andare.

Andare !

Oh, sì, fratelli.

Andare è scoprire la vita, cosa c’è ancora più in là.

Ecco.

Ancora.

Andare …

CANNED HEAD – GOING UP THE COUNTRY

Sto andando nella nazione
tesoro non ci vuoi andare?
sto andando nella nazione
tesoro non ci vuoi andare?
sto andando in un posto
dove non sono mai stato prima
sto andando, andando dove
l’acqua ha il sapore del vino
beh, sto andando dove
l’acqua ha il sapore del vino
possiamo fare un tuffo in acqua
essere ubriachi per tutto il tempo
lascerò questa città,
devo trovare una strada
lascerò questa città,
devo trovare una strada
tutta questa agitazione
e questi litigi, uomo
sai che sicuramente
non mi faranno restare
adesso tesoro, metti le
tue valigie nel portabagagli
sai che dobbiamo partire oggi
non so dove stiamo andando esattamente
ma possiamo addirittura lasciare gli USA
perchè un nuovo gioco a cui voglio giocare
è inutile scappare, urlare o piangere
perchè tu avrai una casa
finchè anch’io ne avrò una .

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2 Replies to “VIANDANTE”

  1. Ciao,
    si sente il tuo amore per il viaggio, questa cosa del viaggio mi fa riflettere, chissà se si ha la voglia di viaggiare si ha anche la voglia di vivere, e chi invece non si muove ha paura anche di vivere, non so però sento che il viaggio è un po’ metafora della vita, ci sarà un motivo perchè io da appassionata di viaggi, non mi muovo più, a volte me lo chiedo, bè lasciamo perdere.
    Ciao e buona domenica.

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  2. Paola, tu sei questo, secondo me :
    (dal post) … Si, lo so, capisco, c’è chi preferisce stare fermo in un posto, stare sempre in un posto, sempre nello stesso posto, non muoversi mai da lì, sentirsi al sicuro, protetto, rassicurato dal solito, dall’immutabile che resta sempre lo stesso d’intorno. E non penso male se penso che anche che questo … andare … senza muoversi non significa impedire alla mente di andare, di esplorare, di conoscere nuovi mondi, mondi sconosciuti. I mondi dei poeti. I mondi di tutti glia artisti !

    Ciao a te, e buona domenica … ormai fatta

    Mi piace

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