GENESI

 

Koloman MOSER - Venere nella grotta, 1914 circa

Davanti alla tela bianca avvengono cose misteriose.

Spettacoli meravigliosi, magie, miracoli.

La tela è viva, si muove, si agita.

In quell’attimo mi sento combattuto, in bilico sulla lama di  due sentimenti molto contrastanti, che si avvicendano nella mia coscienza, si sovrappongono, si combattono, senza che uno riesca a prevalere definitivamentesull’altro.

Il piacere di entrare in  quel mondo innocente, senza peccato, candico immacolato, con la prima traccia umida di colore è la molla che mi spinge ad avvicinarmi alla tela con una sottile vena acuta di desiderio.

Il pennello intinto nel colore, morbidamente accarezza la superficie morbida e levigata di quel corpo mai violato.

Il segno, blu, viola, o rosso cobalto, lasciato dal colore ad olio, denso e grasso, sulla candida pelle, soda, tesa, voluttuosamente disposta sulle gambe del cavalletto, sembra il graffio di un’amante innamorata.

E sembra respirare intensamente, quel corpo così disponibile, profondamente, con un ritmo intenso che cresce d’intensità mano a mano che s’intensifica la foga del mio rapporto con il mondo intimo dell’arte che s’impossessa sempre più prepotentemente di me.

E, proprio in quel crescendo, quando l’acme della creazione sta per dare vita a qualcosa di fisico ed eterno, corporeo eppure leggero e  spirituale, proprio in quel ritimico procedere che s’impadronisce dei miei rfilessi e della mia coscienza, ecco che d’un tratto, sembra allontanarsi ogni intesa, ogni relazione, ogni possesso.

Si gela quella superficie.

Scricchiolano, le setole sulla rigida superficie di ghiaccio che si è cristallizzata su quel lago senza colore posto in cima all’inarrivabile altitudine asiffiante del cavalletto.

Il candore pallido della tela diventa quello del sudario di morte in cui annega il mio mono dei colori.

Le immagini, che un attimo prima rutilavano nella mia mente, dominando in modo totale ogni mio istinto, s’immobilizzano paralizzate, entrano in un vortice che ne spegne ogni sfumatura, ne appiattisce ogni spessore.

E tutto il mondo viene risucchiato nell’oscurità tenebrosa dell’oblìo e del nulla.

Ma dura solo un istante.

Un terribile, interminabile istante, durante il quale la punta del carboncino smette di lasciare la sua traccia scura, la sua rasoiata, sul piano innevato ancora vergine.

E subito dopo, violentemente, vengo rapito ancora dai mostri che abitano il mondo fantastico dell’arte.

Mi sollevano e mi staccano da terra.

Mi conducono, dopo avermi oscurato la vista, al cospetto del dio variopinto che comanda l’olimpo degli artisti.

Ed è lui, ora, a darmi ordini e stabilire la sequenza delle mie sensazioni e la serie dei miei segni multicolore.

Cammino su un arcobaleno instabile, indemoniato, imbizzarrito, dove ogni macchia diventa un colore ed ogni schizzo si trasforma in un’immagine della bellezza perfetta.

I movimenti della tela assomigliano al movimento del mare, al soffio del vento, al flusso di un fiume.

Inarrestabile.

Irrefrenabile.

La negazione di ogni immobilità. Il contrario del piano dei geometri.

E’ il divenire dei filosofi, l’eterno scorrere della sapienza, l’illimitato discoprirsi dell’esperienza.

L’andare infinito del tempo.

Il rincorrersi dei sogni nel più profondo degli animi.

L’irrequieta difformità della fantasia che guarda le cose.

E’ il flusso interminabile della creazione.

La nascita delle cose.

L’applicazione delle forme alla materia.

La definizione mutevole e volubile di ogni significato.

La visione sconfinata di un universo incontenibile.

Il viaggio senza meta nella distesa senza limiti dell’inconscio.

E’ tutto questo e mille e mille altre cose ancora quel bianco riverbero irrequieto che agita la tela.

Muoversi su quella superficie è un andare, un cammino,  che dura come una vita intera.

Un pellegrinaggio metafisico che incontra, ad un punto, solo il confine sprofondato del termine della tela.

Il lato piatto del mondo che precipita nell’orrido dell’increato.

La ferita da cui il nulla domina il tutto, corcoscritto e prigioniero di quel vallo incolmabile.

Ci si può salire, in veta a quella muraglia, e, di lì, dominare incotrastati il Niente che c’è oltre.

Un niente dal quale emergono i fantasmi.

I mostri.

Le bestie.

I barbari.

Non ci si può difendere da quegli assedianti.

Stanno ben piantati dentro di noi, nei loro accampamenti disordinati ed invisibili.

Le loro insegno sono impercettibili.

Il loro agguato repentino e silenzioso.

Il loro tradimento imprevedibile.

I loro sentimenti incostanti.

 

Antonio APA - Recuperata una tela danneggiata da fontana

Solo il segno sembra alzare una difesa contro quell’esercito informe.

Il segno lineare, dritto, preciso, ordinato, geometrico.

Il segno che si alza dal nostro centro perfetto.

Il segno, la linea, la formula del dominio della ragione sulla tempesta degli istinti.

L’orizzonte di salvezza cui aggrapparsi quando i marosi travolgono ogni nostra speranza.

Solo il tratto del carboncino, progenitore della magia del segno di scrittura, precursore del ricciolo della sgorbia, solo quel sintomo di qualcosa è in grado di dare un colpo mortale al caos che vive dentro di noi e ci anima e ci dà vita e fiato e colore e reazione.

Quel confine senza spessore tracciato dal carboncino sulla terra di nessuno sulla quali viviamo è il logos che ordina il mondo e costituisce l’esile spazio su cui costruire la nostra casa, dove fondare il nostro mondo.

Ecco, adesso, con i colori in mano, posso dare il via alla genesi del mondo, del mio mondo, di quel mondo che metto nelle tue mani, mio dio, affinchè tu possa gioirne, possa proteggerlo, possa giocarci, possa dare compagnia alla tua solitudine senza fine.

Ecco, mio dio, il tuo umile pittore, davanti alla tela immacolata del mondo.

Egli è il tuo umile servo.

Ecco, egli ti porge la sua traccia, affinchè tu possa esistere nel riflesso del creato, nel logos del segno colorato lanciato nel caos come un’ancora di salvezza per noi due, anime solitarie.

Ecco, lì, quell’irrequietezza del mare della vibrazione luminosa distesa sulla superficie incolore della tela bianca, ci troviamo insieme e condividiamo la stesso destino che ci conduce sulla linea dell’incertezza quotidiana, della perenne lotta fra la vita e la morte.

Alberto SUGHI - Sotto la doccia

 

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2 Replies to “GENESI”

  1. Il segno, la linea, la formula del dominio della ragione sulla teodericaforum.blogspot.comtempesta degli istinti.
    L’orizzonte di salvezza cui aggrapparsi quando i marosi travolgono ogni nostra speranza.

    Ho scelto questa frase dal tuo scritto perchè mi ha fatto pensare al perchè quell’ uomo della pietra ha lasciato come segno l’ impronta della sua mano…era segno , era…io sono.
    Ciao Piero, stammi bene.

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  2. Grazie, Paola.
    Si, il segno è la sintesi assoluta della volontà dell’uomo di comandare agli elementi. E per elementi intendo tutto ciò che si pone come altro rispetto all’ IO, si proprio all’ IO SONO.
    Hai ragione, condivido proprio quello che hai detto.
    Le mani sulle pereti delle caverne primitive sono il segno della volontà dell’uoomo di dominare gli elementi.
    Questa volontà di ammanta di costumi e strumenti per diventare, di volta in volta, magia, esoterismo, religione, filosofia, ideologia, scienza, economia, politica….
    Ognuno di queste forme … ha bisogno dei suoi segni per affermare la propria forza, poichè non gli potrebbero mai bastare … i fatti concreti, che restano ben al di fuori del loro dominio.
    La magia ha bisogno delle formule, della bacchetta, insomma.
    La religione, dei paramenti del sacro, dei riti…
    L’esoterismo, dei numeri o dei simboli
    La filosofia, dei suoi sofismi in forma di logica verbale.
    L’ideologia, della disposizione delle masse, delle forme sociali assolute, fino all’estrema conseguenza degli eccidi, degli stermini, delle deportazioni ed i pogrom.
    La scienza, della manifestazione sperimentale, al di fuori della quale decade a volgare opinione, benchè sia assodato assolutamente che la sperimentalità esclude definitivamente l’idea di verità definitiva (basta un esperimento contrario per condannare una teoria scientifica per sempre!) L’economia, dei segni positivi e negativi dgli indici che segnano gli andamenti.
    La politica delle bandiere o delle casacche….

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