Lazy

Alberto Savinio   “Annunciazione” 1932

Lazy va in giro tutta vestita di lana colorata.

Gira da sola, ha i capelli lunghi e lisci. Neri. Sporchi.

Puzza, beve. E’ sempre ubriaca.

Quando racconta le sue fantasie mette paura.

Gli si arroventano gli occhi, sputa, urla, sembra entrare in trance.

Pare una medium posseduta dagli spiriti maligni.

E si fanno vedere, gli spiriti, attraverso il soffio del naso, che si gonfia e gocciola e si riempie di sangue, addirittura, certe volte, quando il terrore ivade intero il corpo di Lazy.

In quei momenti si contorce, piegata sulle gambe, come in uno spasimo terribile, le si secca la voce in gola, raschia, inceppa.

Si torce le mani.

Si strappa i capelli.

La sua voce pare provenire, in quei momenti, dalle viscere della terra, da un corpo distante miliardi di anni luce.

I suoi occhi, che già sembrano diventare braci ardenti, ad un certo punto si stringono, diventano fessure per trattenere qualcosa che da dentro quell’esile copro di femmina vorrebbe uscire e possedere il mondo.

Il volto di Lazy, nei momenti di dolce calma, è il volto di una sognatrice.

Un pò allungato.

Il volto di una Madonna palestinese.

E si, una Madonna.

Di Nazareth.

Al culmine delle sue crisi, dei suoi scatti nervosi, delle sue epilessie, Lazy si rivolge al cielo.

“Angelo !”, urla.

“Angelo mandato dal demonio !”

“Mi hai rubato il dstino di donna e mi hai buttato nella polvere”.

“Tutta la città parla ormai di me”.

“Mio padre ha alzato la mano contro di me !”

“Mia madre mi ha indicato col dito feroce la porta di casa”.

“Esci ! Puttana ! Non farti più vedere”

Io piangevo disperata.

Non avevo neanche voce per discolparmi.

Io, pura come fonte immacolata.

Io, vergine immacolata.

Io, candida come la farina appena macinata.

Non è servito implorare, nuda, mostrare il mio corpo di bambina innocente.

Non è bastato chiedere a Dio di testimoniare in mio favore.

“Tu, Angelo ! Tu, Angelo del demonio hai portato la disperazione nella mia vita e nella mia famiglia”.

“Tu, Angelo maledetto, hai portato con le tue parole il peccato sopra di me”.

Hai detto “Porterai dentro di te il Figlio di un Re. Il Figlio del Re dei Re”.

“Porterai dentro di te il Figlio dell’Uomo”.

“Partorirai il Figlio del Cielo”.

Io.

“Io che non ho conosciuto mai un uomo”.

“Io che non sono neanche una donna, ancora !”

“E mi hai lasciata così, nella mia solitudine disperata, in attesa della vendetta degli uomini della mia famiglia”.

“Il mio ventre innocente si gonfiava, portando in sè il frutto del tuo peccato, il fiore del mio desiderio. E più si gonfiava e più le mie guance arrossivano. E più diventava impossibile nasconderlo, più mi richiudevo nel buio della mia stanza, in fondo alla capanna di legno e lamiera, accarezzando la soffice lana della capra che mi dava un pò del suo latte e del calore della sua compagnia”.

“Angelo !”

“Quando è giunto il momento di rivelare a mio padre lo stato in cui mi trovavo non ho trovato te al mio fianco, per difendermi dalla violenza della sua mano !”

“La mano del padre che colpisce la sua unica figlia, la sua figlia innocente come il cielo di primo mattino, quella mano sa fare male”.

“Il dolore che quella mano sa infondere nel cuore di questa povera bambina che piange per te, Angelo, è nulla rispetto al dolore della violenza patita dal corpo, dalla forza bruta dei colpi rabbiosi del padre amato che si è visto derubato dell’unico bene che Iddio gli aveva donato. L’onore riconosciutogli dalla sua gente”.

“I suoi colpi ferivano l’anima mia, più che il mio volto”.

“Il sapore dolce del mio sangue non addolciva l’amarezza delle mie lacrime.

“La durezza senza pietà dello sguardo di pietra di mio padre che si accaniva sul mio disonore mi lapidava come veri sassi”.

“Angelo, Angelo del demonio !”

Quando ti ho visto accanto a me ho tremato”.

“Erano palpiti di paura”.

“Tremava il mio cuore, nel vedertia me vicino”.

“Angelo, guardare nei tuoi occhi senza fondo era come guardare negli occhi del Re dei Re, che annunciava la nascita, per mezzo del mio corpo senza valore, del suo Figlio prediletto”.

“Ho preso la tua mano fra le mie”.

“Era fredda”.

“E l’ho riscaldata”.

“E quel calore ha ravvivato il mio corpo di bambina”.

“E quel calore ha infuso la magia del contagio della vita nel mio acerbo ventre immacolato”.

“Angelo, il tuo odore, il tuo sapore, la tua impronta sono rimasti impressi sopra di me per l’eternità che non si consumerà mai!”

“Il frutto del dono che mi hai portato avrà dentro di sè tutto l’amore che io ho dato a Te, in quel momento, nel momento in cui hai confessato a me il tuo amore per questa misera bambina immatura”.

“Angelo, nessun Dio potrà prendersi il frutto del tuo dono. Resterà mio, per sempre”.

“Quando mia madre mi ha spinto per strada, urlando, come una matta che io, Lazy, la sua unica vergine mai sfiorata da mano di uomo, ero una sporca puttana di città, Angelo, quando mia madre mi ha spogliato nel vico davanti alla casa, Angelo, tu non eri lì, a difendermi, a portarmi la tua parola di conforto, a porgermi la mano del Re dei Re per fermare quell’orltragio che mi offendeva e mi trasformava in cosa più povera del fango della strada !”

“Quando mi hanno sputato, quando mi hanno guardato come si guarda una cagna, quando mi hanno usata come si usa una femmina di coniglio, tu non eri lì, al mio fianco, insieme al tuo Re, Angelo del demonio !”

“Il ricordo del tuo calore mi deve bastare per l’eternità che durerà la memoria del mio dolore”.

“Il calore di un istante deve durare per un’eternità di tempo senza fine!”.

“E tanto durerà ! Te lo giuro !”

“Tanto durerà, quanto la vergogna che mi porterò appresso per il mondo. Io madonna, madre, vergine, pura acqua di fonte mai bevuta”.

“La mia carne sarà cibo per i corvi del cielo, il mio sangue bevanda per le iene della terra, il mio dolore nutrimento per gli dei del paradiso”.

“Lo strazio che il tuo dono ha provocato alla mia esistenza per tutto il resto del tempo che ho da vivere non sarà ripagato dalla tua presenza consolatrice!”

“Sei volato via, leggero come una nuvola”.

“Sei svanito come eri apparso”.

“Mi hai lasciata nel sogno, ancora incerta se ciò che era avvenuto nell’attimo eterno della tua presenza fosse frutto di una fantasia impura e malata oppure una dura e concreta verità incancellabile”.

“Inconfessabile”.

“Sei tornato immediatamente ad essere il Nulla da cui eri venuto”.

“Ma quali conseguenze, il tuo Nulla mi ha lasciato scritte sulla candida carne”.

“Angelo sterminatore di tutti gli attimi di felicità che il destino avrebbe voluto e potuto riservarmi, se non avessi incontrato te, Angelo perfido del demonio !”

Il sibilo di Lazy si perdeva così, stasera, all’angolo della strada.

Nel silenzio.

Nuda.

Vestita del gelo di questa notte stellata.

La troveranno così, domattina.

Addormentata sotto l’arco di una chiesa, davanti al portale monumentale sbarrato a difendere il suo triste mistero metafisico.

Una madonna lasciata al gelo.

Una madonna lasciata tra le braccia di un Angelo.

Una madonna col cuore impazzito di paura.

Una modanna morta di vergogna.

Una madonna sola.

Sola per sempre.

Una madonna cui è stato rubato il destino.

Una madonna bambina.

Una bambina per sempre.

Non so se la storia che ho sentito raccontare a Lazy abbia qualche fondamento di verità.

Non ci trovo nulla di incredibile, nulla di strano, in quello che ha urlato.

Il suo racconto voleva ferire, colpire, far male.

Chissà l’Angelo chi era.

Chissà mai che colpa si porterà sulla coscienza, quell’Angelo consacrato al demonio.

Povera bambina innocente, Lazy.

Povera e derelitta.

Povera bambina lasciata fuori, sul portale monumentale della chiesa, sulla piazza più grande della città.

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